Aspetti speleovegetazionali del Pozzo di Precenico

 

ASPETTI SPELEOVEGETAZIONALI DEL “POZZO DI PRECENICO” (564/2710 VG),

Pozzo di Precenico – 564/2710 (Foto E. Polli)

APPARTATA VORAGINE DEL CARSO TRIESTINO

PREMESSE
La zona compresa fra le frazioni di Precenico di Comeno (Superiore ed Inferiore – Gornji e Dolnji Precnik) e Malchina (Mavhinje) presenta soltanto in minima parte elementi di carsismo superficiale e profondo.  Essa risulta infatti prevalentemente ondulata e prativa, conferendo all’ambiente un aspetto nel complesso ameno e riposante.  Pochi sono gli affioramenti di calcari dolomitici e limitati i depositi di calcite. Soltanto in corrispondenza di alcune doline più scoscese emergono campi carreggiati di ridotte dimensioni e modeste bancate rocciose.  Scarse sono di conseguenza le cavità presenti in questo territorio. Fra quelle più evidenti va citata la non distante Grotta dei Cacciatori (202/97 VG) di Slivia e fra le altre, meno note, oltre all’Abisso di Precenico (539/2709 VG), al Pozzo dei Funghi (o dei Coleotteri , 1108/4080 VG) ed al Pozzo di Malchina (439/794 VG), va certamente annoverato il Pozzo di Precenico (564/2710 VG). E’questa una vasta voragine, quasi più ampia che profonda, che si apre ad un’ottantina di metri sulla destra della strada provinciale che collega Precenico Superiore (220 m) a Malchina (181 m), 850 m prima di raggiungere quest’ultima località. Nella zona (4.a fascia climatica) in cui si apre il Pozzo – e che include anche le località di Aurisina, Medeazza, Slivia e Ceroglie il clima è temperato con notevoli influssi marittimo-mediterranei; esso risulta di conseguenza alquanto più mite rispetto alle plaghe più elevate del Carso triestino sud-orientale. Si ritiene opportuno riportare, nella sottostante tabellina, la situazione climatica dei principali elementi, relativi alle località di Malchina e, per puro confronto, di Borgo Grotta Gigante e Trieste. I dati si riferiscono al trentennio 1951 -80 per Malchina, al periodo 1967-2000 per Borgo Grotta Gigante ed al decennio 1985-1994 per Trieste. Il complesso vegetazionale prevalente nella zona circostante il Pozzo è costituito da un notevole incespugliamento, che si è accentuato in modo molto evidente soprattutto in questi ultimi anni, su pascolo a moderata termofilia. Poco più a nord della cavità (ad est di Malchina) si estendono invece numerosi prati semiaridi (Anthoxantho-brometi) a preponderante bromo (Brcimus hordeaceus S. I.).

Località

 

Quota m Temperatura

media annua °C

 

Precipitazione

media annua mm

 

Umidità rel.

dell’aria %

 

 
 

 

 

Malchina 185 12,5 1257,0 70,0  

 

 

Borgo Grotta Gigante 275 12,l 1351,8 69,0
Trieste 11 14,5 1132,2 66,0

  IL POZZO DI PRECENICO

Il Pozzo di Precenico (564/2710 VG) è un’ampia voragine, ridotta alle attuali proporzioni sia da fattori naturali sia ad opera dell’uomo. Costituì infatti, nel corso della Prima Guerra Mondiale, un buon sito d’adattamento per le truppe dell’esercito Austriaco: ne sono tuttora mute testimonianze sia la cavernetta artificiale, lunga poco più di 5 m, ricavata nella parete meridionale, sia i ruderi di alcune costruzioni che si possono ancora osservare sull’alto ripiano sud-occidentale del pozzo.
Un primo rilievo della grotta, pubblicato sul “Timavo”, risale al 23 febbraio 1930 ed è opera di Bruno Cosmini. La cavità veniva allora definita quale semplice pozzo verticale, profondo 18 m e con la bocca larga 12 m. Veniva messo altresì in rilievo il cospicuo materiale detritico che ostruiva il fondo.
Una successiva ed accurata revisione del pozzo stesso, dovuta a Dario Marini e Claudio Cocevar (S.A.G.), è datata 23 novembre 1969. Riferendosi a quest’ultimo rilievo, le coordinate geografiche della cavità, relative alla Tav. I.G.M. 1:25000, Fo 40° III N.E. “Duino”, Ed. 6.a, 1962, sono le seguenti: lat. 45°46’502 N, long. 1°13’07” E. M.M. e quota d’ingresso a 192 m. La sua profondità complessiva è di 21,50 m con uno sviluppo totale di 23 m. Sino ad alcuni decenni addietro la cavità veniva a volte utilizzata quale comoda discarica: parte del materiale, gettato dall’orlo della parete settentrionale, è ancora visibile fra i detriti lapidei ammassati sul fondo.
Un pittoresco stagno naturale, il cui discreto bacino occupa una piccola conca boscata, si trova 225 m a nord-ovest della voragine, al di là della linea elettrica, presso il pilo contrassegnato dai numeri 22-277-567. La raccolta d’acqua rappresenta tuttora un ben conosciuto e frequentato punto d’abbeverata per la fauna circostante. Nei pressi, si aprono nel terreno alcune doline non molto profonde con modeste caverne belliche.

Rilevamento botanico a cura di Elio Polli (dal rilievo di D. Marini e C. Cocevar

LA VEGETAZIONE NELLA VORAGINE

I fianchi del pozzo, che strapiombano su tre lati con pareti pressochè verticali, sono in buona parte coperti sia da lunghi festoni di Edera (Hedera helix) che da abbondante lingua di cervo (Aspleniurn scolopendrium), oltre che, a nord-ovest, da esuberanti fronde di polipodio sottile (Polypodium interjectum). Dal versante nord-ovest alcuni terrazzi inclinati ed un ripido pendio, ricoperto costantemente dall’umido fogliame marcescente, consentono di raggiungere il fondo del baratro senza attrezzi ed in modo relativamente agevole.
Un aspetto singolare del pozzo è dato inoltre dalla parete nord-nord-est che, rigogliosa per l’abbondante pungitopo (Cuscus aculeatus) che vi alligna, sprofonda dal piano di campagna con un unico salto strapiombante. Come rileva a proposito Dario Marini, “soltanto qualche piccolo foro circolare rompe l’uniformità monolitica e la compattezza della roccia, qui costituita da un calcare piuttosto scuro”. Nella parete contrapposta si aprono invece diverse nicchie, che ospitano abbondante parietaria (Parietaria ramiflora) e numerosi nuclei di erba rugginina (Asplenium trichomanes S. I.). Le nicchie denotano qualche accenno a concrezionamento e, come già inizialmente ricordato, una breve galleria in gran parte artificiale si sviluppa, qualche metro sotto il margine meridionale, in direzione ovest-est.
Ai primi tepori primaverili, un po’ in ritardo rispetto all’ambiente circostante, la voragine si arricchisce nella fascia liminare di una vasta e varia gamma di specie dolinari. tra le quali in primo luogo il candido bucaneve (Galanthus nivalis), la primula (Primula vulgaris) , la renella (Asarum europaeum), l’anemone epatica (Hepatica nobilis), I’orobo primaticcio (Lathyrus vernuslvernus), la dentaria a nove foglie (Dentaria enneaphyllos), la falsa ortica (Lamium orvala), il favagello (Ranunculus ficaria), la consolida tuberosa (Symphytum tuberosumlangustifolium) ed il mughetto (Convallaria majalis). Le associazioni vegetazionali prevalenti nella cavità sono il Carpineto di dolina (Asaro-Carpinetum betuli), però con sporadico carpino bianco (Carpinus betulus), ed il Corileto a bucaneve (Galantho-Coryletum).  Nello strato arboreo-arbustivo si sviluppano un paio di ciliegi (Prunus avium), il corniolo (Cornus mas), alcuni notevoli nocciòli (Corylus avellana, il maggiore di essi presenta una circonferenza di 46 cm, misurata ad 1,30 m dal suolo) e qualche tiglio selvatico (Tilia cordata). Pochi esemplari di sambuco (Sambucus nigra) si spingono più in basso, lungo la china d’accesso, peraltro già superiormente interessata dalla lingua di cervo (Asplenium scolopendrium) e, nei suoi primi metri ad ovest, dal pungitopo (Ruscus aculeatus) .
Nella tarda stagione estiva subentrano nella fioritura altre varie specie – fra cui il fuso di Giove (Salvia glutinosa) ed il ciclamino (Cyclamen purpurascens) – a rendere più cromatico e pittoresco il sito.
La voragine, costantemente molto umida, ospita numerose briofite, fra cui spicca, per la rigogliosa e costante presenza, il caratteristico Thamnium alopecurum. La boscaglia illirica (Ostryo-Quercetum pubescentis) qui tendenzialmente termo- murarialmuraria), la felce dolce (Polypofila, con roverella (Quercus pubescens), dium vulgare), la felce sottile (Polypodium carpino nero (Ostrya carpinifolia), ornello (Fraxinus ornus), ciliegio canino (Prunus mahaleb) ed esuberante scòtano (Cotinus coggygria), sfiora marginalmente la voragine e riveste in parte il territorio circostante, lasciando tuttavia ampie zone ariose prative, qualcuna delle quali ancora adibita ad ordinato coltivo.

Asplenium scolopendrium. (Foto E. Polli)

LE FELCI PRESENTI NELLA VORAGINE

Fra la ventina abbondante di felci che si possono attualmente rilevare negli immediati dintorni di Trieste e sul retrostante territorio carsico (cavità incluse), cinque si sviluppano, in varia misura, nel Pozzo di Precenico. Esse, presenti soprattutto nella fascia subliminare ma anche in quella sottostante suboscura, sono l’erba rugginina (Asplenium trichomanesltrichomanes), la ruta di muro (Asplenium rutainterjectum) e la lingua di cervo (Asplenium scolopendrium) .
Nella zona attigua alla voragine è possibile inoltre individuare il capillare nero (Asplenium adiantum-nigrum). Questa felce, a carattere termofilo, è pure presente in alcune altre cavità della zona, come ad esempio nella Grotta delle Spine (1 1071 4079 VG), nel Pozzo a NO di Ceroglie (“Manderska”, 67513726 VG) e, davvero rigogliosa, nel Pozzo sul monte Ermada (68213744 VG). Inoltre, proprio in prossimità del margine interno sud-occidentale del Pozzo, cresce qualche fronda della felce dolce (Polypodium vulgare). Man mano che si scende nella voragine, con la progressiva diminuzione sia della temperatura che della luminosità e con l’aumento dell’umidità relativa, si nota come relativamente ben diffusa, sia negli anfratti che sulle cornici rocciose, risulti soprattutto la felce rugginina (Asplenium trichomanes S. I.), peraltro molto ben rappresentata in quasi tutti i citi della provincia, sia epigei che ipogei.
Una buona distribuzione, spesso con fronde superanti i 50 cm, è pure data dal polipodio sottile (Polypodium interjectum), vigoroso e compatto specialmente sugli speroni rocciosi che incombono a nordnord-ovest della voragine. Di assoluto rilievo nel Pozzo è però la presenza, relativamente costante nel tempo, della lingua di cervo (Asplenium scolopendrium).  La distribuzione di questa pteridofita sull’altipiano, ma anche in quello comprendente il basso Carso nordoccidentale, risulta alquanto limitata. La specie è stata individuata in due sole altre cavità di questa pur ampia zona comprendente Precenico, Malchina, Slivia, Ceroglie e Duino: altrettanto rigogliosa nella non distante Grotta dei Cacciatori (202197 VG) e limitata invece a pochi esemplari nel Pozzo presso l’ex stazione di Duino (421/368 VG).
Sono evidentemente le condizioni topoclimatiche nella voragine, ma soprattutto l’elevato valore dell’umidità relativa, a favorire l’esuberante sviluppo della felce che, in altri vari siti ipogei dell’altipiano, appare per contro in via di rarefazione se non addirittura di progressiva e rapida scomparsa. Numerosi risultano nel pozzo i nuclei, visibilmente lussureggianti, della specie. Essa appare molto ben distribuita in lunga e continuativa fascia sullo strapiombante sperone occidentale, ma anche sulle pareti che incombono a nord-est e, in minor misura, su qualche ripiano a sud-ovest. Riesce a scendere, colonizzando anche la zona prossima al fondo della voragine.
A tutt’oggi, le due cavità carsiche in cui la lingua di cervo si manifesta in modo più rigoglioso, trovando in esse le condizioni ottimali per lo sviluppo, sono il Baratro a Nord di Bristie (686/3763 VG) e la Grotta del Monte Napoleone (1048/4286 VG) presso Slivia.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

La rigogliosa e varia vegetazione che si sviluppa nella voragine, in stretta dipendenza con il particolare topoclima umido e fresco in essa presente, costituisce un carattere distintivo del territorio che, come già fatto notare nelle premesse, denota generalmente ampie e morbide zone pianeggianti (“Ledinice Doline” e “Snezate”) o scarsamente ondulate e tutt’al più collinari. Notevole risulta pertanto nella cavità sia la presenza della lingua di cervo (Asplenium scolopendrium) sia quella di altre felci (Polypodium interjectum, i? vulgare, Asplenium adiantum-nigrum) che richiedono, per svilupparsi nelle migliori condizioni, particolari ambienti ed adeguate esigenze ecologiche, non riscontrabili nel circostante territorio epigeo esterno.
Con l’analisi speleobotanica e vegetazionale del singolare ed appartato ipogeo di Precenico si è effettuato ancora un passo verso una più approfondita conoscenza delle specie, soprattutto a carattere cavernicolo, che si sviluppano negli ipogei dell’altipiano carsico triestino. Inoltre, con la discesa relativamente agevole nella voragine abbiamo potuto immergerci, seppur per un lasso di tempo alquanto limitato, in un mondo molto diverso da quello in cui siamo soliti vivere. Con il suo silenzio, con i suoi odori muscosi, con il suolo umido ed argilloso sotto il fogliame scivoloso, ma anche con la sua particolare vegetazione d’impronta cavernicola, la voragine ci ha elargito alcune delle numerose ed insolite sensazioni proprie del nostro Carso, territorio sconosciuto a chi non lo setacci a fondo, metro dopo metro, in tutte le sue recondite plaghe, per cercare di scoprirne l’arcana essenzialità.
 BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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                                                                                                 Elio Polli