Vincenzo Obersnel

 

Vincenzo Obersnel – Siracusa 15.10.1931 – Trieste 21.01.2013

Alla bella età di 82 anni è morto Vincenzo Obersnel, meglio conosciuto nell’ambiente grottistico triestino dell’altro secolo come “Enzo Capèl”. Nato nel 1931 a Siracusa da madre giuliana che ritorna presto a Trieste, inizia la sua attività escursionistica nel 1947, girando il Carso utilizzando vecchie carte topografiche austriache, fortunosamente finite nelle sue mani. Intraprende pure in quel periodo l’attività speleologica, frequentando alcuni dei gruppi grotte allora operanti (soprattutto il Club Alpinistico Triestino e il Gruppo Triestino Escursionisti) ma non aderendo formalmente a nessuno di essi.
“Enzo Capèl” (era sua abitudine segnare il suo passaggio, sulle pareti delle grotte visitate, con un piccolo berretto stilizzato – appunto “capél”) dal 1962 inizia a lavorare al Servizio Imposte di Consumo del Comune di Trieste ove incontra Adriano Stok e Pino Guidi con i quali ricomincia a compiere escursioni sotterranee. La prima grotta che visita con i nuovi compagni d’escursione, maggio 1963, è la Zavinka pecina, cavità situata nei boschi di Senosecchia, in Slovenia (allora però ancora Jugoslavia), da lui individuata appunto su una carta austriaca al 75.000 risalente alla seconda metà dell’Ottocento e trovata proprio utilizzando quella carta (che lui considerava più precisa delle successive italiane al 25.000).
Amante del Carso ipogeo ma spirito indipendente, verso la fine degli anni ‘60 acquista un paio di spezzoni di scaletta superleggera (quelle con cavo di 3,17 mm) con cui si dedica ad uno speleoturismo solitario nel Carso triestino, con sporadiche puntate in quello sloveno.
Nel 1990 si iscrive al CAI – Società Alpina delle Giulie e si aggrega al gruppo di scavatori non più giovanissimi della Commissione Grotte “E. Boegan”, partecipando saltuariamente quindi alle esplorazioni delle varie piccole cavità che in quegli anni venivano aperte e messe a Catasto. E’ pure presente agli scavi nella Grotta del Gufo, 5740 VG, mancato secondo ingresso della Grotta Gualtiero, 5730 VG; in quest’ultima collabora pazientemente alle operazioni di rilevo condotte dalla squadra tacheometrica. Entra nella Commissione nel 1994 e vi rimane sino al 2010. Nonostante un’operazione al cuore non interrompe la sua attività escursionistica, sia sopra che sotto il Carso, prendendo parte soprattutto alle escursioni pomeridiane infrasettimanali finalizzate a ricerche spelobotaniche o entomologiche organizzate da alcuni dei ricercatori della Commissione.
Ha così modo di vistare oltre un centinaio di grotte fra cui più volte la Grotta delle Colonne, 4180 VG, l’antro presso Prosecco, 3921 VG, la Grotta Germoni, 4429 VG, la Grotta del Monte Gurca, 249 VG, la Grotta dell’Alce, 62 VG, la Grotta dell’Acqua di Boriano, 135 VG, sul Carso triestino e le grotte di Lipizza, 11 VG, Obrovo, 117 VG, Siroka, 127 VG, Ziatic, 378 VG, di Novello, 465 VG, Kramerova, 601 VG, Racizze, 613 VG, Dimnice, 626 VG , Zavinka, Skadanscina,– per citarne solo alcune – in quello sloveno. Fra il 1991 e il 2011 scende (sovente solo nel primo tratto o in quello attrezzato di alcune cavità) nelle grotte 18, 21, 62, 97, 135, 241, 256, 264, 420, 425, 561, 817, 840, 850, 1095, 2690, 3899, 3913, 4041, 4205, 4253, 4315, 4884, 5126, 5335, 5387, 5625, 5637, 5639, 5640, 5720, 5730, 5740, 5949, 5950, 6300: un’attività di tutto rispetto per un grottista della sua età.
Allorché l’età avanzata e gli acciacchi a questa connessi gli impediscono di scendere in grotta rimane legato all’ambiente grottistico non solo frequentando la sede sociale ma presenziando, sempre all’esterno, agli scavi che le varie squadre della Commissione attivavano sul Carso. E’ stato infatti presente a molte giornate di scavo all’Arva Uno e all’Arva Tre (i nuovi ingressi della Grotta Impossibile, 6300 VG), e questo sino alla fine dell’estate 2011.
Grande conoscitore del Carso, su cui si recava non appena aveva un momento libero, non si limitava a percorrerne i sentieri ma ne deviava sempre per scendere nelle doline e nelle fratte, indagandone con occhio attento e curioso i più nascosti recessi.
Fu così che, fra l’altro, nel 2006 portò alla luce le rovine di una costruzione su di un’altura fra il monte Gurca e l’Obelisco, identificata poi come il “Segnale fisso di mira” edificato nel 1883 a cura dell’Accademia di Commercio e Nautica (l’attuale Istituto Nautico di Trieste). La costruzione è stata poi restaurata a cura del Rotary Club Trieste Nord su interessamento di L. Filipas (e descritta nel 2010 sul numero 104/1 della rivista Alpi Giulie).
Ha fatto parte della Commissione Grotte dal 1994 al 2010. (PG)