VOLUME XIX – 1979

INDICE GENERALE VOLUME XIX – 1979

Trieste 1979
CARLO FINOCCHIARO Relazione dell’attività della Commissione Grotte «E. Boegan» nell’anno 1979 –pp. 5-13

GUIDI P. – MARINI D. – PEROTTI G. – LE GROTTE VAPOROSE DEL MONTE CRONIO QUARANT’ANNI DI RICERCHE A SCIACCA (1979) pp.  19-57

Vengono illustrati i risultati conseguiti nel corso di sette campagne di ricerca nel sistema di grotte vaporose Stufe di San Calogero – Grotta del Lebbroso – Labirinto Aspi­rante. Le esplorazioni, rese difficoltose dalle particolari condizioni climatiche interne (tem­peratura 39° C. con un’umidità pari al 100%), hanno portato alla scoperta di un complesso reticolo carsico, interessato nella sua parte più elevata (Grotta del Santo, Antro di Dedalo, Antro di Fazello, gallerie Bellitti e Di Milia) dalla presenza di materiale preistorico e archeologico di notevole interesse. La necessità di fare un bilancio del lavoro compiuto in questi anni e di renderne conseguen temente pubblici i risultati ottenuti, hanno costretto gli A A. a compendiare al massimo i dati raccolti. La pubblicazione integrale della gran massa di dati — soprattutto meteorologici — raccolti durante le varie spedizioni potrà avvenire in un secondo tempo.

TINÈ SANTO – STUFE DI SAN CALOGERO: INTERPRETAZIONE STORICO ARCHEOLOGICA (1979) pp.   59-63

In base ai risultati delle campagne di scavo nell’Antro di Fazello — febbraio 1962 e seguenti — e delle osservazioni ai gruppi di vasi nelle gallerie basse vengono avanzate alcune prime ipotesi interpretative del complesso archeologico.

FABIO FORTI –PROPOSTA DI CLASSIFICAZIONE PRATICA DELLE MORFOLOGIE CARSICHE EPIGEE (Studi sul Carso Triestino) (1979) pp.   65-71

Per lo studio del carsismo delle rocce carbonatiche, in base alle ricerche ed inda­gini condotte secondo il «metodo della ricerca integrale», si è addivenuti alla considera­zione che il criterio di classificazione delle fenomenologie geomorfologiche superficiali risulta essere quello basato sui rapporti intercorrenti tra «potenziale carsogenetico» ed «energia carsogenetica», con la «scala della carsificabilità». Vengono proposte due tabelle, una per determinare il «valore dell’energia», deri­vata da una lunga serie di studi sul Carso Triestino, l’altra, universale, per una proposta di rappresentazione cartografica omogenea e che rivesta oltre ad un significato morfolo­gico, anche uno che tenga in considerazione le condizioni geolitologiche del territorio in esame, alle quali le forme carsiche sono strettamente connesse.

FABIO FORTI – DISSOLUZIONE SOTTOCUTANEA ACCELERATA NELLE DOLINE DEL CARSO TRIESTINO (1979) pp.   73 – 78

Sono considerati gli effetti dissolutivi accelerati sulle rocce al contatto con suoli argillosi, in particolare sul fondo ed ai fianchi delle doline. Questa dissoluzione determina arrotondamenti ed appiattimenti sia dei clasti carbonatici che delle rocce di fondo ed è condizionata sia da aumento del tenore di CO2 nei suoli, sia dalla più costante bagnatura nel tempo al fondo delle depressioni carsiche, fattori questi che portano ad un «carsismo più rapido». Queste forme carsiche sottocutanee sono particolarmente importanti per lo studio genetico ed evolutivo delle doline.

FULVIO GASPAROIL FENOMENO CARSICO NEL TERRITORIO COMUNALE DI CASSANO ALLO JONIO (Provincia di Cosenza) (1979) pp.   79-116

Vengono descritti i risultati delle campagne speleologiche effettuate dalla Commis­sione Grotte «Eugenio Boegan» — Società Alpina delle Giulie, Sezione di Trieste del C.A.I. — nel Comune di Cassano allo Jonio (Cosenza) negli anni 1977-1979. L’area ove sono state condotte le indagini è costituita dai rilievi calcareo-dolomi-tici del Monte S. Marco – II Muraglione e di Pietra Castello, situati presso il capoluogo. In questa zona sono state esplorate e rilevate complessivamente 16 cavità carsiche — a prevalente sviluppo suborizzontale — fra le quali presentano particolare interesse la Grotta Superiore di S. Angelo (lunghezza m 1005) e la Grotta Inferiore di S. Angelo (lunghezza m 1325). Le grotte sono costituite da gallerie con interessanti forme di corrosione e conten­gono notevoli depositi di riempimento, dati da gesso, guano e concrezionamenti calcitici. La genesi delle grotte e la presenza dei depositi di gesso vengono messe in rela­zione con un’antica circolazione di acque sulfuree nella massa rocciosa.

PINO GUIDI – NUOVE AGGIUNTE E REVISIONI ALLA BIBLIOGRAFIA SPELEOLOGICA DELLA COMMISSIONE GROTTE (1979) pp.   117-134

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