Pubblicato sul n. 71 di PROGRESSIONE

(foto F. Besenghi)
Siamo un gruppetto – che si autodefinisce da tempo “i quatro spanai” – e che ha scelto per le proprie ricerche la Ciceria slovena, ovvero i monti «della Vena», quella catena montuosa che va dal monte Taiano al monte Maggiore. Un territorio dell’Istria, a cavallo del confine tra la Slovenia e la Croazia, e a destra della strada che da Trieste porta a Fiume, un territorio vasto e selvaggio, lontano dalle principali vie di comunicazione e quindi una zona di esplorazione con tutte le caratteristiche che ci sono confacenti: pochi insediamenti umani e una bellezza naturalistica che non ha bisogno di commenti, kar-ren, doline e tante grotte ancora da esplorare, ma anche tante grotte dimenticate.
Tra queste l’Abisso del monte Tussar, esplorato alla fine degli anni ’30 da Cesare Prez e poi mai più ritrovato, sebbene vi sia una relazione molto ben dettagliata – sia nella parte esplorativa, con anche i nomi dei componenti dell’impresa, che nel posizionamento topografico – tanto da non lasciare adito a possibili malintesi. Attratti anche noi da questo fantomatico abisso, che dal secondo dopoguerra è stato cercato da generazioni di speleo, abbiamo intrapreso una capillare campagna di ricerche giungendo alla conclusione che è probabile che si tratti di una burla oppure di un clamoroso errore di posizionamento. Volendo ancora credere alla sua esistenza, la sola possibilità è che l’abisso si trovi su un’altra delle numerose cime che circondano il monte Tussar, forse anche in territorio croato. Ma le nostre uscite del sabato si sono svolte principalmente nella zona del Matar-sko podolje – la Valsecca di Castelnuovo -e particolarmente nei dintorni dei paesi di Golac e Poljane, dove abbiamo individuato e rilevato una ventina di pozzi che non erano presenti nel catasto sloveno. Tra questi, due pozzi presso Poliane, uno dei quali con due ingressi, di cui uno largo almeno 5 m x 7 m e profondo una quarantina di metri ed un altro profondo una trentina. Nell’autunno del 2024 ci siamo dedicati all’esplorazione del monte Batica, poco a sud di Poliane, zona con poche grotte in catasto, a parte l’imponente Grde Jame. Al ritorno da una delle tante battute e ormai prossimi a raggiungere le automobili, in un piccolo sprofondamento sul versante est, sotto a dei massi incastrati, abbiamo intravisto un pozzo, che con il lancio di una pietra è stato stimato profondo una quarantina di metri, e da cui fuoriusciva una notevole corrente d’aria.

La settimana seguente, in breve tempo, abbiamo allargato l’ingresso del pozzo, che è risultato profondo circa 60 m e largo 7 m x 5 m. Sul fondo, una risalita di un paio di metri conduce, dopo un breve restringimento, ad un altro pozzo portando la profondità totale a 130 m. Pochi giorni dopo la scoperta di questa grotta una forte nevicata aveva interessato tutta la Ciceria, creando una situazione estremamente favorevole per battere la zona circostante; ad una cinquantina di metri in direzione nord-ovest si notava subito uno scioglimento della neve, seguito da un altro poco più avanti. Mentre erano ancora in corso le esplorazioni del primo pozzo iniziammo ad allargare le due fessure da cui usciva l’aria calda che aveva sciolto la neve. La prima risulterà essere un pozzo di una trentina metri, con sul fondo una strettoia da allargare; la seconda un altro pozzo un poco meno profondo. Proseguendo sempre nella stessa direzione sul fianco del monte e mantenendoci sempre alla quota di 800 m s.l.m., abbiamo individuato un quarto pozzo da cui fuoriusciva una forte e costante corrente d’aria. Poco più avanti c’era un quinto scioglimento nella neve; allargata la fessura, si è aperto un pozzetto che dopo pochi metri si restringeva e proseguiva ancora per una profondità stimata di una decina di metri e che valuteremo se sarà il caso di allargare. Continuando sempre nella stessa direzione abbiamo trovato un sesto pozzo, profondo una ventina di metri con un ingresso di 2 m x 1 m. Un settimo pozzo di una decina di metri è stato individuato poco sotto la cresta soprastante il pozzo profondo 130 metri.


Mentre erano ancora in esplorazione i vari pozzi, si è deciso di iniziare lo scavo nel quarto, quello con la più forte corrente d’aria. Dopo aver rimosso circa quattro metri di riempimenti siamo entrati in un pozzo di una ventina di metri con sul fondo l’imbocco di un meandro impraticabile da cui fuoriesce l’aria e che si è iniziato ad allargare. Con il sopraggiungere dell’estate i lavori si sono temporaneamente interrotti, visto che alcuni di noi si erano impegnati in altre esplorazioni, e tutto è stato rinviato al successivo autunno.
Al piacere di stare insieme e di condividere la comune passione per l’esplorazione in un territorio così pieno di meraviglie paesaggistiche, si è naturalmente affiancato quello di condividere la gioia di un buon pasto alla fine delle fatiche della giornata. Il nostro luogo di ristoro preferito è l’osteria di Golazzo, un paese poco abitato, con molte case abbandonate; abbiamo però osservato con piacere che nel tempo si sta pian piano ripopolando e che sono iniziate le ristrutturazioni di alcuni ruderi: ci piace pensare che forse anche la nostra presenza abbia contribuito alla rinascita di questa preziosa perla nel cuore della Ciceria.
Franco Besenghi – Lucio Comello Rilievi U. Mikolic


Hanno partecipato:
I QUATRO SPANAI – Franco Besenghi, Lucio Comello, Aldo Fedel e Giorgio Villatora a cui si sono aggiunti: Enzo Caruso, Alberto Giorgi, Fabrizio Marchesi, Umberto Mikolic, Veronika Paulina, Mario Privileggi, Paolo Toffanin, Cristiano Toffoletti e Francesco Calabrese.
