Franco GHERBAZ (12.10.1940 – 22.01.2021)

Presidente della Commissione Grotte Eugenio Boegan dall’8 maggio 1995 al 9 marzo 1998

E’ venuto a mancare, venerdì 22 gennaio, Franco Gherbaz, nostro vecchio e affezionato socio. Fratello maggiore di Mario Gherbaz, era nato a Trieste il 12 ottobre 1940 ed aveva iniziato giovanissimo la sua attività speleologica: nel 1956, sedicenne, costituiva con un gruppo di amici un piccolo gruppo grotte (lo Speleo Club Triestino). Dopo un paio d’anni passava all’Alpina (così veniva chiamata, all’esterno, la squadra della Commissione Grotte) entrando nel 1958 a far parte della Commissione Grotte ‘Eugenio Boegan, ove si distingueva subito quale provetto rilevatore (si devono a lui i primi rilievi strumentali: Grotta del Cane, Grotta Ercole, Grotta Cinquantamila), sia sul Carso, come nel Friuli e negli Alburni. Lasciata nel 1962 la speleologia per l’alpinismo, grazie ad una notevole attività fatta con la sezione del CAI AXXXO diveniva in breve tempo membro del Club Alpino Accademico.

Nel 1983 tornava al suo primo amore, la speleologia, riprendendo la sua attività di rilevatore sia in grotta che all’esterno (varie campagne di lavoro sul Canin per posizionare con il tacheometro le grotte più importanti del Col delle Erbe e dintorni). Collaborava alla realizzazione del “Manuale di rilievo ipogeo”, edito dalla Regione Friuli Venezia Giulia nel 1990 e due anni dopo al suo aggiornamento per la seconda edizione.

Eletto presidente della Commissione Grotte l’otto maggio 1995, rimarrà in carica per tutto il mandato, sino al marzo 1998. Durante la sua presidenza la Commissione ha avuto modo di ricompattarsi, trovando il giusto equilibrio nell’ambito della società madre, l’Alpina delle Giulie, e di portare la sua attività in varie parti del mondo (Venezuela, Messico, Etiopia, Viet Nam). E’ stato il presidente che ha potuto inaugurare il Sentiero Alto della Grotta Gigante, impresa che aveva impegnato la Commissione – con alterne vicende – per oltre trent’anni.

Nel 1996, con la dinamica collaborazione di Roberto Barocchi, aveva organizzato un convegno per celebrare i trent’anni della Legge Speleologica regionale, quella che ha permesso non solo al catasto di funzionare, ma anche a molti gruppi grotte della regione di vivere.

La CGEB


Addio Ciaspa

La notizia della morte di un amico ti colpisce sempre, ma quando si riferisce ad uno che ti ha accompagnato per un periodo della tua vita è come ricevere un pugno sul petto, un colpo che, per qualche attimo, ti toglie il fiato.

Così è stato per me allorché ho ricevuto la notizia della morte di Ciaspa – per l’anagrafe Franco Gherbaz. Avevo conosciuto questo grottista dell’Alpina il 26 aprile 1959: s’era aggregato a noi del GEST (allora ne facevo parte), impegnati ad una visita alla 12 VG. L’ambiente umano del GEST gli piaceva, per cui scendeva volentieri in grotta con noi. Memorabile l’escursione del Ferragosto del 1960: il 14 agosto in tre (Ciaspa, Ugo Fabbri ed io) giro a piedi, con zaini e scale, per le osmize (nessuno di noi era motorizzato), visita notturna alla Grotta di Ternovizza, bivacco nella stessa e la mattina dopo alla Grotta Noè ove ci raggiunse Virgilio Zecchini; per scendere avevamo utilizzato 40 metri di pesanti scale del GEST e 30 dell’Alpina.

Avevamo stretto amicizia subito, ci univa non solo l’amore per il mondo sotterraneo ma il comune avvertire il rapporto con lo stesso. Un modo di vedere la grotta non come mero oggetto di studio ma neppure come parco giochi. Assieme abbiamo fatto ancora altre grotte, fra cui l’orrido Bus de La Lum sul Cansiglio. Poi io dal GEST sono passato all’Alpina mentre lui aveva cominciato a dedicarsi alla montagna. Prima di abbandonare il mondo sotterraneo mi donò qualche pubblicazione, alcuni rilievi e un grosso fascicolo, da lui rilegato, contenente ritagli di giornale e testi di speleologia battuti a macchina, materiali che ritengo doveroso finiscano negli archivi dell’Alpina.

Negli anni ’90 quando è tornato alle grotte, si è ravvivata la nostra amicizia, sopita sino ad allora ma non spenta. Amicizia cementata dagli scavi da lui diretti nelle grotte della Valle e alla Lazzaro Jerko, dalle lunghe belle e felici giornate dedicate ai rilievi in grotta e sul Col delle Erbe. Splendide giornate di cui mi sento debitore nei suoi confronti. Come mi sento debitore per gli insegnamenti che mi ha dato: è stato il primo dei due modelli di rilevatore cui ho cercato di adeguarmi (avvicinandomi, ma non riuscendoci del tutto).

Grazie, Franco, il tratto di strada che, in anni ormai lontani, abbiamo percorso insieme mi è stato, anche per la tua presenza, meno greve.

                                                                                                              Pino Guidi

Un’immagine del gruppo di pensionati che per mesi di dedicò allo svuotamento della Grotta del Gufo.

Ciaspa radunò intorno a sé un gruppo di volonterosi, avendo intuito la possibilità di entrare nella “SAVI” oltre la 2° strettoia. Ormai giunti prossimi al congiungimento, una parete di roccia compatta non dava speranza di proseguimento. Fortunatamente la scoperta della Curta de Lucio permise di concretizzare la sua intuizione, per altra via.

                                                                                                             Nicolò Zuffi

Franco Gherbaz, detto “Ciaspa”

In un paio di anni, numerosi soci ci hanno lasciato per un, come si dice, mondo migliore. Franco, speriamo per un po’ di tempo, sia l’ultimo. Era una decina di mesi più giovane di me come pure una decina di mesi inferiore alla mia anzianità nella “Commissione Grotte”.

Oltre ad essere un provetto speleologo, era anche un valente rocciatore. Spesso mi raccontava le sue imprese sulle nostre montagne, invitandomi ad accompagnarlo, qualche volta, nelle sue scalate. Non accettai, perché in quei tempi lontani, per me le grotte erano tutto.

Da giovanissimi facevamo ambedue parte della “Tarocca”, una sottosezione non ufficiale della C.G.E.B., non ben vista dai soci più anziani ai quali contestavamo tutto. Eravamo in pratica dei “sessantottini” ante-litteram. La nostra attività allora era intensa! Ogni domenica scendevamo in qualche abisso e, visto che non ne avevamo molti degni di nota, ci siamo accordati a disostruire il famoso “Abisso presso la cisterna di Gropada” 369 VG, nel cui primo vano i villici avevano scaricato, a seguito delle bonifiche dei loro campi, una ventina di carri di pietrame. Dopo mesi di faticosi lavori gli stessi venivano abbandonati senza aver ottenuto risultati degni di nota.

Franco, oltre ad essere stato uno speleologo di prim’ordine era anche un rilevatore di eccezionale bravura. Ne è l’esempio il rilievo topografico della “Grotta presso Padriciano”, 3978 VG, ossia la “Cinquantamila” … Lire! Questa somma era stata richiesta come garanzia dal proprietario del terreno in cui era ubicato l’ingresso, completamente ostruito, della grotta in questione e così doveva rimanere dopo l’esplorazione.

Un ricordo della sua ingegnosità: durante l’esplorazione dell’Abisso Polidori sulle Alpi Carniche, stavamo rilevando quella gelida grotta, battuta in molti tratti da copiose venute d’acqua; io, dopo mezz’ora di lavoro, ero già fuori uso per quello che riguarda l’opera di rilevamento: la punta della matita si era rotta, la penna a sfera aveva smesso di funzionare e il blocco notes completamente infracidito dall’acqua e su cui era impossibile segnare i dati e i relativi schizzi. Franco invece continuava imperterrito il suo lavoro: tempo prima si era procurato una penna alla quale l’acqua non avrebbe creato problemi durante la scrittura, mentre il notes, fabbricato da lui stesso, era costituito da foglietti di plastica ruvida, sui quali la penna funzionava a meraviglia.

Negli anni dell’inaugurazione del nuovo sentiero turistico nella Grotta Gigante era stato eletto Presidente della Commissione Grotte. Non ricordo se fosse stato presente quando abbiamo raggiunto il Timavo nella Grotta Lazzaro Jerko, 4737 VG: forse la sua salute non era ottimale, ma aveva contribuito egregiamente ai lavori, procurando il capanno metallico che nella dolina per un po’ di tempo era stata la nostra base ed in cui aveva piazzato un massiccio tavolo di legno da lui stesso costruito (capanno purtroppo incendiato da ignota mano tanto invidiosa quanto stupida) e su cui il buon Bibi cucinava pasti caldi per gli scavatori.

Parlando di rilievi voglio ricordare quelli bellissimi delle grotte Zita e Karl, 5020 e 5441 VG, sul monte Ermada, pubblicati nel 2003 nella monografia sulle grotte di guerra di questo monte da lui scritta assieme ad altri due consoci. Una ventina d’anni fa sono stato impegnato con lui nella Grotta Martina, 5640 VG, nei consueti lavori di rilevamento topografico. Da allora, debbo ammettere con tristezza, non ho più avuto l’occasione di vederlo o sentirlo.

1985 – Bivacco DVP, Guidi, Bone, Gherbaz F.

Caro Franco se un giorno, come ipotizza qualcuno, ci rivedremo, mi dirai perché ti chiamavano “Ciaspa”. Oggi come oggi mi sfugge dalla mente il motivo del tuo soprannome. Ti saluto con un ciao di cuore.

                        Bosco Natale Bone