Sistema Auyantepuy Noroeste

Attrezzando la partenza del caratteristico monolite denominato “Dedo de Dios” (Fob T. De Vito)

 Descrizione morfologica

Il sistema Auyantepuy Noroeste è caratterizzato attualmente da tre entrate distinte che si collegano verso i 200 metri di profondità nella frattura Nord-Sud che caratterizza la prima parte del sistema; successivamente, raggiunto il primo collettore, si continua nel reticolo suborizzontale, percorso il quale si giunge al fondo toccato dalla nostra spedizione. Inizieremo con la descrizione dell’entrata più caratteristica, il “Sumidero del Rio Pintado”, il cui aspetto ricorda gli inghiottitoi attivi che abitualmente si trovano nei territori carsici. fatto questo alquanto inusuale nella regione dei tepuy dove le cavità solitamente sono caratterizzate dalle grandi frat ture d’origine tettonica presenti soprattutto sul perimetro di questi caratteristici plateau.
Il Rio Pintado e uno dei corsi d’acqua più importanti nella zona Nord Est dell’Auyantepuy; si sviluppa lungo un percorso di circa tre chilometri abbastanza sinuoso lungo il quale riceve I’apporto idrico di numerosi affluenti minori prima d’incontrare una caratteristica frattura tettonica con orientamento Nord-Sud dove le acque si inabissano formando il “Sumidero”. Il fiume inizialmente forma una serie di cascate sui dieci metri d’altezza prima di scomparire passando sotto un caratteristico “portale” d’entrata.
Ne segue un percorso ipogeo suborizzontale in parte allagato con un paio di salti di modesta entità. fino a giungere sulla soglia di una grande verticale caratterizzata da numerosi ripiani intermedi e da una cascata che anche in regime di magra disturba sensibilmente la progressione. Disceso dunque quest’ultimo pozzo, di circa 120 metri complessivi. si perviene in una sala caratterizzata da numerosi crolli: la Sala Giunzione.
L’acqua sparisce nella frana e solamente dopo aver sceso ancora un centinaio di metri la si ritroverà; per proseguire verso il fondo bisogna mantenersi nella zona alta della frana, mentre. calandosi tra i massi. dopo una serie di non banali arrampicate, si perviene nella parte superiore della Sima del Dedo de Dios. Questa “Sima” si trova a circa dieci minuti di marcia dal Sumidero del Rio Pintado e presenta delle caratteristiche morfologiche analoghe alla quasi totalità dei pozzi a cielo aperto tanto frequenti sui tepuy. Si tratta in effetti di una frattura impostata sull’asse N-S, larga anche 50 metri e lunga circa 300, con numerosi rivoli d’acqua che entrandovi dall’alto creano delle suggestive cascate.
La Sima, nel suo complesso, presenta una discesa in libera. frazionata circa a metà, lunga 170 metri, alla fine dei quali si perviene su un’imponente china detritica molto accidentata, con massi anche di notevoli dimensioni. Seguendo la frana in discesa si arriva a 240 metri di profondità, dove ogni via di prosecuzione è occlusa dai detriti; invece, seguendo la frattura verso “monte” si perviene, dopo una serie di arrampicate, sotto la frana formante la base della Sala Giunzione.

SALA GIUNZIONE (DESCRITTA PRECEDENTEMENTE).

Abbiamo cosi descritto le prime due entrate del sistema Auyantepuy Noroeste, la cui esplorazione ha caratterizzato I’attività dei componenti del Campo 2. Proseguiamo ora verso il fondo: dalla Sala Giunzione si entra in una grande frattura tettonica caratterizzata da grandi crolli e frane instabili intervallate da una serie di pozzi sui cinque-dieci metri; oltre, scendendo un’ultimo salto di venticinque metri, si perviene nella parte superiore di un largo canyon dove si ode distintamente il rumore dell’acqua del primo collettore sotterraneo.
Percorrendo il canyon verso Nord lungo una serie di ripiani generati da enormi massi di crollo, si arriva finalmente sul corso d’acqua che sgorga da una frana impraticabile; risalendola si giunge in una grande caverna: la Sala Francesco, dove s’innesta il terzo ingresso che descriveremo in seguito. Seguendo il canyon verso Sud, ci si abbassa progressivamente fino a raggiungere la sommità di un pozzo di trentacinque metri, sceso il quale si perviene nuovamente nel collettore proveniente dalla “Sala Francesco”. Tale collettore ora percorre una galleria molto suggestiva. caratterizzata da molte colonne giallo ocra; qui si nota un netto cambio di litologia: la compatta quarzite dello strato di superficie lascia il posto ad un’altro tipo molto più friabile e relativamente più facilmente aggredibile dalla acque.
Da questo punto si entra nella zona suborizzontale del sistema dove i grandi pozzi lasciano il posto ad una zona di gallerie e meandri formanti un caratteristico reticolo a “maglie quadrate”. Tale reticolo all’inizio è interrotto da una frana concomitante con la parte inferiore della “Sala Giunzione”; dopo la frana I’acqua del collettore entra in uno stretto meandro, mentre a lato si sviluppa una serie di antiche gallerie freatiche intersecate da numerosi ringiovanimenti attivi le cui acque provengono da numerosi camini che indicano la presenza di altre cavità sul tepuy. Per sommi capi si può descrivere il reticolo a maglie quadrate come una serie di antichi freatici, ora abbandonati dal corso d’acqua, spesso occupati da frane o depositi di sabbia disposti parallelamente lungo l’asse N-S, intersecati ortogonalmente da diversi meandri attivi le cui acque alla fine si convogliano tutte in una grande frattura tettonica che funge da collettore principale di tutto il sistema.
Il livello delle piene è disposto a circa sei-otto metri dal fondo di tale collettore. largo a volte cinque-sei metri. dando quindi un’immagine alquanto eloquente sui volumi d’acqua che percorrono tali zone durante la stagione delle piogge. Quest’ultima frattura si interrompe bruscamente con una curva a 90″ restringendosi sensibilmente, ma mantenendo un’altezza notevole anche se occupata in alto da una frana. Si prosegue con andamento meandriforme sull’alveo del torrente; giungendo sulla sponda di un lago sifone la corrente dell’acqua rallenta diventando impercettibile, mentre l’aria continua il suo flusso regolarmente. Superato il lago ci si immette in un meandro allagato largo in media 1,5 metri che si percorre per un centinaio di metri prima di giungere davanti una frana che sbarra la strada verso una probabile prosecuzione. A riguardo comunque molti elementi, come la pressochè totale assenza di corrente dell’acqua e i depositi sulle pareti del meandro finale, possono far presagire d’aver raggiunto il livello di base o presunto tale. La notevole altezza del meandro inoltre può far supporre la possibilità, effettuando comunque delle impegnative risalite in artificiale. di cercare un’eventuale passaggio alto.
Paolo Pezzolato

 Descrizione tecnica:

Dopo aver analizzato il Sistema Auyantepuy Noroeste dal punto di vista morfologico inizieremo ora la parte “tecnica”, ovvero la descrizione degli armi e tutte le problematiche inerenti la progressione ipogea nel sistema esplorato dalla nostra spedizione. Inizieremo con la “Sima del Dedo de Dios”, ampio pozzo caratterizzato da una spettacolare partenza; infatti, per accedere al bordo da dove inizia la discesa attrezzata, bisogna percorrere un malagevole camino invaso dalla vegetazione proseguendo poi per delle cenge fino a pervenire sul bordo.
L’armo e stato effettuato sfruttando un caratteristico “obelisco” che sporgeva di parecchi metri nel vuoto, vincolato da un’enorme masso. che fungeva da contrappeso, al bordo stesso della Sima. Verificata la stabilità dell’insieme si iniziava l’armo, utilizzando gli Spit Fix M8 al posto dei soliti Spit Rock, piazzando il frazionamento di partenza in cima al prominente monolite, che, date le dimensioni, fungeva anche da passerella per raggiungere il medesimo. La discesa “in libera” continuava per una sessantina di metri dopo i quali, in corrispondenza del bordo di un bosco pensile sviluppatosi su di una cengia, era necessario frazionare nuovamente per poi proseguire con altri 100 metn di campata in libera fino alla china detritica della base della Sima.

Scheda d’armo:

Corda:

200 metri

Partenza:

2 Spit Fix

Frazionamenti:

-2 metri 1 Spit Fix

-4 metri 1 Spit Fix

(sull’orlo dell’obelisco)

-65 metri 1 Spit Fix

Proseguendo in direzione della “Sala Giunzione” è stato necessario “armare” con una corda fissa un salto di cinque metri tra i massi di crollo onde pervenire nella medesima; si può evitare il salto sfruttando degli stretti passaggi in frana a lato, sconsigliabili per l’instabilità della stessa. Proseguiamo ora con la descrizione dell’armo del Sumidero del Rio Pintato – Sala Giunzione – Fondo.
Il Rio Pintado, dopo aver percorso per diversi chilometri il tepuy, lentamente inizia ad abbassarsi entrando in un piccolo canyon meandriforme largo in media due metri con diverse pozze non molto fonde. Si arriva cosi sulla sommità di una cascata alta una decina di metri. L’armo è stato effettuato utilizzando dei normali chiodi di roccia sulla sinistra orografica per evitare in parte di scendere sotto cascata; frazionamento con Friend a -3 metri, pervenendo cosi su una cengia che conduce dopo alcuni tratti in arrampicata su di un saltino di tre metri, anch’esso armato utilizzando un chiodo di roccia. Sotto c’e uno stretto ballatoio dove si accede alla partenza di un pozzo da otto metri; attacco su Spit Fix, poi, ad un metro, frazionamento su armo naturale (clessidra).
Alla base si scende abbandonando I’acqua; si sfrutta un restringimento della parete per accedere nella parte “asciutta” del pozzo successivo, profondo una ventina di metri. Partenza su attacco naturale poi a -5 metri altro attacco naturale per frazionare e continuare la discesa fino alla base, pendolando per evitare il lago. Si continua in una larga frattura arrivando su un salto di cinque metri; per l’attacco si sfrutta un armo naturale, poi un metro sotto si fraziona con uno Spit Fix.
Il tratto orizzontale successivo è caratterizzato da alcuni passaggi in opposizione che portano alla sommità di una serie di pozzi che arrivano direttamente nella Sala Giunzione. Si inizia con un P 15, partenza in condotta fuori dall’acqua; due clessidre come armo di partenza, poi a -5 metri. circa uno Spit Fix serve per frazionare. Alla base si supera una soglia rocciosa per entrare tramite un’angusta “buca da lettere” nel pozzo successivo, sempre fuori dalla portata dell’acqua; uno Spit Fix di partenza poi all’uscita della strettoia altri due, per continuare in libera una ventina di metri arrivando sopra uno stretto ballatoio dove arriva l’acqua della cascata sovrastante. Altri due Spit Fix per altri trenta metri di calata giungendo su un ampio terrazzino formato da grossi blocchi di frana.
Bisogna transitare tra i blocchi assieme all’acqua battente della cascata per poi riuscire a spostarsi fuori dalla sua portata utilizzando altri due Spit Fix (posti a sinistra guardando la parete), ci si cala per altri cinque metri fino al bordo di un tetto dove si fraziona ancora con due Spit Fix continuando in libera per quaranta metri, giungendo cosi al centro della Sala Giunzione in mezzo a dei massi scivolosi.
Quest’ultima serie di pozzi in caso di piena. eventualità molto frequente. diviene pericolosa e impraticabile; meglio uscire dalla Sima del Dedo de Dios dove l’armo non presenta problemi anche in caso di eccezionali precipitazioni meteoriche.
Dalla Sala Giunzione si segue una frattura tettonica caratterizzata da grandi frane spesso instabili e da brevi pozzi che conducono nel canyon sottostante dove si incontra l’acqua dei collettore proveniente dalla “Sala Francesco”.

 DESCRIZIONE:

Dalla Sala Giunzione proseguire sul lato destro (orografico) arrivando su un pozzo di cinque metri, attacco su armo naturale; poi un terrazzino che dà su un pozzo di otto metri, uno Spit Fix di partenza e poi a -5 metri un altro spit di frazionamento. Sotto, un ampio ripiano dà su un pozzo di quindici metri, partenza con uno Spit Fix poi a -3 metri frazionamento, arrivando cosi in un’ampia sala in frana. Nella sala cercare sulla sinistra (orografica) un passaggio in arrampicata per accedere ad un ripiano superiore dove ci si cala attraverso uno stretto passaggio in un pozzo di quattro metri (due Spit Fix di partenza).
Si continua in frana risalendo, nuovamente in arrampicata. un risalto roccioso formato da grandi blocchi arrivando su un pozzo franoso di cinque metri (due Spit Fix di partenza). poi nuovamente si prosegue lungo la frana in discesa. Dov’essa finisce, ci si infila in alcuni stretti passaggi tra i blocchi. strisciando, per pervenire alla fine su un pozzo di otto metri molto franoso (1+1 Spit Fix di attacco-partenza).
Si prosegue in una stretta frattura ingombra di detrito giungendo su una soglia ghiaiosa ed instabile. Con tre Spit Fix. in traverso ci si sposta progressivamente in una zona più sicura da dove inizia la discesa del pozzo intervallata a metà da un frazionamento, sempre su Spit Fix. Alla base di questo pozzo di venti metri ci si trova in un ambiente largo e sicuro formato da blocchi incastrati; proseguendo verso nord dopo alcuni passaggi in arrampicata si giunge su una serie di salti (10+10 metri) attrezzati complessivamente con quattro Spit Fix, poi si continua nuovamente in salita e dopo diversi non banali passaggi in arrampicata si arriva finalmente sul greto del collettore che fuoriesce direttamente da una frana impraticabile che altro non e che la base della Sala Francesco.
Continuando invece verso sud si prosegue in discesa superando alcuni salti, giungendo sulla sommità di un pozzo di trentacinque metri (1+2 Spit Fix di partenza) per scendere poi in libera, frazionando con un altro Spit Fix a circa cinque metri dal fondo, ritornando sulle acque del collettore incontrato in precedenza alla base della Sala Francesco. Si arriva ora nel tratto orizzontale della cavità interessato dal reticolo a “maglie quadrate”. Abbandonata la zona attiva dove I’acqua percorre uno stretto meandro si continua a destra (orografica) in antiche gallerie freatiche, percorrendo numerosi salti sui tre-quattro metri in arrampicata, superando alcuni laghetti e giungendo così su un salto di otto metri con roccia friabile (1+1 Spit Fix per l’armo).
Alla base si arriva in un “nodo” generato dall’intersezione di più rami: prendere il primo meandro a sinistra (orografica) stretto e molto alto; dopo una ventina di metri si arriva su un traverso esposto armato con una corda fissa utilizzando una grande clessidra ed uno Spii Fix.
Si continua nel meandro tenendosi alti fino a raggiungere la stretta partenza di un salto articolato di quindici metri. Partenza con due clessidre poi dopo uno stretto laminatoio altri due Spit Fix, giungendo cosi in una zona di frana più larga. Non scendere il salto evidente a destra (orografica) ma risalire la frana accedendo, tramite uno stretto passaggio sulla soglia dell’ultimo pozzo di venticinque metri. Armo di partenza su clessidra, poi uno Spit Fix circa un metro più in basso; altro frazionamento a -3 metri per giungere su un ampio terrazzo; si sfrutta un esiguo ballatoio (uno Spit Fix) per giungere al frazionamento, dal quale con altri dieci metri di calata si arriva al fondo.
La grande frattura viene ora percorsa verso valle con facili passaggi in arrampicata fino a pervenire alle acque del collettore; da li in breve al lago sifone ed al meandro del fondo a -360 metri di profondità.
                                                                                       Paolo Pezzolato