Pubblicati i lavori del n. 50 di Atti e Memorie

Si comunica a tutti i soci ed ai nostri lettori del WEB che la Commissione grotte E.Boegan pubblica in anteprima i lavori del n. 50 della rivista Atti e Memorie.

Giuseppe Verde: The geo-cultural site of Monte San Calogero in Sciacca

Dopo una breve presentazione degli aspetti generali, culturali e naturalistici del Monte Cronio, l’Autore passa a descrivere ciò rende unico il monte posto nelle vicinanze di Sciacca, per il quale il Comune avviò nel 2015 la candidatura a sito UNESCO, proprio con la documentazione che l’Autore riproduce fedelmente in questo articolo. Del sito ven-gono esaminati gli importanti valori di universalità, sia per i beni culturali ad esso con-nessi, che per gli aspetti geo-morfologici. Vengono poi esaminati i caratteri specifici di questo geosito di Sicilia per la cui bibliografia l’Autore rimanda al Repertorio Bibliogra-fico prodotto in due volumi dalla Commissione Grotte “E. Boegan” della S.A.G.. di Trie-ste, di cui sono autori sia Giuseppe Verde che Pino Guidi.

Enrico Merlak: Evoluzione negli studi delle bauxiti carsiche della piattaforma carbonatica adriatica (AdCP)

Nel passato le bauxiti carsiche di tutto il pianeta sono state catalogate come gia-cimenti minerali e tutte le ricerche sono state indirizzate verso lo sfruttamento per l’e-strazione dell’alluminio. In questo contesto sono stati comunque accumulati negli anni milioni di dati riguardanti il contenuto minerale e le strutture dei giacimenti, dati che oggi vengono utilizzati dai geologi e geochimici per le più dettagliate investigazioni. Lo sviluppo della geochimica e della fisica, e la disponibilità di nuove e sofisticate strumentazioni di analisi, hanno consentito di ampliare le conoscenze sull’origine e la sedimentazione delle bauxiti in giacitura carsica archiviando definitivamente le classi-che dottrine che correlavano queste rocce al residuo insolubile dei calcari e con i nuovi studi sulla micro-mineralogia vengono elaborate nuove informazioni sulla geologia dei terreni non carbonatici circostanti ed adiacenti le aree carsiche, consentendo interpreta-zioni cronologiche e ricostruzioni degli eventi di smantellamento delle aree superficiali prossime ai sedimenti bauxitici. Il progetto “Thetyan Bauxites”, organizzato nel 1990 dall’IGCP (progetto n. 287), riunì nella ricerca numerosi studiosi delle bauxiti carsiche del Mediterraneo, con-sentendo lo sviluppo degli studi e l’ampliamento delle conoscenze su queste rocce che rappresentano il 12% della bauxite disponibile nel mondo. Nel presente lavoro è sommariamente illustrato il percorso dell’evoluzione degli studi sulle bauxiti carsiche della Piattaforma Carbonatica Adriatica (AdCP) che si estende geograficamente da NW verso SE per una lunghezza di circa 950 Km, con una larghezza indicativa delle aree emergenti (ed esplorabili) di circa 150 Km ed uno spes-sore delle rocce variabile tra 4.000 ed 8.000 metri. La AdCP comprende le Alpi albanesi, le Dinaridi con la Dalmazia, l’Istria, il Carso classico, una parte inferiore delle Alpi meridionali, parte delle Alpi Giulie con parte della Carnia ed il Cansiglio. Si tratta di un’area potenzialmente carsica che rappresenta uno dei pochi sistemi carbonatici ben conservati appartenenti al dominio periadriatico. Negli ultimi anni per la AdCP si è aggiunto un prezioso filone di ricerca riguar-dante le terre rare (REE’s) presenti nei giacimenti bauxitici. Infatti sia le bauxiti carsiche selezionate sia i residui di lavorazione (cosiddetti fanghi rossi o “red mud”) costituiscono potenzialmente una buona risorsa di elementi contenuti nelle REE’s.

Elio Polli – Pino Guidi: Morte e rinascita di una cavità del carso: La grotta del tasso

Viene presentata la storia vegetazionale di una cavità a pozzo del Carso triestino, la Grotta del Tasso – 99/147 VG. La grotta, che è stata sede nei primi anni del Novecento di un drammatico incidente, nell’ultimo secolo è stata utilizzata quale discarica e riempita sino all’orlo. Attualmente si sta assistendo ad una sua rinascita dovuta al naturale assorbimento del materiale deperibile gettatovi.

José Maria Calaforra & Paolo Forti: Un nuovo speleotema di gesso controllato dal particolare regime di alimentazione indotto dal clima arido: gli “abeti” di gesso di Sorbas (Spagna)

 Per molto tempo il carsismo nei gessi è stato considerato minore rispetto a quello classico in calcare. Recentemente però si è iniziato a capire che sia in ambito speleogenetico che anche in quello dei depositi chimici secondari le grotte in gesso possono prese-tare meccanismi e forme assolutamente peculiari. In particolare nelle grotte in gesso sono state trovate concrezioni nuove, spesso limitate ad una o due grotte al massimo al mondo, che devono la loro genesi al particola-re clima dell’area in cui le grotte stesse si aprono. Anche il regime delle precipitazioni meteoriche ha una notevole influenza sul concrezionamento nei gessi, come è stato dimostrato nei decenni passati in particolare in aree sub-aride quali il Nuovo Messico, la Pa-tagonia e Sorbas. Nel presente lavoro, dopo un breve richiamo alle stalagmiti cave peculiari di Sor-bas, si presenta un’altra concrezione presente fino ad oggi solo in quell’area: gli “abeti di gesso”, che possono essere considerati una forma di transizione tra le stalagmiti vere e proprie e le infiorescenze. Dopo aver descritto il meccanismo genetico che permette lo sviluppo di questo peculiare speleotema, si paragonano gli abeti di gesso con analoghe forme in aragonite, sviluppatesi in ambiente carbonatico. Le differenze morfologiche sono essenzialmente imputabili alla quantità di materiale disponibile per la costruzione degli abeti, che è superiore di 20 volte per il gesso rispetto a quella disponibile per quelli di aragonite.

Sergio Dambrosi: La stazione ipogea sperimentale di monitoraggio ambientale di Trebiciano

6 Aprile 1841: Antonio Federico Lindner raggiunge il fondo della Grotta di Trebi-ciano. La ricerca di quel fiume sotterraneo, che doveva certamente scorrere in profondità, era diventata per lui una ossessione e lo aveva portato a dilapidare il patrimonio di fami-glia. Lindner cercava l’acqua per la città di Trieste, confidando in un tornaconto economi-co, e non era interessato alla ricerca speleologica. Trovò comunque quella che per oltre 70 anni rimase la grotta più profonda al mondo. Da allora innumerevoli sono state le vicende che hanno interessato la cavità e le ricerche e gli studi continuano tuttora.

Graziano W. Ferrari: il rapporto fra Commissione Grotte e rassegna speleologica italiana nel carteggio dell’Oca – Finocchiaro (1954)

In uno scambio di lettere avvenuto nel 1954 fra Salvatore Dell’Oca, Direttore del-la rivista Rassegna Speleologica Italiana, e Carlo Finocchiaro, Presidente della Commis-sione Grotte, sembra trasparire un certo risentimento della speleologia triestina nei con-fronti della rivista pubblicata da Dell’Oca. Il confronto di idee successivo portò invece ad un franco chiarimento ed alla nascita di un’amicizia e di una collaborazione di lungo termine.

Barbara Grillo – Carla Braitemberg: Nuovi record nel monitoraggio delle acque di fondo del Bus de la Genziana (Pian Cansiglio, Nord – Est Italia)

La sonda multiparametrica, installata nel 2013 sul fondo del Bus de la Genziana (1000VTV) in Cansiglio per il monitoraggio delle acque di fondo, ha dato in questi anni risultati eccezionali. Questo articolo rappresenta un aggiornamento del precedente pub-blicato su questa rivista nel Vol. n.46 del 2014. Da allora la grotta è stata inoltre rilevata totalmente ex-novo e viene qui presentato anche il rilievo aggiornato al 2020. Il Bus de la Genziana è una stazione geodetica dal 2006 gestita dall’Università di Trieste perché ospi-ta una coppia di clinometri a 25 m di profondità.
Vengono presentati qui i risultati delle registrazioni della sonda da marzo 2013 a dicembre 2019. Il sifone, posto a 552 m di profondità, si conferma essere a carattere pensile, avvallato anche da recenti immersioni speleo-subacquee. In aprile 2019 è stato registrato il record di innalzamento del livello di acqua a 89 m, favorito da una precipitazione abbondante da Scirocco e scioglimento di neve. Un’altra piena particolare è avvenuta il 24 novembre 2019 con 70 m di innalzamento.

Johannes Mattes – “Disciplining metadisciplinarity”: the power of scientific handbooks and the emergence of speleology (1870–1925)

L’emergere della speleologia (studio delle grotte) come uno dei primi campi integrativi della scienza risale a 150 anni fa, quando i suoi primi manuali furono pubblicati sia da studiosi riconosciuti che da autodidatti come William Boyd Dawkins (1874), Franz Kraus (1894), Édouard-Alfred Martel (1900), Carlo Caselli (1906), Walther von Knebel (1906), e Georg Kyrle (1923). Questi primi passi nello studio delle grotte non furono fatti solo nel mondo accademico, ma anche nelle società di storia naturale, nei musei e nelle agenzie governative. Sintetizzando gli approcci scientifici e popolari e organizzando le informazioni in modo gerarchico per scopi didattici, i primi manuali di speleologia riunirono diverse comunità di conoscenza e pratica. Influenzarono il discorso scientifico controllando specifici modi di pensare e introducendo termini tecnici e norme unificate. Nello studio in grotta, l’influenza dei manuali era ancora più forte che in altre discipline a causa dell’assenza di formazione universitaria, l’instabilità delle istituzioni speleologiche, la diversità dei metodi, e la mancanza di riviste internazionali, che potevano competere con i manuali. Analizzando criticamente questi primi manuali di speleologia, questo articolo esamina il loro impatto sull’approccio metadisciplinare del campo e il successivo riconosci-mento dello studio delle grotte come disciplina accademica in Europa centrale. Essi han-no plasmato significativamente la comprensione odierna della speleologia. Un’attenzione speciale sarà data alle varie strategie con cui gli autori hanno affrontato la metadisciplinarietà del campo. Queste includevano, per esempio, lo sviluppo di concetti teorici, la subordinazione a discipline accademiche più consolidate, o la graduale marginalizzazione dei “non professionisti”.