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Ultime dal Kronio

Campionamento presso vaso (foto S. Savio)
Stesura linea in galleria Di Milia (foto P. de Curtis)
Installazione raccordi in galleria Di Milia (foto P. de Curtis)
In entrata verso la zona esplorativa (foto S. Savio)
Di ritorno dalla zona esplorativa (foto S. Savio)
Vaso in galleria Bellitti (foto S. Savio)

Con l’arrivo a Ronchi dei Legionari degli ultimi speleologi della Commissione Grotte, il giorno 16 dicembre si è conclusa l’ennesima spedizione nelle grotte “vaporose” di Sciacca; quasi una trentina gli speleologi della Boegan e dell’Associazione La Venta impegnati in questa fase del Progetto Kronio, notevoli i risultati raggiunti, per certi aspetti addirittura al di sopra delle aspettative, a testimonianza di una fruttuosa e sempre più consolidata collaborazione fra i due sodalizi.

Per ciò che concerne la fase esplorativa, massimi sono stati gli sforzi profusi presso le Stufe di S. Calogero nel tentativo di proseguire le esplorazioni alla fine della galleria Di Milia.

Per avere un’idea di cosa significhi esplorare in uno dei posti più fangosi e viscidi al mondo a 38° C e quasi 100% di umidità basterà considerare che si son dovuti stendere 360 m di tubazioni e rispettive raccorderie e derivazioni (tante) per l’apporto essenziale dell’aria esterna, e che ci son volute quattro punte esplorative (di due speleo cadauna) per scendere un P8 e risalire di alcuni metri un camino..

Qui la grotta in realtà non chiude ma continua sul fondo con un’ ulteriore verticale (abbastanza stretta) di una ventina di metri e con alcune condottine alla sommità della risalita. Tutto assolutamente affrontabile (disostruzione inclusa) in condizioni normali, ma in questo caso un po’ al limite; è perciò probabile che in futuro si dia priorità alla continuazione dell’esplorazione dei meandri /condotte scoperti all’inizio della medesima galleria. Passata la strettoia che dà inizio alla Di Milia e appena scesa la china detritica, infatti, sono stati trovati sulla parete di sinistra due passaggi, uno aperto ed evidente, mentre l’altro ha richiesto un piccolo scavo, che portano rispettivamente ad un meandro e a quello che sembra essere un dedalo di condottine (è probabile che il tutto sia in comunicazione). Entrambe le perlustrazioni effettuate (20 m e 10 m “solamente” per la mancanza di supporto d’aria esterna in quanto già in fase di disinstallazione) lasciano ben sperare per la continuazione della grotta ed il proseguo delle esplorazioni a “monte” verso la Bellitti, per intenderci.

La quantità di riprese video (eccezionale la qualità per chi ha potuto vederle in anteprima) effettuata dall’esperto e collaudato team di La Venta è da ritenersi notevolissima considerato l’ambiente in cui è stata realizzata, portando talvolta gli operatori molto vicino al limite di resistenza fisica. La tecnica di raffreddamento utilizzata per filmare nelle parti più lontane della cavità,infatti, è stata quella dei respiratori refrigerati, molto efficaci ma con autonomia ridotta.

Grande impulso è stato dato alla parte archeologica. La dott.ssa Domenica Gullì, archeologa della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Agrigento, è stata accompagnata e supportata durante vari sopralluoghi nelle gallerie Bellitti e Di Milia. Il continuo apporto d’aria esterna insufflata nelle nuove tute preparate specificatamente per questa spedizione dalla Commissione Grotte ha permesso il prelievo di vari campioni presso i numerosi reperti archeologici presenti nonché la documentazione fotografica ed i filmati durante queste delicate operazioni. Ad arricchire ulteriormente il patrimonio archeologico della cavità, è stato il rinvenimento di alcuni reperti in prossimità della china detritica all’inizio della Di Milia durante la fase di smontaggio della linea d’aria. Per richiesta specifica del Soprintendente sono stati prelevati, portati in superficie e giudicati ad un primo esame da occhio esperto, di eccezionale importanza.

Nei pressi di questi ritrovamenti, in una delle due aperture sopra citate, dopo alcuni metri di condotta, è stato rinvenuto uno scheletro umano parzialmente sepolto nel sedimento argilloso; questo più i resti ossei presenti sulla china detritica e notati adesso per la prima volta, porterebbero ad un totale di otto gli esseri umani i cui resti sono presenti nella cavità.

Ha preso il via inoltre l’importantissima ricerca medica, condotta da un’equipe specializzata C.G.E.B. – Ospedali Riuniti di Trieste – La Venta, per il monitoraggio e lo studio delle reazioni fisiologiche del corpo umano quando si trova ad operare in un ambiente così peculiare ed ostile. Numerosi i prelievi effettuati ed i parametri monitorati prima e dopo la discesa degli speleologi.

Ad arricchire ulteriormente la quantità di dati raccolta e a gettare le basi per lo sviluppo di un progetto realmente multidisciplinare hanno contribuito la ricerca speleo-biologica ed i prelievi sedimentologici e mineralogici eseguiti sia presso Le Stufe che presso la grotta Cucchiara. Si è ripreso infine il monitoraggio della circolazione d’aria nel sistema Stufe - Cucchiara al fine di approfondire lo studio dell’interazione fra il flusso di calore geotermico e quello dell’aria entrante.

L’appoggio ricevuto dalla Soprintendenza di Agrigento e dalle autorità locali tutte, fanno ben sperare nel concreto sviluppo del Progetto Kronio; visti i presupposti verrebbe da dire che questo è soltanto l’inizio, o meglio, dopo settant’anni dalle prime esplorazioni da parte della Commissione, un nuovo inizio.

Paolo Bruno de Curtis  (C.G.E.B.)