Col delle Erbe, estate 2006 : innoviamo?

 

COL DELLE ERBE, ESTATE 2006: INNOVIAMO ?

pubblicato su ” PROGRESSIONE N 53 ” anno 2006

Quanti articoli e resoconti ha ospitato PROGRESSIONE sui campi estivi al Col delle Erbe? Decine, almeno, vi rispondo io direttamente. Eccone un altro, mortalmente noioso, e con una provocazione finale, nel mio stile.
Insomma, ad Agosto siamo tornati ancora una volta al DVP, c’erano da svolgere dei lavori, o lavoretti, vedete voi. Terminata forse l’ultima seria e concreta possibilità esplorativa di cadere dal Gortani al Foran del Muss via Gortanzo (vedi PROGRESSIONE 52), rimanevano delle cose minori da vedere, sulle quali spiccava un nuovo foro in zona Vianello. Iniziamo subito con il dire che il tempo è stato canaglia, freddo e piogge continue, e tappati in bivacco a far passare le ore della giornata il morale certo non si caricava, a parte le sempre interessanti storie di Paponcio di coloratissima vita speleologica vissuta sul fronte avanzato. Unica possibilità diabolica di esplorare con la pioggia era data dal SAG98, cavità posta e 10 metri dal bivacco che dopo qualche cospicuo lavoro di scavo si era timidamente aperta in vani liberi. Lì dentro si sono concentrate le prime giornate del campo, ma in ogni caso, dopo aver sceso un bel P.30, la cavità si è infognata in uno stretto meandro-fessura. Il buon senso, circondati da abissi profondi e sistemi kilometrici, ci avrebbe consigliato di metterci una pietra sopra, nel vero senso della parola, ma un po’ la mancanza di alternative valide e un po’ la mancanza di visione e strategica ha indotto a proporci in pesanti lavori di scavo a mio avviso ingiustificati, e spero ancora di venir smentito. Varie uscite si sono svolte per allargare una decina di metri di questo meandro terminale, ove alla fine dovrebbe esserci un salto di ben 5 metri, il tutto a circa -55. Passato il periodo delle piogge, chiaramente agli ultimi giorni disponibili, altre due cavità sono state messe sotto lente d’ingrandimento. Al primo pomeriggio disponibile una battuta di zona sull’apice est del Col delle Erbe in zona Davanzo ha fatto evidenziare un grande pozzo-nevaio in fase avanzata di scioglimento, e con forte flusso d’aria d’ingresso alto. Due uscite si sono rese necessarie per esplorare la cavità, probabilmente già vista negli anni ’70 e sicuramente tappata appunto dalla neve. Ad una profondità di -70, dopo aver allargato qualche passaggio, ci siamo immessi sull’orrido del P70 del Davanzo, cadendo proprio su dei vecchi chiodi a pressione. Altro ingresso quindi del Davanzo (ingresso alto) e nuovo ingresso del Complesso del Col delle Erbe. Ultimo giorno, giù ai pianori dello Spric a proseguire al Madame Bum-Bum, trovato nell’autunno precedente e misteriosamente rimasto inesplorato, nonostante il P.70 d’accesso e la vicinanza al Vianello.

Zona splendida e intricata ma sotto corrono già tentacoli conosciuti, quindi due opzioni inzuppate di fantasia (sollecitata dalla Malvasia, che allegria la porterà….): o spaziare a S, S-O e cadere in zone inesplorate verso i nuovi rami scoperti dagli ungheresi, o breve viaggio verticale orientato a NE e ritrovarci al Vianello. Un primo fondo era già stato raggiunto precedentemente forzando una fessura che menava ad un P.20 con salone annesso ermeticamente chiuso. La punticina di fine campo, fatta da Davide, Gino e Betty, attraversa il P70 d’accesso a 20mt dal suo fondo planando su di un terrazzo, ove un passaggio sotto ad un masso ed un seguente pozzo generoso a campana, bello, indicavano la via giusta.

 

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A circa 100 metri di profondità ci si arrestò sopra un ampio ma non profondo pozzo che si apriva dopo un breve e stretto meandro. La conclusione del campo è stata questa, e i pochi rimasti in quota hanno quindi portato sulla costa adriatica buone notizie almeno dal Bum-Bum. Il medesimo abissetto ci fregherà qualche mese dopo, ove il pozzo che non era stato sceso si rivelerà banalmente ma non inaspettatamente il camino dello slargo delle Gallerie delle Comari, cadendo quindi in pieno Vianello, dove già Rasse nel ’77 aveva griffato il suo passaggio. Ancora altri mesi passarono ed un ultimo giro di foto e disarmo richiuse la luce tremolante sull’eterno… bel gioco finito troppo presto.
Ecco il “campo” quindi.

Rinnovare la testa
Bah! La Commissione Grotte a mio avviso sta passando il peggior periodo della sua storia, e si riflette anche in questo. Questo campo a me ha dato l’idea di una inutile forzatura, forse facendo venire qualche dubbio a più d’uno, non solo a me. Sarà anche magari inevitabile, da tradizione di gruppo e storie di vita, sentirsi legati al Col delle Erbe ed al DVP ma il tornaconto esplorativo è in rosso oramai. L’impegno da noi profuso per cercare il fuggente collegamento con il Foran del Muss via Gortani è stato degno delle migliori tradizioni della CGEB ma non innaffiato dalla fortuna purtroppo. Il Gortani è come una sorta di fantasma che obbliga i soci attivi della CGEB a continuare a grufolarci dentro, con risultati scarsi da troppo tempo a questa parte. Intanto, potete amici sempre fare finta di niente, gli ungheresi nello stesso sistema trovano altri 18 km di grotta sconosciuta, in un posto dove esimi esploratori ci sono passati 10, 20 anni fa decine e decine di volte. Certo, hanno risalito un camino di 200 mt liscio come una lavagna ma non ditemi che l’hanno fatto a caso, per non sapere cosa fare. Mentre noi questa estate passata facevamo gallerie di contromina a – 50, non potevo non pensare agli exploit degli sloveni al Renè, dove dall’amonte piomba giù un fiume degno di tal nome e il signorino arriva dal versante italiano, non riuscivo fare finta di essere sordo quando sempre loro vogliono riarmare il Boegan e S20 per vedere se…., non potevo liquidare con battutine sceme il nuovo – 400 in zona Cergnala fatto dagli ungheresi e Cavia, e non potevo accettare che a Giannetti non si da l’elicottero per le esplorazioni in Pala Celar (nuovo sistema in via di costruzione, abissi, buchi, quel che volete insomma…) ma si da invece per altre azioni tecnicamente estreme ma strategicamente assolutamente inutili, guarda caso, al Gortani. Vorrei far passare questo messaggio, a chi può interessare: il mondo esplorativo sul Canin è dinamicissimo ma noi restiamo di volontà confinanti nel recinto del Col delle Erbe, a glorificarci di racconti che furono e della monaggine degli altri, che evidentemente tanto mone non sono, chiusi nei nostri schemi cerebrali, sapendo (per modo di dire..) già che in quel dato posto non continua “perché ha detto coso che ha già visto”. E’ il vecchio discorso della selezione sociale, se continuiamo a restare a scopare mentalmente tra di noi, e nella stessa posizione, ci estinguiamo. Spostiamoci di zona, disarmiano il Gortani e che non se ne parli più! Avanti con il futuro e il cambiamento, c’è l’assoluta necessità di rinnovare le idee e gli ideali esplorativi della CGEB. Altri luoghi chiamano, Goriuda, Pala Celar, Resia, Croazia, e ce né per creare altri miti e altri sistemi. Il Col delle Erbe, questa è una dichiarazione ufficiale, è scoppiato e vecchio e stanco, per noi ha dato quello che aveva, gloria a lui, mica pistacci: 37km di sviluppo, profondità -935, 17 ingressi, uno dei sistemi più impegnativi al mondo, 5 morti fuori e 3 morti dentro, altri scampati per poco o recuperati ammaccati in barella, tributo di sangue che non si scherza mica. Che entrino altri speleo al Gortani, senza righe di codice mentale e preconcetti, chè quando è successo il sistema carsico gli ha sempre ripagati. La storia continua, la seguiremo o spariremo anzitempo nella nostra spelonca, come i vecchi Inca che si ritirano con la coperta quando sentono l’ora arrivare?

Riccardo Corazzi