Sima Aonda

 

SIMA AONDA – RISORGENZA ALI PRIMERA

Lungo le gallerie allagate della Risorgenza “Ali primero” (Sima Aonda) (Foto U. Vacca)

La risorgenza è stata scoperta dagli speleologi venezolani nel gennaio 1983, durante l’esplorazione della Sima Aonda. Si apre sulla parete Nord della Sima a circa -345 metri scendendo dalla sommità Est; in sostanza ad una ventina di metri dal fondo. È in realtà raggiungibile facilmente passando tra i blocchi di frana mantenendosi sulla destra durante la discesa. La risorgenza vera e propria è formata da una grossa frattura verticale alta una ventina di metri e larga una dozzina, da cui esce una copiosa cascata anche in periodo di magra. L’ingresso e possibile da una galleria secondaria a destra della cascata, pure attiva.
Questa condotta è percorribile in opposizione in condizioni di moderato flusso d’acqua senza particolari accorgimenti per trenta-quaranta metri, fino al congiungimento con la frattura principale. Qui si è reso necessario il primo traverso su corda, sull’angolo destro all’incrocio tra le due gallerie. per cinque-sei metri di lunghezza. Ad una quarantina di metri è stato aggiunto un secondo breve traverso sulla parete di destra, reso necessario dopo il passaggio della squadra di punta per consentire il rientro alla troupe cinematografica.
Si prosegue per ancora una trentina di metri in un tratto ancora ampio (quattro-cinque metri) percorribile tra grandi massi a fior d’acqua; inizia quindi uno stretto e lungo tratto da percorrere quasi completamente in opposizione. L’unica via di fuga sperimentata in caso di piena e appunto all’inizio di questo tratto; arrampicandosi per una dozzina di metri si trova un piccolo terrazzino sulla sinistra (ingresso alle spalle). I segni lasciati dall’acqua sulle pareti fanno supporre un innalzamento massimo di circa sette-otto metri dal livello minimo di scorrimento.
La forra quindi si allarga di nuovo in una zona di grandi massi semisommersi per circa venticinque metri, di nuovo si stringe per altrettanto, sfociando infine in uno slargo; una piccola risalita di tre metri sulla sinistra consente di superare il fiume e di accedere ad un corrimano che attraversa un arrivo da sinistra, armato su clessidra. Da qui parte il terzo ed ultimo traverso, di cinquanta metri, che ad un terzo del percorso taglia la galleria spostandosi sul lato destro.
Il traverso termina su massi di crollo al centro di una saletta generata dall’intersezione della galleria principale con una frattura orientata NNW-SSE, secondo il reticolo di fratture che sembra prevalere peraltro nella zona. Da qui la grotta cambia aspetto, abbandonando la morfologia tipica della forra e allargandosi in una serie di ambienti più vasti e articolati dove il fiume scorre lento tra grandi massi, colonne, spiagge di sabbia rosa tipiche delle zone dove la roccia e evidentemente più aggredibile dando luogo ad una morfologia caratteristica. In questo tratto sono rilevabili anche diverticoli laterali parzialmente esplorati impostati su un reticolo di fratture intersecantisi, destinati a chiudere, da quel che si è potuto vedere al livello percorso, in fessure franose.
Da questa zona si prosegue, evitando il fiume. lungo un meandrino dal fondo sabbioso largo sessanta centimetri e lungo circa venticinque metri, che riporta sulla galleria principale, di nuovo sul fiume. La galleria è divisa da un sipario di roccia in due percorsi paralleli; è stato percorso quello più stretto, a destra, per una quarantina di metri. Si prosegue quindi alternando passaggi a nuoto o a guado o tra massi semisommersi per complessivi duecento metri o poco più finchè la galleria, ristretta notevolmente nella parte finale, incontra una grande frattura posta ortogonalmente larga circa otto metri.
Il fiume proviene da destra, quindi da SE, e prosegue verso NW, defluendo in parte nella frattura da cui si proviene. La portata del fiume in questa zona è apparentemente superiore a quella del meandro. Proseguendo verso destra dopo quaranta- cinquanta metri si raggiunge una grande frana con passaggi tra massi e meandri; dopo un centinaio di metri si arriva ad un vasto incrocio. Da una galleria a sinistra, quindi da N, proviene il fiume; il ramo più grande, continuazione della galleria principale, è una apparente provenienza fossile. Qui si è fermata l’esplorazione. La mancanza di dati certi di topografia non consente, soprattutto nella zona finale, di fare ipotesi attendibili.
Non è da escludere in ogni caso che in realtà il fiume provenga sempre da ENE. e che siano passaggi tipo by-pass ad incrociare la galleria principale dando l’idea illusoria di un cambio di direzione a novanta gradi. Per chi seguirà le nostre orme, alcune considerazioni. La parte esplorata della grotta è stata armata, come detto, in fase di magra, se pure relativa; la squadra che esplorava è stata tuttavia colta da una piena che per quanto contenuta (Il livello è salito di circa un metro) ha bloccato chi scrive e conseguentemente il suo compagno per molte ore, avendo reso molto pericolosi i passaggi usati all’andata.
Una esplorazione più approfondita necessita pertanto di un armo concepito diversamente, in modo da consentire nei punti critici un passaggio ben più alto. e sicuramente una attrezzatura che preveda permanenze forzate. La roccia lungo la forra non crea difficoltà per chiodare. Il fiume, nella parte più larga è navigabile, ma l’ideale credo sia munirsi di mute molto leggere (magari solo corpetto a mezze maniche) o tute idrorepellenti ed esplorare a nuoto con l’ausilio di camere d’aria o canottini per l’equipaggiamento.
Anche nella stagione secca le piogge sono pressochè quotidiane, comunque di durata e intensità imprevedibili, ed è fondamentale tenerne conto nell’affrontare questi ambienti.
Andrea Bonucci