Edito il 53° Volume di Atti e Memorie della Commissione Grotte “E. Boegan: nove articoli di elevato interesse scientifico, 22 autori, 120 pagine, molte illustrazioni.
01 – La fonte Pliniana (COMO): ricerche storiche e nuove esplorazioni
The Fonte Pliniana (Pliny’s Spring) is a periodic variable spring, located on Lake Como shore (Lombardy, Northern Italy). Its rhythmic behaviour was mentioned by both Pliny the Elder and Pliny the Younger. The spring attracted interest in a large number of scholars from Renaissance to the modern age, first of all Leonardo da Vinci; some of them collected discharge data over time and tried to figure out the reason behind such an odd behaviour. Usually, the siphon model was involved, but also relations with local winds and rain were considered, and even an unlikely underground oscillating stone model was suggested. However, collected data were often deceptive and misleading. Finally, in 2010 the late physicist and caver Giovanni Badino succeeded in collecting a long-period flow rate data set. It shows clearly that the spring discharge is periodical when the flow rate is below a critical level. Over such a level, the periodicity becomes erratic and then disappears at all. Recently, preliminary inspections were performed in the spring, both swimming and with an ROV, in order to ascertain the basin morphology and the prosecution chances
02 – Nuova grotta scoperchiata presso Roditti (SLO)
I processi di degradazione della roccia calcarea danno origine al fenomeno della denudazione che è responsabile del continuo abbassamento nel tempo della superficie topografica di un’area carsica. Quando la superficie topografica intercetta una cavità e ne asporta la volta si viene a creare una cosiddetta grotta scoperchiata (unroofed cave in inglese, brezstropna jama in sloveno); nonostante siano parzialmente o quasi totalmente trasformate dai processi di degradazione, oppure completamente riempite da depositi di sedimenti e detriti, esse sono un’importante testimonianza dell’evoluzione carsica della zona in cui si trovano. Queste morfologie, a volte mantengono la forma originale della cavità e possono essere identificate sia attraverso l’osservazione in campagna, sia attraverso l’analisi di immagini LIDAR della superficie topografica. Attraverso i suddetti metodi d’indagine, nella zona di raccordo tra il Matarsko Podolje a sud e il Divaški Kras a nord, è stato esaminato un solco torrentizio proveniente dalle propaggini ovest dei Monti Brkini, completamente sviluppato in calcare e probabile relitto di un’antica cavità, come testimoniato da un largo deposito di calcite di evidente origine ipogea.
03 – Il magnesio nel complesso dolomitico del carso Triestino. Una rivisitazione.
Nell’articolo sono descritte le caratteristiche chimiche delle acque che attraversano il “complesso dolomitico cenomaniano” del Carso triestino.
04 – Hydrogeological relations between the karst aquifer of Gradisca city and the phreatic aquifer of Isonzo/Soča river (ITALY)
Come noto la ricarica della parte nord-occidentale dell’idrostruttura del Carso Classico deriva principalmente dalle perdite del fiume Isonzo/Soča e da quella autogenica dovuta alla diffusa infiltrazione sull’altopiano carsico. Nella Alta pianura isontina, in destra idrografica del fiume Isonzo, c’è lo sperone calcareo isolato della città di Gradisca con cavità carsiche che intercettano una superficie piezometrica. Tutto ciò in un quadro geologico complesso dato dalla contiguità di acquiferi freatici, acquiferi carsici e acquitardi. Per ottenere maggiori informazioni sul problema è stato installato CTD-Diver accoppiato ad una sonda Baro-Diver nel Pozzo dei Frari a Gradisca (Italia). Per valutare le variazioni della ricarica della falda, l’idrometria delle acque sotterranee nel pozzo è stata confrontati con le portate dei fiumi Isonzo e Vipacco e con i dati meteorologici. I valori medi di EC (conducibilità elettrica) del pozzo, confrontati con i rapporti desunti dati bibliografici, indicano che il contributo medio del Fiume Isonzo alla ricarica della falda acquifera dell’area del pozzo è di circa il 75%. L’andamento invertito della temperatura delle acque sotterranee del pozzo (con valori massimi raggiunti nei mesi di novembre/dicembre e valori minimi nei mesi di giugno/luglio) rispetto alla temperatura dell’aria e del Fiume Isonzo potrebbe essere attribuito sempre alla ricarica del Fiume Isonzo (caratterizzato da acque fredde) che prevale nelle condizioni di basso livello. Studiando l’andamento della EC nel pozzo solitamente dopo un aumento rilevante del livello idrico la EC inizialmente diminuisce e poi aumenta indicando un effetto di pistonaggio, indice della mobilitazione delle acque più mineralizzate. Il confronto con i principali parametri chimici delle acque sotterranee del Pozzo dei Frari con le acque freatiche di pozzi dell’Alta pianura Isontina conferma ancora questa relazione. In questo quadro idrogeologico è quindi giustificato ritenere che l’acquifero carsico dell’Alta pianura Isontina, compreso Gradisca con le sue cavità carsiche, sia in gran parte interessato da acque di origine Isontina.
05 – Metodo multidisciplinare per riconoscere le grotte ipogeniche sulfuree
Negli ultimi venti anni le grotte sulfuree ipogeniche sono state descritte in molte aree geografiche del mondo come Nord America, America Centrale, Sud America, Sud Africa, Europa, Asia e Papua Nuova Guinea. L’Italia ospita circa il 25% delle grotte sulfuree ipogeniche attive e inattive del mondo, grazie alla presenza di un territorio geologico variegato e dominato da rocce solubili. Qui descriveremo il metodo multidisciplinare basato su osservazioni geomorfologiche, associazioni mineralogiche, e caratterizzazione geochimica e microbiologica, utili per discriminare questa speleogenesi particolare. Pensiamo che quest’articolo possa essere utile per tutti gli speleologi italiani che vogliono cercare nuove grotte sulfuree.
06 – Congeria in the dinaric karst: conservation and scientific study of a uniquecave-dwelling bivalve genus
Congeria, uno dei pochi generi esistenti di molluschi bivalvi cavernicoli, è endemica del Carso Dinarico e attualmente comprende tre specie distinte con una distribuzione altamente frammentata, che devono affrontare gravi minacce di estinzione. In questo lavoro si evidenziano le peculiari caratteristiche biologiche di Congeria, discutendo il potenziale della ricerca scientifica in corso e futura nell’affrontare le sfide critiche associate alla sua conservazione. Le acque sotterranee del Carso rappresentano un ecosistema altamente stabile ma vulnerabile, che è stato significativamente impattato dalle attività umane negli ultimi decenni. I progetti idrotecnici hanno ridotto notevolmente il flusso d’acqua verso gli habitat sotterranei che sono essenziali per la riproduzione e la sopravvivenza di Congeria, causando la riduzione dell’habitat adatto alla sua sopravvivenza e un grave declino della popolazione in diverse aree. Si ritiene che questo fattore, insieme all’inquinamento idrico, all’agricoltura intensiva e al turismo, possa causare ulteriori diminuzioni della popolazione nei prossimi decenni, aggravate dalle misure normative inadeguate e dalla nostra limitata comprensione della biologia di questi bivalvi. I progressi scientifici, tra cui il sequenziamento del genoma di C. kusceri recentemente completato, hanno il potenziale per fornire approfondimenti critici su aspetti finora inesplorati della biologia di questo organismo, svelando i meccanismi molecolari alla base del suo successo adattativo in questo ambiente particolare. Queste ricerche possono offrire una piattaforma per una migliore comprensione dei fattori alla base dell’adattamento di Congeria agli ambienti sotterranei e una valutazione completa sul suo stato di salute genetica, della storia demografica e della resilienza delle tre specie esistenti di fronte alle alterazioni dell’habitat.
07 – Il respiro giornaliero del radon in due grotte del carso goriziano(settore nord-occidentale del carso classico)
Il respiro del radon è stato studiato utilizzando i dati raccolti nell’Antro di Casali Neri e nella Grotta Due Piani (settore nord-occidentale del Carso Classico) durante due monitoraggi durati rispettivamente ventiquattro e quindici mesi. Si manifesta con aumenti della sua concentrazione, seguiti, subito dopo, da diminuzione. Nei diagrammi che riportano il suo andamento, il respiro, dunque, forma dei picchi, che sono più evidenti nei mesi freddi, quando l’attività del radon è bassa. L’indagine si è svolta in due fasi. Nella prima sono stati esaminati, dal punto di vista statistico, gli orari e si è visto che, nell’Antro di Casali Neri il radon aumenta prevalentemente in tarda mattinata o nel primo pomeriggio e poi cala nel tardo pomeriggio o alla sera. Nella Grotta Due Piani questa situazione è meno evidente. Nella seconda fase dello studio, invece, il respiro è stato messo in relazione ai parametri meteo, distinguendo due tipi di picchi: regolari, a cadenza giornaliera oppure isolati e più larghi. I primi avvengono in giornate soleggiate, seguendo l’andamento delle temperature. I secondi sono correlati ai cali, seguiti da rialzo, della pressione atmosferica, possono formarsi in qualunque momento della giornata e avvengono durante le perturbazioni meteo, quando il cielo è nuvoloso, spesso con pioggia. Ovviamente, temperature, pressione atmosferica e altri eventi di qualsiasi tipo possono influenzarsi tra di loro e quindi le caratteristiche del respiro possono presentare diverse situazioni intermedie.
08 – Le tormaline detritiche del bacino Giulio e del bacino del Brkini
All’interno delle arenarie flyschoidi del Bacino Giulio e del Bacino del Brkini sono state individuate delle tormaline detritiche. Dopo aver effettuato la concentrazione dei minerali pesanti si è potuto osservare che, sebbene la quantità totale di minerali pesanti nei due bacini sia simile (tra lo 0.27 e l’1.34 % del totale), le tormaline sono in numero molto variabile. All’interno dei campioni del Bacino Giulio infatti sono stati trovati tra 1 e 14 cristalli mentre nel Brkini sono stati rinvenuti tra 30 e 100 cristalli di tormalina. Le analisi chimiche hanno mostrato come le tormaline siano quasi tutte di tipo dravite derivanti probabilmente da rocce a quarzo e tormaline ricche in Fe, rocce calcareo-silicatiche e metapeliti, mentre tormaline di tipo schorl sono presenti nelle arenarie del bacino di Brkini. Da un confronto con le tormaline detritiche presenti in rocce dal Paleozoico al Cretacico delle aree delle Caravanche, delle Dinaridi nord-occidentali e del flysch bosniaco si può osservare come le tormaline maggiormente presente nei campioni qui analizzati siano diverse da quelle delle zone circostanti.
