Edgardo Brandi

EDGARDO BRANDI, EDI PER GLI AMICI 19.09.1937 – marzo 2018

I primi del mese di marzo 2018 ci ha la­sciato, dopo lunga malattia sopportata con dignità e stoica accettazione, Brandi Edgardo – Edi per gli amici, capitano marittimo classe 1937. Nato a Trieste il 19 settembre 1937, ave­va cominciato a fare attività con la Commis­sione Grotte nel gennaio 1956 visitando le grotte Nemez, 89 VG, e Natale, 2743 VG, proseguendo poi, nei mesi successivi, con le esplorazioni primaverili alle Grotte di La Val, 340 Fr, con la spedizione sul Monte Cavallo di Belluno effettuata fra il 23 luglio e il 5 ago­sto, con gli abissi di Chiusa, 116 VG, e del Colle S. Primo, 160 VG, e quindi, nel dicembre dello stesso anno, nuovamente in Friuli all’Ingh. di Tinei, 345 Fr. L’anno seguente en­trava in Commissione (a quei tempi per di­ventarne socio bisognava aver fatto attività almeno per un anno) partecipando all’inten­sa vita sociale di allora: la sua prima firma sul Libro delle Relazioni è del 13 gennaio (visita al R a Ovest di S. Lorenzo, 3473 VG, e alla Gr. dei Colombi di Basovizza, 32 VG). Nel 1960 scendeva, assieme a Dario Ma­rini, sugli Alburni ove Dario, studiando le car­te topografiche dell’altopiano, aveva ipotiz­zato esserci notevoli possibilità esplorative. La campagna di ricerca, durata dal 30 luglio all’8 agosto, portava alla luce una zona car­sica di notevole interesse e che impegnerà la Commissione per i seguenti due decenni. Presente in tutte le attività – esplorazioni, lavori alla Grotta Gigante, scavi archeologici, assemblee, cene sociali – verrà anche ricor­dato per aver accompagnato Dario Marini, allora responsabile del Catasto Storico della Venezia Giulia, nelle centinaia di escursioni sul Carso alla ricerca di nuove grotte e de­gli ingressi delle cavità inserite nello stesso in quasi cent’anni. Ingressi che venivano riposizionati sulla carta topografica e debi­tamente fotografati: a futura memoria sono moltissime le foto di ingressi di grotte del Carso triestino con lui presente. Diplomatosi capitano marittimo presso l’Istituto Nautico di Trieste, la sua vita lavo­rativa lo costringeva a lunghe assenze dalla sua città per cui, alla buona attività dei primi anni ne era dovuta seguire una più saltuaria, concentrata negli intervalli fra un imbarco e l’altro. Interessato all’archeologia ha collaborato con Francesco Stradi e il suo gruppo di la­voro negli scavi a Baita, Monrupino, Rupingrande, Val Rosandra, ma soprattutto nella Gr. dei Ciclami, 2433 VG, in cui si trovava ad operare anche in puntate infrasettimanali. Aveva ripreso, dopo il pensionamento, l’attività in pieno: oltre ad accompagnare Dario nelle ricerche sul Carso era sempre di­sponibile a dare una mano ove serviva. Gli scavi alla Lazzaro Jerko, 4737 VG, che impe­gnavano la Commissione Grotte negli ultimi anni del XX secolo, lo vedevano costante­mente presente, soprattutto nella prima fase dei lavori. Nell’ultimo periodo della sua vita era en­trato a far parte anche del Gruppo Cavità Artificiali della Società Alpina delle Giulie, sezione che si dedicava in modo particolare ai lavori di ripristino, sul monte Ermada, delle opere della prima guerra mondiale. Seguiva con entusiasmo il Gruppo allorché in estate spostava la sua attività sul Pal Piccolo, ove collaborava con i Dolomitenfreunde nell’o­pera di ripristino del vasto complesso di trincee e grotte di guerra, italiane e austria-che. Complesso che sul quel monte rimane il muto testimone di anni di combattimenti e sofferenze dei soldati di montagna dei due eserciti: lassù Edi poteva coniugare l’amore per la montagna con la sua passione. Era diventato ben presto elemento es­senziale del Gruppo, ma negli ultimi anni – a causa di un male che non gli dava tregua -aveva rarefatto le sue uscite, che poi sono forzatamente cessate del tutto. La Commissione Grotte e il Gruppo Cavi­tà Artificiali hanno perso un vecchio e affezio­nato membro, chi lo aveva conosciuto e ave­va avuto modo di frequentarlo ha perso un amico sempre disponibile a dare una mano.

Pino Guidi