1998 – Risorgive De la Diau

 

RISORGIVE «DE LA DIAU» ANNECY ALTA SAVOIA

Tanne du Bel Espoir-Diau (Foto Ritossa)

Pubblicato sul n. 22 di PROGRESSIONE – Anno 1989

La Francia ipogea ha sempre costituito un obiettivo ambito e per questo tutti i nostri sforzi venivano concentrati nell’effettuare le ripetizio­ni delle grotte più fonde come la «Pierre», il JB o il Berger. Esaurite le «figurine» più importanti il gioco forse aveva perso un po’ dell’entusiasmo iniziale per cui subentrava un periodo di stasi dove molti di noi si calmavano per riflettere, con tranquillità, su ciò che si era fatto negli anni addietro.
In Savoia le grotte non mancano e la giovane promessa di turno iniziò a cercar qual­cosa di nuovo. Il Vercor è grande e c’è ancora molto da fare; più a nord vicino ad Annecy ci troviamo in un ambiente analogo, plateau sui 1600-1700 metri di quota con grandi risorgive più in basso sui 700 metri. Zona nuova per noi, anzi sconosciuta dove però c’è già chi ci lavora da anni anche se le prospettive esplorative so­no ancora parecchie. Giunti in zona dopo 8 ore di viaggio attendemmo il bergamaschi, amici di Puntina, i quali non tardavano a farsi vivi comu­nicandoci però che l’altopiano era già coperto da parecchia neve e l’entrata della Belle Espoir, uno degli ingressi alti del complesso, era intro­vabile.
Passammo la notte ad Annecy contat­tando diversi speleo locali per chiedere ulteriori ragguagli: purtroppo in molti ci risposero che con la neve neanche loro erano capaci di tro­varla in quelle condizioni, che fare allora? Il giorno dopo optammo per un ultimo tentativo, ma dopo 8 ore nella neve in trombini e «Marbach», dovemmo alzare bandiera bianca anche se l’entrata non doveva essere poi così lontana. Rapida discesa a valle con le ultime luci per entrare dopo una frugale merenda nella Diau. Questa cavità funge da collettore idrico di tutto l’altipiano e i livelli delle piene mettono già sul­l’avviso l’attento esploratore. Nonostante la notte fonda le dimensioni dell’entrata si perce­piscono molto bene, siamo circa sui 30-40 metri con altre bocche laterali più piccole. La corren­te d’aria è molto forte, mentre l’acqua, poca in questo periodo, raggiunge i 5° C. Le varie risali­te e i traversi per giungere al sifone terminale a +200 sono armati con cavi e scale fisse, comun­que bisogna avere la «pontonierre» essendo i laghi da attraversare alquanto profondi.
La strada da seguire è logica, passi dove non t’im­mergi del tutto, per cui se a destra non si può, via a sinistra o viceversa. Le gallerie sono am­pie, ma nei rari restringimenti comunque la corrente si fa sentire nonostante la «magra» eccezionale. A 5-6 metri dal livello dell’acqua si notano numerosi mancorrenti e teleferiche messi lì evidentemente per aiutare ad uscire in caso di piena, visto che in parecchi luoghi il livello delle acque si alza anche di tre metri, trasformando molti laghi in sifoni; a voi le debite conclusioni. In due giungemmo fino alla sala del caos, nodo di congiunzione con la Belle Espoir. Molte foto in ambienti tipo BU 56 per uscire completamente bagnati nella gelida notte illu­minata da una luna meravigliosa. Rapida fuga in paese per cambiarsi e godere di un po’ di riposo prima di ritornare al Carso natio.
                                                                                   Paolo Pezzolato e Lele Ritossa