Pillole di Davorjevo 2019

[…] Sarà forse un’assurda battaglia ma ignorare non puoi … Che l’Assurdo ci sfida per spingerci ad essere fieri di noi […]                                                                                               Francesco Guccini, Cristoforo Colombo

                        Passaggio allagato (ph. Domagoj Korais)

Le esplorazioni condotte durante il 2019 in “Davorjevo brezno” hanno portato alla scoperta di ambienti di rara bellezza, essere tra i primi a esplorarli, e fotografarli, è stato motivo per me di grande soddisfazione. Che dire poi della piena che a maggio 2019 ci ha fatto faticare non poco per guadagnare l’uscita? Pura adrenalina rivestita di neoprene. Tuffarsi in un lago, raggiungerne la sponda opposta e scoprire ambienti ancora più maestosi di quelli percorsi in precedenza è una emozione che da sola vale la pena di vivere per occuparsi di speleologia. Saltare assieme con i compagni di esplorazione nel nuovo corso d’acqua, con destinazione ignota, per poi meravigliarsi subito dopo di essere stati i primi uomini ad aver sporcato di fango quel rivolo immacolato penso sia quanto di più speleo ci sia, e continuerà a farmi sorridere sotto i baffi durante gli inevitabili comatosi lunedì lavorativi che seguono quasi tutte le explo in Davor.

Domagoj “Ultimo” Korais

L’esperienza in “Davorjevo” è stata veramente stimolante per uno speleologo alle prime armi come me.  Ero già stato diverse volte in questa grotta, ma pensavo di essere arrivato tardi, una grotta che ormai aveva già dato quel che poteva dare durante le precedenti esplorazioni. Fortunatamente mi sbagliavo, dopo diverse uscite mirate alla ricerca del bypass riuscimmo a superare l’ex sifone terminale. È stata una gioia immensa, dopo aver risalito diverse decine di metri su pareti fangose ritornare al fiume. Fare il primo tuffo è stata un’emozione fortissima che abbiamo condiviso tra amici, qualcosa che non avevo mai provato stando in grotta.

Marco “Armo” Armocida

 Credo esistano luoghi che per loro natura abbiano il potere di regalare esperienze indimenticabili e senz’ombra di dubbio il Davorjevo brezno è uno di questi. Solo durante questa esplorazione ho potuto comprendere cosa sia realmente decisivo per il successo di un’impresa simile, e non sono i metri che ci si lascia alle spalle, la rilevanza scientifica delle scoperta, il gesto tecnico espresso o la soddisfazione dei complimenti passeggeri, bensì qualcosa d’immateriale ma di ben più prezioso: “la sinergia”.

Un gruppo sinergico non rappresenta solamente un “organismo” capace di portare avanti un esplorazione come il Davorjevo brezno, ma rappresenta l’anima di un qualcosa che un domani potrebbe portarne avanti molte altre. I principi inclusivi sono alla base di quello che finora è stato fatto. Dall’inizio del progetto “Kras” di strada ne è stata fatta tantissima; un’esperienza che non ha conosciuto confini in ogni senso, dalla provenienza geografica al sognare ambienti stupefacenti talvolta nascosti da un sifone, frana o arrampicata. Ci si è sempre trovati a condividere momenti eccezionali tra persone ed idee delle più disparate ed apparentemente inconciliabili. Il Davorjevo brezno corrompe la fatica con panorami di una bellezza assurdamente naturale, da lasciare interdetti. Ci si ritrova spesso a chiedersi se si tratti di qualcosa di artificioso, surreale, al punto che viene minata la nostra idea stessa di naturalezza. Credo sia il suo inestimabile fascino a regalare emozioni pure, articolate sensazioni che rispecchiano la sua complessità morfologica.

Ormai sono alcuni anni che provo a cimentarmi nella fotografia in grotta e tra tutte quelle che ho avuto il piacere di fotografare il Davorjevo brezno rappresenta la sfida più interessante per logistica e tempistiche, e finalmente dopo quasi cinque anni sono riuscito ad aggiornare la mia attrezzatura in funzione di questa impresa, del tutto ignaro di quello che avrebbe significato per me. Quindi, dimenticandomi di quello che era il mio metodo fino a quel momento, lasciai a casa il cavalletto e decisi di non dedicare più di un quarto d’ora a foto. Curiosamente ne sono usciti i migliori scatti di sempre (fino ad ora), anche per merito indiscusso della location e dei pazienti figuranti/aiutanti. Questa grotta mi ha accompagnato in un percorso di crescita che non avrei mai potuto nemmeno lontanamente immaginare, e senza accorgermene mi ha regalato soddisfazioni personali ben più grandi della fatica che ha chiesto in cambio. Anche se, al di là di ciò che ha rappresentato per me, il Davorjevo brezno il regalo più grande l’ha fatto alla comunità: perché dove prima principalmente si scriveva o si chiacchierava delle esplorazioni nel Davorjevo brezno, e la raccolta di materiale fotografico risultava per necessità ed impegno una mera attività secondaria, ora diventa parte integrante e fondamentale dell’esplorazione, in grado di far innamorare senza se e senza ma anche il più distratto degli iscritti a Facebook: ed è meraviglioso che lo faccia attraverso gli “occhi” entusiasti di chi era lì ed ha il piacere di raccontarlo.

Igor Ardetti

 

Risultati Esplorativi Davorjevo brezno 2018-2019

Attualmente il Davorjevo brezno rappresenta la più importante scoperta in zona Matarsko podolje nella Valsecca di Castelnuovo, il suo sviluppo complessivo è di 5534 metri e con le nuove scoperte viene sfiorata la profondità esplorata da Matej Mihailovski con l’immersione nel vecchio sifone finale. Dal bypass ad oggi sono stati rilevati 787m di grotta con una profondità massima di -303m (208 slm), ed il nuovo ramo si sviluppa in direzione Nord-Nordovest (azimut 330°).

Il tentativo di bypass comincia all’inizio del 2018 quando Louis e Riccardo decisero di risalire il meandro finale in corrispondenza di un piccolo arrivo. La piccola sorgente d’acqua filtrava dalle rocce, ma non destò particolari interessi, bensì la sala adiacente all’ambiente appena scoperto cominciò a far credere che l’idea di un bypass non fosse poi così insperata.

                 Vasca sopra al primo tratto di risalita (ph. Igor Ardetti)

Sopra a noi si apriva un bel salone che proseguiva poi in un meandro di considerevoli dimensioni, dove si poteva sentire il fiume appena lasciato correre sotto di noi. Iniziò così il traverso di questo ultimo tratto, il quale richiese diverse uscite ed una notevole quantità di materiale.

Inizio del traverso (ph. Igor Ardetti)

Ultimo tratto di risalita visto dalla cima della china fangosa (ph. Igor Ardetti)

Il meandro terminava affacciandosi su un pozzo di una quarantina di metri (quello che diventerà l’attuale via d’accesso alla parte alta del bypass), ma sopra di noi era ben visibile il soffitto di un’imponente condotta, purtroppo una china di fango ostruiva la vista. Louis iniziò a risalire gli ultimi metri e finalmente superò la china fangosa. Ricordo che ci mettemmo a ridere nel sentirlo urlare euforico, ma Riccardo ritornò immediatamente serio ed intimò a Louis d’aspettarci, pena qualcosa di molto simile alla gambizzazione.

 Sezione concrezionata della galleria fossile dopo la risalita (ph. Igor Ardetti)

Raggiunto Louis proseguimmo per una decina di metri lungo uno splendido passaggio, e scendemmo per un piccolo salto di 5-6 metri per arrivare in un ambiente con concrezioni di un bianco stupefacente.

Concrezione bianca nella galleria fossile dopo la risalita (ph. Igor Ardetti)

Entrammo in una galleria fossile con spaghetti, eccentriche ed altre formazioni meravigliose ma quello che ci lasciò veramente ammutoliti fu il rimbombo delle nostre voci una volta affacciati su di un’enorme frattura, un imponente salto di quasi una quarantina di metri (La porta di Nena)

Sezione concrezionata della galleria fossile dopo la risalita (ph. Igor Ardetti)

La porta di Nena (ph. Igor Ardetti)

Tornammo la volta seguente a scendere il pozzo, quello che ci trovammo davanti una volta sceso fu mirabolante. Seguendo un passaggio alla base del salto arrivammo in un salone di crollo enorme, e poi la illuminammo, alla base della frana unapiccola rapida schiumava di bianco per sparire in una galleria di cinque per cinque. Eravamo giunti alla fine del bypass!

Nonostante l’impeto decidemmo di lasciare l’acqua lì dove era, e che sarebbe stata violata con l’uscita ventura. Lo stesso glorioso giorno, proseguendo verso l’uscita, la grotta ci mostrò una faccia che non avevamo ancora avuto modo di conoscere, infatti spesse volte era stata scesa in condizioni di maltempo, ma mai aveva manifestato un regime di piena come quello. Alla fine fu poco simpatico e fastidioso ma riuscimmo a guadagnare comunque l’uscita.

Ritornammo finalmente nel salone, questa volta si unì anche Miha, eravamo sul bordo della prima pozza (dove si gettava la “rapida” vista la volta prima) pronti a saltare.

Concrezione alla base del p.36 (ph. Domagoj Korais)

Il countdown e poi il salto. Uno dei momenti di grotta e gruppo che ognuno dovrebbe vivere e condividere, quell’istante valse “tutto”.

Il parco giochi acquatico che ci trovammo immediatamente dopo ad esplorare penso sia possibile descriverlo solo con le immagini: calcari neri; condotte da manuale (Fig.11; Fig.12); concrezioni; formazioni di sabbia particolarissime(Fig.13; Fig.14); rapide(Fig.15); pozze(Fig.16); laghi (Fig.17) ed il tutto di magnificente bellezza.

Sfortunatamente dopo all’incirca 260 metri (la via di Susi) e ad una profondità di -303 metri (208 slm) l’acqua sparisce tra i massi di frana in quello che è il nuovo sifone terminale. Le successive uscite porteranno ad un ulteriore sviluppo di quasi un centinaio di metri in una condotta fossile raggiunta da Miha e Louis al di sopra del nuovo lago sifone, mentre altri 260 metri circa sono stati percorsi in rapidità lungo una splendida galleria fossile. Purtroppo questi ultimi risultati sono ancora da topografare al fine di consolidare ulteriormente lo splendido risultato.

Rimane di grandissimo interesse la parte a monte, la quale da una prima stima sembra riversare una quantità d’acqua all’incirca quattro volte maggiore a quella incontrata mediamente nella grotta pre-bypass, lasciando così aperti nuovi orizzonti esplorativi e facendo affiorare nuovi interrogativi sulla provenienza di questo ricco apporto. Lo studio delle acque rappresenta ad oggi una delle attività di maggior interesse e pregio condotte all’interno della grotta, ultimamente ha visto l’installazione di due stramazzi rispettivamente nel meandro Veneziano e all’uscita del ramo dei Carbonari, continuando così la fruttuosa collaborazione con gli enti di ricerca coinvolti nell’analisi e nel tracciamento.

Per ultimo, ma assolutamente non per importanza, segnaliamo l’avvistamento del proteo nel nuovo lago sifone.

L’esplorazione del Davorjevo brezno è, ad oggi, più viva che mai!

Igor Ardetti

Hanno preso parte all’avventura:

  • Commissione Grotte Eugenio Boegan
  • Jamarski klub ŽelezničarLjubljana
  • Jamarsko društvo Dimnice
  • Speleološko društvo “Buje”
  • Speleološka udruga “Pula” e Speleološka udruga “Estavela”
  • Društvo za raziskovanje jam Ljubljana