1982 – La traversata Flundidero-Gato

 

TRAVERSATA HUNDIDERO-GATO – RONDA (MALAGA)

Una meta interessante ed accessibile an­che a spedizioni poco agguerrite o quasi pri­ve di materiale (40 m di corda, battelli o tute) è la traversata Flundidero-Gato a po­chi chilometri da Ronda, raggiungibile in automobile o addirittura in treno (Gato).
L’inghiottitoio Hundidero si apre in una grande dolina a 3 km da Montejacque sot­to la strada che scende a Benaojan (dove arriva anche la ferrovia). L’ingresso è a 593 m s.l.m., la risorgiva a 423 m. Lo svi­luppo totale è di 4760 m.
L’acqua della cavità è quella del rio Ga­duares, che presso la risorgiva Gato riceve l’afflusso del Guadiaro e molte altre infil­trazioni più in alto. Nel 1920 si costruì nel­la vallata a monte una diga per scopi idro­elettrici ma … il bacino non si riempì mai! L’acqua sottratta alla grotta dallo sbarra­mento, vi ritornò attraverso le fenditure del­la roccia carsica. Si posero in opera dei ma­nufatti, anche nella grotta, per imbrigliare le perdite ma fu tutto inutile ed il progetto fu abbandonato. Ora in magra (estate) gran parte dell’acqua scorre in un sistema impe­netrabile di fenditure sottostanti alle galle­rie per vie, che però nei periodi piovosi (in­verno) vengono invase da piene di violenza incredibile. Già numerosi esploratori vi han­no perso la vita per aver affrontato la tra­versata con leggerezza ed in periodo sfavo­revole. Alcuni anni fa una piena bloccò cin­que persone all’interno per una settimana. Per liberarle fu attrezzata una traversata alta di ben 3000 m, ma solo quattro furono tratte in salvo. Pochi mesi prima del nostro arrivo due giovani erano morti per aver tentato la traversata con impianti di illumi­nazione poco efficienti.
In periodo di magra invece è una grotta facile e divertente per i molti laghi da su­perare con ambienti spesso ampi e mai claustrofobici.
Con le mute il tempo di percorrenza può essere anche inferiore a due ore.
La grotta è frequente meta di maxi-spe­dizioni di speleologi andalusi e non, che erigono piccole tendopoli nei prati vicini alla risorgiva e che spesso si fanno accom­pagnare da mogli e figli. Le squadre entrano in grotta a gruppi a tutte le ore del giorno e della notte.
Nel complesso quindi un’occasione di incontro che non coinvolge solo lo speleo­logo ma anche la sua famiglia, cosa che in Italia non avviene mai o quasi. Da noi si­gnifica quasi sempre l’abbandono della spe­leologia, almeno di quella esplorativa.
Per visitare la grotta è necessario pren­dere accordi con i gruppi locali in quanto l’accesso è regolamentato dalle autorità di Montejacque a causa della potenziale pericolosità di cui sopra.
                                                                                                        Fabio Feresin