VOLUME IV – 1964

INDICE GENERALE VOLUME IV – 1964

Trieste 1964

PINO GUIDI – MARINO VIANELLOEUGENIO    BOEGAN a venticinque anni dalla sua scomparsa

Nato a Trieste il 2 ottobre 1875 da una modesta famiglia, Eugenio Boegan crebbe in quel clima di speranze e passioni che caratterizzò la Trieste irredentista. Dotato di un acuto spirito di osservazione e di un vivo senso dell’organizzazione già a 15 anni, nel 1890, assieme al fratello Felice fondò un gruppo escursionistico, il Club Alpino dei Sette, che aveva come scopo il turismo, l’alpinismo e l’esplorazione delle grotte. Il gruppo, animato da un acceso spirito patriottico, sotto la guida dei due fratelli Boegan — Felice ne era il presidente ed Eugenio il segretario — sviluppò ben presto una dinamica attività, soprattutto in campo speleologico ed escursionistico

FABIO FORTI – TULLIO TOMMASINIIl Carso del Monte Spaccato

Osservazioni di geomorfologia carsica in rapporto con la litostratigrafia e tettonica. Lavoro eseguito con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Nel presente lavoro gli Autori hanno preso in esame una ristretta zona carsica nei dintorni di Trieste, e precisamente quel tratto di terreno che circonda la Grotta di Padriciano n. 12 V.G., terreno che va dal paese di Padriciano ai mar­gini dell’Altipiano, verso la città. La zona, di circa due km./q. di superficie, viene qui chiamata «Carso del Monte Spaccato». Essa comprende i terreni geologici che vanno dal Cretacico superiore all’Eocene medio. Attraverso una dettagliata ricerca litostratigrafica e tettonica gli Autori risalgono allo studio delle differenziazioni geomorfologiche epigee, dividendo la zona del «Carso del Monte Spaccato» in due «zone morfolo-giche» Cretacica ed Eocenica, le cui diversità sono importanti agli effetti del carsismo sia epigeo che ipogeo. Il lavoro è un tentativo di dimostrare che solamente attraverso la severa ricerca litologica, tettonica e morfologica di un territorio carsico si potrà risol­vere il problema della vasta gamma dei fenomeni carsici, la genesi dei quali non è ancora esattamente conosciuta, per raggiungere poi un completo inquadramento del carsismo in generale.

SILVIO POLLIMeteorologia ipogea nella grotta « C. Doria » del Carso di Trieste – Triennio 1960-62

Nella Grotta Sperimentale del Carso di Trieste si eseguono ogni due setti­mane, in 8 stazioni principali e 15 secondarie, misure di temperatura dell’aria, dell’acqua e della roccia; di umidità relativa e assoluta; di evaporazione e dei livelli nelle vasche d’acqua. Di questi elementi si presentano le medie mensili, annue e triennali per il periodo 1960-62. Si confrontano questi valori fra loro e con quelli misurati all’esterno, discutendo il loro andamento ed i risultati ottenuti.

SERGIO ANDREOLOTTISegnalazione di un affioramento calcareo con lenti e noduli di selce nel Cretaceo superiore di Aurisina (Carso triestino)

Alcune centinaia di metri a Nord-Est di Aurisina. tra varie altre doline che costellano la zona, trovasi la grande dolina denominata «Veliche Nive» che con una profondità che supera i 50 e con un diametro che si aggira sui 500 metri, risulta essere una tra le più vaste del Carso Triestino. Sul fianco sud-occidentale di questa dolina e tra la dolina stessa e la strada statale N. 202 affiorano degli strati calcarei che presentano qua e là inclusioni di selce. E’ piuttosto diffi­cile rendersi conto con esattezza della presenza di questa selce nella compagine calcarea perché gli strati rocciosi sono quasi completa­mente mascherati da un continuo mantello terroso o da campi e terrazzi coltivati.

SERGIO ANDREOLOTTI – Rinvenimento di un deposito alluvionale ciottoloso – argilloso in una cavità relitto del carso di Basovizza (Trieste)

Nella grande cava di calcare (Italcementi sopra S. Giuseppe della Chiusa) che la Italcementi ha aperto di recente sul ciglione dell’altipiano carsico di Trieste sopra S. Giuseppe della Chiusa, sono stati effettuati e sono in corso tuttora (agosto 1965) estesi lavori di sbancamento. Tali lavori hanno messo in luce, come succede spesso nelle cave, interessanti particolarità geologiche e morfologiche. Attualmente si possono osservare infatti, oltre al complesso andamento dei sistemi litoclasici, alcuni liscioni o specchi di scorrimento (proba­bile faglia di stratificazione) e parecchie cavità e anfrattuosita colmate da tipici riempimenti di terra rossa, alle volte quasi pura, più spesso frammista a brecciame incoerente o più o meno cementato.

SERGIO ANDREOLOTTI – FRANCESCO STRADI – Nuovi castellieri e stazioni dell’età dei Metalli individuati nel territorio triestino

Si comunica il rinvenimento di nuovi castellieri e stazioni preistoriche nel territorio di Trieste. Si descrivono inoltre gli insediamenti e i reperti ceramici, tentando’ di inquadrarli provvisoriamente nel com­plesso quadro della civiltà castricela dell’età dei Metalli.

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