Led Zeppelin

LED ZEPPELIN, CANIN, -1020MT

Una lunga storia, che ha coinvolto tanta speleologia triestina e in parte italiana ed estera, raccolta e rilanciata nel 2008 dopo anni di oblio dalla Commissione Grotte “Eugenio Boegan” CAI Trieste e dal Gruppo Speleologico “S.Giusto”, entrambi di Trieste, raggiunge nella giornata di Giovedi 23 Settembre 2010 il risultato finalmente atteso: l’Abisso Led Zeppelin, situato a quota 2130 slm tra il Monte Leupa e Forca sopra Poviz, gruppo del Canin, passa la quota dei -1000 mt. Risultato ottenuto da Marco “Cavia” Sticotti della C.G.E.B. di Trieste assieme a due speleo ungheresi, che, dopo aver trovato una nuova ed ampia prosecuzione fossile subito prima delle “Anniversary’s Gallery”,  si sono ritrovati in una grande ed inclinata galleria che li ha portati ad affacciarsi, sopra un pozzo di 10 metri non disceso, su di un sistema ipogeo attivo ove scorre un ampio collettore. Un grazie particolare agli amici ungheresi guidati da Leo Szabò che dal 2008 hanno supportato in modo esemplare e con entusiasmo la ripresa delle esplorazioni in tale ostico abisso, ed a “Pappo” Alberti e “Cavia” Sticotti che non hanno mai smesso di crederci.
Riccardo Corazzi – CGEB Trieste

 Nella giornata di Giovedi 23 Settembre 2010 Marco “Cavia” Sticotti della C.G.E.B. di Trieste assieme a due speleo ungheresi raggiungono il risultato finalmente atteso di -1020mt nell’ Abisso Led Zeppelin, situato a quota 2130 slm tra il Monte Leupa e Forca sopra Poviz, gruppo del Canin, continua ….

OTTOBRE 2010 – UN INCIDENTE MANCATO

Sabato 30 ottobre 2010, 11 speleologi sono entrati nell’abisso Led Zeppelin, situato a quota 2096 slm tra il Monte Leupa e Forca sopra Poviz, gruppo del Canin, con l’intenzione di esplorare le nuove prosecuzioni a quota -1000 m c.ca, rinvenute nel mese di settembre di quest’anno.
Sfortunatamente, il prosieguo delle esplorazioni che era previsto durassero fino al sabato successivo, è stato compromesso dalla decisione dei due speleo ungheresi facenti parte la spedizione di tentare subito un’arrampicata in zona esplorativa freatica, invece di fermarsi al campo a -780, ad attendere, assieme al resto del gruppo, che venissero meno le condizioni di piena preannunciate dalle previsioni meteo per le giornate di domenica e lunedì. Non vedendoli tornare, gli altri componenti la spedizione hanno impiegato le giornate di lunedì e martedì nei tentativi di individuare e raggiungere gli speleo magiari, che nel frattempo, aiutati da un notevole sangue freddo e dalla fortuna, erano scampati all’acqua che li incalzava, arrampicando in artificiale per decine di metri e, calata la piena, avevano fatto ritorno al campo il mercoledì mattina prima dell’alba, dopo 60 ore di assenza. Prontamente, mercoledì 3 novembre in serata, è stato comunicato il cessato allarme al C.N.S.A.S., in preallerta dalla mattinata dello stesso giorno.
                                                                                             Paolo Bruno de Curtis

LA PIENA DI NOVEMBRE ALL’ABISSO LED ZEPPELIN.

L’autore uscito dopo 5 giorni dal Led Zepelin (Foto G. Losonci)

Pubblicato sul n. 57 di PROGRESSIONE – Anno 2011
Arriviamo a tarda notte del 29 ottobre, assieme a me ci sono Peter e il nostro fedele autista Viktor alla guida del piccolo Suzuki stracarico di equipaggiamento speleo-alpinistico. Il ghiaccio ricopre il piazzale antistante al vecchio terminal della funivia, dove troviamo, già nei loro sacchi a pelo, gli speleo italiani e croati; una stretta di mano, e siamo già a dormire stanchi del lungo viaggio.
L’indomani mattina altri due speleo ci raggiungono ed ognuno comincia ad insaccare il materiale ed a stivare sacchi e zaini nella rete dell’elicottero. Ci godiamo la prima rotazione assieme a Papo e Cavia, e dopo un paio di minuti siamo già sbarcati presso il campo estivo a quota 2200m. Altre tre rotazioni, ed anche gli altri sbarcano assieme alla rete col materiale.
Il tempo è splendido, e con le “ciaspe” ai piedi raggiungiamo l’ingresso del poderoso Led Zeppelin ostruito da un paio di metri di neve relativamente soffice che ci permette di liberare il passaggio dopo una sola ora di scavo. Sento “ Whole Lotta Love” provenire dalla suoneria del cellulare di qualcuno. Papo alla fine decide di non entrare e di tornare a valle. Peter ed io, siamo pronti per primi e, dopo averne discusso con gli altri, decidiamo di scendere verso il Black Hole (campo base a quota -780 m) in coppia, staccati dagli altri, per evitare “traffico”.
Con noi abbiamo tre sacchi col materiale da campo e l’equipaggiamento da arrampicata, da rilievo e fotografico. Arriviamo dopo otto ore facendo solo tre piccole soste per scattare delle foto presso Il “Mastro di Chiavi”, la “Sala del Fiasco” e a quota “-600”.
Arrivati al campo sistemiamo la tenda, laviamo i piatti ammuffiti e dopo un abbondante pasto ci addormentiamo. Fra le 4 e le 6 arrivano gli altri che spariscono anche loro nei sacchi a pelo.
Dopo 12 ore di sonno ci prepariamo un lauto pasto ed iniziamo a discutere sul da farsi: rilevare le parti nuove incominciando dalle “Anniversary Galleries”, allargare le strettoie  alla “Ferrari” o arrampicare un camino con aria alla fine della parte nuova. Non è una scelta facile, io voglio rilevare mentre Peter vuole iniziare la risalita, alla fine decidiamo di arrampicare la domenica ed eseguire il rilievo dalle “Anniversary Galleries” il giorno seguente.
Riempiamo due sacchi col materiale d’arrampicata, del cibo ed il fornello a gas. Mi viene in mente di portare il fornello e del cibo extra in quanto memore della “piena” che ci aveva bloccato per dieci ore a -900 presso l’ “Agnostic Dream” durante l’estate del 2008.
Svegliamo Marco e Paolo per chiedere del martello d’arrampicata, li informiamo dei nostri piani, dell’ora prevista per il rientro al campo e di quando avrebbero dovuto cominciare a preoccuparsi.
Riferisco a Cavia che in caso di piena abbiamo con noi cibo e gas per un‘eventuale attesa del tipo di quella accaduta nel 2008; la zona dove il camino ci attende, è una zona freatica asciutta visitata da noi solo per poche ore nel settembre 2010.

Schizzo esplorativo delle vie di fuga con il livello massimo dipiena raggiunto (disegno Losonci-Kiss)

Iniziamo la progressione, ed in quattro ore siamo in zona esplorativa. Durante il tragitto piazziamo tre corde extra per facilitare la via agli altri e riempiamo una bottiglia d’acqua nel ruscello che si trova prima dell’ ”Agnostic Dream”. Le ultime centinaia di metri le percorriamo in un ramo completamente asciutto che risale dai -1000m di profondità con gallerie larghe fino a 10m.
Dopo esserci mangiati un paio di cioccolate ed aver riorganizzato il materiale sotto la risalita, Peter finalmente attacca ad arrampicare ed io a fargli sicura. Il buon vecchio Bosh lavora bene ed anche il “palo” per artificiali auto costruito da Peter fa il suo dovere quando, superato il passaggio all’estrema sinistra del camino, sento un sordo e strano rumore; dopo che Peter si è assicurato tramite longe io mi sposto per cercare di individuare la sorgente del rumore, arretro di qualche metro verso il passaggio dal quale siamo venuti e noto che si sta formando una piccola pozzanghera; di strano c’è che non vi è alcun stillicidio ad alimentarla. Grido: <<Acqua !>>
Peter scende in corda immediatamente e mi raggiunge mentre osservo la pozzanghera tramutarsi in lago bloccandoci probabilmente la via del ritorno. Lo pensiamo poiché vi è un “collo di bottiglia” poche decine di metri più indietro che riteniamo completamente allagato e che forse è la causa dell’innalzamento dell’acqua. Ci manteniamo calmi giacché scorgiamo una roccia al suolo con una linea di demarcazione ben definita sotto la quale vi è del fango, mentre al di sopra si presenta pulita, pensiamo che questo sia il massimo livello raggiungibile dall’acqua e così riprendiamo ad arrampicare (non avendo peraltro molta altra scelta).
L’acqua non s‘arresta ed il livello continua ad alzarsi.. <<Forza Peter! Quanto ci metti ad arrivare su?>> sono in piedi su un masso grande come un televisore completamente circondato dall’acqua, quando finalmente mi dice che è arrivato in cima e che ha piazzato un frazionamento, così risalgo anch’io il più veloce possibile ma arrivato su, ecco la brutta notizia: il camino chiude mentre l’acqua è a soli 5m sotto di noi e continua a salire.
Quando vedo il soffitto completamente piatto per un attimo penso di morire affogato là, schiacciato dall’acqua contro di esso. Abbiamo solo una carta da giocare, cioè traversare all’indietro verso una cengia dove sembra vi sia una continuazione, sebbene non si riesca a capirlo nemmeno illuminandola con lo Scurion. Ad ogni modo dobbiamo tentare. Peter traversa come un ragno ed io lo inseguo con i due sacchi; ho l’acqua a mezzo metro..continuo a chiedere <<Va o no? Va o no??>>  mi dice che è possibile salire ancora, che sollievo! Comunque non c’è tempo per disarmare il traverso completamente così dobbiamo tagliare la corda da 70m. Piazzo in velocità i fix nelle placchette mentre Peter continua a salire e quando raggiunge il terrazzino seguente 8m sopra di noi, lo seguo a ruota perché mi ritrovo gli stivali nuovamente a mollo nell’acqua che non smette di incalzarci. E’ possibile continuare ad arrampicare, questa volta senza l’ausilio del trapano, lungo uno scivolo inclinato alto circa 20m; l’acqua non molla e come un terrificante occhio nero ci insegue allagando tutto e provocando suoni agghiaccianti man mano che i piccoli passaggi laterali e “sifonanti” vanno a chiudersi, qualcosa di simile a quando si tira lo sciacquone, comunque è un rumore che non si dimentica facilmente. Fortunatamente c’è ancora spazio per innalzarsi, Peter guadagna rapidamente altri 10m e con un ulteriore passaggio ancora 5m. Ora ci muoviamo orizzontalmente di 30m e raggiungiamo un terrazzo da cui si accede ad un P40 con due enormi arrivi, pensiamo di aver accumulato un bel vantaggio sull’acqua così ci riposiamo qualche minuto; guardiamo sopra di noi ma il tetto 10 m più in alto sembra chiudere c’è solo una piccola apertura ma non lascia adito a molte speranze, continuiamo incessantemente a controllare il livello dell’acqua dietro di noi, ad un certo punto la piena sembra fermarsi.
Sono le ore 21:00 di domenica, siamo stanchissimi e così ci riposiamo per un paio d’ore; volendo controllare comunque la situazione ci diamo il cambio ogni dieci minuti. Alle 23:00 osserviamo i nostri due ultimi attacchi dell’artificiale sparire sott’acqua: è una situazione disperata, l’acqua ha ripreso a salire e non c’è più posto dove riparasi. Dobbiamo tentare il piccolo foro sopra di noi, così cambiamo la batteria al trapano e Peter riprende ad nuovamente ad arrampicare.
La corrente d’aria è insostenibile, la grotta stessa sembra scuotersi e man mano che Peter si avvicina all’apertura scarica diversi sassi, osservo il P40 (8 m di diametro) al nostro fianco riempirsi completamente, scomparire, diventare un lago.
Peter arriva su, e mi comunica che c’è un passaggio dove possiamo continuare ad arrampicare, lo seguo con il resto del materiale, una volta in alto ci si presenta davanti una grande galleria che continua a sinistra e a destra, non ci curiamo del lato destro e puntiamo a sinistra con la speranza che punti in direzione del campo base. Per 4-5 ore esploriamo questo ramo alla ricerca di un by-pass che ci permetta di aggirare la zona allagata: ci arrampichiamo, ci caliamo e persino scaviamo, ma non abbiamo fortuna e ci ritroviamo nuovamente la strada sbarrata dall’acqua. Siamo in trappola.
Alle 05:00 di lunedì ci caliamo dal piccolo buco da dove siamo venuti per controllare il livello dell’acqua e scopriamo che ha raggiunto anche il terrazzo sotto di noi. Siamo esausti ed affamati, abbiamo con noi tre tavolette di cioccolata e 200g di uva passa ma abbiamo troppa paura di mangiare perché pensiamo all’eventualità di restare bloccati lì per una settimana o più. Decidiamo così di mangiare delle piccole razioni ogni ventiquattro ore, per fortuna abbiamo del gas e del tè ed usiamo lo stesso filtro per cinque volte. Dopo diciotto ore di scomoda attesa osserviamo che il livello è calato significativamente. Alle 02:00 di martedì è sceso di almeno venti metri così decidiamo di scendere più in basso per essere pronti a muovere quando l’acqua cala. Raggiungiamo il primo terrazzo, dove abbiamo tagliato la corda da 70 e aspettiamo; alle 10:00 sembra che il sifone più basso si stia aprendo così arriviamo fino al punto iniziale della prima arrampicata pronti a muovere, ma ecco che dopo poco il livello torna ad alzarsi, la situazione è alquanto deprimente. Alle 14:00 circa è nuovamente in calo e alle 17:00 siamo di nuovo giù ad aspettare che il sifone si apra e questa volta lo fa ma mentre avanziamo, scopriamo che non si tratta di un unico passaggio a funger da sifone, bensì tutte le gallerie e i passaggi a monte sono stati completamente allagati ( alcune centinaia di metri per un dislivello di 70 metri). Seguiamo lentamente l’acqua mentre si ritira e prima che anche l’ultima gigantesca sala si apra dobbiamo aspettare due ore, preghiamo che l’acqua non ci ripensi e mangiamo la seconda tavoletta di cioccolata; finalmente a mezzanotte l’ultimo pozzo si apre e vediamo l’aria dello Zeppelin increspare la superficie dell’acqua. Ora o mai più! Scappiamo guadando e ci avviamo verso il campo, subito troviamo un sacco con vestiti, cibo e gas, sappiamo che è per noi, lasciato lì dai nostri amici italiani ma non ci fermiamo. A -900 sostiamo e mangiamo un’altra cioccolata, poi risaliamo esausti l’ultima serie di pozzi prima del campo, l’acqua ci spruzza dappertutto ma non ce ne importa, dobbiamo tornare dagli altri il prima possibile per informarli che siamo vivi. Presso il P.60 devo fermarmi due volte per quanto sono stanco. Alle 02:00 di mercoledì arriviamo al campo base dopo 62 ore di assenza, lì troviamo Marco, Paolo e Space, una volta svegli sono piuttosto sorpresi di vederci vivi e nemmeno in brutte condizioni, ci raccontano che hanno tentato di raggiungerci il lunedì ma sono stati bloccati da un lago prima dell’ “Agnostic Dream” che non hanno potuto attraversare in quanto il trapano era più avanti ( presso le Anniversary Galleries a -900), il martedì riescono a raggiungere la gallerie discendente del “Dio negro” ma presso il salto di 10m trovano un enorme sifone, pensano che siamo in guai seri se non addirittura morti ed allora un paio di loro risalgono per chiamare il Soccorso.
Una volta riunitici agli altri, Paolo e Space devono così uscire per annullare il preallarme e fortunatamente guadagnano l’uscita in tempo, noi restiamo con Marco per un giorno intero al campo a mangiare e dormire per poi uscire il venerdì all’alba.
Sappiamo di aver fatto un grave errore non interpretando correttamente le previsioni meteorologiche  e mai avremmo pensato che le zone a quota -1000 del Led Zeppelin si allagassero, in quanto dalle prove effettuate sulle acque con i traccianti il suo fondo dovrebbe essere seicento metri più in basso. Abbiamo avuto l’occasione di imparare una grande lezione: mai sotto stimare il bollettino meteo! Siamo entrambi assicurati per l’attività speleologica ma per fortuna non abbiamo dovuto usufruirne, grazie a Space e Paolo, inoltre mille grazie per gli sforzi che i nostri amici hanno fatto, durante quei giorni, nel tentativo di raggiungerci.
                                                                         Traduzione a cura di Paolo de Curtis

NOVEMBER FLOOD IN ZEPPELIN

Peter appena arrivato al campo (-780) dopo essere stato dato per disperso per 62 ore (Foto P.De Curtis)

We arrived late night with Peter  (Kiss Peter) to Sella Nevea, at 29th of October, with our faithful driver Viktor. The small Suzuki was full of caving, and mountaineering equipment. On the concrete of the parking space were frozen ice. We met with the Italian and Croatian guys in the building of the old cable-car. They were already in their sleeping bags, preparing to sleep. We shook hands. In a few minutes we were sleeping too, after the long journey. Saturday morning another two cavers arrived, and everybody started to fill the bags with equipment. After that, we placed the bags and the backpacks to the net of the helicopter. Around twelve o’clock the  helicopter arrived, and we had the pleasure to go up to Pala Celar in the first group, with Cavia and Papo. In two minutes we were around the summer camp at around 2200m, and disembarked. The helicopter had another 3 turns to get up the other people, and finally the net with the equipment. The weather was very nice, the sun was shining. With our snowshoes we approached to the entrance of the mighty Led Zeppelin abyss. The entrance was covered with at least two meters of snow. As it was relatively fresh, it was easy to dig out the cave. It was opened in an hour. There was “Whole Lotta Love” track playing from someone’s mobile phone. Papo finally decided not to descend with us. Me and Peter, dressed the first, and after a discussion with the others we decided to head to Black Hole in a pair, to avoid “traffic jam”. We had 3 bags with climbing, survey and photo equipment, and camping stuff too. After 8 hours of underground trip we arrived to Black Hole  (-770m), having 3 minor stops for making photos (Mastro di Chiavi, Sala del fiasco, “-600”).

The cave was absolutely dry. In the camp we eat a big and nice meal, we reorganized the tent and washed the moldy pots.  Around ten o’clock at night we went sleeping. Between 4 and 6 in the colleagues arrived to the camp, and quickly disappeared in their sleeping bags. We wake up at 10 o’clock, Sunday, after 12 hours of sleeping. We had another square meal with Peter, and started a discussion about what to do: surveying the new parts starting from “Anniversary Gallery”, enlarging the narrow passages of “Ferrari”, and finally climbing a drafty chimney in the very end of the new parts. It was not easy decision. I wanted to make the survey, Peter wanted to do the climb. We decided that Sunday we do the climb, next day we will start surveying from “Anniversary Gallery”. We stuffed again two heavy bags, climbing equipment, and some food with gas. I thought about the gas, and some extra food, because in the summer of 2008 we were stopped by waterfalls at -900m in “Agnostic Dream”  area for ten hours. If we have to wait, it is better if we wait with food and a hot cup of tea. We woke up Marco and Paolo, to ask for the climbing hammer. They stayed in their sleeping bags. We told them about our plans, when should they expect our arrival, and when they should start to worry. I told Cavia, that in case of flood, we have food, and gas to sit out. Of course I thought something similar which happened in 2008. The place where the chimney awaited us was a dry phreatic passage, only visited once by explorers for a few hours in the 2010 September expedition.

Finally we started our journey with Peter. In 4 hours we arrived to the place of climb. In our journey we placed 3 extra ropes to make the way safer for the others, and took a bottle of water (!) from the stream before “Agnostic Dream” to have something to drink at the climb. The last few hundred meters to the place of  climb was a completely dry ascending branch from -1000m, with huge sizes (5-10m width). We sorted the climbing stuff above the chimney, eat a couple of chocolates, and finally Peter started to climb, and I belayed him. The good old 36V Bosch worked well, as Peter self-made climbing pole and ladders. He was at the leftmost side of the passage/chimney, at around +10m , when I heard a silent but strange noise. Peter hanged himself in his cow’s tail to a bolt, and I went to check the source of the sound. I went back a few meters in the passage, where a small pool of water was coming to existence. It was quite strange as there were absolutely no dripping above it. I shouted “WATER”.
Peter immediately abseiled down from the climb, and we observed as the small pool is growing to a lake, probably blocking our way back. We tough this, because in a few ten meters there was a narrow bottleneck in the passage, which we thought completely flooded, maybe causing the rise of the water level. There was a rock with a definite line cutting it in half: the bottom part without mud, the top covered with it. We stayed calm, because we thought that is the maximum limit of the water. We packed up, and continued the climb, as we had nothing else to do. The rising of the water level did not stopped. Come on Peter! When you will get up? I was standing on a TV sized boulder with two foots, and water was all around me. Finally Peter told me, that he is at the top and he made a rebelay. I went up on the rope as fast as possible. Bad news: the chimney is closed! The water was just 5 meters beneath us, and rising. The ceiling was completely flat. For a brief moment I thought that we will drown here, pushed to the ceiling by the water. We had only one chance: to make a horizontal traverse back, with the drill, where was a ledge which seemed to continue. Even with the light of Scurion it was not sure, but we had to probe it. Peter traversed as a spider, and I followed him on the strange ropeway with the two bags. The water was just half meter under me. I was continuously asking: Is it going? Is it going? He again told me that it is possible to climb higher! What a relief! There was no time to completely de-rig our traverse, we had to cut our 70m rope. I quickly reinstalled the bolts into the hangers, and Peter continued to climb. When he reached the next ledge, around 8m above us, I followed him as fast as possible, because my boots were washed again by the rising water. It was possible to continue the climb, this time without the drill, on a sloping passage of around 20 meters. The water followed as a terrific black eye flooding everything, and there was horrific sounds when small side-passages, and sumps closed. Something like when you let the water down from the vat. A sound you will never forget. Thanks God, there was still where to climb. Peter quickly bolted up around +10m. There was a passage where we gained additional 5m, at least. We moved horizontally 30m, and we reached the saddle of the passage. From that point the passage quickly went down to a pit around 40m deep, with two huge waterfalls inside. We thought we gained a significant advantage against the rising water so we had a rest for a few minutes. We observed the passage and it seemed that the ceiling above us, at +10m, is closed. There was only a very small hole on the top of it, but it looked blind. We continuously checked the water level behind us. The rising seemed to stop. We were very tired, at Sunday, 21:00 we had a rest for two hours, someone checking the water level every 10 minutes. Around 23:00 we observed as our last bolts disappeared underwater. It was a desperate and jarring picture. There was no place to hide. The water was coming. We had to probe the small hole above our resting place. We changed the battery in the drill and Peter started to climb, again. The draft was getting unbearable, the cave was quaking, rocks fell down as Peter approached to the hole. The pit of 40m next to us, with a diameter of around 8m, filled up, disappeared, became a lake. Peter, like he had only good news, told me again, that above the small hole, there is a small passage, where we can climb up. I went up with the rest of equipment. There was a big passage continuing to the left, and to the right. We observed the left part which was hoped to go back in the direction of the camp. We did not bothered us wit
h the right branch. For 4-5 hours we pushed this branch with all efforts, to escape the flooded parts, without any luck. We climbed, we descended, we even dug. At the end, the passage was flooded, we were trapped. We went back at 5:00 Monday, to our small hole, to check the water level. We went down on the rope and found out, that the water level is above the saddle. There we had a “rest”. We were completely exhausted and hungry. We had 3 table of chocolates, and 200g of raisins, but we were too afraid to eat, because we thought that we will blocked for a week or more… 5 pieces of raisin, each one. We decided strictly to eat very small portions every 24 hours. Luckily, we had gas and some tea. We used one tea filter 5 times. After 18 hours of uncomfortable waiting, we found out that the water levels started to drop significantly. At 2:00 Tuesday, we observed that the level dropped at least 20 meters. We decided to pull down the rope from the small hole, and descend deeper, to be ready to escape when the water is down. We went down to the “first” ledge, we rescued the other half of the cut rope, and waited. At Tuesday, 10:00 it seemed that our siphon will open. We went down to the original start of the climb, and waited packed up. Then the water level started to rise again. We went up to the first ledge. It was quite depressive. Around 14:00, the water level started  to drop again. At 17:00 we were down again waiting for the siphon to open. This time it opened, but it turned out in our way back that it was not “a siphon”, but all passages (few hundred meters, 70m altitude difference) were completely flooded. We slowly followed down the water. Everything was flooded. Before the last flooded giant chamber opened, we had to wait 2 hours. We prayed that the water level will not rise again. We eat a second chocolate. Finally around midnight, the sump opened, and the draft of Zeppelin was waving the surface of the water. Now or never! We waded through the water. We escaped! We started  back to the camp. We found a bag with gas, clothes, food. We knew it was for us, from our Italian friends, but we did not stopped.  At -900 we put down our bags and ate another chocolate. Totally exhausted, we climbed back on the series of pitches to the camp. Water was spraying us, but it did not matter. We wanted to get back to the others, to inform them that we are alive, as fast as possible. At the 60m pitch I had to stop two times, I was so tired. At 2:00, Wednesday, we arrived back to the “Black Hole” camp after 62 hours of absence. Marco, Paolo, and Space was there, they were sleeping. When they woke up, they were more than surprised, that we are there, alive, and not in too bad condition, generally. They told us that they tried to reach us during Monday, when a lake blocked them before Agnostic Dream, which they were not able to pass, as they did not had a drill (a Ryobi was in Anniversary Gallery, -900m).  Tuesday they were able to reach “Dio Negro” (the new part which leads above -1000m), but where is a breakdown at the 10m wide passage, equipped with ropes, they found a giant sump. They thought, that we are in serious trouble, maybe we are not even alive. From the camp, a couple of them went to the surface, where they called an alarm to the cave rescue.  Paolo and Space had to go out, to cancel the alarm. Luckily they surfaced in time, and cancelled the alarm Wednesday night. With Marco, we had a long day in the camp with just eating and sleeping, to exit in Friday dawn.We know that we made a great mistake, when we did not correctly interpret the weather forecast. We did not thought about passages at -1000m filling up with water, because, from the dye traces the bottom of Zeppelin should be around -1600m. We had the chance to learn from this big lesson, and to tell the others: never underestimate the weather! We  both had caving insurance, but luckily it was not used, as the rescue was cancelled in time, thanks to Space and Paolo. Many thanks for all the efforts of our friends, trying reach us in those days!
Gabor Losonci

VIETATO D’ESTATE!!

Dal 9 al 13 marzo siamo tornati finalmente in Zeppelin per un campo invernale di 5 giorni.
In totale sono stati rilevati più di un chilometro di gallerie nella zona del Rio Negro (tra -950 e -1000) e esplorate altrettante.
Tantissima aria e fermi su gallerie che continuano con sezioni anche di 8 per 12 metri! L’attivo , invece , sparisce in fessura a -1030
Da notare come tutto questo nuovo ramo sia soggetto ad allagarsi per SICURI 100 metri! (chiedere a Peti e Loci ….). Altro che Sanctum!
In uscita ennesimo regalino del Zeppelin: una simpatica attesa di 4 ore nella truna d’ingresso causa bufera di neve a visibilità zero!
Torneremo d’estate per stendere la linea telefonica fino all’inizio del Rio Negro, allargare le tre “strente” del bay-pass dell’Anniversary’s Gallery e rifornire il campo in Black Hole (-780) di generi di conforto.
Hanno partecipato:
Peter “Peti” Kiss , Lenart “Leo” Szabo e Joszef “Gema” Zih (HTC EXPLO TEAM) e Paolo Bruno “Totò” de Curtis e Marco “Cavia” Sticotti per la Commissione Grotte Eugenio Boegan.”

Marco Sticotti
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