home > l'attività > Carso > 1997 > Grotta Gualtiero Savi

SALE MORPURGO E HERBORN

Pubblicato sul n. 36 di “PROGRESSIONE” – Anno 1997

 L’agevole accesso alla grotta attraverso la ‘Curta” ha un aspetto quasi turistico. Basterebbe mettere un chiosco-biglietteria e tutto sarebbe regolare. Percorso un breve e quasi comodo corridoio, si entra nella galleria principale, in questo tratto denominata dei “Crolli”, che percorsa in direzione N si chiude nella famosa 4’ strettoia. Questa dà origine ad un percorso particolarmente tormentato, molto articolato e a volte angusto che per queste caratteristiche B stato denominato “Calvario”. Nome ed epiteti di questo tratto vanno letti in funzione delle caratteristiche generali della “Gualtiero”: una grotta percorribile in buona parte con le mani in tasca e con un bagaglio tecnico-logistico ridotto al minimo indispensabile, soprattutto con I’impianto di scalette fisse e attrezzature atte a facilitare alcuni passaggi critici, che per i necessari lavori di ricerca, studio, rilievo, scavo etc. sono stati percorsi innumerevoli volte.

  Il ‘Calvario” può essere considerato come un grande sifone, fortunatamente asciutto (presenza di acqua è stata riscontrata solo rare volte sul fondo) il cui braccio di uscita è costituito da una rampa inclinata (50°) di materiale franato e successivamente calcificato.  La risalita, non obbligata e sufficientemente agevole, è facilitata da un cavo fisso in acciaio. Al termine della risalita si trova una stalagmite di grosse dimensioni (che chiamerò convenzionalmente “Lingamu) che attira inizialmente l’attenzione, ma questa ben presto si sposta (l’attenzione non la stalagmite) verso l’ampia, grandiosa cavità che si spalanca e si offre alla vista di coloro che sono muniti di una buona illuminazione (nel senso reale non trascendentale) e che appare ancor più vasta (ovviamente non l’illuminazione) per il contrasto di essere usciti da ambienti piuttosto angusti. Non potrebbe contenere alcun duomo, alcuna cattedrale, ma forse con qualche limatina a S. Giusto (nel senso di chiesa e non di santo) ci potrebbe stare, avendo una lunghezza di 100 metri, e una larghezza tra i 15 e i 24 metri. In pianta la “Sala Morpurgo”, così è stata denominata la cavità in onore del 1° presidente della C.G.E.B., ha l’aspetto di una farfalla del genere Licaone. Alle estremità delle ali si diramano 4 gallerie di varia dimensione ed interesse, per cui la ‘Sala Morpurgo” può essere considerata il nodo principale della grotta. probabilmente non a caso situata in posizione baricentrica rispetto all’intero complesso della grotta Gualtiero.  Una particolarità di questa sala è costituita dal soffitto con andamento quasi orizzontale e piuttosto uniforme, con assenza di concrezioni, quasi un soffitto di sala cinematografica, con quota variabile tra i 350 e i 354 m.

  A tale riguardo bisogna osservare che la quota caratteristica e dominante del piano di calpestio dell’intera grotta è di 350 metri, dall’ingresso originario, alla “Curta”, alla 4^ strettoia. Tale piano si abbassa a 333 m in corrispondenza del “sifone” del Calvario da dove molto probabilmente le acque di un intuibile fiume sotterraneo proseguivano libere su un fondo nel quale, in epoche successive, si è accatastata l’imponente quantità di materiale staccatosi dalla volta e che costituisce l’attuale irregolarissimo fondo della Sala: massi, blocchi, lastre di dimensioni anche imponenti in gran parte saldate e calcificate quasi a formare un corpo unico, che tuttavia nasconde sotto di sè cunicoli e cavità, solo in parte scoperte ed esplorate.

I calcari nei quali nel corso dei millenni la natura, con meticoloso e lentissimo lavorio, è riuscita a modellare così tante forme meravigliose sono composti principalmente da alveoline e nummoliti sedimentate nel Terziario, con stratificazioni che si immergono di 20°-30° verso SSE-SE. Una delle faglie parallele intorno alle quali si è originata la Sala è riconoscibile nella direttrice del “Calvario”.

  Delle quattro gallerie citate la più evidente, che si nota subito a destra all’uscita del ‘Calvario”, è quella delle “Eccentriche” il cui portale d’ingresso e diviso in due da un imponente torrione strapiombante, la cui sommità tocca quasi la volta. La soglia del portale è pensile e molto prossima alla fatidica Q. 350 m che ritroveremo ricorrente nella successiva galleria, tra le più entusiasmanti e ricche di concrezioni (da cui il nome) di tutto l’intero complesso.

   Proseguendo in senso antiorario si perviene  ad un secondo portale, che come  che come il precedente ha una quota di 345 m. Pura casualità o frutto di una precisa architettura geologica? Si accede da qui alla "Galleria dei Rabdomanti", splendida, ben articolata ma angusta, ancora una volta con andamento suborizzontale intorno alla magica quota dei 350 m. La descrizione di questa galleria è gi8 stata pubblicata in un numero precedente di "Progressione". È utile ricordare che il suo curioso nome deriva dal fatto che il suo ritrovamento è stato preannunciato con discreto anticipo e buona precisione nel corso di una indagine-ricerca, fatta in superficie in prossimità del M. Stena, da alcuni curiosi estemporanei personaggi armati di bacchettine e pendolini: i rabdomanti appunto, avulsi da ogni moderna realt8 tecnologica inflazionata da laser, computer e voli spaziali.

   Ripartendo dal "Lingam" e seguendo il bordo della sala in senso orario, il fondo è impraticabile per la presenza di cospicui ammassi di frana, calcificati e addossati alla parete. A circa 10 m si nota sulla parete una svasatura in salita non accessibile senza una adeguata attrezzatura, che prosegue oltre la volta formando un camino poco invitante, in attesa di essere esplorato con attenzione e che potrebbe riservare qualche sorpresa(magari piacevole), anche se non ci sono chiari sintomi di prosecuzione.

   Proseguendo idealmente lungo la parete pressoché verticale e priva di concrezioni, si scende fino al punto più basso della caverna dove l'effetto di drenaggio è evidenziato dalla presenza di deposito di materiali minuti, come sabbie ed argille anche di recente sedimentazione. In questa zona povera di concrezioni, esattamente al centro della forra in cui si chiude la 'Sala Morpurgo", si trova una stalagmite di circa 1 m di altezza di calcite bianca che per il suo curioso aspetto è stata denominata "Il Gelato" (servito nei gusti: limone, panna, fiordilatte, cocco). Sulla sua verticale, a una decina di metri d'altezza, un gigantesco masso (la gelateria?) è rimasto incastrato tra le pareti della forra, e da esso si è potuto accedere ed esplorare un camino che si apre sulla parete N, ma senza particolare esito. Poco oltre il Gelato, sulla parete S, l'esplorazione di un altro camino con due diramazioni ha dato risultati purtroppo analoghi. La forra che si origina dalla "Sala Morpurgo" in corrispondenza del "Gelato" con la direzione WNW è il risultato di una frattura subverticale il cui fondo è piuttosto tormentato per la presenza di notevole materiale di crollo; vi si trovano anche insoliti depositi di argille gialle e, verso la metà, un pozzo di circa 5 metri in materiale incoerente costituisce il punto di assorbimento di questo tratto della grotta. Lo si evita passando sul bordo, quindi dopo pochi metri le pareti verticali e i grossi massi cementati strapiombanti si possono agevolmente superare con l'uso di una scala fissa. Scala, la cui posa si sarebbe potuta evitare se i "Grottenarbeiter" non si fossero fatti prendere dalla pigrizia e avessero scavato un bel tunnel orizzontale di 2x1 x 20 metri per sbucare direttamente sul fondo della "Sala Herborn".

     In corrispondenza della scala, sulla parete N si apre un passaggio da cui si accede ad una diramazione composta da diversi vani ... a cui si è dato nome di "Ramo del Bosco" (la cui descrizione è stata fatta su un numero precedente di Progressione).

     Ormai siamo entrati nella 2° grande sala della Grotta Gualtiero, la "Herborn", così chiamata in ricordo del secondo presidente della C.G.E.B. Non si percepiscono le dimensioni della caverna, irregolarmente trapezoidale (25x16 m), perché enormi massi di crollo concrezionati ne chiudono l'ingresso. Questo tuttavia è abbastanza agevole se si seguono dei tortuosi cunicoli e passaggi rimasti sgombri che, insieme ad altri, costituiscono un vero e provvidenziale labirinto per chi volesse sbarazzarsi della suocera sgradita. Un passaggio di non facile intuizione, con percorso elicoidale antiorario ritorna in direzione SE a quota ben superiore, sbucando dopo un'esposta traversata su un grande masso pensile, da cui si può vedere la forra appena percorsa fino al "Gelato" e una piccola parte della "Sala Morpurgo". Un punto buono per l'llluminazione (questa volta trascendentale): sospeso sul vuoto, nel buio e silenzio totali, è facile immaginare la visione di uno yogi assorto in profonda meditazione.

     In questa zona si possono notare alcuni massi variamente posizionati su cui sussistono stalattiti inclinate, che fanno chiaramente pensare a notevoli cedimenti della volta. Tra queste, una in particolare è appesa ad un masso incastrato, inclinata di circa 45°, ancora integra; un vero paradosso geodinamico.

Il percorso elicoidale per il suo primo tratto, fa parte della “via normale” di salita alla sommità di una caratteristica cresta calcitica concrezionata da cui, per la sua posizione centrale, si può cogliere per intero la vastità della Sala. Anche la “Herborn” come la “Morpurgo” ha un soffitto con andamento pressoché orizzontale con la stessa quota intorno ai 350 m, quindi generato probabilmente dal distacco di una stessa stratificazione.

La Sala è impostata su due fratture subverticali E-W e N-S, dove quest’ultima continua nel passaggio che dà accesso alla successiva “Sala Taucer”. Dalla sommità della Cresta Concrezionata, guardando verso sinistra appare evidente, addossata alla parete, una grande ripida colata calcitica bianca, la cui sommità si chiude ad imbuto sulla volta, lasciando intuire una possibile prosecuzione in quella direzione. In corrispondenza della Colata, sulla volta, si possono osservare alcune stalattiti di notevole dimensione di cui una lunga circa 8 metri.

Come già detto il ciclopico ammasso calcificato che culmina con la Cresta Concrezionata è bizzarramente traforato da un dedalo di cunicoli nel quale si è riusciti a ricavare un percorso in direzione NW che permette di raggiungere il centro della “Her born” quasi sul fondo. Questo, osservato dalla sommità della Cresta Concrezionata, appare come una civettuola spiaggetta della Costa Amalfitana, racchiusa tra ripide pareti. Purtroppo mancano due accessori importanti, sole e mare. Da qui dirigendosi verso NE, si arriva ad un piccolo pozzo che si apre tra i blocchi di frana e da cui si accede facilmente ad una breve ma interessante diramazione il “Labirinto” che si sviluppa lungo la frattura principale e la cui esplorazione potrebbe essere continuata con qualche gratificante scoperta. I recenti rilievi eseguiti in questa diramazione hanno evidenziato la particolarità di questo piccolo sistema che con un po’ di immodestia si potrebbe definire come “la grotta nella grotta”.

I lavori di disostruzione ed esplorazione, in questa diramazione, vennero sospesi e caddero giustamente nell’oblio quando a pochi metri dal pozzetto di accesso, sulla sommità della colata calcitica immediatamente a W, venne scoperto e reso agibile l’accesso alla fantastica Galleria poi chiamata “del Lago Sifone”. A questo punto è quasi superfluo precisare che quest’ultima Galleria, uno dei gioielli della Corona, ha un andamento praticamente orizzontale alla quota pressochè costante di 350 m.

Dal fondo della “Sala Herborn”, in direzione NE e risalendo i soliti massi accatastati, si perviene ad uno stretto ma agevole passaggio attraverso il quale si prosegue verso la successiva “Sala Taucer”. A questo passaggio si può giungere direttamente dalla Cresta Concrezionata scendendo in diagonale su blocchi completamente coperti da un manto di calcite, che ne ammorbidisce gli spigoli, e zigzagando tra diverse tozze stalagmiti tra le quali corre una corda fissa, molto utile per chi segue questo percorso. Tra queste stalagmiti ve n’è una da notare per la forma molto curiosa che potremmo chiamare la ‘Mano di Plutone”, per il suo aspetto chiaramente antropomorfo, con l’indice puntato verso l’alto: un suggerimento oppure un monito?

Il breve meandro che si percorre segue l’andamento della frattura subverticale N-S, il cui fondo in discesa si approfondisce dopo pochi metri in un pozzo in cui ristagna una discreta quantità d’acqua nei periodi di pioggia. Le pareti, libere da concrezioni, sono inclinate di diversi gradi verso E e su quella di destra è fissato un cavo fisso per poter superare il pozzo citato senza rischiare un bagno indesiderato, oltretutto con pochissimo spazio per nuotare.

Superato il malpasso si avrebbe libero accesso all’anticamera della ‘Sala Taucer”, la 3^ grande sala, se non ci fosse una apparentemente compatta e spessa colata calcitica a fare da diaframma, con un ricco e coreografico drappeggio a canne d’organo. In realtà lo spessore è cosi limitato da permettere il passaggio della luce tra i vani contigui attraverso alcuni piccoli interstizi. Oltrepassata la colata attraverso un varco naturale a metà altezza, ci si presenta dall’altra parte del ‘drappeggio”, che qui risulta molto più articolato e con un salto da vincere di circa 2 m. Prudenza e prontezza non sono mancate nel voler fissare (e quindi in qualche modo deturpare un prezioso lavoro di cesello della natura) l’ennesimo cavo d’acciaio, per poter consentire la traversata e quindi la discesa nella saletta sottostante, con grande invidia da parte della parimenti esposta a N parete dell’Eiger.

Tutto questo avviene avendo sopra la testa uno spessore di calcare di 90 m, sicuramente non compatto, ma ricco di cavità in attesa di vedere la luce delle lampade a carburo e di riempire di gioia e stupore i futuri, anche se remoti, fortunati scopritori. Un collegamento con la realtà esterna risulta abbastanza facile immaginando un punto ideale 100 m verso SE corrispondente alla proiezione verticale della cima del M. Stena (m. 441).

Più sotto, quasi sulla verticale, separato da uno spessore di calcare di circa 70 metri si trova il Ramo Nord della Fessura del Vento con la quale ci si aspetta prima o poi di trovare un collegamento. Finora i ripetuti e speranzosi tentativi di materializzare questa chimera non hanno avuto esiti risolutivi sia per gli indizi poco probanti, sia per l'onerosità dei lavori intrapresi.

Qualora questo sogno si realizzasse, si verrebbe a disporre nell'insieme di un sistema ipogeo dello sviluppo di 6600 m circa, insolito per la complessità e varietà della sue strutture, la ricchezza e bellezza delle concrezioni.

                                                                                            Nicolò Zuffi.

DALLA SALA DELLE MURA ALLA GALLERIA DEI LAGHI SOSPESI E ALLA GALLERIA DEL RIVO

Sosta ai laghi sospesi (Foto M.Prete)

 Dalla parte centrale della sala Taucer, in prossimità di un allargamento sul lato N, scavalcato un grosso masso si giunge in uno sprofondamento ove s'apre l'imbocco di un primo pozzo di m 14. Con una breve attraversata si arriva in una sala discendente che immette in un secondo pozzo molto ampio parallelo al precedente, sovrastato da un grande camino Scendendo dal primo pozzo si nota alla profondità di m 4 una prima galleria di collegamento con il secondo. Una seconda galleria congiunge la base dei due pozzi.

In particolare il secondo pozzo, nel tratto inferiore, viene a costituire un'ampia sala (Sala delle Mura) che presenta nella parte inferiore un caratteristico portale largo m 4 ed alto 2,5 che immette in una seconda sala ascendente. Per accedere ad essa e necessario superare una specie di catino molto fangoso che in periodi piovosi parzialmente si allaga formando un laghetto. Si sale quindi una ripida china di m 15 e superata una paretina ci si infila in un budello fangoso, inizialmente basso e stretto, poi sempre basso ma un po' più largo.

 Dopo 7 metri esso sbocca all'improvviso in una terza sala ad un'altezza di m 4. Percorrendo questo cunicolo si ha quasi la sensazione di oltrepassare un'immane deposito di argilla e calcite venuto a formarsi tra le due sale. Si prosegue quindi in comoda discesa in una caverna con un'altezza di m 1 ed una larghezza di m 9 (Galleria dei Laghi Sospesi, pagina 18).

Galleria dei Laghi Sospesi (Foto G.Villatore)

Dopo 12 metri si nota sulla sinistra una grande galleria ascendente, mentre verso destra si continua a percorrere l'ampia caverna discendente fino ad un grande gruppo colonnare. Poco prima sulla destra, a qualche metro dal fondo, in una cavernetta si estende un laghetto circondato da concrezioni scintillanti. Per proseguire è bene tenersi sulla sinistra onde evitare un tratto più ripido e dopo 18 metri si giunge nel punto più basso di questa sala. Qui volta e pavimento si avvicinano notevolmente dando origine ad una larga "buca da lettere", forzata dopo robusti scavi ma che purtroppo chiude con uno stretto camino. Sul lato opposto la caverna presenta ancora un tratto ascendente concrezionato con alla fine un'ultima cavernetta con un secondo laghetto.

Per visitare invece la galleria ascendente summenzionata, è necessario effettuare un'arrampicata di m 25 su una colata inclinata circa a 45°, fino ad un ripiano. Dopo un altro saltino di m 3, attraverso un portale, ci si immette perpendicolarmente in un'ulteriore galleria inclinata la "Galleria del Rivo". A sinistra si sale per una decina di metri e superato un breve risalto, si giunge in un sistema di cavernette ben concrezionato. Qui una serie di arrampicate ha portato all'esplorazione e rilievo di una serie di piccoli vani in cui si perde l'aria, Dallo sviluppo delle planimetrie questo ramo risulta trovarsi a brevissima distanza dal tratto terminale della "Galleria del Lago Sifone", di cui potrebbe costituire la naturale prosecuzione. A destra invece il ramo discende per ben 70 metri, mantenendo una larghezza tra 4 e 8 metri con il fondo inciso da un marcato solco perennemente percorso da un filo d'acqua. La galleria termina con un breve vano in salita, chiuso verso l'alto da un grande tappo d'argilla. Poco prima del fondo un'arrampicata ha permesso di raggiungere una finestra sulla parete sinistra da cui si diparte un ramo in leggera salita che dopo alcuni metri si biforca, terminando quindi con un pertugio concrezionato in cui non è stato notato alcun movimento d'aria.

                                                                                            Umberto Mikolic

ARRAMPICANDO IN GUALTIERO: UN BY PASS PER PINO

  Seduto sul piede nella staffa, guardo sopra di me il piccolo vano orizzontale sovrastato dalla finestra, grande buco nero circondato dall'ignoto. Siamo una trentina di metri sopra la Caverna delle Mura, davanti a quello che diventerà il By Pass. Sono eccitato dalla possibile scoperta di nuovi vani perchè nel punto più logico per effettuare la traversata (soggettivamente parlando) non ho trovato tracce di passaggio.

Errore! Qualche metro più in basso aveva già attraversato Stocchi, ma in quel momento io non lo sapevo. Trovo un piccolo spuntone, ci appoggio un anello di fettuccia e via, sono in terrazzino. Cerco subito un buon punto di ancoraggio per la corda. Perfetto! Una bella stalagmite di indubbia resistenza, viste le dimensioni, mi aspetta un metro più in alto, circondata alla base da un bel cordino rosso. Addio sogni di gloria! Ma è mai possibile che in questa benedetta grotta (se non in casi rari) non si sappia mai quali finestre sono state esplorate e da chi? E perché al momento dell'esplorazione non è stato fatto il rilievo? Uffa!

Assicurata la corda salgo ancora pochi metri su una colata calcitica e mi preparo a fare sicurezza a Dede che, veloce, mi raggiunge seguito da Mario (Privileggi, che ho il piacere di rivedere dopo tanti anni). E adesso viene il bello perchè dall'altra parte e rimasto il Pino onnisciente della Commissione, il catasto umano, l'infaticabile emulo degli antichi nell'erigere ogni sorta di costruzione (muretti, are, piramidi tronche, teocalli) con le pietre rimosse negli infiniti scavi a cui ha partecipato, il filosofo dall'aria sorniona e distaccata che se stimolato al punto giusto si diverte ad elargire perle di saggezza, insomma Pino Guidi. Per il quale, da quel poco che ho potuto capire, arrampicare è come mangiare un panino di vetri (e senza denti).

Pino vieni grido. E qui incominciano le scuse più fantasiose, del tipo: ho mal di pancia, mi riposo un poco, avanti i giovani, rilevo una concavità della parete, mi guardo intorno, vado a fare un giretto, dormo, penso, medito, insomma tutto pur di non fare quei sette-otto metri piuttosto esposti e vedere la bella galleria che mi si apre davanti.

“DAI PINO NO FARTE PREGAR, COSSA FEMO SENZA DE TI”, Pino, riluttante, lento come un bradipo stanco, con L'agilità di un gatto di piombo, tra qualche sacramento (tra i denti, signori si nasce) e qualche imprecazione, pian piano arriva alla terra promessa. In realtà non arrampica male, grottescamente parlando, ma mi guardo bene dal dirglielo, non vorrei che si montasse la testa. Ci divertiamo non poco, ma non diamo troppo a vederlo, che diamine, L'età va rispettata e il buon Pino, a parte gli scherzi e la sua naturale modestia, è sicuramente, insieme a pochi altri, una delle eminenze grigie, in termini di colore dei capelli e di conoscenza della speleologia in tutti i suoi aspetti, della Commissione.

“E ALLORA PINO IERA BEL”"

"Ande' a..." Il luogo in cui ci manda, con aria divertita (anche se ancora con una luce strana negli occhi), è un posto notissimo, usato dall'intera razza umana, per evidenti motivi fisiologici, almeno una volta al giorno.

Il resto è la solita cronaca: ricerca di prosecuzioni, finestre, cunicoli e anfratti vari, rilievo di quanto esplorato e ritorno, con sosta meditativa in sala Morpurgo. Uscita, cielo stellato. Il rumore dei nostri passi sui ciottoli della ferrovia conclude questa piccola storia di una nottata trascorsa in grotta in Val Rosandra, temprando lo spirito in attesa della prossima volta.

                                                                               Luciano Luisa(Foca)

IL BY-PASS

 Le acque del lago che occupa il punto più basso della Caverna delle Mura, normalmente superabili sulla sinistra sprofondando in un banco motoso o a destra utilizzando una semi tirolese, talvolta si alzano al punto da impedire l'accesso ai vani seguenti. Fortunatamente l'ostacolo è superabile grazie ad un tratto superiore di gallerie, il By Pass, di norma ignorato dal visitatore.

Dalla caverna Taucer si entra nella sala delle Mura per l'ingresso alto, alzandosi per un paio di metri sino ad arrivare sull'imponente slargo sospeso sopra la Caverna delle Mura e fermandosi sull'ampio e inclinato ballatoio; da qui si attraversa a sinistra, seguendo una evidente cengia dal suolo spiovente sino al suo termine (tre fix in loco per la sicura). Si prosegue quindi ancora per un paio di metri sino a giungere sotto un'evidente apertura: ci si innalza per due metri giungendo ad un piccolo vano dal soffitto piuttosto alto e si raggiunge con una breve arrampicata l'evidente finestra posta più sopra.  

Ha qui inizio una galleria in lieve discesa, lunga una decina di metri, dal suolo calcitico e adorna di festoni stalattitici, che finisce sopra un salto. A sinistra fa bella mostra di se una caratteristica stalagmite rotta e ricalcificata appoggiata alla parete.

A sinistra sprofonda un pozzo non sceso che comunica con la sottostante galleria, mentre a destra invece, scendendo con facile arrampicata per circa cinque metri, si raggiunge un vano sospeso sopra la galleria del lago. Traversando a destra, oltre una colata calcitica verticale è stato raggiunto un ulteriore vano che mette fine alla parte visitabile.

Per la varietà degli ambienti e la bellezza particolare delle concrezioni calcitiche questi vani sono da considerarsi sicuramente, oltre una simpatica via alternativa per raggiungere i vani finali quando il lago sifona, la parte più bella della Caverna delle Mura.

                                                                                    Foca (Luciano Luisa)  

RAMI MINORI

 PREMESSA

 I grossi complessi carsici sotterranei sono sempre formati da un numero definito di rami e settori ben noti e ripetutamente visitati e da un numero spesso imprecisato di rami e rametti minori, poco conosciuti e ancor meno percorsi. La Grotta Gualtiero, anche se non può considerarsi un "grosso complesso" (visti i numeri che ci sono in giro ... ) è pur sempre comunque una cavità molto articolata e di uno sviluppo per il Carso triestino non indifferente. Cavità che non sfugge alla regola appena citata; moltissimi dei suoi visitatori conoscono le caverne Morpurgo, Herborn, Taucer, Martinolli, come pure le gallerie delle Eccentriche, del Tuono, dei Laghetti. Molti meno il Ramo del Bosco (Progressione 29) o quello dei Rabdomanti (Progressione 31). Pochissimi i rami minori, o troppo corti per soddisfare, o di troppo difficile accesso (e che comunque non conducono in nessun posto).

Per ovviare a questa 'sconoscenza" la Rivista ha pensato di presentare descrizione e rilievo di alcuni di questi piccoli (ma nel loro piccolo molto belli) rami: sono stati visti da pochissima gente e la loro poesia è spesso rimasta intatta.

  CAVERNA MORPURGO

Galleria SW Un t r a t t o della caverna Morpurgo si estende, a mo' di galleria, in direzione SW, comunicando in qualche punto con il tratto finale del sottostante "Calvario". Impostata su di un'ampia frattura finisce chiusa da poderose colate calcitiche.

  SALA HERBORN-Labirinto

 Su fondo della Herborn si trova un complesso di cunicoli e camerette, in parte costituito da piccoli vani intercomunicati formati dagli spazi risultanti da grossi massi accatastati e cementati da colate calcitiche, in parte da tronconi di gallerie o salette di incerta origine, alcune delle quali molto graziosamente concrezionate. Vi si può accedere da due ingressi posti presso il restringimento che porta alla Caverna Taucer, come pure da un pozzetto che si apre nel sito più depresso della sala stessa. Ha uno sviluppo di 66 metri e numerose possibilità di prosecuzione: la sua vicinanza con i tratti più bassi del Ramo del Bosco (di cui ripete in parte la morfologia) costituisce un punto interrogativo a cui sarebbe opportuno dare risposta.

  GALLERIA DEL RIVO

 Diramazione di Sinistra Già osservata da tempo, è stata rilevata da Luciano Luisa nel corso di un'esplorazione di fine agosto 1994; una delicata arrampicata permette di raggiungere un colatoio concrezionato (m 2 x 2) che dopo alcuni metri di salita in direzione NW si sdoppia. Il ramo di sinistra chiude dopo poco, quello di destra prosegue ancora per una decina di metri dove un breve diverticolo a sinistra porta ad un restringimento; allargato il quale si è pervenuti in una stanzetta che dopo un paio di metri termina con una stretta fessura.

                                                                                                      Pino Guidi

LE OPERE FISSE

 La grotta Gualtiero, per le sue grandi dimensioni, unitamente alle numerose strettoie, ai pozzi e alle risalite obbligava le nostre squadre a notevole dispendio di tempo ed energie per raggiungere le zone dove fervevano (e tuttora proseguono) le opere di ricerca e disostruzione di ulteriori ramificazioni.

Dopo l'apertura del secondo ingresso (la Curta de Lucio, 5800 VG) che consenti di risparmiare mezzo chilometro di percorso, si ritenne opportuno procedere anche all'allargamento delle varie strettoie ed alla sistemazione di attrezzature fisse per facilitare il transito ai nostri, già carichi di materiale ed attrezzi di scavo.

Il problema dell'attrezzatura fu risolto con la progettazione di rampe di scale fisse con le seguenti caratteristiche:

- Montanti in profilato di acciaio sufficientemente rigido da non flettersi anche se collocate con una certa inclinazione.

- Pioli passanti e saldati esternamente ai montanti.

-  Segmenti di lunghezza 2 m (tali da essere facilmente trasportabili e transitabili attraverso le numerose strettoie e cunicoli sino ai punti di installazione)

-  Predisposizione di solidi giunti d'unione e piedini di ancoraggio

- Fissaggio alle pareti con tasselli fix da 10 mm x 12-15 cm di lunghezza.

 Per contenere il costo delle opere affidammo ad un amico l'incarico dell'esecuzione dei lavori in ferro [taglio, saldature, forature, ecc.], mentre il trasporto e montaggio fu eseguito da nostri soci e simpatizzanti sotto la supervisione dello scrivente.

Il lavoro complessivo durò circa un anno e vide i nostri impegnati nel faticoso trasporto di quintali e quintali di materiale dapprima sino all'ingresso, poi lungo il tortuoso percorso interno sino ai pozzi o risalite da attrezzare. Fu ovviamente necessario allargare pazientemente con mazza e punta alcune strettoie per consentire il passaggio dei pesanti segmenti d'acciaio. Anche il montaggio fu impegnativo e richiese manovre acrobatiche, appesi alle corde con trapano, mazze e chiavi inglesi, sotto un forte e fastidioso stillicidio.

L'attrezzatura della risalita nella Gallerie del Tuono richiese un'altra tecnica. Risultando impossibile passare i segmenti di scala oltre il lungo e tortuoso cunicolo posto alla fine della Galleria delle Eccentriche, risolvemmo il problema conficcando una serie di maniglie di acciaio in fori praticati nella colata calcitica.

Alcune risalite di minor pendenza furono invece attrezzate con un solido e grosso cavo d'acciaio rivestito di plastica e con pioli di ferro.

Ora la cavità è transitabile con sicurezza e poco dispendio di energie e le squadre di ricerca e scavo possono raggiungere velocemente le zone di lavoro. Attualmente c'è anche la possibilità di effettuare studi più approfonditi e metodici, da parte di studiosi, come si è già verificato per le ricerche del radon e sull'analisi delle acque di percolazione.

Per rendere interamente percorribili con facilità gli attuali quattro chilometri della cavità rimarrebbero ancora da attrezzare gli accessi ai meandri inferiori (Meandro dei Fiori e Meandri Nuovi), ma tali lavori non sono attualmente in programma. Le opere eseguite si possono così riassumere:

1 pozzetto attrezzato con 2 segmenti di scala

1 ponticello realizzato con pannelli metallici

2 pozzi attrezzati con 4-5 segmenti di scala

2 pozzetti attrezzati con maniglie d'acciaio

1 risalita attrezzata con 5 segmenti di scala

2 risalite attrezzate con cavi d'acciaio e pioli

1 risalita attrezzata con maniglie d'acciaio

                                                            Franco Gherbaz

SVILUPPO TOTALE OELLA GROTTA AL 30.06.1997

 

Princ.

Diram.

Totale

Galleria dei candelabri

52

11

63

Galleria dei Laghetti

115

11

126

Galleria del Fango

123

37

160

Galleria dei Crolli

195

91

286

Calvario

101

110

211

Caverna morpurgo

82

29

111

Galleria dei  rabdomanti

163

31

194

Ramo del Bosco

58

35

93

Caverna Herborn

50

66

116

Caverna Taucer

107

--

107

Sala delle Mura

66

63

129

Galleria dei Laghi sospesi

99

32

131

Galleria del Rivo

104

49

153

Galleria delle Eccentriche

95

118

213

Galleria del Tuono

220

46

266

Caverna Martinolli

25

--

25

Raccordo

59

7

66

Meandro Est

325

62

387

Meandro Nuovo Sud

173

56

229

Salone Nodale

68

22

90

Meandro dei Fiori Nord

255

285

540

Meandro dei Fiori Sud

95

47

142

Galleria del Lago Sifone

135

5

140

Totale metri

2765

1213

3978