Albania 2026 – Una partita ormai chiusa
L’altro anno ci siamo lasciati alle spalle una spedizione Albanese piena di speranze avendo individuato due possibili ingressi in quel di Salca, vallata vicina alla zona di esplorazione della Shpella e Kole Geges in quel di Palce – Lekbibaj.
Partiti venerdi 14 agosto abbiamo fatto sosta a Prokoplje (Serbia) dove abbiamo passato la nottata. Ripreso il viaggio il 15 via Kosovo per il passo Qafa e Morines arriviamo a Bajran Curri (Albania) piccola ma ridente cittadina albanese che ormai conosciamo da tempo. Nel pomeriggio approfittiamo per tornare in valle Albona per ritrovare la risorgiva Kelcyre shpella Shpalnik già nota e accatastata nel catasto storico CGEB in quanto oggetto di esplorazione del 2016. (posizione aggiornata: 42.40033° N, 20.03319° E).


La solita interminabile strada sterrata ci porta in poche ore alla casa di Afrim in quel di Palce dove alloggeremo per tutta la durata della spedizione. Grazie al fuoristrada di Afrim raggiungiamo il paese di Salce alla ricerca dell’ingresso della grotta individuata l’altro anno con prospezione dall’altro versante della valle. Lucio e Alberto restano alla jeep per fare logistica con le radio mentre Paolo, Fabrizio, Veronica e Cristiano vanno in battuta di zona accompagnati da un anziano e arzillo locale tale sig. Joka che dice di conoscere il sentiero che porta alla grotta. Si parte da una casa disabitata sull’altopiano in località Selca e un po seguendo la traccia già fatta a tavolino e un po’ seguendo le indicazioni di Joka dopo circa 2 ore tra sentiero poco marcato, disboscamenti vari e discese per vie d’acqua giungiamo alla cavità. Grande portale alto circa 6 mt e largo 10 presenta due rami laterali, uno in salita con inclinazione 33 gradi in direzione 200 gradi N e l’altro opposto a 10 gradi Nord che sovrasta il portale a guisa di camino verticale delle dimensioni di 5 x 4. Il ramo di sinistra prosegue in salita con una colata calcitica per circa 10 mt per poi girare per 180 gradi e chiudere dopo pochi metri con un tappo di terra sviluppo complessivo 15 mt. Le dimensioni di questa antica galleria sono di circa 3 x 6 mt a sezione tondeggiante. Il camino di destra non è stato salito in quanto privo di aria fredda discendente. Un vecchio tronco d’albero sistemato a guisa di scala ci fa pensare che qualcuno fosse già stato in questo antro e l’albanese ci conferma che alcuni anni fa aveva già accompagnato una comitiva di “alpinisti” che si erano improvvisati per salire questo camino ma senza risultato. E’ dirlo prima ci si risparmiava una battuta di zona che non ha dato alcun risultato.
La cavità si apre a 42.261247 N 19.870686 E alla quota di 498 mt che non avendo un nome viene chiamata Sphela di Mila in onore della madre di Afrim.
Fatte le foto di rito si fa ritorno alla jeep e cena in quel di Palce a quota 1200 dove Afrim il nostro contatto ha una tipica casa rurale Albanese. Ci ripromettiamo di tornare il giorno dopo in zona per battere zona e trovare il secondo ingresso individuato l’altro anno.

Il giorno dopo però la nostra guida Afrim non è disponibile al trasporto in fuoristrada e pertanto si rimodula l’attività tornando alla risorgenza Shpella Shpalnik di val Albona per fare foto che risultano mancanti e per rivedere il fondo dove alcuni tratteggi sul rilievo fanno sperare a qualche prosecuzione sia possibile magari do 10 anni di piene e ghiae smosse. Rifacciamo la posizione sia all’ingresso che fuori verticale delle pareti che disturbano il GPS a circa 20 mt dall’ingresso (42.401845 N, 20.033018 E). Dopo breve avvicinamento per le solite via d’acqua, entrano Paolo, Fabrizio, Veronica e Cristiano, Lucio e Alberto restano in assistenza esterna. Nel corso del tragitto realizziamo un po’ di documentazione fotografica scoprendo alcuni misuratori di temperatura e umidità posti nella grande sala centrale; segnale questo che denota l’interesse di speleologi albanesi per questa risorgenza di troppo pieno. Fabrizio e Veronica attrezzano su armi naturali due saltini interni solo per prudenza.

Raggiunta la sala finale, questa presenta il pavimento ricoperto di sabbie molto asciutte, vista la prolungata siccità. Dal soffitto s’intravedono almeno 5-6 arrivi che in caso di piene devono allagare l’intera sala oltre un arrivo da una fessura a livello delle sabbie. Tutta l’acqua scompare in un imbuto ostruito da massi di crollo ma che batte almeno 15-20 mt ma risulta impercorribile; di iniziare uno scavo non se ne parla. Abbiamo così chiuso una esplorazione che sia per mancanza di documentazione fotografica, sia per relazione non esaustiva lasciava ancora qualche interrogativo aperto. Rientro a valle e bagno rigenerante nelle fredde acque a 13° del fiume I.Valbones che percorre la val Albona. Due orette di pulmino e siamo nuovamente a casa di Afrim.
Domani 18 agosto la nostra guida ci porterà a batter zona a livello del lago Komani, speriamo bene. Levataccia ore 5,30 e Afrim ci porta al lago per una nuova strada sterrata costruita dal proprietario di un resort in quota il LALA Resort,
nuova strada per modo di dire, solito improponibile sterrato pieno di buche ed anche di tornanti stretti su strapiombi impressionanti. Arrivati a quota 230 mt a livello lago ci imbarchiamo sul solito e folcloristico barchino che ha una vecchia carcassa di corriera per alloggiare i passeggeri. Dopo 30 minuti di navigazione ci fanno sbarcare nel nulla alla base di un intricato dirupo da dove inizia la battuta di zona ( 42.231902 N, 19.887908 E) tra rovi e un terreno insidioso (tutto si muove da solo, dagli alberi secchi alle rocce calcaree frantumate) saliamo sulla destra lago fino a quota 450 mt ( 42.232689 N, 19.888372 E) facendo anche delle calate in doppia per superare alcuni tratti impestati. Arriviamo sulle pareti calcaree dove doveva aprirsi questa cavità ma siamo troppo alti e la grotta sembra aprirsi in parete sotto di noi. Troppo tardi per tentare una improponibile discesa in doppia in quanto il barchino tornerà a riprenderci in riva al lago da li a poco e se perdiamo il passaggio non ci resta che dormire all’adiaccio. Anche oggi alla fine nulla di fatto la grotta conosciuta da Afrim non siamo riusciti a raggiungerla, sarà per un altra volta. Nei Balcani gli imprevisti sono sempre in agguato e il barchino che ci tira su non va dalla parte giusta e ci porta fino alla diga del Komani dove dobbiamo attendere alcune ore per reimbarcarci verso l’imbarcadero di Lala resort.
Intanto arriva anche la pioggia e speriamo bene per il rientro in quel di Palce. Le speranze non trovano fortuna e durante il rientro il fuoristrada di Afrim purtroppo va in panne a causa del surriscaldamento del motore che fa scoppiare il radiatore. Rientriamo alla base grazie all’acqua delle nostre borracce che ci permette di raffreddare il motore. Non ci resta che prenderla alla leggera; in fin dei conti siamo nei balcani.
Il giorno 19 agosto vista la debacle della jeep siamo bloccati a Palce e l’unica alternativa è accompagnare Alberto Veronica Cristiano a vedere Sphella Kole Gege e fare qualche altra ricerca lasciata in sospeso nel 2025. Riarmiamo la grotta e un gruppo si ferma a risalire un camino già visto ma non salito il quale dopo una artificiale di 10 mt si constata che l’acqua che produce una piccola cascata, esce da una spaccatura impraticabile che sarebbe da allargare con maniere forti. Si rileva, disarma e la squadra si trasferisce più a valle dove Lucio dopo una facile arrampicata per sfasciumi trova una colata calcitica bianca ricca di vaschette ormai fossili e tutte asciutte.

In fondo a questo ripiano già peraltro visto da Mikolich nel 2025, la natura ci ha lasciato un piccolo varco che immette in un rametto laterale inesplorato dove tutto il pavimento è concrezionato con vaschette di deposizione. Dopo circa 50 mt chiude con tre piccoli cunicoli impercorribili. Si rileva tutto il ramo, foto di rito e si torna all’esterno.
Cristiano si ferma alla base del primo saltino dell’ingresso e trova molti reperti archeologici (cocci di terracotta, denti di animali, osa mineralizzate, ecc.) che dopo pulizia e lavaggio si rilevano molto interessanti. Sarà da interessare l’universita di Tirana per questi ritrovamenti.
Il 20 gli anziani sono di riposo mentre Izio, Veronika e Cristiano tornano a Gege per verificare l’esistenza di ulteriori rami laterali e rifare la poligonale dall’arrivo dell’acqua alla base dell’ultimo pozzetto fino alla partenza del nuovo ramo trovato per migliorare il posizionamento sul rilievo visto che non sono mai stati segnati i punti di rilievo in modo evidente. Occasione questa per fare un po’ di didattica di rilevamento per i giovani. Cristiano si prodigherà ancora in ricerche archeologiche visti i lusinghieri risultati del giorno precedente che però danno meno risultati del giorno prima. Al rientro breve briefing sull’attività svolta in grotta che ha permesso di fissare i punti di collegamento per i nuovi rilievi, (punto 11 per la risalita e punto 17 per il ramo nuovo).

Il 21 si torna a battere zona sul lago Komani in barchino per raggiungere alcune aperture in parete sia sulla destra che sinistra orografica. Obiettivo verificare eventuali prosecuzioni e posizionare gli ingressi visibili dal lago e raggiungibili senza difficili arrampicate. Sveglia all’alba, carichiamo il furgone e lasciamo quel di Palce per imbarcarci all’imbarcadero di Fienze su uno dei barchini turistici prenotato solo per noi che ci scorrazzerà per il lago tutto il giorno. Il comandante arriva con un po’ di ritardo e in mezzo al lago viene sostituito dal figlio 12enne Elton che sale a bordo governando il mezzo, speriamo bene. Mappiamo e visitiamo 5-6 cavità che risultano solo brevi scavernamenti ad eccezione di una grande portale (42,2336955 N, 19,8827755 E) di 20 *20 mt che prosegue in salita per circa altri 30 mt. chiudendo in stretti camini. Molto suggestiva la visione sul sottostante lago. Durante il ritorno all’imbarcadero il nostro comandante fa entrare il barcone in una angusta insenatura dove c’è in piccolo torrente che scarica in lago (42.234114 N, 19.882942 e) in una cornice di cascatelle e marmitte giganti dove Veronika approfitta per un bagno rinfrescante mentre Fabrizio e Cristiano salgono in quota cercando qualche risorgiva o ingresso basso. Lucio fa alzare in volo il drone che cattura immagini suggestive. Dopo circa 1 e 30” i due esploratori fanno ritorno per una via diversa dall’andata che li costringe ad una comica doppia finendo senza via di scampo in una delle grandi marmitte. Nulla di fatto salvo un piccolo foro soffiante trovato da Veronika in prossimità delle marmitte. Non resta che rientrare a terra e regaliamo al nostro giovane comandante uno spezzone di corda da 30 mt che lo rende particolarmente felice.

All’imbarcadero di Fierze ritroviamo l’amico Afrim per i saluti prima di partire per Bajran Curri dove passeremo la notte prima di prendere il traghetto per Koman. Viaggio in traghetto accompagnati da musica e balli balcanici improvvisati da un gruppo di turisti con tutte le donne velate e sbarcati dopo due ore circa di navigazione prendiamo la strada per Scutari con la bella sorpresa di una strada completamente nuova e asfaltata. Arriviamo al confine di Granichi prelaz Bozai con il Montenegro per poi passare in Bosnia per il valico di Ilijino Brdo e dormire a Ljiubuski. Coda infinita al confine Montenegro/Bosnia (quasi 4 ore) e quindi arriviamo a Ljiubuski a notte fonda. Mattina partiamo con comodo per il valico di Orahovlje che superiamo senza grandi code. Siamo finalmente tornati in UE e alle 16,00 parcheggiamo a Borgo Grotta.
CONCLUSIONI
I Balcani riservano sempre soprese e tra fuoristrada rotti e indicazioni incerte dei locali, la spedizione ha raggiunto solo alcuni degli obiettivi prefissati mentre le alternative che si sono dovute improvvisare in corso di spedizione hanno permesso di portare a casa dei buoni risulutati nell’ormai nota Sphella Kole Geges con una revisione della poligonale che ha confermato l’esattezza dei dati raccolti nel 2025 sulla giusta inclinazione del meandro che interessa tutto il corso del torrente sotterraneo, la scoperta di un bellissimo rametto che aumenta così la lunghezza complessiva della grotta oltre ad aver chiuso il discorso sulle risalite con qualche punto di domanda. La cosa forse più interessante sono stati invece i ritrovamenti archeologici che solo l’occhio attento di Cristiano ha saputo cogliere a dimostrazione che per fare speleologia a tutto tondo servono molte competenze e non solo capacità tecnico/esplorative.
Qualora si tornasse in Albania nella zona di Bairam Curri, interessante sarebbe riprendere le battute di zona in quota sopra al lago Ponarit con l’assistenza di un elicottero commerciale che oggi, rispetto a 10 anni fa, è ora disponibile a Tirana ma con costi decisamente importanti a causa del lungo trasferimento (circa 2.500,00 € per quanto potuto accertare da fonti locali).
Paolo Toffanin




























