Claudio Scala

CLAUDIO SCALA: Lanischie 1937 – Trieste  9 dicembre 2019

Tratto  dalla rivista n. 1 anno IX –  Sopra e Sotto il Carso del gruppo Seppenhofer

Con sconcerto ho appreso la notizia della morte di uno tra più importanti speleologi triestini degli anni Cinquanta dello scorso secolo Claudio Scala, che fu attivo nella speleologia di esplorazione e di ricerca nell’ambito della Sezione Geospeleologica della Società Adriatica di Scienze di Trieste.

Mi colse un presentimento, poiché era parecchio che non ci sentivamo, andai in rete e trovai la notizia che era apparsa sul Corriere di Siena, città dove risiedeva, ma – poi seppi – era apparsa anche sul Piccolo di Trieste. Lascia la moglie Elisabetta e le due figlie Erika e Claudia. L’Università di Siena, la città toscana dove visse per molti decenni, quanti lo conobbero e ammirarono la sua operosità gli hanno espresso il loro profondo cordoglio.

Prima di ricordare il suo impegno di speleologo, che sviluppò essenzialmente nel periodo giovanile a Trieste, è meglio riportare il suo profilo in parte tratto da Archivi di personalità SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche.

Claudio Scala nasce nel 1937 a Lanischie nella Provincia istriana di Pola, dal 1945 parte della Jugoslavia, ora Croazia. Nel 1963 si laurea a Trieste in Economia e commercio discutendo una tesi in Statistica sotto la guida di Pierpaolo Luzzatto Fegiz, del quale diviene presto assistente; nel 1968 consegue la libera docenza in Statistica. Riceve poi incarichi d’insegnamento in diverse università italiane, fra cui quelli di Demografia alla Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Roma La Sapienza (19681969) e di Statistica e di Istituzioni di Statistica alla Facoltà di Scienze economiche e bancarie dell’Università di Siena (19691974), del cui Istituto di Statistica ricoprì la carica di Direttore dal 1971 al 1981. Negli stessi anni è docente di Statistica presso l’Accademia della Guardia di Finanza di Roma (19711976), di Metodologia statistica e Biometria presso la Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva della Facoltà di Medicina dell’Università di Siena (19721974) e di Statistica nella Scuola di specializzazione in Cardiologia del medesimo Ateneo (1974). Nel 1974 è vincitore del concorso alla cattedra di Statistica e nominato professore straordinario di Statistica alla Facoltà di Scienze economiche e bancarie dell’Università di Siena; nel 1977 è nominato professore ordinario. Titolare della cattedra di Statistica metodologica fino dal 1986, svolge anche incarichi di docente di Statistica alla Scuola di specializzazione in discipline bancarie (1981) e di Metodi statistici alla Scuola di specializzazione in Psicologia (19821986), sempre presso l’Università di Siena. Dal 1981 afferisce al Dipartimento di Biologia ambientale dell’Università di Siena, dal 1987 al Dipartimento di Biologia evolutiva e nell’anno seguente all’Istituto policattedra di Biologia generale e Biostatistica. Nel corso degli anni riceve numerosi incarichi, tra i quali si segnala: membro del Centro per lo studio delle colture germinali del CNR (1985), collaboratore al progetto di Cooperazione allo Sviluppo universitario promosso dal Ministero degli Affari Esteri, docente di Metodos estadisticos nella Escuela de Especializacion en Disciplinas Bancarias della Universidad Nacional de la Plata (Argentina, 1988); membro del comitato della Reta di Informazione Contabile Agricola (RICA) dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA) per i rapporti con la Comunità Economica Europea (1975), membro del Comitato per la programmazione degli esperimenti dell’Istituto Nazionale della Frutticoltura (1971). Fa parte inoltre della Società italiana di statistica, della Società italiana di economia, demografia e statistica e della Società italiana di biogeografia. Dalla metà degli anni Sessanta Claudio Scala ha pubblicato saggi in svariate riviste di ambito economico, statistico e giuridico (fra le quali: Studi di mercato, Studi di economia, Statistica, Giornale degli economisti e annali di economia, Rivista italiana di economia demografia e statistica, Trabajos de estadistica, Studi senesi) e in collane editoriali promosse, tra gli altri, dalla Facoltà di Scienze economiche e bancarie dell’Università degli studi di Siena, dalla Facoltà di Economia e commercio dell’Università degli studi di Roma La Sapienza e dall’Associazione Italiana per gli Studi di Mercato. Ha partecipato a opere collettanee ed edito, anche in collaborazione con altri studiosi, numerosi testi manualistici e introduttivi alla metodologia statistica. Una carriera accademica di alto profilo, un impegno straordinario a favore dell’università italiana, una vita intera dedicata alla ricerca scientifica. La sua attività scientifica fu dunque intensa, riguardo alla parte professionale, con un elevato numero di pubblicazioni nei vari campi della ricerca, tra cui la metodologia statistica e le sue applicazioni, sulla mortalità infantile, sui test di normalità multivariata e sulla tassonomia di grandi mammiferi. Non limitò il suo campo d’interesse alla sola Italia, in particolare si dedicò, anche attraverso lunghe spedizioni, all’esplorazione scientifica nelle Ande, assieme a un gruppo di lavoro multidisciplinare a cui afferiva pure il chimico Francesco Mantelli noto speleologo toscano che studiò la geochimica delle acque di circolazione del Complesso del Corchia.  Con Claudio Scala ebbi un rapporto, da speleologo ricercatore, molto particolare. Lo intravidi una sera nei primissimi anni Sessanta nella sede dell’allora Sezione Geo-speleologica della Società Adriatica di Scienze, poi, per decenni non ebbi alcuna relazione, anche perché le vicende della vita lo dirottarono dalla speleologia all’economia e alla statistica e la sua carriera professionale si sviluppò in varie università italiane, fin quando non approdò in quella di Siena. Lo rividi una decina d’anni fa, incontrandolo nella sua casa a Siena, e d’allora la nostra corrispondenza fu fitta, importante, giacché l’amicizia sorta e cementata negli anni, imperniata sulla speleologia, di cui l’amico Claudio era interessatissimo, faceva da collante naturale. La stima fu reciproca e, come poche volte accade, immediata. Ma, soprattutto, Claudio Scala – della cui grande cultura umanistica oltre che scientifica beneficiai – fu per ben quattro volte il correttore, e critico rigoroso, di un libro, tuttora inedito, memorialistico della mia vita nella speleologia, inserito nel contesto storico, geopolitico e sociale di Trieste. Claudio Scala si sobbarcò un lavoro non indifferente, ma con grande disponibilità, considerato che, a oggi, si tratta di una bozza di diverse centinaia di pagine. Anzi, ne fu coinvolto, anche emotivamente, tanto che m’inviò delle note personali, riguardo alle proprie vicende nei drammatici giorni del tempo di guerra e poi altre, illuminanti, sul suo rapporto con importanti personaggi accademici triestini degli anni Sessanta, oltre che su parecchi fatti della speleologia nella sua epoca.

Nato a Lanischie (oggi Lanišće) un piccolo comune della Ciceria (Ćićarija), nell’Istria montana, da famiglia benestante (il padre era il Podestà), italiano di etnia e di spirito, giunge a Trieste, bambino di sei anni, immediatamente dopo l’8 settembre 1943, con una fuga precipitosa assieme alla madre incinta, dopo che i partigiani di Tito gli avevano barbaramente ucciso il padre sotto gli occhi. Qui, quel che rimane della famiglia trova accoglienza dai nonni. Attorno ai sedici anni, studente, è iniziato alla speleologia nella Sezione Geospeleologica della Società Adriatica di Scienze Naturali, subito dopo alla storica e pionieristica spedizione subacquea al sifone d’entrata del Timavo ipogeo nella Grotta di Trebiciano del 1953, che fu superato per la prima volta da Stefano Bartoli e Walter Maucci. Si può dire – almeno da quanto lui mi narrò – che da questo exploit fu immediatamente attratto, e così dalla speleologia scientifica. Forse quest’aspetto comune delle nostre esistenze, abbastanza singolare, fu il coagulo della grande sintonia che s’instaurò.

Claudio Scala è stato uno dei più noti esponenti della scuola di speleogenesi di Walter Maucci di quel periodo, di conseguenza della scuola triestina di speleologia dell’epoca che ebbe ampi riconoscimenti in Italia e all’estero. Attivo esploratore, ebbe modo di eseguire ricerche nei principali abissi del Carso, alla Spluga della Preta, nel complesso di Ojo Guareña (Spagna), e in numerose altre cavità, sviluppando indagini sugli aspetti geomorfologici delle grotte, in particolare sui pozzi e sul fenomeno dell’“erosione inversa”, sulla genesi del concrezionamento nonché, affinando l’analisi statistico strutturale, sui rapporti tra assetto tettonico e cavità carsiche. Ha contribuito all’esplorazione, pionieristica, e allo studio geomorfologico d’importanti sistemi carsici italiani, come l’Inghiottitoio del Fiume Bussento nella spedizione del Parenzan realizzata dalla neo speleologia meridionale, e la Grotta di San Giovanni d’Antro, trovando in queste attività particolare consonanza con lo speleologo della Sezione Geo-speleologica Bruno Davide. Sulla Grotta di San Giovanni d’Antro (Prealpi Giulie), va citato, è autore assieme al Davide di uno studio rimasto inedito sul carsismo ipogeo all’avanguardia per l’epoca. Claudio Scala è autore di diverse pubblicazioni scientifiche sui temi della speleogenesi, visti specialmente in base alle ipotesi del Maucci, dove, in parecchie di esse, introdusse la statistica quale metodo analitico nello studio delle morfologie e strutture ipogee.

Per l’epoca – anni Cinquanta dello scorso secolo – le pubblicazioni scientifiche di Claudio Scala, seppur egli fosse molto giovane, appaiono (ed erano) decisamente avanzate e dimostrano la sua straordinaria precocità e capacità d’intelletto. Certo, molti dei contenuti sono ormai superati dal progresso della scienza, tuttavia esse, differentemente da quelle degli autori suoi contemporanei, esprimono un rigore metodologico non comune. Senza contare l’approccio statistico, che fino a quel tempo era stato solo appannaggio, in Italia, di rari studiosi di carsismo, come il romano Aldo Segre e il triestino Walter Maucci. Se ci fosse un dubbio sulla sua precocità scientifica basti pensare che al 6° Congresso Nazionale di Speleologia tenutosi a Trieste nel 1954, congresso “italiano”, quando ancora il Territorio Libero di Trieste non e ritornato alla madrepatria, ma così, orgogliosamente voluto dagli speleologi triestini, egli, diciottenne, presentò e discusse un lavoro sul dinamismo stalagmogenico di fronte a geologi, carsologi e speleologi affermati quali, per citare alcuni, Michele Gortani, Carlo D’Ambrosi, Cesare Conci, ed altri. Un congresso che, pur nell’antagonismo tipico dell’epoca tra la Commissione Grotte “Eugenio Boegan” e la Sezione Geospeleologica della Società Adriatica di Scienze Naturali, vide proprio entrambe le citate maggiori entità speleologiche della città a stringersi assieme per organizzarlo – tese a riaffermare la naturale e irrinunciabile italianità di Trieste – nel segno dell’intelligenza dei massimi esponenti d’allora, cioè Carlo Finocchiaro e Walter Maucci. Nel corso del suo impegno nella speleologia Claudio Scala pubblicò lavori, oltre che sugli atti del congresso in oggetto, sulle riviste Studia Spelaeologica, sul Bollettino della Società Adriatica di Scienze, su Trabajos de estadistica y de investigacion operativa. Il suo indirizzo nella statistica – che svilupperà durante l’intero corso della sua vita – già in età giovanile rivolto a tale materia, emerge da lavori speleologici quali “Analisi della proiezione stereografica puntiforme e delle sue applicazioni in speleomorfometria comparata” (1960), “Le regioni ellittiche di confidenza congiunta come criterio dirimente in un problema tassonomico di geomorfologia ipogea” (1966) e nell’inedito “Istanze statistiche ed istanze dinamiche della speleologia contemporanea”.

Quando nel 2009 Sergio Dambrosi ed io fummo editors di una memoria sull’opera di Walter Maucci – ebbene – Claudio Scala, contattato, si mise al lavoro con entusiasmo producendo un articolo in cui esponeva fatti inediti, da egli personalmente vissuti assieme al grande speleologo triestino, anche con considerazioni su aspetti della società del tempo e di chi lo avversò, poco noti. L’articolo, uno dei migliori comparsi in quegli scritti memorialistici, esprimeva la sua grande considerazione per la speleologia, portando – come dal suo titolo “Dall’abisso dei ricordi” – episodi e tratti di umanità che soltanto una personalità di grande levatura, come lui, avrebbe potuto fare, mai dimentico di quella nostra scienza che poté affrontare solo negli anni giovanili ma che gli rimase per sempre nel cuore. L’articolo in questione fu riportato nella bibliografia accademica che accompagnava il suo curriculum vitae et studiorum, e ciò, per la speleologia triestina è un onore. Posso testimoniare come fino allo scorso anno Claudio Scala s’interessò di speleologia, poiché stava ancora lavorando a un metodo statistico sulla definizione della dinamica paleofluviale sui ciottoli dei depositi di riempimento in cavità carsiche, tanto da chiedermi dei campioni granulometricamente significativi aventi tale origine.

Claudio Scala, per la sua brillante carriera accademica e l’ampio riconoscimento internazionale che ebbe a seguito dei suoi studi di statistica, e per la sua attività di speleologo di esplorazione e di ricerca (fu perciò uno speleologo “completo”), è uno tra gli speleologi che – come non proprio moltissimi – hanno dato vero lustro alla speleologia triestina. Le vicende della vita e i suoi studi l’hanno allontanato da Trieste, interrompendo un impegno virtuoso nei confronti della speleologia giuliana, ma possiamo ben dire (almeno tra chi è stato speleologo di ricerca) che la sua opera non fu solo una traccia, ma ben di più: fu uno dei punti fermi in quel “laboratorio” d’idee che all’epoca fu invidiato, e che oggi storicamente valutiamo irripetibile, anche per il particolare contesto sociopolitico in cui fu posto, che contraddistinse la speleologia a Trieste nel dopoguerra.

Rino Semeraro