SUPERNOVA: RISCOPERTA DI MERAVIGLIE IPOGEE

Pubblicato sul n. 71 di PROGRESSIONE

Relazione di esplorazione Gennaio-Agosto 2024

A inizio anno Lucio ci propone un’idea che si rivelerà il filo conduttore di molti we­ekend indimenticabili: tornare nella Super­nova. Non una semplice esplorazione, ma una vera e propria scuola di riesplorazione. L’obiettivo? Rivedere i livelli superiori e spin­gersi fino al fondo, con la speranza – o forse l’illusione – di scoprire qualcosa che fosse sfuggito ai tanti che ci hanno preceduti. “Vedé se se semo persi qualcosa…”.

Un motto preso alla lettera, che ci ha ac­compagnati lungo mesi di avventure sotter­ranee. Le indicazioni erano incoraggianti, anche se il rilievo catastale risultava incompleto. Un articolo trovato sul sito della Commis­sione Grotte Boegan descriveva un “ramo situato a metà galleria, in parete, sopra la via del fondo[…]”, raggiungibile con una breve “arrampicata libera facilitata da colonnette e stalagmiti” (cit.). Apparentemente semplice, ma la realtà ci ha messo alla prova. Grazie alla sicura esperta di Francesco, al supporto psicologico del gruppo (“…mai più te rivi…”) e a una sana dose di incoscien­za, abbiamo raggiunto la galleria superiore senza piantare neanche un fix. E lì, si è aper­to un mondo.

Se già la grotta era spettacolare, l’ac­cesso alla prima galleria è stato una vera manifestazione del Nirvana carsico ipogeo. Ci siamo imposti un’esplorazione meticolo­sa, ma la bellezza ci ha spesso distratti. La consapevolezza che gran parte di quell’area fosse già stata esplorata ci faceva temere di riscoprire l’acqua calda. Tuttavia, durante la progressione, molti dettagli descritti nell’ar­ticolo si sono materializzati davanti ai nostri occhi, confermando la validità delle indica­zioni e alimentando la nostra meraviglia.

La Scoperta Inaspettata

Quando ormai sembrava che non ci fos­se più nulla da trovare, la Supernova ci ha regalato un colpo di scena. In fondo alla galleria principale, oltre uno scivolo e dentro una saletta apparentemente cieca, abbiamo notato un piccolo passaggio mai percorso. Lo abbiamo allargato quel tanto che bastava per far passare un telefono con videocamera accesa e… sorpresa! Una saletta si materia­lizza sotto di noi. La qualità del video era scarsa, ma la curiosità immensa. Disostruire! Disostruire! Dopo un ulteriore allargamento, ci siamo infi­lati nel passaggio e abbiamo raggiunto la sa­letta: molto più piccola di quanto sembrasse nel video, ma con un dettaglio sorprendente. Una selva di concrezioni ci sbarrava l’acces­so a una stretta galleria, che si rivelava esse­re un antico condotto freatico completamen­te ricoperto di colate calcitiche. Alla fine della galleria, una minuscola sa­letta, appena sufficiente per contenere una persona rannicchiata, mostrava tracce di una vaschetta d’acqua stagnante, ora com­pletamente asciutta. Sul fondo, cristalli di calcite formatesi sulla superficie dell’acqua e delicate concrezioni pendenti, simili a fiori o funghi rovesciati, suggerivano una genesi subacquea. Mai avevamo visto forme così fragili e originali. Un vero spettacolo.

Dopo aver rovistato a fondo le gallerie superiori senza ulteriori novità, ci siamo di­retti verso il fondo. Un percorso tutt’altro che idilliaco: stret­toie, lame taglienti, frane incombenti, fiumi di fango appiccicoso e un repertorio di im­precazioni. Da un punto di vista estetico, la punta al fondo è decisamente sconsigliata se si vuole conservare un bel ricordo della Super­nova.

La via al Fondo

Conclusione

Questa avventura ci ha impegnato da gennaio a fine agosto, coinvolgendo nume­rosi compagni di esplorazione provenienti da diversi gruppi triestini e anche da fuori regio­ne. Oltre alla scoperta di un nuovo ramo, ab­biamo finalmente completato il rilievo della grotta, contribuendo a una documentazione più accurata di questo straordinario sistema ipogeo. La Supernova ci ha insegnato che anche dove tutto sembra già noto, la mera­viglia può ancora sorprenderci.

Veronika Paulina