Ulderico Silvestri

ULDERICO SILVESTRI – 19.07.1942- 26.02.2021

Tratto dalla rivista  Sopra e Sotto il Carso Anno X n. 5

Colpevolmente da parte nostra e con molto ritardo, abbiamo appreso della morte dell’a­mico Silvestri Ulderico più conosciuto, da tutti gli amici speleologi, e non solo da loro, come “Ulli”. Purtroppo alla soglia degli ottant’anni viveva da solo e ultimamente aveva voluto un po’ autoisolarsi, forse perché non si sentiva più così attivo come quando era abituato a spadroneggiare lungo le valli del Natisone: il suo regno! Era uno speleologo della vecchia guardia, socio per moltissimi anni del Gruppo Speleo “L.V. Bertarelli” sez. CAI di Gorizia e dal 1989 socio del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”. Ulli, come pochi, conosceva profondamente le valli del Natisone (e non solo in senso letterario visto che ne conosceva anche le grotte) dove le sue ricerche ave­vano portato alla scoperta di numerosissime grotte, quando le “Valli” erano speleologi­camente ancora poco conosciute. Sua è la scoperta della Grotta di Canebola e l’Abisso Rug Dobie, tanto per citare qualche nome, sen­za contare le altre grotte minori, ma non tanto, che erano tantissi­me. Credo che Ulli sia stato il mi­glior conoscitore e uno dei più grandi esploratori di sempre delle valli del Torre-Natisone che, erano la sua seconda casa. Molti anni fa, nel 1967, avevamo cominciato assieme e quasi casual­mente, a praticare la speleologia partendo da un vecchio seminterrato messoci a disposizione dalla parrocchia di Campagnuzza a Gorizia. Il parroco dell’epoca, forse anche lui richiamato dal fascino delle grotte, aveva preso a cuore le richieste e le intenzioni di quei quattro ragazzi che avevano nell’anima la voglia di af­frontare il mondo sotterraneo. Per ironia della sorte ci diede in comodato d’uso una saletta situata nel seminterrato! Così, grazie a questa concessione, in quell’anno nasceva a Gorizia, in modo spontaneo una nuova associazione speleologica composta da un gruppo di amici tutti animati so­prattutto dalla curiosità dell’esplorazione di alcune cavità scoperte in modo del tutto ca­suale sul vicino Carso Goriziano.

La zona era facilmente raggiungibile anche in bicicletta e visto che il gruppetto di amici era formato esclusivamente da studenti, all’epoca privi di mezzi di locomozione miglio­ri, questa divenne obbligatoriamente la zona prescelta per le numerose esplorazioni. Da subito il gruppo sente la necessità di doversi dotare di un minimo parco attrezzi per poter affrontare le piccole verticali che incontra nel corso delle proprie esplorazioni. Fu in quel periodo che qualcuno, … amico dell’amico, ci fece conoscere un giovanissi­mo Ulderico Silvestri da subito ribattezzato “Ulli”.

Ulli ci portò in dote due scalette autocostruite, ognuna di 20 metri, con cavi e gradini in acciaio (pesantissime), l’acquisto poi di un rotolo di corda in canapa (Ø 20 mm) complettò il parco attrezzi e cominciarono le esplorazioni “impegnative”. Ricordo con una certa nostalgia l’entusiasmo e lo spirito d’avventura che ci aveva vaso, a Gorizia all’epoca non c’era molta conoscenza speleologica o almeno, noi tenni non ne avevamo. Le nostre conoscenze erano derivate unicamente dalla  vecchio “2000 Grotte” che avevamo trovato nella biblioteca civica. Forse è da quello spirito e dalle letture di libri come “Trenta’anni sotto terra” di Casteret che il gruppo prese il nome, un po esotico, di “Speleo Equipe Goriziana”.

Giugno 1969 – Un giovane Ulderico Silvestri, in primo piano, posa davanti l’ingresso della Grotta di Osgneto, visibilmente soddisfatto per aver trovato una nuova prosecuzione della grotta. Dietro di lui Giorgio Padovan e Alessio Romano

Ricordo anche che l’amico Ulli, avendo un lontano cugino che lavorava presso la base americana di Aviano, ci aveva fatto avere alcuni caschi militari dell’esercito USA, erano quelli leggeri, usati per le esercitazioni, ma per noi erano importantissimi.

Lui, inoltre, essendo più anziano di noi, tutti poveri studenti, era anche l’unico lavoratore e in possesso di una favolosa Fiat 500 rossa, le escursioni pertanto smisero di essere fatte in bicicletta ma da quel momento grazie ai “potenti mezzi motorizzati” si potè spaziare anche nelle grotte del vicino Carso triestino. Ne segue un periodo di intensa e vivace attività, vengono effettuate diverse esplorazioni sia sul vicino Carso goriziano e triestino, ma soprattutto si prende coscienza che il rilevamento delle cavità esplorate costituiva una cosa essenziale per il prosieguo dell’attività speleologica. Ulli era un ottimo disegnatore e aveva una capacità innata nello schizzare il profilo di una grotta. Si realizzò così un piccolo schedario delle cavità scoperte e rile­vate in quel periodo. Va ricordato che le varie attività venivano svolte in completa autonomia ed in modo au­todidattico, non avendo all’epoca alcun contatto con altri gruppi speleologici regionali. I primi contatti con un’altra realtà speleologica cittadina furono dovuti grazie al lavoro di Ulli che in quel pe­riodo, siamo nel 1969, entra in contatto con l’altro gruppo speleologico cittadino, legato alla locale sezione del C.A.I. e fa in modo tale da traghettare alcuni soci, tra cui il sottoscritto, verso quest’altra associazione. Nel 1970 pertanto la Speleo Equipe Goriziana si scioglie e alcuni tra i più validi suoi soci confluiscono nel Gruppo Speleo “L.V. Bertarelli” sez. del C.A.I. di Gorizia.

Maurizio Tavagnutti