Rieccomi qua…dopo anni a parlare di grotte…
Penso che qualsiasi speleo abbia in sospeso dei tarli speleologici come grotte non finite, un ramo da vedere, una finestra dimenticata, che ti rosicchiano la mente piano piano e se si riesce a far combinare varie cose (la giusta compagnia, la possibilità di dedicare del tempo… ) ti ritrovi a ripercorrere strade lasciate molto tempo fa.
L’AMELIA!

Eh sì, lei è uno di quei tarli! È cominciato a crescere alla fine degli anni “60,quando ero un bambino, dai racconti di mio padre, socio dell’Associazione XXX Ottobre, che assieme agli amici dell’epoca, alla fine degli anni ’50 si misero in testa di cercare l’origine di quella saltuaria cascata che ogni tanto si faceva viva da quella cengia non facile da raggiungere. La grotta si trova dopo il paese di Tamaroz, sulla strada per Sella Nevea. Passato il ponte che attraversa il torrente, lo si risale fino a giungere ad una parete, si prosegue sulla cengia verso ovest, per poi risalire la parete fino a giungere a un’altra cengia più ampia, l’ingresso si apre all’inizio della sovrastante parete. La grotta è una risorgiva in parte ancora attiva, percorsa da un torrente che, quando è in piena, raggiunge portate considerevoli alimentando la cascata che si riversa nella Val Raccolana.
Gli esploratori della Trenta, dopo vari tentativi, raggiunsero la famosa cengia ed esplorarono la grotta per l’attuale parte conosciuta (sia nella parte aerea che in quella subacquea) ma furono costretti ad abbandonare le ricerche perché le prosecuzioni si rivelarono impraticabili. Negli anni “80, assieme agli amici del CAT, abbiamo ripreso le esplorazioni per cercare di trovare una soluzione a quell’enigma ma la natura di questa grotta, molto attiva per la maggior parte dei percorsi, fa abbassare di molto qualsiasi velleità esplorativa. Oltretutto bisogna assicurarsi che le previsioni meteorologiche siano favorevoli.
E così passano altri quarant’anni… e arriviamo all’oggi!
Assieme a Spartaco mi ritrovo a ripercorrere cengie e marciumi vari per posizionare le corde fisse che dovranno facilitare e mettere in sicurezza le varie salite per arrivare alla grotta, aiutati poi anche da Izio in quest’impresa non da poco. Alla fine dei lavori avremo posizionato 700 metri di corde fisse. Finalmente siamo pronti ad entrare! Il primo tentativo lo facciamo Guido, Antonella, Veronika e io, più che altro per tastare il terreno, anzi l’acqua…dopo dieci minuti siamo bagnati fradici (specie Anto, grazie alla sua tecnica speciale per passare il quarto lago, che ormai abbiamo battezzato Lago Tonza in suo onore!). Comunque arriviamo sotto l’unica cavernetta un po’ più grande ma un fiume impetuoso ci sbarra la strada e decidiamo di uscire e anche velocemente.
Con l’amico Cavia decidiamo di provare a rendere un po’ più comodi i passaggi dei laghi, ma a parte la posa di un tubo per svuotare il primo lago e una splendida grigliata nulla di fatto. Secondo tentativo: Spartaco, Izio, Norbi, Totò ed io entriamo; dopo i soliti primi laghi che ci inzuppano (con grande disappunto dei temerari esploratori) riusciamo a raggiungere la cavernetta, superando il corso d’acqua questa volta meno impetuoso e ci ritroviamo davanti alla scaletta in cavo d’acciaio di quarant’anni fa, usata per superare un salto di circa 4 metri. Superatala, armiamo in corda e proseguiamo la ricerca nel meandro superiore ma, bagnati come siamo, il freddo ci ha cucinati per bene e si decide di uscire. Proseguiremo in tempi più asciutti e magari con le stagne, non ci resta che aspettare.
Alla prossima!
Roberto Tomè (Mandriol)
Partecipanti della CGEB: Antonella Tizianel (Tonza) Veronika Paulina Guido Sollazzi Marco Sticotti (Cavia) Spartaco Savio Fabrizio Marchesi (Izio) Mauro Norbedo (Norbi) Paolo Bruno de Curtis (Totò) Roberto Tomè (Mandriol)




