Gianni Spinella

GIANNI SPINELLA (10.10.1954 – 17.12.2017)

Nato a Trieste nel 1954 si avvicina giovanissimo al mondo delle grotte entrando a far parte del R.E.S.T. – Raggruppamento Escursionisti Speleologi Triestini, gruppo diretto da Romano Ambroso e Gianfranco Bertini. Nei primi anni ’70, al fine di perfezionare la propria tecnica esplorativa, partecipa ad un corso di speleologia della Commissione Grotte “E. Boegan” allacciando con alcuni degli istruttori un rapporto d’amicizia che rimarrà vivo nel tempo.

Nel 1973 prende in mano le redini le redini del R.E.S.T. “in qualità di capogruppo” (come ha scritto su La Nostra Speleologia nel 1981 in “Ricordando Corsaro”), funzione che manterrà – come la fedeltà al suo Gruppo – sino alla morte.

Il suo amore per le grotte e il mondo sotterraneo lo porteranno, dopo essersi diplomato all’Istituto Tecnico Gian Rinaldo Carli, a iscriversi a geologia presso l’Università di Trieste. Il desiderio di conoscere meglio il mondo cui s’era dedicato non troverà però coronamento: i casi della vita, complice forse anche il suo orientamento politico legato ad un passato che la società cosiddetta civile voleva dimenticare, lo porteranno in tutt’altra direzione, contribuendo a farne un emarginato.

Emarginato, ma non nel mondo delle grotte. Gianni Spinella è presente a tutti i congressi e convegni che si tengono nella regione. Nel 1979 è a Sagrado, al 1° Convegno sull’ecologia dei territori carsici, e a Pordenone al 4° Convegno regionale di speleologia del Friuli Venezia Giulia; nel 1980 è a Trieste al 4° Convegno nazionale della Sezione Speleologica del C.N.S.A., al Symposium internazionale sull’utilizzazione delle aree carsiche e a Treviso al 1° Convegno Triveneto di speleologia. Nel 1981 partecipa a Trieste al 5° Convegno speleologico del Friuli Venezia Giulia mentre l’anno seguente è a Monfalcone al 2° Convegno Triveneto e alla Tavola rotonda sul folklore.

La partecipazione alle manifestazioni speleologiche di un certo spessore culturale continua nel 1983 (Udine, 6° Convegno speleologico del Friuli Venezia Giulia), nel 1984 (Vicenza, 3° Convegno Triveneto; Trieste 4° Convegno nazionale della Sezione Speleologica del CNSA), nel 1985 (Gorizia, 7° Convegno speleologico del Friuli Venezia Giulia e Tavola rotonda sul rilievo ipogeo), nel 1997 (Osoppo, 4° Convegno nazionale sulle cavità artificiali), nel 2011 (Trieste, 21° Congresso nazionale di speleologia). La sua presenza a questi incontri non è soltanto in veste di relatore o uditore ma anche con ruoli organizzativi, come nel caso del 1° Convegno Triveneto ove è stato addetto alla segreteria.

Non manca neppure agli incontri nazionali informali, come quelli classici di Casola Valsenio, incontri in cui ha modo di prendere contatto con le realtà speleologiche extraregionali. E’ pure presente ad incontri internazionali quali il Convegno Internazionale sui carsi di alta montagna (Imperia, 1982) e a moltissimi dei Congressi nazionali di speleologia. Congressi ai quali è presente sovente come uditore senza iscriversi formalmente (e quindi non risultando sugli atti ufficiali).

Nei decenni della sua presidenza del R.E.S.T. palesa al mondo esterno l’attività del Gruppo pubblicando una quarantina fra note e relazioni. L’attività scritturale inizia con una nota sul semestrale udinese Mondo Sotterraneo (1977), seguita con la collaborazione attiva con il periodico triestino La Nostra Speleologia (1980, 1981 e 1992), e quindi scrive per la rivista nazionale Speleologia (1990) e più volte per la regionale Gazzetta dello Speleologo (1997-2008).

Fra gli scritti, oltre alle relazioni sull’attività del gruppo e alle descrizioni di alcune delle grotte aperte ed esplorate, i contributi più significativi sono stati quelli sull’inquinamento delle grotte del Carso. La protezione dell’ambiente che tanto amava è stato un tema cui ha dedicato mezza dozzina di elaborati, alcuni dei quali firmati con altri Autori che condividevano questo orientamento (Kraus, Pieri, Radacich).

Se sono una quarantina i contributi scritti lasciati alla speleologia, altrettanti sono gli apporti alla speleologia esplorativa. Sono ben 39 i rilievi che nel catasto grotte portano la sua firma. Si tratta, in genere, di cavità non di grande profondità o sviluppo, ma il Carso ha dei limiti ben precisi quanto a dislivelli. Fra le cavità che portano la sua firma ci sono anche i due abissi dedicati alla memoria di membri del R.E.S.T.: l’ab. Massimiliano Puntar, 5816, VG, profondo 145 metri e l’ab. Romano Ambroso, 5097 VG, profondo 102 metri. Di questi 39 rilievi sei si riferiscono a grotte del Friuli (cinque presso Forni di Sopra ed una sul Canin) mentre i rimanenti trentasei sono di grotte del Carso triestino, quasi tutte trovate e aperte dal R.E.S.T. nel periodo che intercorre fra il maggio 1973 e il settembre 1976.

Il variegato mondo grottistico locale è stato avvisato della sua dipartita con un comunicato messo sul sito del R.E.S.T.: “Martedì 6 febbraio dalle ore 8.20 verrà allestita, presso il Cimitero di San’Anna, la camera ardente per dare l’ultimo saluto al nostro presidente Gianni Spinella, meglio conosciuto con il soprannome di Janko. Con lui se ne va non solo una figura importante del REST, ma anche un personaggio storico della speleologia triestina, testimone dell’epoca in cui i grottisti andavano alla ricerca di nuove cavità, ancora inesplorate, con scale di legno e corda! Ora potrà rivedere Romano, Gianfranco e tutti gli amici grottisti che ci hanno lasciato…” Il commosso messaggio è stato ampiamente raccolto e il giorno delle esequie la cappella del cimitero di S. Anna era gremita: giovani speleologi e vecchi grottisti hanno voluto essere presenti per dare l’estremo saluto a quello che fino a ieri è stato un protagonista ed ora è diventato un pezzo di storia della speleologia locale.

Pino Guidi

UN RICORDO DI Toni Klingendrath

Fra i tanti amici che ci hanno lasciati re­centemente c’è anche Gianni Spinella. Spe­leologo a Trieste senza soluzione di continu­ità, da sempre e per sempre. Fu presidente del REST e in Commissione era venuto a se­guire un corso all’inizio degli anni settanta. Lì ci eravamo conosciuti ed avevamo fatto nu­merose grotte insieme. Delle sue idee e del­le sue passioni ho condiviso soltanto quella per le grotte. Però eravamo amici, dietro al “cichin”, o alla pipa, aveva un sorriso buono. Ree-cuu-pee-raa.. .ree-cuu-pee-raaa!!…. ree-cuu-pee-raaaa!! Niente, la corda non si muoveva. Centoventi metri più in alto non ci sentivano. Sopra di noi, buio. Intorno a noi le lampade elettriche Wonder illuminavano un ambiente circolare di nude pareti di pietra che avrà avuto 10 metri di diametro. Ci tene­vamo ridossati ad un lato, vicino alle scale, per evitare, per quanto possibile, di essercolpiti da qualche sasso staccato acciden­talmente dai compagni o da qualche uccello. Scendendo avevamo fatto volar fuori alcuni colombi e qualche pietra ci era frullata vicino. “Comincemo a salir,” – dissi a Gianni -“cussì la corda se lasca ben e i capissi che stemo salendo.” “Come te vol.” – bofonchiò. Partii, Gianni Spinella era legato quat­tro metri sotto di me, sulla stessa corda e dopo poco, quando sentì che la tiravo, par­tì anche lui. Salii di slancio una ventina di metri abbracciando le scalette superleggere con braccia incrociate. Sentivo Gianni dietro di me. Il suo peso mi teneva tesa la scala e potevo fare agevolmente il passo ogni tren­ta centimetri, che era la distanza fissa fra gli scalini. La corda che ci assicurava però era sempre immobile e pendeva al nostro fianco facendo ad ogni passo aumentare la sua ansa. Mi preoccupai. Non era ragione­vole salire senza assicurazione di sorta tutto il pozzo. Inoltre eravamo legati in “tandem”, ad un certo punto avrei sentito sempre di più anche il peso dell’ansa della corda, sarebbe stato molto pericoloso. Decisi di fermarmi e lo comunicai a Gianni. “Fermemose! Tachite in scala e ciamemo ancora” – gli dissi. “Benon” – rispose – “Cussì me fumo un cichin.” Come dire che a sgolarmi sarei stato solo io. Ci agganciammo con un moschettone di ferro che avevamo in cintura ad uno dei cavetti d’acciaio della scala, sgravando le braccia dallo sforzo e ricominciai a gridare. Gianni, sotto di me, armeggiava per accen­dersi una sigaretta con dei fiammiferi anti­vento. C’era appena riuscito – sentii l’odore del fumo che saliva – che la corda, lasca al nostro fianco, cominciò a muoversi scorren­do verso l’alto. Gli amici, sopra, ci avevano sentiti o avevano ipotizzato che era tempo che salissimo. “Molite che n’demo!” – gli intimai. Imprecò un po’, ma alla fine riuscì a sgan­ciarsi proprio quando la corda sopra di noi diventò tesa. Quello che gli rodeva di più era l’aver dovuto gettare il cicchino di “n” blu, senza filtro, appena acceso, pensai. Riprendemmo la salita inseguendo la corda. Cento metri dopo, ansimanti, raggiun­gevamo gli altri su un ripido terrazzino che avevamo usato per spezzare in due tronconi la discesa dell’imponente pozzo dell’Abisso della Volpe. Morfologicamente un pozzone unico di 180 metri. Inquietante. La dolina all’esterno sembrava l’ingresso dell’Inferno. Come la bocca di un grande imbuto, inghiot­tiva felci e licheni per buona parte dei primi sessanta metri di discesa, percorsi i quali si arrivava su quello scomodo terrazzino in­clinato che scivolava nei restanti centoventi metri di pozzo. Prima di calarvi le scale e la corda ave­vamo sgomberato il suo piano inclinato dalle pietre che lo ricoprivano, facendole precipi­tare nel buio con rumore terrificante. Poi eravamo scesi a turno, per il cordone rigido, passandolo per due moschettoni di ferro incrociati ai quali eravamo agganciati. Sfruttando l’attrito della corda che faceva­mo scorrere nei due moschettoni frenandola accostandoli più o meno, riuscivamo a scen­dere e a fermarci quando serviva. Era un si­stema un po’ da brivido che veniva chiamato “freno moschettone”. Su lunghezze del ge­nere e corde così rigide, non potevamo usare il “più sicuro mezzo barcaiolo” perché avreb­be arricciato in modo inestricabile la corda. Il discensore classico non era ancora stato inventato o non ce lo potevamo permettere. Anche per fare sicurezza a chi risaliva usavamo spesso il freno moschettone, ag­ganciato a chiodi da roccia e cordini diversi. Due o tre tiravano la corda della coppia che saliva, un terzo la faceva scorrere nel freno moschettone, pronto a bloccarla se neces­sario. Arrivati al terrazzino le nostre tute fuma­vano per il sudore della fatica appena soste­nuta. Ci accovacciammo per riposare un po’ e vidi Gianni armeggiare nel solito taschino della mimetica dal quale estrasse una mezza sigaretta intorcolata. Ammiccando mi fece un cenno e con un mezzo sorriso di soddi­sfazione la raddrizzò e l’accese. Non l’aveva buttata via, ma quando mai! Oilé Gianni!

GIANNI SPINELLA CI HA LASCIATO di Elio Padovan

Nella seconda metà del XX secolo, a Trie­ste viveva una moltitudine di grottisti, come forse mai nella storia e nel mondo. Raggrup-pati in una decina di associazioni ufficiali e in altrettanti ricreatori, oratori, rioni o com­pagnie di giovani licenziati o espulsi dall’ac­cademia navale di Livorno, molti ragazzi si costruivano le scalette con cavi d’acciaio e manici di scopa o altro legno (acacia) e si calavano nelle grotte del Carso, ogni do­menica, affollando la corriera PD di Sergas verso Aurisina o il tram di Opicina o, addi­rittura, il treno fino ad Aurisina bivio. Vestiti in tuta mimetica, acquistata da Fiascaris a Udine e dotati di lampada a carburo e elmo militare della prima guerra mondiale (più leg­gero), esploravano e, soprattutto, visitavano le grotte del Carso per pura passione e in­dubbio godimento, concludendo spesso la giornata intorno ad un fuoco in una caverna, con una luganiga infilzata su uno stecco ad arrostire. Vino. Tutti quelli che ho conosciuto al tempo, in seguito hanno fatto una vita nor­male (integrata?), relegando le grotte ad un hobby più o meno saltuario o ad un bel ricor­do. Lavoro, famiglia, molti emigrati, alcuni sono diventati artigiani, alcuni alpinisti, molti rocciatori, negozianti, professori, tantissimi raccoglitori di funghi e asparagi, poi pesca, frutti di mare, vela, regate…, qualcuno se­conda casa a Lignano e/o Ugovizza. Non Gianni Spinella. Come lo ricordo così è rima­sto sempre, ai miei occhi. Ad un likof nella grotta Caterina, a testa in giù, in un braciere di pietre largo come un tombino. La PD, o quello che è adesso, ha continuato a pren­derla per anni quando è finito a dormire in un bosco a Prosecco, dopo aver perso la casa del nonno. Il colmo per Lui che si è sempre definito fascista nostalgico, ma questo è un mio insopprimibile delirio umoristico. Gianni l’ho conosciuto nei primissimi anni 70 ad un corso di speleologia dell’Alpina, che ha frequentato da grottista già esperto. Io facevo l’istruttore. In un’uscita di fine corso, alla grotta Noè, un pozzo di 70 metri, usciti tutti, mostravo agli allievi come si recupera una scala da un pozzo: attaccato alla corda, 2 metri sotto l’orlo, con le gambe a squadra, sporto nel vuoto, tiravo su le scalette senza attrito, mentre gli altri le recuperavano fuori. Tirati su i primi dieci metri (le scale erano di questa misura, agganciate l’una all’altra con la maglia italiana) gridai agli allievi di liberarle dall’attacco e iniziare ad arrotolarle per poi metterle nei sacchi, come si faceva per otti­mizzare i tempi, senza attendere che le sca­lette fossero tutte fuori. Sentii degli strattoni sulla corda che mi sosteneva e pensai che qualcuno ci stesse camminando sopra, ma non vedevo e mi ripromisi di redarguirlo a fine manovra. Non era così. Un allievo, un certo Killer, aveva stracapito e con sforzi disumani era riuscito a mollare la corda a cui ero appe­so. Volai di schiena giù per la Noè ma un gra­dino della scaletta, mio amico, si incastrò in un anfratto e riuscii a tenermi alla scala. Bru­no Cova, Mario Privileggi e Gianni, compreso l’accaduto, si lanciarono sulla scaletta per fermarla e salvarmi. Fossero Bruno e Mario non lo so di sicuro, ma certamente fu Gianni, che mi parlò spesso di questo episodio. Da allora lo elessi a “mio salvatore” e gli offrii da bere ogni volta che lo incontrai. Non credo fu causa mia, ma Gianni imboccò una stra­da di festeggiamenti, in ricordo della mia vita salvata.. Ovviamente mi piace l’immagine ma, certamente, non fu così. Certo fu che da studente universitario di geologia, presidente di un gruppo grotte, partecipante a convegni sulla speleologia, alla fine diventò un grottista barbone. Andare in grotta e frequentare l’am­biente dei grottisti e degli speleologi è stata la Sua vita. Dai tempi della Noè, nei troppo radi incontri ai likof in caverna o in altri luo­ghi, l’ho visto sempre più come un abitante delle grotte del Carso, vestito come vestivo io quando cominciai a frequentarle e con lo stesso odore di muschio e fango, nobilitato dall’acetilene. Un fauno. Mi ha sempre fatto pensare a Romano Ambroso o al Marochin, figure mitiche della mia infanzia grottista, fau­ni di un mondo fantastico che mi hanno rega­lato tanto. Però Gianni era più giovane. Gian­ni ha mantenuto in vita una visione del mon­do idealista, non consumistica e fantasiosa, come mi piacerebbe fossero il presente e il futuro. Magari con un po’ di moderazione. Grazie Gianni!

Ulteriori notizie su Gianni Spinella si possono trovare in:

  • – – , 2018 – Ricordando Gianni Spinella, Cronache ipogee, 1/2018: 2-3, Trieste gen. 2018
  • Semeraro R., 2018: Due sole parole di addio per Gianni Spinella, Sopra e sotto il Carso, a. VII (1): 47-48, Gorizia gen. 2018
  • Taddei R., 2007: Dedicato a, e ispirato da Gianni, Il Punto, n. 28, Trieste apr. 2007

Grotte rilevate da Gianni Spinella sul Carso:

  • 0216/0250 VG – Pozzo presso Sgonico
  • 0670/ 3718 VG – Abisso a Nord della Stazione di Visogliano
  • 1008/4056 VG – Grotta a SE di Monte Meducia
  • 2312/4744 VG – Pozzo a NW di Jamiano
  • 2395/4808 VG – Grotta nel Bunker presso la Stazione di Aurisina
  • 2399/4812 VG – Grotta Alabarda
  • 2647/4866 VG – Cavernetta presso Sud Croce
  • 2648/4867/VG – Fovea del Grillo
  • 2649/4868 VG – Grotta presso Villa Opicina
  • 2650/4869 VG – Grotta presso Villa Opicina
  • 2651/4870 VG – Grotta presso Villa Opicina
  • 2652/4871 VG – Cunicolo presso Villa Opicina
  • 2653/4872 VG – Pozzo dello Scalpello
  • 2707/4905 VG – Pozzo 1° a Nord di Fernetti
  • 2709/4907 VG – Caverna a Nord di Fernetti
  • 2710/4908 VG – Grotta a Nord di Fernetti
  • 2711/4909 VG-  Grotta a Nord di Fernetti
  • 2871/4946 VG – Grotta a Nord di Fernetti
  • 2872/4947 VG – Grotta a Nord di Fernetti
  • 2873/4948 VG – Pozzo 2° a Nord di Fernetti
  • 2874/4949 VG – Pozzo 3° a Nord di Fernetti
  • 2875/4950 VG – Pozzo 4° a Nord di Fernetti
  • 3094/5022 VG – Grotta dei Sepolti Vivi
  • 3258/5097 VG  -Abisso Romano Ambroso
  • 3259/5098 VG  -Pozzo a Nord di Fernetti
  • 3540/5109 VG – Pozzo a NNE della Stazione di Aurisina
  • 3687/5164 VG – Grotta presso la 6 VG
  • 3700/5177 VG – Pozzo presso Gabrovizza
  • 3701/5178 VG – Pozzo tra Gabrovizza e Sgonico
  • 4208/5328 VG – Pozzo a Sud di Rupingrande
  • 4928/5658 VG – Pozzo a Sud di Rupingrande
  • 4929/5659 VG – Grotta a Sud di Rupingrande
  • 5249/5816 VG – Abisso Massimiliano Puntar

Grotte rilevate da Gianni Spinella nel Friuli:

  • 3424/1812 Fr – Scarloffa delle Frane
  • 3425/1813 Fr – Scarloffa 2° a SW del Poasso
  • 3426/1814 Fr – Scarloffa a SW del Poasso
  • 3427/1815 Fr – Scarloffa del Vento
  • 3428/1816 Fr – Scarloffa 2° a W di Poasso
  • 3663/2006 Fr – Pozzo 6° a N di Sella Grubia

Scritti 1977 – 2007

1977

  • Raggruppamento Escursionisti Speleologi Triestini – Trieste, Mondo Sotterraneo, n.s., 1 (1): 18, Udine apr. 1977
  • Raggruppamento Escursionisti Speleologi Triestini Trieste, Mondo Sotterraneo, n.s., 1 (2): 30-31, Udine ott. 1977

1980

  • Il Congresso Triveneto, perché? Tuttocat, 1 (1): 62, Trieste 1980
  • L’attività del R.E.S.T. nel 1979, Tuttocat, 1 (1): 51-52, Trieste 1980
  • La protezione del patrimonio paleontologico e paletnologico della provincia di Trieste, La nostra speleologia, 4, Trieste dic. 1980
  • Le prime tecniche di progressione su sola corda, Tuttocat, 1 44-45, Trieste mar. 1980
  • L’inquinamento nelle cavità del Carso triestino, La nostra speleologia, 3, Trieste set. 1980
  • Grotta a S.O. della quota 475 di Meducia – VG 4056, La nostra speleologia, 2: 4, Trieste giu. 1980
  • (con G. Cechet) Abisso a N. della Stazione di Visogliano, La nostra speleologia, 2: 4, Trieste giu. 1980
  • Nota sulle nuove tecniche di esplorazione ipogea, La nostra speleologia, 1: 1-2. Trieste mar. 1980
  • (con F. Gherlizza) Note su alcune cavità presso Forni di Sopra (Alta valle del Talgiamento), La nostra speleologia, 3: 5-14, Trieste set. 1982
  • (con F. Gherlizza) [Grotte della Venezia Giulia], La nostra speleologia, 1, Trieste mar. 1982
  • (con R. Pecchiari) Abisso romano Ambroso – VG 5097, La nostra speleologia, 3, Trieste set. 1980
  • Bilancio consuntivo delle attività del R.E.S.T. svolte nel 1980, Atti del 1° Conv. Triveneto di Speleologia, Treviso 1980: 103

1981

  • E riparliamo della nostra supremazia, La nostra speleologia, 2: 3, Trieste mar. 1981
  • Dei congressi, La nostra speleologia, 2: 16-17, Trieste mar. 1981
  • Ricordando Corsaro, La nostra speleologia, 2: 3, Trieste giu.-set. 1981
  • Degli incidenti, La nostra speleologia, 2: 5-6, Trieste giu.-set. 1981
  • Le grotte preistoriche della Venezia Giulia. La Caverna Pocala – 91 VG, La nostra speleologia, 2: 16-20, Trieste giu.-set. 1981
  • (con M. Kraus) L’inquinamento nelle cavità del Carso triestino, La nostra speleologia, 2: 3-6, Trieste dic. 1981
  • (con N. Pieri) Il problema dell’inquinamento ipogeo nelle cavità del Carso Triestino, Atti del 1° Conv. sull’ecologia dei territori carsici, Sagrado d’Isonzo apr. 1979, Gradisca 1981: 293-298

1983

  • Note sulle nuove tecniche di esplorazione ipogea, Atti del 4° Conv. di Spel. del Friuli Venezia Giulia, Pordenone nov. 1975, Pordenone 1983: 59-61

1987

  • L’acquedotto teresiano di S. Giovanni in Guardiella a Trieste, 2° Conv. Naz. di Spel. Urbana “Le cavità artificiali aspetti storico-morfologici e loro utilizzo”, Castel dell’Ovo, mar. 1985, Napoli 1987: 81-83

1990

  • Massimilano Puntar (“Heidi”), Speleologia 23: 52, Milano ott. 1990

1992

  • (con M. Radacich) La lista nera, La Nostra Speleologia, n. u. 1991-1992: 65-80, Trieste 1992

1997

  • Del “botolismo”, Gazzetta dello Speleologo, 10, Trieste nov. 1997

2001

  • Il sottoscritto tiene molto  …, Gazzetta dello Speleologo, 57: 88, Trieste ago. 2001
  • Carneade! Chi era costui? Gazzetta dello Speleologo, 59: 7-8, Trieste ott. 2001

2004

  • Nuovo recapito postale, Gazzetta dello Speleologo, 86: 5, Trieste gen. 2004
  • Convegno, Gazzetta dello Speleologo, 90: 4, Trieste mag. 2004
  • Inaugurazione mostra, Gazzetta dello Speleologo, 93: 2, Trieste ago. 2004

2005

  • Nuova scheda didattica, Gazzetta dello Speleologo, 103: 2, Trieste giu. 2005
  • Inaugurazione mostra, Gazzetta dello Speleologo, 107: 1, Trieste ott. 2005
  • Presentazione del Centro di Accoglienza Turistica della Grotta Gigante, Gazzetta dello Speleologo, 109: 1, Trieste dic. 2005

2006

  • Inaugurazione Grotta Nera, Gazzetta dello Speleologo, 119: 2, Monfalcone ott. 2006

2007

  • Conferenza sul Timavo. Proiezione, Gazzetta dello Speleologo, 122: 1-2, Monfalcone gen. 2007
  • Proiezione sull’Albania, Gazzetta dello Speleologo, 123: 1, Monfalcone feb. 2007
  • Proiezione alla Skilan, Gazzetta dello Speleologo, 125: 4, Monfalcone apr. 2007

2008

  • REST: nuovo recapito, Gazzetta dello Speleologo, 140: 5, Monfalcone lug. 2007
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