Moehringia Trinervia (L.) Clairv

 

UNA FANEROGAMA RARA IN ALCUNE CAVITÀ DELL’ALTIPIANO CARSICO TRIESTINO PREMESSE

Caverna a Nord Ovest di Fernetti (Perle 2) m (Foto E. Polli)

Pubblicato sul n. 38 di PROGRESSIONE – Anno 1998

Numerosi sono le voragini, i pozzi, i baratri e le doline di crollo che si aprono sull’altipiano carsico triestino. In tali cavità si sviluppa di norma una vegetazione a carattere speleobotanico, del tutto diversa da quella presente nella zona esterna circostante. Infatti vi vegetano a profondità diverse ed a seconda della corrispondenti particolari condizioni topoclimatiche e microclimatiche svariati generi di Felci (Polypodium, Asplenium, Polystichum , Cystopteris, Phyllitis) di Muschi (Fissidens, Anomodon, Thamnium, Mnium, Bryum), di Epatiche (Conocephalum, Jungermannia, Marchantia), di Alghe Verdi e di croste licheniche. Tutte queste entità sono sempre in stretta dipendenza con vari fattori che ne condizionano lo sviluppo. Fra essi, i più significativi sono la quantità di luce, la temperatura, l’umidità, la quota, I’esposizione del sito e la sua particolare morfologia.
Accanto a queste specie, che prevalgono decisamente negli speleositi occupandoli in modo preponderante, talvolta riescono inaspettatamente ad insediarsi ed a svilupparsi sulle pareti, sulle cenge, lungo le chine detritiche o al fondo di particolari cavità per una fortuita concomitanza di cause prevalentemente microclimatiche anche alcune Fanerogame Spermatofite, piante prowiste di organi di riproduzione generalmente visibili ed organizzate a formare un fiore, e quindi maggiormente evolute rispetto alle entità a schietto carattere cavernicolo.
Se alcune di esse sono relativamente ben presenti ed agevolmente riconoscibili, come ad esempio il Ciclamino (Cyclathus nivalis), l’Edera (Hedera helix), il Pungitopo (Ruscus aculeatus), il Geranio di San Roberto (Geranium robertianum), la Dentaria a nove foglie (Dentaria enneaphyllos) ed il Centonchio minore (Moehringia muscosa), altre compaiono sporadicamente, come la Barba di capra (Actaea spicata) ed i Veratro nero od Elabro (Veratrum nigrum). Altre ancora vi figurano, almeno per ora, del tutto eccezionalmente e di conseguenza la loro presenza può a ragione ritenersi un’autentica rarità vegetazionale del territorio.
Fra queste ultime, notevole rilevanza denota Moehringia trinervia, specie già occasionalmente presente nel Carpineto delle doline (Asaro-Carpinetum betuli Lausi 64) e localizzata in rarissime cavità baratroidi dell’altipiano carsico triestino.

 MOEHRINGIA TRINERVIA (L.) CLAIRV.

Moehringia trinervia L. (Moehringia a tre nervi) è ungraziosa Caryophyllacea caratteristica di ambienti boscosi, di siepi ombrose e muri, presente soprattutto in faggete con suoli freschi ed umificati, ricchi di elementi nutritivi. È specie terofita scaposa, annuale o biennale a ciclo breve, con distribuzione eurasiatica che si sviluppa dal livel!o del mare sino agli 1800 m di altitudine. E diffusa in tutto il territorio italiano, isole comprese; mentre è comune nelle regioni settentrionali, risulta confinata sui rilievi in quelle meridionali. Nel Friuli-Venezia Giulia è ben presente nelle Alpi Carniche e Giulie, anche se in maggior misura nei distretti centrali ed orientali della Regione. Poco frequente nella fascia pedemontana, essa appare decisamente rara in pianura (pochissime le stazioni conosciute, come ad esempio quella di Dignano).
Nel Goriziano Zirnich l’aveva individuata e raccolta nel giugno 1938 a Loqua verso la Mala Lazna (Selva di Tarnova), nel Kokosjak potok di Idrsko presso Caporetto (maggio 1935) e sui Monti Calvario e San Michele, presso Gorizia, rispettivamente nel 1955 e nel 1968.
Moehringia trinervia è una piccola pianta (altezza dai 10 ai 30 cm) che presenta fusto prostrato strisciante, ascendente od eretto, foglie ovate, appuntite e cigliate al margine, le inferiori chiaramente peduncolate, le superiori sessili. Sono caratteristici i sepali a 3-nervi da cui il nome specifico. I piccoli fiori bianchi a forma di stella, con 5 petali più corti dei sepali, presentano 10 stami con 3 stili.
Generalmente fiorisce da aprile a luglio. Il frutto è una cassula ovata più corta dei sepali, dotata di 6 valve, con semi di colore variabile dal rosso-bruno al nero e rugosi verso il bordo, che si aprono per mezzo di fenditure. Sono forniti di un’appendice oleosa che li rende attraenti per le formiche, che così assumono un importante ruolo nella propagazione della pianta. Il numero cromosomico è 2n = 24.
La sua presenza indica un leggero inacidimento superficiale del terreno; come già accennato, è poco frequente nel suo habitat, ma laddove è presente, lo è in quantità cospicua.
Il nome del genere Moehringia ricorda il medico e botanico di Danzica Paolo Enrico Gerardo Moehring (1 720-1 792). L’uso di dedicare nomi botanici ad eminenti studiosi del mondo vegetale, o ad autorevoli personaggi, fu introdotto dal grande naturalista Carlo Linneo, nell’ambito delle regole di nomenclatura botanica.

Disegno: Maria Grazia Polli

DISTRIBUZIONE PASSATA ED ATTUALE DELLA SPECIE SUL CARSO TRIESTINO

Sul Carso triestino Marchesetti (189697) segnalava la specie, che chiamava Renaiola nervosa, soltanto nei luoghi umidi ed ombrosi del Monte Cocusso e del Monte Spaccato; oltre l’attuale confine di Stato con la Slovenia, l’aveva notata nella Conca di Orleg, a Bresovizza, a Odollina, nella Valle del rio Pades, sul monte Vremsiza (Auremiano) e sul monte Slaunig (Taiano).
Pospichal (1 897) confermava la specie sia per le siepi ed i prati umidi che per i margini di boschi dei distretti e delle vallate settentrionali del territorio. Risultava abbondante nella Birchinia, era rara nel Collio e nel territorio Goriziano. Sul Carso triestino l’aveva in particolare individuata, analogamente al Marchesetti, nella Conca di Orlek e sul monte Cocusso di Basovizza. L’aveva pure trovata nei boschi montani della Ciceria; appariva per contro estremamente rara in Istria, dove l’aveva riconosciuta solamente in una dolina sotto Buie verso Momiano e presso la località di Ponte Porton nella Valle del Quieto.
Morton, nella sua classica monografia fitogeografica sulle doline dell’altipiano carsico triestino, aveva rinvenuto (Rilievo Nr. 3600, 13 ‘giugno 1961 ) Moehringia trinervia nella dolina “Carlo Zeni”, presso Gabrovizza.
Allo stato attuale ed al di fuori di sue segnalazioni in cavità, Moehringia trinervia risulta sporadicamente presente sul Carso triestino. Riferendosi all’Atlante corologico delle Piante  Vascolari di Livio Poldini, si nota innanzitutto come la specie non sia stata mai segnalata nel Muggesano e quindi come essa intervenga, unicamente quale dato di letteratura, nella zona carsica centroorientale. Proprio di recente (1997) ne è stata data conferma di un suo ritrovamento per l’area di base 10247, zona che include il basso Carso nord-occidentale digradante verso quello isontino.

MOEHRINGIA TRINERVIA NELLE CAVITÀ CARSICHE

Moehringia trinervia (L.) Clairv. è stata sinora individuata in tre cavità del Carso triestino, poco distanti fra loro, aprentesi. nella zona di Fernetti, plaga carsica ove il clima temperato denota influssi marittimomediterranei tendenti a quelli continentali-subalpini quanto più ci si allontana dal sollevamento marginale (catena dei Monti della Vena) e ci si sposti verso i rilievi montuosi più interni (catena del monte Lanaro) .
Le tre cavità in cui è stata per ora rinvenuta Moehringia trinervia sono: la Caverna a Nord Ovest di Fernetti (“Perle Due”, 4203 VG, q. 322 m, prof. 32 m), la vicina Grotta delle Perle (2699 VG, q. 325 m, prof. 104 m) ed il pure non distante profondo dirupo, non catastato, il “Baratro dei Tre Chiodi” (q. 335 m margine nord, q. 320 m fondo, prof. 15 m), lungh. 35 m).
Tutti questi tre speleositi sono dotati di notevoli pareti, ora ricche di cenge ora prive di scabrosità e spesso strapiombanti, alla cui base degrada sempre un evidente pendio detritico, piuttosto scosceso, cosparso di pietre e massi muscosi, ma il cui accesso non risulta particolarmente difficoltoso.
Su questi tormentati pendii sassosi e sulle circostanti pareti incombenti si sviluppano rigogliosamente alcune specie di Felci, la più frequente delle quali è la Felce rugginina (Asplenium trichomanes), accompagnata dalla più rara Lingua di cervo (Phyllitis scolopendrium). Si associano a queste Pteridofite abbondanti. Muschi (generi Thamnium, Mnium, Fissidens, Bryum) e qualche Epatica (Conocephalum conicum). Sulle pronunciate cenge e sulle cornici delle pareti, copiose risultano sia le fronde della Felce sottile (Polypodium interjectum), della Felce aculeata (Polystichum aculeatum, limitatamente alla 4203 VG) e delllErba rugginina (Asplenium trichomanes) sia i cladodi (porzioni appiattite del fusto somiglianti a foglie) del più termofilo Pungitopo (Ruscus aculeatus) .
Tra i massi incoerenti al suolo, fanno la loro comparsa alcune specie di dolina, appartenenti all’Asaro-carpineto (AsaroCarpinetum betuli Lausi 64) nella subassociazione dentarietosum-enneaphylli Poldini 85 o al Corileto a Bucaneve (Galantho-Coryletum Poldini 80); fra queste, il Bucaneve (Galanthus nivalis), la Renella (Asarum europaeum/caucasicum), la Dentaria a nove foglie (Dentaria enneaphyllos), il Geranio Roberziano (Geranium robertianum), I’Orobo primaticcio (Lathyrus vernus), l’Anemone epatica (Hepatica nobilis) e I’Anemolo aquilegino (Isopyrum thalictroides) .
Più marcato appare per contro il carattere cavernicolo delle specie, appartenenti all’associazione della Lingua di Cervo e della Plagiochila delle caverne (Phyllitido-Plagiochiletum cavernarum Tomazic 46), con presenza della Lingua di cervo (Phyllitis scolopendrium, abbondante nella 4203 VG, poche fronde nel Barstro dei Tre Chiodi), dell’ortica mora (Lamiastrum montanum) e della Falsa ortica di Wettsteinii (Lamium orvala f. wettsteinii) a colonizzare il suolo e gli anfratti formatisi tra il brecciame degli aspri pendii.
Moehringia muscosa, in tutte queste tre cavità occupa l’ambiente umido con substrato fertile e consistente al culmine delle chine detritiche, relativamente esposte a sud, con parecchie ore di luce giornaliera, soprattutto durante la prima stagione estiva, quando la specie figura in antèsi. Le popolazioni, abbastanza numerose, si sono insediate di norma alla base delle scoscese pareti settentrionali.
Nella Caverna a Nord Ovest di Fernetti (“Perle Due” o Grotta dei Pisoliti, 4203 VG) la specie presenta una buona copertura proprio all’apice della china detritica (q. 306 m), a 16 m di profondità (I’imboccatura del baratro è a q. 322 m). Il sito che essa occupa è omogeneo, generalmente ben illuminato e relativamente umido; la fioritura avviene alla fine di giugno e prosegue sino alla prima decade di luglio.
Per conoscere in maniera più approfondita la situazione microclimatica e vegetazionale di “Perle Due”, si rimanda alla pubblicazione di E. Polli e S. Polli (1989), citata nella bibliografia.
Nella Grotta delle Perle (Grotta I a Sud Est di Monrupino, 2699 VG) Moehringia trinervia si è insediata sull’accidentata china, a pochi metri (q. 321 m) dal margine nord orientale della dolina baratroide in cui si apre la bassa e stretta apertura della cavità. La stazione è circondata da abbondante Lamium orvala f. wettsteinii e da stolonifera Ortica mora (Lamiastrum montanum) .
Nel Baratro dei Tre Chiodi la specie colonizza a q. 325 m la zona superiore, esposta a sud, del ripido pendio cosparso di numerosi massi, qualcuno anche di notevoli dimensioni. Pochi metri a sud est esiste un’interessante popolazione di Barba di capra (Actaea spicata) in buone condizioni vegetative.
È stato notato come Actaea spicata si stia in questi ultimi tempi progressivamente diffondendo nelle doline dell’altipiano carsico triestino. Alle stazioni già da tempo (1986) note del Pozzo presso Villa Opicina (Pozzo del Frate, 156 VG) e del Pozzo a N di Prosecco (Grotta Luksa, 844 VG) si sono aggiunte quelle presso “Le Girandole” di Borgo Grotta Gigante (zona del Pozzo del Ghiro, 3900 VG), quelle vicine alla Fovèa Persefone (185 VG) e quelle della “Dolina degli Abeti” di Basovizza.
Esistono, sul Carso triestino, altre due specie di Moehringia: M. muscosa (Centonchio minore) e M. Tommasini (Centonchio granelloso). La prima risulta molto frequente tra le rocce e le emersioni della boscaglia carsica illirica (Ostryo-Quercetum pubescentis Trinajstic 74) di tutto il distretto triestino non disdegnando tuttavia la colonizzazione di anfratti, fessure e pareti di cavità baratroidi. La seconda rappresenta invece un significativo endemismo descritto inizialmente (1 880) dal Marchesetti dalle rupi di Bagnoli della Rosandra. L’areale di-quest’ultima specie risulta piuttosto limitato ed include un allineamento di stazioni comprese fra la Val Rosandra (pareti meridionali del “Crinale”) ad est di Trieste e Pinguente (Buzet)Bagni di Santo Stefano (Izstarske Toplice) nella Slovenia.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Moehringia trinetvia, entità relativamente ben diffusa nell’intero territorio italiano, risulta dunque molto rara sul Carso triestino. In una cavità dell’altipiano (4203 VG), è stata individuata e segnalata per la prima volta il 6 giugno 1986. A questo primo rinvenimento speleovegetazionale ne sono seguiti per ora altri due (2699 VG il 20 maggio, 1987 e Baratro dei Tre Chiodi il 23 agosto 1987).
La presenza in queste cavità della specie, legata ad ambienti freschi ed umidi montani di quote più elevate, trova soprattutto giustificazione nel fenomeno dell’inversione termica, particolarmente notevole ed amplificato in esse. ‘ l tre citi considerati evidenziano infatti una rilevante e rapida variazione climatica verso il basso, caratterizzata soprattutto da una forte diminuzione della temperatura, da un consistente aumento dell’umidità relativa e da una sensibile diminuzione della ventosità. Di conseguenza si osserva come in essi ma anche in diversi altri che sprofondano nell’altipiano carsico sia venuta a costituirsi una mirabile condensazione di climi, sorprendentemente capaci di evolversi in ambienti così ridotti.
Con la progressiva scoperta di Moehringia trinetvia nelle tre cavità è stato compiuto un ulteriore passo vegetazionale nella conoscenza degli ambienti speleo-botanici che l’altipiano carsico triestino custodisce. Le indagini in tal senso proseguono continuativamente, consentendo così di concatenare e di mettere a fuoco i numerosi aspetti di una disciplina la Speleobotanica che, sotto numerosi punti di vista, evidenzia appassionanti risvolti.

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                                                                                                Elio Polli

Situazione topografica di Fernetti con i tre citi ove si sviluppa Moehringia Trinervia (L,) Clai~. Cartografia tratta dal Catasto Regionale delle Grotte (modificata) (Dis. E. Polli)