2001 – Antico o vecchio

 

EDITORIALE – ANTICO O VECCHIO?

Pubblicato sul n. 45 di “Progressione” anno 2001
Leggendo le pubblicazioni della Commissione Grotte, molto spesso si incontrano accenni al fatto che la Commissione è il gruppo speleologico più antico esistente al mondo. Mi compiaccio di questo fatto ma non vorrei fosse diventato anche il più vecchio. Il passare del tempo, in un organismo che ha esaurito la fase di crescita, provoca un progressivo affievolirsi delle capacità raggiunte di cui, alla fine, rimane solo una vaga memoria. Questo è quanto mi sembra stia succedendo alla Commissione con la curiosa eccezione del gruppo scavi, composto da uomini vecchi solo d’età. Tipico dei vecchi è rimpiangere il tempo passato, criticare le nuove generazioni, essere incapaci di rinnovamento e addirittura temerlo, replicarsi e compiacersi nell’autocelebrazione.
Difetti che riconosco tutti nell’attuale Commissione. Le lamentele sulla mancanza di partecipazione all’attività sociale sono quotidiane. Manca gente, la sede è quasi sempre vuota, non c’è partecipazione. E cosa fa il Consiglio Direttivo per attirare e coinvolgere le persone? Serra.
Sospende l’attività speleologica.
Prima sospende la distribuzione del carburo, quindi dell’attrezzatura e, infine, I’erogazione dei contributi alle spedizioni per “punire” i soci che non si dedicano all’attività indicata dal Consiglio, sia in Grotta Gigante o nella Lazzaro Jerko. Nel 1978, quando lavoravo a Milano, partecipai ad una riunione del gruppo grotte di Busto Arsizio. Di fatto stavano processando alcuni grottisti che, la domenica precedente, avevano fatto un esplorazione non “Benedetta” dal consiglio direttivo, snobbando l’attività considerata principale. Osservai che il loro gruppo sarebbe durato poco, in quanto, come insegna Darwin, è da una casuale differenziazione degli elementi seguita da una selezione, che ha origine l’evoluzione. Senza questa, c’è l’estinzione. Il gruppo di Busto mi diede ragione molto presto. Seppur da basi molto più solide, la Commissione sembra voler seguire la strada del gruppo lombardo. La nostra caratteristica e normale, soprattutto, forza, è di essere una società con tanti gruppetti, anche in concorrenza, che, anarchicamente, va in grotta per i più vari motivi. Spontanee aggregazioni avvengono di quando in quando, per scelta dei singoli, se qualche esplorazione lo richiede. La varietà dei gruppi per età, motivazioni, cultura, capacità fisiche e tecniche, favorisce l’inserimento di elementi nuovi rendendo più probabile I’individuazione di affinità elettive. Questa caratteristica va tutelata e rafforzata, non combattuta. I raggruppamenti forzati e le sanzioni portano inevitabilmente all’allontanamento di qualcuno.
E questa è sempre una perdita perché anche le ragazze brutte prima o poi portano l’amica bella. Nel corso dell’ultima riunione per proporre le esplorazioni sono emerse posizioni piuttosto diffuse in seno alla Commissione. Di fronte a pochissime proposte l’atteggiamento dominante è stato negativo, con una confusa ricerca di pretesti che consentissero una bocciatura. È prevalso un sentimento, più che un pensiero, che esprimo così: “È meglio che bocciamo tutte le proposte perché così non vengono spesi soldi che potrebbero servire a me per qualcosa che ancora non so”. Naturalmente i soldi in un bilancio di competenza come il nostro, se non spesi, sono persi, ma questo è un dettaglio. Altro “sentimento” comune è quello riguardante le spedizioni in zone lontane. Lo esprimo così: “Sono gite premio da elargire ai soci più benemeriti.  Se non posso o non voglio andarci io, unico socio benemerito, che non si facciano”. E pure una società dovrebbe fare dei conti e decidere in base a questi.  L’attività di un gruppo speleologico si può e si deve misurare anche in metri di grotta esplorati e rilevati. Dividendo le entrate complessive della Commissione o quelle detratte dai costi di gestione della Grotta Gigante e del Catasto, per i metri di grotta esplorati nell’anno si ha un costo indicativo del metro esplorato. Da questo conto, confrontando gli anni in cui la Commissione ha fatto esplorazioni in zone lontane con quelli in cui non le ha fatte risulta che il costo per metro esplorato ad esempio, in Brasile o in Messico, è enormemente inferiore a quello esplorato in Italia. I risultati della attività della Commissione negli anni 60 e 70 erano di molto superiori di quelli di qualsiasi altro gruppo speleologico della regione. Ora sono confrontabili. Il motivo, a mio parere è questo: le esplorazioni con le scalette costavano molto di più di quanto costino le attuali in corda e, allora, solo la Commissione aveva i soldi per fare una certa attività. In seguito la Commissione è diventata molto più ricca ma non ha saputo trar profitto da ciò. Anzi, ha speso sempre meno sia per i materiali che per le spedizioni (ricordo le 650.000 lire del 1966 per l’Alburno, equivalenti a dieci stipendi attuali).  Ora spende molto per celebrazioni, targhe, botole, corsi, mostre e convegni, tutte cose marginali all’attività speleologica. A parte l’onore di appartenere al gruppo speleologico più antico del mondo, ora, la Commissione, a chi vuole avvicinarsi alla speleologia, dà poco o niente di più di qualsiasi altro gruppo. L’attività extraeuropea potrebbe essere una discriminante, ma, come intesa oggi, riservata ai soci, non lo è.
E sì che negli anni ‘60 il numero chiuso, limitato, era per i soci, in quanto come attività era rivolta soprattutto agli esterni, per invogliare i grottisti a venire all’Alpina.
Come ho scritto prima, da vecchi, ci si replica male e non s’inventa niente.
Che ci sia dentro anch’io?
Mi piacerebbe un dibattito.
Trieste 23 Ottobre 2001
Elio Padovan