Le grotte e la fauna cavernicola di Karphatos e Kassos (Dodecaneso, Grecia)

 

2007 – Le grotte e la fauna cavernicola di Karpathos e Kassos (Dodecaneso, Grecia)

pubblicato su ” PROGRESSIONE N 54 ” anno 2007

I fenomeni carsici profondi delle isole di Karpathos (Scarpanto) e Kassos (Caso) situate a metà strada fra Creta e Rodi, nell’Egeo sud-orientale, sono stati studiati solo in tempi recenti da speleologi tedeschi (1983-1987) e greci (1990).
Le conoscenze sulle grotte sono sintetizzate nelle note di Kaloust Paragamian (1992, Deltion, vol. 20, pp. 238-244, in greco), che ha descritto 5 cavità di Karpathos, e di Thomas Rathgeber e Herbert Jantschke, che hanno presentato un’interessante comunicazione sull’argomento al XIV Congresso Internazionale di Speleologia, tenutosi nel 2005 ad Atene, nella quale sono riportati, fra l’altro, i dati catastali di 11 grotte di Karpathos (2 delle quali già considerate da Paragamian) e di 2 caverne di Kassos. Della suddetta comunicazione è stato diffuso il preprint come file pdf, che mi è stato gentilmente trasmesso – assieme ad altre utili notizie – dal collega Rathgeber.
Quanto si sa sul popolamento animale delle cavità è riportato in alcuni lavori specialistici dedicati alla descrizione o alla semplice segnalazione delle specie rinvenute nella grotta Stylokamara, a Kassos, che, nonostante le modeste dimensioni, ospita una fauna di grande interesse, solo parzialmente studiata. A Karpathos sono state indagate in passato, con risultati molto più scarsi, la Grotta Tsourlaki e la vicina Fessura dei Grilli, situate nella parte meridionale dell’isola.
Nel giugno 2007 ho trascorso una settimana di vacanza a Karpathos, durante la quale ho svolto ricerche sull’artropodofauna di superficie e di grotta. Un’escursione di un giorno a Kassos (andata in aereo, ritorno in traghetto) mi ha consentito di visitare la grotta Stylokamara.

KARPATHOS

Quest’isola montuosa è caratteristica per le morfologie aspre e dirupate (la vetta del Kali Limni, che raggiunge i 1215 metri s.l.m., si trova ad appena 3 chilometri dal mare), che la rendono difficilmente percorribile per via di terra. Si presenta allungata in direzione meridiana ed occupa una superficie di km2 300. La situazione geologica è complessa per la presenza di rocce di diverse serie, autoctone ed alloctone, costituite da calcari e dolomie mesozoici e cenozoici e filliti, coperti nella parte meridionale da terreni clastici tardo-cenozoici.
Le 14 grotte sinora note dalla bibliografia speleologica sono ubicate in massima parte nel settore centro-meridionale dell’isola, a quote inferiori ai 100 metri s.l.m. Presentano in tutti i casi dimensioni limitate e uno sviluppo prevalentemente orizzontale, con frequenti crolli e rari concrezionamenti calcitici.
La più estesa cavità dell’isola, che è anche l’unica da me visitata, è la Grotta Tsourlaki (Spilaio Tsourlaki) o Grotta dei Pipistrelli (Fledermaushöhle), che si apre a 70 metri s.l.m. sul versante sinistro di una piccola valle, poco a monte di un’area militare, non lontano dalla strada Pigadia-Aperi. È formata da una spaziosa caverna iniziale a pianta rettangolare, lunga una trentina di metri, saltuariamente utilizzata come ricovero per le capre. Dalla caverna, priva di concrezioni ed interessata da crolli, si dipartono tre gallerie costituite da strette fessure verticali, che portano lo sviluppo complessivo dei vani ipogei a poco più di 100 metri. Le ricerche faunistiche hanno evidenziato la presenza di elementi banali, che si rinvengono con una certa frequenza nei tratti iniziali delle grotte mediterranee di bassa quota, calde e con umidità del suolo non elevata. Si tratta dei ragni Loxosceles rufescens (Dufour), Scytodes thoracica (Latreille) e Uloborus plumipes Lucas, dell’opilione Leiobunum sp. (esemplare giovane, det. Novak) e dello scorpione Euscorpius sicanus (C. L. Koch) (det. Facheris). Negli anfratti del soffitto della prima caverna nidificano colombi selvatici.
A una ventina di metri dall’ingresso della Grotta Tsourlaki – e alla medesima quota – è ubicata la Fessura dei Grilli (Grillenspalte), costituita da una stretta spaccatura rettilinea di 35 metri di lunghezza, che termina in fessure impraticabili. Quest’ultima cavità è la località tipica dell’ortottero Discoptila kinzelbachi Harz, endemico di Karpathos.
Non ho potuto visitare – causa il mare agitato – un’ulteriore grotta situata a breve distanza dalla baia di Achata, dove si trova una delle più belle spiagge di Karpathos. La cavità in questione, raggiungibile agevolmente solo in barca, non figura fra quelle descritte nelle note speleologiche e potrebbe avere interesse faunistico, trattandosi di una spaziosa caverna umida e molto concrezionata, con ingresso di ridotte dimensioni.

KASSOS

L’isola, situata a ovest di Karpathos, è completamente montuosa (la massima elevazione raggiunge i 600 metri s.l.m.) e presenta una superficie di km2 65. È interamente costituita da calcari cretacici, con ridotte coperture di rocce terrigene cenozoiche.
Le due piccole grotte presenti godono di una discreta fama e sono segnalate come località di interesse nei depliant informativi pubblicati dall’ufficio per il turismo ellenico e in alcuni siti on-line, riguardanti l’isola e le sue strutture ricettive.
La cavità più vicina al capoluogo Fry e l’unica facilmente raggiungibile e visitabile è l’Ellinokamara. Situata nei pressi dell’abitato di Agia Marina, a 150 metri s.l.m., è formata da un unico vano – lungo circa 20 metri – chiuso all’entrata da mura ciclopiche. Ha dato reperti di interesse archeologico.
In posizione molto più isolata, al punto da essere conosciuta solo di nome dalla maggior parte dei locali, è la Stylokamara, che si apre a 255 metri di quota, in corrispondenza di una sella lungo la cresta delle aride colline sovrastanti la costa occidentale di Kassos. Si tratta di una galleria suborizzontale di una ventina di metri, concrezionata, alla quale si accede attraverso un ingresso piuttosto piccolo. Le indagini sulla fauna svolte nella parte più interna della grotta mi hanno consentito di raccogliere i ragni Hoplopholcus minous Senglet, Minotauria sp. (si tratta di esemplari giovani di una specie cieca, certamente nuova per la scienza, già rinvenuta in questa grotta e mai descritta per mancanza di individui adulti), Dysdera sp. (esemplari giovani di una specie epigea molto particolare, rinvenuta anche a Karpathos) e Tegenaria sp. (esemplari di sesso femminile di una specie cavernicola indeterminata, forse inedita) e i chilopodi Lithobius nigripalpis L. Koch e Cryptops trisulcatus Brölemann (det. Zapparoli). Come evidenziato nella premessa, la stazione presenta una fauna di notevole interesse, che comprende molti elementi endemici. Per questo motivo – unito al fatto che gli ambienti sotterranei, per dimensioni e bellezza delle concrezioni, non offrono certamente le meraviglie decantate dalla propaganda turistica – è auspicabile che le escursioni in questa piccola cavità siano limitate alle persone che vi si recano a fini di ricerca scientifica. Ciò non richiede necessariamente l’adozione di particolari interventi di tutela, ma può avvenire semplicemente attraverso una corretta informazione sull’interesse della grotta, volta ad evitare visite inutili, che potrebbero risultare particolarmente deleterie, soprattutto se effettuate da un numero di persone elevato o fornito di mezzi di illuminazione non adeguati.

Fulvio Gasparo

Scarica l’articolo in formato pdf