Pubblicato sul n. 71 di PROGRESSIONE

1977: Analizzando la carta IGM 1:25.000 di Sella Nevea attrae la mia attenzione l’altipiano presente tra Cima Mogenza Piccola e Grande, tagliato a metà dal confine di stato e allora totalmente privo di cavità note sia dalla parte italiana che da quella slovena.
1978: Decido di tentare di raggiungere l’altipiano, ma dalla parte della Val Rio del Lago è impresa ardua in quanto non esistono sentieri e la vegetazione a volte è molto fitta. Non resta che tentare la via per Sella Robon e Sella Mogenza. Passando sulle falde sud-occidentali di Cima Mogenza Piccola, allora in Jugoslavia, attraversando campi solcati frammisti a macchie di mughi e infine superando profondi solchi, arrivo ad una casamatta ubicata proprio sul confine nella parte iniziale dell’altipiano. Scendendo leggermente verso il lato italiano, subito sotto la casamatta, individuo immediatamente gli ingressi alti dell’abisso di Mogenza Piccola e, poco dopo, spostandomi a destra e un po’ più in giù, alla fine di un profondo solco, il maestoso ingresso del Gran Meandro delle Cime Mogenza.
1979: Si iniziano ad esplorare i due abissi. Si dorme in amaca nella casamatta, si passa sempre per le due selle. Si sopravvive portando un po’ d’acqua prendendola in un rugo che scorre sotto Sella Robon o raccogliendola pazientemente con un telo posto sotto un nevaio.
1980: Dopo una breve battuta di zona nella zona rocciosa sottostante l’Abisso di Mogenza Piccola individuo la lunga frattura che viene a costituire l’Abisso 2° di Mogenza Piccola (3534 Rg). Tra i vari ingressi scegliamo il pozzo centrale, che presenta un primo salto di quindici metri. Scavalcato con una breve risalitina un grande masso incastrato, dopo aver piantato un chiodo si inizia a scendere un pozzo inclinato che dopo altri 15 metri presenta un potente cumulo di neve. La luce penetra da un ingresso alto, diviso da quello dal quale ci siamo calati da grossi massi incastrati e ponti di roccia. Il pozzo continua inclinato e si riesce a proseguire tra neve e roccia toccando alla profondità di una cinquantina di metri un ripiano e poi, dopo aver piantato un secondo chiodo, si prosegue, sempre tra neve e roccia per poco più di altri 50 metri, ove un’inevitabile ostruzione della coltre bianca non lascia nessuna speranza di proseguire.
1985: Mario Galli, in collaborazione con la commissione sentieri Giulio-Carnica, traccia il nuovo sentiero CAI 654 che interessa la zona, collegando innanzitutto Sella Mogenza a Cima Mogenza Piccola. Il percorso prosegue con una ripida discesa in parte su scalini di guerra e poi passa proprio per la casamatta da noi usata come bivacco. Infine si dirige verso valle, unendosi al sentiero 653 per Sella del Lago. Il collegamento con quest’ultimo viene effettuato inizialmente a quota 1400, passando in quota sotto i canali settentrionali di Cima Mogenza Grande, ma successivamente viene riabilitata una vecchia mulattiera di guerra con un collegamento pressoché a fondo valle. In conclusione partendo dalla Val Rio del Lago per sentiero segnato e con un dislivello di “solo” 800 metri si arriva senza problemi nella zona degli abissi.
1989: Primo anno in cui a Sella Nevea per Natale c’è totale assenza di neve. Negli anni successivi inizia a fasi alterne a cadere nelle stagioni invernali sempre meno neve.
2010: Il CSIF costruisce il bivacco Bertolutti ad una trentina di metri dall’ingresso del Gran Meandro delle Cime Mogenza e per raggiungerlo viene tracciata una deviazione dal sentiero 654, passando proprio accanto all’ingresso dell’Abisso 2° di Mogenza Piccola. Quest’ultimo viene a distare dal bivacco solo 150 metri, da percorrere su sentiero che usufruisce in parte di una comoda cengia.

2022: Avendo a disposizione un giro di elicottero col quale iniziamo a trasportare acqua e materiale speleo al bivacco Bortolutti, sorge l’idea di rivisitare l’Abisso 2° per vedere la situazione del cumulo di neve che nel 1980 era alto almeno 80 metri. Sorpresa delle sorprese: la neve è sparita del tutto. Un effetto macroscopico del cambiamento climatico, che a noi porta un vantaggio non da poco in quanto la grotta continua e continua bene. Piccola curiosità storica: i due vecchi chiodi lasciati in loco vengono ritrovati, ma il secondo non è più raggiungibile in quanto essendo stato piantato appoggiandosi sulla neve, ora viene a trovarsi sulla parete opposta a quella di discesa ad una distanza di circa 4 metri. Alla profondità di circa -135 si tocca un fondo detritico e dopo un altro pozzetto di una decina di metri si giunge giusto su una macchiolina di neve. Raggiunta facilmente una finestra e superato un passaggio stretto tenendosi alti, parte un’altra serie di pozzi inclinati che vengono scesi fino a -170.
2023: L’esplorazione viene rimandata, ma si procede alla targhettatura dei due ingressi principali: quello dal quale si entra, posto vicino al sentiero per il bivacco e l’ingresso secondario, ubicato 10 metri più in alto.
2024: In un’uscita effettuata a fine luglio altra sorpresa: sul ripiano a -135 è presente un cumulo di neve alto circa 12 metri. Sorge il dubbio che la neve possa provenire forse anche da qualche camino. Fortunatamente si riesce a passare e a superare anche il successivo pozzetto, anche questo quasi ricolmo di neve. Raggiunto il punto estremo del 2022, si scende ancora per una trentina di metri e dopo un pozzo di m 29 con forte stillicidio è necessario effettuare una breve risalita. Dopo due stanzette separate da una caratteristica strettoia “a dente”, si arriva ad uno stretto meandro ventoso, largo però in certi punti solo cm 10-20.
2025: Con due uscite si rende accessibile lo stretto meandro, oltre il quale l’abisso prosegue con dei pozzetti intervallati da brevi tratti orizzontali, non molto ampi, ma abbastanza comodi. Con un pozzo di una quarantina di metri, che presenta pure una finestra con un ramo laterale cieco fondo una trentina di metri, si arriva a -300 e da qui, oltre una strettoia, parte un’ulteriore serie di pozzi verso -400, attualmente in fase di esplorazione.
Hanno preso parte alle esplorazioni nel 1977-1980 Mikolic, Zagolin; nel 2022 Caruso, Vignaduzzo, Mikolic; nel 2024 Paulina, Mikolic; nel 2025 Paulina, Romano, Balzarelli, Foschiatti, Scaini, Mikolic, Lalovich, Cossettini, Savio.
Umberto Mikolic
CRONACHE DA MOGENZA 2024-2025

Esplorazioni speleologiche tra abissi, faglie e sogni di profondità
Tutto ha inizio verso metà luglio 2024, quando prende forma una nuova stagione esplorativa nel cuore delle Alpi Giulie. La prima tappa è l’Abisso 8162, segnalato da Enzo, che ha provveduto ad allargare l’ingresso. Tra il 13 e il 14 luglio, Ida, Rocco, Adriano e Veronika raggiungono il bivacco Bertolutti, recuperano il materiale e, grazie alle indicazioni dettagliate di Enzo, individuano l’ingresso.
Abisso 8162: tra faglie e frane: La grotta, profonda circa 55 metri, si apre tra massi instabili, frane e crolli, sviluppandosi lungo una faglia ben visibile anche all’esterno. La parte inferiore mostra i segni del lavoro dell’acqua, probabilmente dovuti allo scioglimento di un antico nevaio. Sul fondo si intravede una possibile prosecuzione: da un lato servirebbe uno scavo, dall’altro l’allargamento di una strettoia che conduce a un meandro. Durante l’uscita, a circa -25 m, viene individuato un cunicolo che verrà esplorato il giorno successivo: si tratta di una condotta freatica che, dopo una decina di metri, vira verso nord. Il fondo è inciso da un solco vadoso profondo 50 cm e largo appena 10. La condotta termina in un pozzo di percolazione stratificato di circa 15 metri; da segnalare uno strato orizzontale di breccia calcarea a 1,70 m dal fondo. Si prosegue in un meandro interrotto da un pozzetto di 5 metri che chiude sul fondo. Un altro pozzo, con un enorme masso centrale, offre due possibili prosecuzioni: una strettoia e un’arrampicata che conduce all’esterno, infatti in questa sala viene trovata una pigna.
Incidenti e nuove scoperte
Il 25 luglio, durante una battuta di zona con la Pacia, Adriano ha un incontro ravvicinato con i karren: vince il karren, e Adriano finisce al pronto soccorso. Nulla di grave, fortunatamente. Il 27 luglio, Umbertino e Veronika esplorano l’Abisso 2 di Cima Mogenza Piccola. Raggiungono il fondo a -220 m, dove una pozza raccoglie l’acqua che scende dalle pareti. Una breve arrampicata porta a una galleria, seguita da un’altra arrampicata che conduce a una seconda galleria perpendicolare. A destra si chiude in una saletta, a sinistra si apre un meandrino strettissimo da allargare: aspira fortemente. Un sasso lanciato nel meandro rivela un pozzetto di circa 10 metri. Sul pavimento solido si notano ciottoli arrotondati e colate calcitiche lungo la prosecuzione.

Estate 2025: nuove prospettive, a fine giugno 2025, si punta a Mogenza Grande per esplorare la zona alta e valutare un campo avanzato, vista la distanza di circa 1.30 h dal bivacco. Il gruppo — Silvia, Andrea, Ida, Rocco, Adriano, Roberto e Francesco — non trova cavità interessanti e abbandona l’idea. Tuttavia, vengono individuate cavità promettenti nei pressi del Bivacco Bertolutti, alcune anche soffianti. Si decide quindi di allestire il campo al bivacco, con trasporto del materiale in elicottero, recuperando anche quello del 2024 da Cima del Lago. A metà luglio, Veronika e Alberto effettuano un sopralluogo a quota 1400 m, dove Silvia e Andrea avevano segnalato cavità con aria in uscita. Il rilievo geologico mostra il passaggio tra dolomia e calcare, con diverse aperture non praticabili ma con aria fredda in uscita. Si tratta di ingressi bassi, che indicano una potenza del calcare di circa 600 m, considerando l’altitudine di Mogenza Grande. Logistica e meteo inclemente

Il weekend del 18 luglio: Spartaco, Rocco, Adriano, Francesco e Veronika individuano e scendono cavità poco profonde. Seguono weekend di maltempo, con un breve intervallo utile (1 agosto) per trasportare il materiale al bivacco via elicottero. Ida, Rocco, Adriano, Silvia e Spartaco gestiscono la logistica. Decollo alle 10:30, recupero attrezzature e viveri da Cima del Lago, arrivo in Sella Mogenza. Tutto sistemato. Alle 12 si scende lungo il sentiero, causa previsioni pessime. Alle 14, pioggia torrenziale e grandine al Gilberti. Il 9-10 agosto Silvia e Andrea effettuano una nuova battuta di zona.
Settembre: ritorno all’Abisso 2 di Cima Mogenza Piccola (3534 Fr).
Dopo la spedizione in Montenegro, il primo week end di settembre segna l’inizio ufficiale della nuova punta all’Abisso 2 di Cima Mogenza Piccola (3534 Fr). È stato esplorato negli anni ’80 e poi lasciato a riposo fino al 2022 (Mikolic e Caruso: vedi cronaca del 2022 qui https://catastogrotte.regione.fvg. it/scheda/3534-Abisso 2 di Cima Mogenza Piccola); nel luglio 2024 Umberto e Veronika scoprono che il tappo di neve a -180 m si è sciolto, permettendo di scendere fino a -200 m e individuare una strettoia aspirante.
9 settembre: Silvia, Andrea e Veronika allargano il primo meandrino, che gira a destra e scende per circa 20 m. Forte corrente d’aria.
Weekend del 19 settembre: Adriano, Rocco e Veronika proseguono la discesa. Si arriva a -340 m, sospesi nel vuoto con almeno altri 50 da scendere. Rilievo di Andrea e Veronika.
Ottobre: la grande punta
- 4 ottobre: Adriano, Lorenzo e Umbertino proseguono l’esplorazione con successo e grosse prospettive di prosecuzione!
- 10-12 ottobre: grande punta con Adriano, Spartaco, Silvia, Ida, Veronika, Andrea, Lorenzo, Rocco e Francesco. Il 10 ottobre, Spartaco e Adriano disostruiscono la strettoia che aveva fermato il gruppo il 4 ottobre. Aria e freddo in abbondanza. L’11 ottobre si entra in tre squadre:
- Silvia e Veronika sistemano l’armo e documentano la discesa.
- Ida e Andrea si occupano di rilievo e foto.
- Rocco e Lorenzo esplorano la parte finale. Il rilievo segna una profondità di -36. Si è fermi su un terrazzo di un pozzo da 80-90 m: scesi i primi 50, sotto altri 40 ma la batteria è finita. Dal terrazzo si scende un p.10 con meandrino ventoso ma troppo stretto. Parte anche una condottina con passaggio sifonante (30 cm d’acqua). Dopo 20 m si affaccia un p.20-30. Arrampicandosi 3 m sopra il pozzo, la condotta continua. Ci si ferma dopo 50 m per mancanza di ginocchiere, ma la grotta prosegue.
- Il 12 ottobre Francesco e Veronika riprendono dal terrazzo. La parte terminale è impostata su faglia rastremata, con una fessura tra le pareti. Lungo la parete inclinata si notano allargamenti forse transitabili, interessati però da copiosi scorrimenti d’acqua. Si aggiungono altri 40 m alla profondità rilevata: siamo a -400!
E la storia continua…
Mogenza si conferma un cantiere vivo, mutevole, affascinante. Tra faglie, condotte freatiche, strettoie aspiranti e pozzi ancora da scendere, il respiro della montagna continua a chiamare. E noi, inevitabilmente, rispondiamo.
Veronika Paulina
