Bus de la Genziana

 

BUS DE LA GENZIANA: MANUTENZIONE, SCIENZA E SPELEOLOGIA

 

pubblicato su ” PROGRESSIONE N 52 ” anno2005

INTRODUZIONE
Durante i mesi di agosto – ottobre 2005 sono stati eseguiti alcuni interventi di manutenzione del primo tratto del Bus de la Genziana (1000VTV). La cavità, che si trova per pochi metri nella parte veneta del Cansiglio ed è gestita dal Corpo Forestale dello Stato, è la prima Riserva Naturale Ipogea in Italia grazie al D.M. del 12 luglio 1987. Tra fine ottobre e novembre 2005 questa grotta è diventata anche la nuova protagonista di una attività scientifica avviata già da anni in Friuli Venezia Giulia.
Gli studi che ho condotto sul carsismo del Cansiglio dal 2000 al 2002 mi hanno portato ad affezionarmi ed interessarmi sempre di più a questa cavità. Dopo qualche anno, per caso o per destino, mi si è presentata una nuova occasione per fare qualcosa di interessante e utile: mi sono data da fare e ho intrapreso una nuova avventura in questa grotta, che ora vi sto per raccontare.
I lavori consistevano sostanzialmente nella messa in sicurezza delle prime due scale di accesso fino alla profondità di 15 metri circa, ovvero fino all’attacco della terza scala (non compresa) della via classica di percorrenza verso il fondo, e di altre due scale di un ramo secondario, chiamato Ramo dei Laboratori. Lo scopo principale era di migliorare il livello di sicurezza di questa parte di grotta e di attrezzarla come ferrata per un potenziale uso didattico – scientifico, poiché sono numerose le richieste di visite guidate di utenti di diversi gradi di preparazione tecnica ed il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Trieste ha installato una stazione geofisica a 25 metri di profondità.

MANUTENZIONE
I lavori sono stati commissionati dal Corpo Forestale dello Stato ad una ditta e sono stati assistiti dalla sottoscritta, che ha passato tutte le ferie estive e molti weekend a fare il manovale e ad aiutare gli operai… Appena potevo comunque mi dileguavo e mi concedevo alle chiacchiere con i passanti curiosi, cercando di dissuadere soprattutto i ciclisti dal desiderio di curiosare in grotta!
Approfitto dell’occasione per ringraziare Claudio Verardo per la professionale opera prestata, aiutato dal fedele amico Alberto Casagrande che mai invece nella sua vita ha fatto il muratore e che per questo ci ha rimesso una ernia a disco.
Passiamo quindi ai risultati. È stato creato su misura e montato sul posto un pianerottolo metallico protetto da una ringhiera (alta un metro e 20) tra la prima e seconda scala di accesso, che va a sostituire la piccola tavoletta di legno. Sopra la struttura metallica portante sono state messe 4 griglie “libere”, cioè non fissate: infatti in caso di necessità, per una manovra o intervento di soccorso, è sufficiente alzarle e spostarle. In ogni caso il passaggio del pianerottolo è più largo del chiusino di accesso. Il ballatoio è stato smontato, portato a zincare e rimontato.
E’ stato sistemato e rafforzato il muro a secco alla base del pozzo di accesso. Sono stati realizzati una serie di gradini in pietra fino alla partenza della terza scaletta. Sull’ultimo gradino, che è un po’ più alto degli altri perché contribuisce a sostenere il muro, sono state messe tre arpe (graffe o come volete chiamarle) metalliche per agevolarne il passaggio. Il lavoro è risultato necessario perché, appena sono state tolte le tavole di legno che fungevano da precario sostegno, gran parte del muro è franato: l’acqua aveva infatti eroso parte del materiale interno al muro.
E’ stato fissato a destra delle due scale di accesso un corrimano di sicurezza in acciaio costituito da una serie di tondini metallici distanti un metro l’uno dall’altro, a cui ci si può ancorare durante la visita come fare una semplice ferrata in montagna.
La prima scaletta e la seconda a destra del Ramo dei Laboratori sono state fissate ciascuna ad un pianerottolo metallico. La seconda è stata ancorata a quattro catene e messa in pendenza corretta dal momento che presentava un’anomala e poco rassicurante flessione verso l’interno.
E’ stato realizzato un impianto elettrico fino a 20 metri di profondità, consistente in alcuni punti luce con lampade al neon, a luce neutra. E’ stato messo anche un cavo del telefono. I cavi sono stati portati all’esterno mediante foratura a lato del chiusino di accesso, dove è stato installato il quadro elettrico. L’impianto necessita di un gruppo elettrogeno a cui allacciare la presa del quadro. Le chiavi sono disponibili presso il Comando della Stazione Forestale di Pian Cansiglio.
RICERCA SCIENTIFICA
Tutto questo lavoro è stato fatto anche in funzione dell’installazione di strumenti scientifici. Il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Trieste, grazie alla collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato nella persona del dott. Alberto Piccin (e alla mediazione della sottoscritta), ha potuto installare nel novembre 2005 alcuni strumenti geofisici clino-estensimetrici alla profondità di circa 25 metri nel Ramo dei Laboratori. Questo tipo di ricerca è finalizzata allo studio delle deformazioni della crosta terrestre, quindi anche dei terremoti, ed è attiva già dal 1960 nel Friuli Venezia Giulia. Attualmente le stazioni di misura hanno sede nella Grotta Gigante sul Carso Triestino e nella Grotta Nuova di Villanova a Tarcento (Udine). La localizzazione del Bus de la Genziana, situata nella parte veneta del Cansiglio, ovvero nel comune di Fregona (Treviso), è piuttosto strategica per questo tipo di studi, in quanto permette di poter fare una triangolazione con le altre due stazioni e registrare dati che possono integrare il quadro geofisico dell’Italia del Nord – Est. La cavità infatti si trova in una zona sismica, caratterizzata nel 1936 da un forte terremoto con ipocentro sotto il Cansiglio.
Gli strumenti posti nel Bus de la Genziana consistono in una coppia di clinometri tradizionali alti 50 cm, contenuti in una campana in ghisa e provvisti di una strumentazione elettronica di acquisizione dati.
Entrambi hanno tre piedi metallici e poggiano su apposite piazzole piane in roccia, create dalla maestria di Sergio Masut con martello, scalpello e tanta pazienza. Gli strumenti di lettura e registrazione invece poggiano su un ripiano, ciascuno fissato su barre filettate e regolabile in altezza.
In base all’analisi dei dati si potrà capire di quanto e in quale direzione si inclina il Cansiglio ed inoltre si potranno registrare le maree terrestri, ovvero le deformazioni della crosta terrestre.
La fase preliminare dello studio durerà un anno e il responsabile scientifico, come per le altre stazioni, è la dott.ssa Carla Braitenberg del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Trieste. Per ora i dati vengono scaricati periodicamente su computer, ma si auspica di poterlo fare mediante accesso remoto come avviene già per le altre due stazioni.
Un grazie va a Sergio Zidarich, il responsabile tecnico delle stazioni geodetiche, per la sua disponibilità e pazienza.
La relazione scientifica sulla nuova stazione geofisica ipogea, completa e arricchita da una serie di foto, è pubblicata (in italiano) sul sito dell’Università di Trieste www.dst.univ.trieste.it nella sezione Tettonofisica e Geodinamica sotto “Tiltmeters of station of Grotta Genziana”, oppure su www.cansiglio.it o sul sito della C.G.E.B. www.boegan.it. Approfitto dell’occasione per informare chi non lo sa che nella stessa pagina dell’università c’è una pubblicazione (in italiano) “Pendulums of Grotta Gigante”, la cavità dove questo tipo di ricerca è cominciata negli anni ’60 e continua con una strumentazione unica al mondo (mica cosa da poco!).

L’OPERAZIONE DI TRASPORTO DEGLI STRUMENTI
Spesso ho sentito la gente affermare che speleologia e scienza “camminano” su due strade divergenti e che non ci sia un grande amore tra le due. La mia breve e modesta esperienza da speleologa dimostra invece il contrario. Anche questo caso insegna che le due parti posso collaborare insieme integrandosi a vicenda e dimostra che se non c’era la speleologia difficilmente era possibile realizzare questo progetto.
Per portare gli strumenti sul posto destinato, ovvero a 25 metri di profondità, sono state indispensabili le tecniche speleologiche e una squadra di speleologi carichi di tanta buona volontà. Per l’occasione si sono messi a disposizione, oltre ad alcuni amici, tre aspiranti tecnici del CNSAS della squadra di Pordenone, che hanno trattato il trasporto ipogeo come una barella durante una manovra, assicurandone l’arrivo a destinazione senza danni. L’impresa è stata lunga, delicata e ben riuscita con degli aneddoti anche simpatici, che testimoniano l’incorreggibile spirito dello speleologo medio in un connubio tra divertimento e passione per un ambiente particolare ma sempre nella massima sicurezza (almeno dovrebbe essere sempre così!). Li riporto per dovere di cronaca.
Il giorno fatidico era il 15 ottobre 2005. L’atmosfera era allegra e carica di armonia ed intesa. A farci da supervisore era venuta anche Carla Braitenberg, che controllava il corretto svolgimento dell’operazione e assisteva divertita gli speleologi in azione. Gli aspiranti tecnici erano Gattel, Bigele e Denis. Quando hanno aperto il furgone dove si trovavano le due campane in ghisa alte 50 centimetri e larghe 40, hanno esclamato ironizzando sulla loro forma: “Ma sono due extraterrestri!”. Dopo averli osservati per bene, si sono divisi i compiti. Mentre Denis si impegnava nell’armo in grotta, Bigele e Gattel si occupavano della fase iniziale di calata posizionandosi appena sotto la botola. Non sapendo come chiamarli Bigele li ha battezzati con due nomi a caso: Marco ed Anna! La cosa buffa era che gli parlava! Inizialmente non capivo a cosa si riferisse, perché non potevo vedere cosa faceva ma sentivo solo la voce e pensavo fossero arrivate altre due persone! Nel frattempo Barnei aveva ricevuto l’ordine da Castagna di allargare leggermente il bordo della parete del sito destinato agli strumenti nel Ramo dei Laboratori, perché altrimenti le campane non ci stavano perfettamente. Lui lo ha preso di parola: da sopra sentivamo il rumore continuo del trapano e sembrava che stesse aprendo una galleria artificiale! Intanto la fase di calata era iniziata. Gli strumenti avevano una protezione in legno alla base sostenuta da catene, che è stata tolta per farli entrare nella botola (pareva fatta su misura per loro) e poi rimessa una volta passati. Non sapendo come si chiamava quella cosa (la dima in legno) Bigele la ha soprannominata “mutanda” e le catene erano le bretelle! Io ero sul pianerottolo che aspettavo e sentivo lui che diceva ad Alberto posizionato sotto:“Bon Marco è passato, mettigli la mutanda! E tiragli su le bretelle!”. Io intanto, assistendo alle bestemmie dell’incorreggibile Denis che tentava un armo super tecnico, cercavo di mantenere un contegno nei confronti della professoressa lì presente, ma in grotta si sa che ci si trasforma, cadono le formalità e tutto pare normale o quasi! Le divagazioni verbali sono state molteplici e goliardiche, ma sono servite per alleviare la tensione durante l’operazione. Le due campane sono arrivate integre e occupano perfettamente il sito destinato grazie alla meticolosa opera di Sergio e Castagna prima e Barnei “demolitor” dopo. Come ciliegina sulla torta ad operazione conclusa sono state inoltre battezzate definitivamente scrivendo sul loro fianco i nomi di Marco e Anna! Sarà poco scientifico ma molto pratico per riconoscerli!
Quindi anche questa avventura in Genziana si è ben conclusa e ben prosegue: infatti dopo un mese la stazione geofisica ha dato prova di funzionare correttamente.
Un sincero grazie a chi ha collaborato in un modo o nell’altro per la buona riuscita del progetto, in particolare mia zia Vally e zio Terenzio per la confortevole casera, i forestali e il dott. Alberto Piccin per la disponibilità e fiducia.
Hanno partecipato e creduto in questa impresa gli aspiranti tecnici della Squadra di Pordenone del CNSAS Alberto Gattel, Gabriele Zanin, Denis Zanette; del G.S. Sacile: Alberto Casagrande (Castagna), Davide Gasparotto (Barnei), Sergio Masut, Carlo Urbanet; dott. ssa Carla Braitenberg.
Barbara Grillo (Capitan Radicio)