Grotta del Lebbroso

 

SICILIA: LEBBROSO, 27 NOVEMBRE 2011

“Lebbroso”, si ritopografa il tutto (foto S. Savio)

Pubblicato sul n. 58 di Progressione 2012
In occasione del congresso di archeolo­gia tenutisi a Sciacca il 18-19 novembre 2011, al quale la Commissione Grotte E. Boegan ha chiaramente partecipato in qualità di relatori, si è trovato posto per una puntatina alla grotta del Lebbroso.
Questa grotta, ha l’importanza di trovarsi tra le Stufe e la Cucchiara, per tanto risulta di notevole interesse per effettuare future esplorazioni evitando lunghi percorsi e di conseguenza lunghe permanenze all’interno del sistema Cronio.
A causa del mancato scirocco quasi promesso dalle previsioni meteo, non è sta­to possibile portare a termine il lavoro che prevedeva d’individuare l’uscita della galleria alla base del pozzo, già in parte esplorato le volte precedenti, nel quale sono stati rinvenuti altri depositi di vasellame.
Per cui siamo stati costretti a ridurre il programma.
1° giorno, Louis e Lucio eseguono il rilievo della parte iniziale, mentre Scrat e Riki trasportano il materiale necessario per armare e poi scendere il pozzo da 25. Nel contesto si scattano anche delle foto.
Il 2° giorno, si prova a scendere. Lucio rimane in appoggio, Scrat e Riki scendono il pozzo.
All’esterno, la temperatura è 17° ed il vento di circa 20 km da SE ma non è sufficiente per raffreddare nemmeno i primi metri. Già all’inizio della strettoia d’ingresso, la temperatura si aggira sui 37°, fa più caldo dell’altra volta, ma nonostante tutto andiamo avanti.
Strisciamo nuovamente nel bigolo iniziale fino al pozzo, lo scendiamo riarmandolo e rilevandolo, per cui già qui perdiamo un sacco di tempo prezioso, arrivati sul fon­do, mi faccio superare da Riki che segue la galleria in direzione dell’ipotetica uscita mentre io finisco altre due battute di rilievo e di temperatura.
37.6° più caldo che alle Stufe??

(foto S. Savio) Sui vasi presenti alle “Stufe”

Abbandono il rilievo e raggiungo Riki che nel frattempo era nella zona dei vasi.
Da qui bisognerebbe proseguire per almeno altri 30 m, ma di aria fresca non se ne parla nemmeno, e la calura si fa sentire sempre più, per cui l’arva e la radio che servivano per provare il collegamento con l’esterno rimangono nel sacco, scattiamo un paio di foto ai vasi e via.
Siamo già al limite della permanenza in grotta, Riki va via per primo nel frattempo insacco disto, macchina fotografica e lo raggiungo. Sotto il pozzo lo vedo ancora li che sale (10 m) mi tocca aspettare: come si insegna, mi calmo, mi siedo per non bru­ciar energie, per riposarmi, ma mi succede l’effetto contrario, forse mi rilasso troppo, inizia a girarmi la testa ed inizio a vedere tutto a puntini, stessa sensazione che si ha quando si stà per svenire. Mi rialzo per reagire, per pompare sangue e dico a Ri­ki, dammi il libera che inizio a salire. Non importa se era libera o no io comunque avrei iniziato a risalire. Comunque mi dà il
libera, abbandono il sacco legandolo sulla corda e lo raggiungo. Sul terrazzo a metà pozzo, Riki è li fermo, gli chiedo: che fai? lui: mi riposo, io: allora ti supero. Continuo la risalita e finalmente esco dal pozzo. Lascio li appesa la maniglia e mi rinfresco svuotandomi addosso un termos d’acqua fredda. La sensazione è di rinascere. Pec­cato che il sollievo dura poco, quel tanto che basta per arrivare fuori. Altri cinque minuti ed esce anche Riki, a dir poco provato.
Nel pomeriggio, farò una puntatina per recuperare il materiale abbandonato sotto il pozzo e la corda.
Alla prossima, come sempre!
                                                                                                 Spartaco Savio

SCIACCA 2010, GROTTA DEL LEBBROSO

Preparativi a 38° per la discesa (foto S. Savio)

Pubblicato sul n. 57 di PROGRESSIONE – Anno 2010
Di nuovo a Sciacca: sono passati troppi anni, ma noi siamo sempre qui, a fare misure, ricerche, rilievi, esplorazioni, sempre con la speranza che prima o poi…
Quest’anno siamo alle Stufe, a provare nuove attrezzature per aumentare l’autonomia di permanenza all’interno, senza dover dipendere dal cordone ombelicale eolico… ma forse è meglio il vecchio sistema… Comunque, tra un giro e l’altro, approfittando di una giornata di forte scirocco, decidiamo di scendere il famoso pozzo andato quasi in dimenticanza dal lontano 1979, alla Grotta del Lebbroso.
Il pozzo si apre dopo una strettoia lunga una cinquantina di metri, la quale già all’andata ti mette in forte disagio facendoti strisciare tra fango e calura: al ritorno poi, questo cunicolo disagevole mette in forte evidenza la tua inferiorità di fronte a S. Calogero.
In tutto, il pozzo verticale misura circa 25 m, impostato sulla frattura principale di tutta la cavità, si apre in un allargamento del meandro dopo un breve spostamento in avanti fino ad arrivare sul fondo, caratterizzato da qualche masso di crollo. In direzione W da un ramo esce aria calda, invece in direzione SE-ESE una serie di gallerie impostate sulla frattura principale proseguono verso l’esterno con aria fresca. Sul fondo fango tenero e secco.
Questo è quanto nel lontano 2008 io, Davide e Riki abbiamo trovato in quel postaccio. Il primo a scendere sulle orme di Filipas è stato Davide, ma dopo il gran lavoro iniziale (arma, trapana, spostati ecc. ecc.) si è seriamente spossato dal caldo e ne è uscito provato. Toccava a me quindi, e dato che metà lavoro era pronto, non ci ho messo molto ad arrivare sul fondo del pozzo. A filo che torno indietro e non mi vergogno a dirlo, “son proprio cusinà”.
Passano due anni o quasi e siamo nel 2010. Si ritorna a Sciacca per mettere a punto dei piccoli, o quasi, dettagli.
Questa volta, sapendo cosa ci aspetta, prepariamo un piano d’attacco per il “Lebbroso”, in modo che, se le condizioni ed il tempo lo permettono, facciamo il colpo.
Nel caso la galleria alla base del pozzo andasse veramente all’esterno o quasi, meriterebbe localizzare il punto in superficie e casomai, un domani, se il tutto risultasse interessante, o solamente per verificare meglio la precisione del rilievo, si potrebbe aprire un nuovo ingresso.
Naturalmente per questo occorrono, arva, radio, materiale da rilievo e buon naso… un po’ di fortuna ce l’abbiamo.

Bollettino meteo, per mercoledì 26.05.2010 mattina

Sereno, temp 21°, umidità 66%, vento 3 km/h da Sud. Pomeriggio sereno, temp 22°, umidità 64%, vento 8 km/h da SSE. Temperatura esterna 22,5° – ingresso cunicolo (vicino ingresso di dx) 36,2° Fa troppo caldo per scendere il pozzo, così ci limitiamo ad attrezzare l’ancoraggio di partenza e torniamo fuori.
Per avvantaggiarci, iniziamo il rilievo della grotta, almeno dall’ingresso fino al pozzo, ma, a causa del mal funzionamento del laser, ci limitiamo a rilevare l’ingresso: a causa del vapore e del conseguente appannamento dello strumento, quest’ultimo, oltre ai due metri di distanza, andava in tilt.

Bollettino meteo per giovedì 27.05.2010 ore 10.35

Sereno, temp. 21°, umidità 65 %, vento 27 km/h da SE. Pomeriggio poco nuvoloso, temp. 22°, umidità 63 %, vento 18 km/h da ESE. Temperatura esterna 25.5°, temperatura ingresso cunicolo 35.5°, temp. orlo pozzo 36°, temp. base pozzo 36.5°, temperatura alla galleria inferiore 37.5° (la temperatura esterna è salita di 3°, ma comunque con maggior vento la temperatura d’ingresso cunicolo si è abbassata di 0.7° ma va considerato che o si va d’inverno o si posiziona una ventola e si forza il flusso d’aria).
Fatte queste misure, non rimane altro che tentare la discesa. Federico all’esterno in zona d’emersione pronto con radio ed arva, Riki sull’orlo del pozzo, Scrat a perdere.
Ore 10.35 inizio il cunicolo: arrivo sul pozzo in breve tempo e misuro la temperatura, dietro di me c’è Riki che per ogni emergenza rimarrà lì per tutto il tempo alla partenza del pozzo in attesa di un eventuale recupero. Finiamo l’armo e inizio a scendere, controllo spesso la temperatura e rimango in costante collegamento a voce con Riki. L’inizio del pozzo è uno sprofondamento in meandro nel quale per i primi 8 metri bisogna tenersi in fuori per evitare la parte stretta e raggiungere un’ansa più larga del meandro sottostante che fa quasi da terrazzo. Da lì con due fix si raggiunge la base del pozzo che in totale avrà circa 25 m.
Alla base di questo, una galleria calda prosegue a monte e una più fresca, a valle, porta verso (forse) l’esterno. La temperatura, rispetto due anni fa, è di qualche grado superiore. Non sembra, ma uno o due gradi in più o in meno, fanno la differenza. Proseguo comunque in direzione fresca per circa 20-30 m, sempre in direzione ipotetica d’uscita, lasciando delle deviazioni laterali con residui al suolo di scheletri animali, per poi, a mia inaspettata sorpresa, raggiungo sulla sinistra, in una nicchia, dei vasi.
Questi non sono molto grandi, e di sicuro non li hanno portati da dove sono entrato io, per cui sicuramente da qui si esce. La galleria continua ancora per qualche decina di metri in leggera salita fino ad arrivare ad un restringimento da cui, tra dei concrezionamenti, si intravedono altri 10-12 m, con al suolo gusci di conchiglie, scheletrini di piccoli animaletti e radici.
Prendo la radio e provo chiamare fuori Federico ma senza esito, lascio l’arva acceso per un po’ nel caso che Fede mi stia cercando e nel frattempo fotografo i vasi. Il tempo passa e nonostante l’entusiasmo inizio a sentirmi un pò appesantito. Metto via la macchina fotografica, chiamo per radio, – niente ancora – metto via l’arva, spengo la radio e torno indietro. Il ritorno è alquanto ostico, la risalita poi un supplizio, disarmo i fraz e raggiungo Riki il quale seppur provato è sempre lì “pronto”, mi mollo dalla corda lo saluto e striscio fuori.
Esco alle 11.10. Subito dietro di me a distanza di 5 minuti esce anche Riki. Il primo pensiero che mi viene in mente quando esco è che la sensazione che provo quando sono in queste grotte è molto simile a quando sono in immersione profonda: narcosi. Praticamente ubriachi.
Sarà per il posto particolare in cui ci si trova, sarà per il tempo ristretto di permanenza che si ha a disposizione, magari per il sovraccarico di compiti o che ne so, ma si perde sempre un po’ in concentrazione e sopratutto in memoria. Comunque fatta anche questa e come al solito non resta altro che berci sopra.

                                                                                                     Spartaco Savio