2009 – Spedizione HEKURAVE – Albania 2009

SPEDIZIONE HEKURAVE – ALBANIA 2009

Un Progetto speleo per una speleologia rispettosa dell’ambiente umano e fisico
 Gli uomini della Commissione Grotte “E. Boegan” sono presenti nelle grotte dell’Albania sin dal 1993; nelle diverse spedizioni sono state esplorate e rilevate parecchie cavità in varie zone carsiche, del paese.  Notizie sulle stesse sono apparse su Atti e Memorie e su Alpi Giulie, mentre parte dei risultati raggiunti sono stati pubblicati sui numeri 34 (giu. 1996) e 55 (gen.-dic. 2008) della rivista Progressione.
Fra la prima spedizione e l’ultima è stato purtroppo notato un notevole degrado ambientale prodotto proprio dal modello di consumismo occidentale introdotto verso la fine del secolo scorso, come pure dall’abbandono delle masserie più isolate, cosa quest’ultima che ha portato al disuso di stradine e sentieri montani. C’è quindi ora il reale pericolo che zone sino ad ieri sede di un ecosistema in cui l’uomo era perfettamente integrato possano essere oggetto di speculazione e vengono alterate o distrutte come già successo nel resto del mondo.
Dopo la spedizione dell’agosto 2009, i cui buoni risultati ottenuti saranno implementati  nella prossima spedizione del 2010, la Commissione ha ritenuto di disciplinare le future ricerche con un piano operativo dei  lavori, e renderlo organico con il  “Progetto Hekurave”. Questo progetto prevede una serie di fasi – alcune concomitanti, altre diluite nel tempo – che possono essere esplicitate nei seguenti punti:
–  Definizione dei limiti della zona interessata dalle nostre indagini, avvalendosi sia della cartografia disponibile, sia di sopralluoghi diretti, perlustrazione invernale con gli sci;
– individuazione, esplorazione, rilievo e documentazione fotografica delle grotte che vi si aprono;
– indagine geologico-strutturale della zona, da condurre attraverso la collaborazione con studiosi e docenti dell’università di Trieste e di Tirana;
– individuazione dei bacini di raccolta afferenti le varie risorgive, al fine di determinare i vari sistemi idrici, e di drenaggio profondi;
– iniziare le ricerche biologiche – entomologiche e spelo botaniche – al fine di conseguire una prima conoscenza dello status in materia;
– assunzione presso i locali di informazioni sull’eventuale presenza di miti e leggende relativi alle grotte e al fenomeno carsico in genere;
– documentazione dettagliata delle immagini, con l’ausilio di riprese fotografiche e video in alta definizione;
– possibilità attraverso tutti gli enti preposti in Albania e con l’aiuto e la consulenza di professionisti e dei enti e ministeri italiani (stanziamenti della comunità europea), sulla possibilità di creazione di una zona protetta o “parco” da destinare alla fruizione ambientale e naturalistica, a rispetto della flora della fauna e delle grotte, ed eventuale  recupero e salvaguardia della cultura attraverso  i manufatti rurali ancora esistenti (e purtroppo destinati a scomparire in pochi anni essendo in completo abbandono);
Come specificato questa serie di lavori dovrebbe essere, nella visione che la Commissione ha dei suoi compiti speleologici  in Albania, propedeutica alla presentazione al Ministero albanese competente di una proposta per la costituzione di un parco alpino-speleologico, da noi ritenuto indispensabile per la salvaguardia dell’integrità delle bellezze naturali, epigee ed ipogee, di questo settore dell’Albania.

 LA SPEDIZIONE DEL 2009

 Premessa:
La Commissione Grotte E. Boegan ha individuato nei primi anni 90′, questa importante area  carsica a nord/ovest di Scutari nel distretto di Bajiran Curri. Tra il 18 agosto e il 5 settembre si è svolta la 4°spedizione in zona, assieme ad un nutrito gruppo di colleghi speleologi e amici sloveni dei gruppi Dimnice di Capodistria, Luka Čeč di Postumia e del gruppo speleologico di Rakek.
Le ricerche sono iniziate in periodi politicamente difficili per il paese albanese, (vedi relazione Elio Padovan progressione 55). Gli speleologi della CGEB assieme al Prof. Boris Strati hanno avuto del filo da torcere per seguire e raggiungere le cavità, è a quei primi esploratori che indubbiamente va un ringraziamento per aver focalizzato un’area carsica di così importante valore, la vallata presso Curraji i Eperm è senza dubbio una delle aree  carsiche più remote e difficili da raggiungere del nostro continente. La cavità più importante che caratterizza l’area   è Shpella Zeze – Grotta Nera, questa cavità descritta nel numero precedente ha dato i maggiori risultati esplorativi durante i 15 giorni di spedizione. Assieme alla continuazione delle esplorazioni e dei rilievi topografici in Shpella Zeze sono state effettuate due vaste ricognizioni sugli altipiani posti tra il monte Boschit e  il monte Hekurave, gli ingressi di maggior altitudine sono stati individuati attorno ai 2.500 metri quota sul livello del mare.
La spedizione è stata molto positiva, un periodo particolarmente secco ha facilitato le operazioni in “Zeze”, sono stati “by-passati” due sifoni e l’acqua in grotta era ai livelli minimi visti. Una violentissima corrente d’aria (paragonabile a quella presente  al tunnel EDF della Pier San Martin), ha forzato perpetuamente ogni angolo della grotta, costringendo la gente a calzare la balaclava nonostante le temperature non particolarmente rigide. Alla fine la lunghezza di Zeze è stata portata attorno ai 3 km e la grotta prosegue in  tre punti distinti.
L’altipiano delle Hekurave è stato raggiunto dal versante sud risalendo un ripido canale. La strada per niente evidente è stata percorsa con fatica e in un paio di volte sbagliato il percorso (assenza di sentieri), il gruppo di testa ha tribolato su scoscesi traversi sotto il peso dei sacchi. Sono stati esplorati e scesi una trentina di pozzi, tra i 20 e i 40 metri. Il paesaggio nel tratto esplorato si presenta molto frastagliato. A tratti attorno ai 2200 m di quota sono emergenti le dolomie. Sono presenti grandi accumuli di pietrischi. Assieme a fenomeni carsici superficiali piuttosto imponenti. Sono stati prelevati alcuni campioni di rocce e sabbie, sia sulle Hekurave che in Shpella Zeze, ora al vaglio presso il dipartimento del prof Cucchi, di Trieste, ricerche saranno fatte assieme ed in collaborazione con L’università di Tirana , Prof. Boris Strati, a cui vanno i miei personali ringraziamenti per l’aiuto e la collaborazione dati, anche nell’organizzazione di quest’ultima spedizione. Determinante il contributo fattivo dello studente in geo-informatica Arian Sulaj, nostro interprete su indicazione di Strati e validissimo e d entusiasta speleo. Nella prossima spedizione ci si riserva una descrizione più dettagliata per la parte geologica e morfologica. Ultimo ringraziamento ma non meno importante va al Console italiano  il  Dott. Stefano Marguccio per l’appoggio e gli importanti consigli avuti presso i i suoi uffici di Scutari.
Con la Commissione Grotte “E. Boegan” hanno partecipato: Louis Torelli (capospedizione), Riccardo Corazzi, Federico Deponte, Piero Gherbaz, Adriano Balzarelli e Fabrizio Pascotto.
Dalla Slovenia hanno partecipato: Rok Stopar (JD Dimnice), Ivo Sedmak (DZRJ Luka Cec), Marjan Vilhar (DZRJ Luka Cec), Izidor Santek Zupancic (DZRJ Luka Cec) e Mitja Mrsek (JD Rakek).

Alba tra le Alpi Albanesi (foto PIERO GHERBAZ)

Le esplorazioni in Sphella Zeze

Il periodo particolarmente secco ha facilitato le operazioni in Sphella Zeze, dove sono stati “by-passati” due sifoni mentre l’acqua nella grotta era ai livelli minimi constatati. Una violentissima corrente d’aria percorre incessantemente ogni angolo della grotta, alla fine dei lavori lo sviluppo spaziale di Zeze è stato portato a 3362 metri (a cui vanno aggiunti altri duecento percorsi ma non rilevati) e la grotta prosegue in tre punti distinti. La Shpella Zeze, risorgenza di troppo pieno che si presenta con un imponente ingresso, è il terzo e più importante sbocco, sinora individuato, delle acque raccolte sull’altipiano delle Hekurave. L’aria fredda che circola violentemente nelle gallerie scende velocemente dall’ampio ingresso lungo il canalone di accesso facendosi notare già a qualche centinaio di metri di distanza. La struttura di “Zeze” è abbastanza semplice: due grosse gallerie di cui la principale, che dopo un primo tratto a NNW prosegue in direzione NNE, è periodicamente interessata da forti piene del torrente ipogeo. Nella parte iniziale le dimensioni sono imponenti per una grotta alpina, il letto del fiume è composto da grossi ciottoli arrotondati mentre in certi punti, dove il flusso rallenta, sono presenti depositi sabbiosi a matrice piuttosto fine; lunghi tratti sono interessati da crolli. La grande siccità estiva del 2009 è stata determinante per il superamento di alcuni punti allagati che avevano precluso l’avanzata nelle spedizioni precedenti. Nelle esplorazioni del 2009 le cose si sono poi complicate, alcuni sifoni sono stati superati seguendo dei laminatoi in salita, dei veri e propri “bypass”, investiti per di più da un violento turbinio di aria mista a sabbia finissima, sabbia polverulenta depositata e appiccicata dappertutto; diverse risalite sono state attrezzate con il trapano. La galleria principale, dopo una deviazione a NNW, è chiusa dal 3° sifone; la grotta continua in alto, prima della deviazione dove è presente l’immancabile corrente d’aria. Dopo un tratto in salita e quindi in discesa in cui si dirige a NE prosegue in due diramazioni principali, ambedue internantisi verso ESE: ci si ferma per esaurimento delle attrezzature e purtroppo del tempo a disposizione, che viene usato per terminare la topografia e la documentazione fotografica.
La seconda galleria importante è quella fossile, che va decisamente verso ovest; in questo tratto della grotta sono presenti alcune notevoli formazioni calcitiche, la circolazione d’aria così caratteristica in questa cavità qui è più “lieve”, se è consentito usare questo termine. Anche qui un’attenta rivisitazione dei vari passaggi già documentati hanno dato ottimi risultati confermando la teoria ormai consolidata che nessuna grotta finisce.

Louis Torelli