La grotta del Cristo di Gropada

 

La grotta del Cristo di Gropada

pubblicato su ” PROGRESSIONE N 52 ” anno 2005

Percorrendo la strada che dal cimitero di Basovizza porta a Gropada, dopo circa un chilometro troveremo sulla sinistra un piccolo crocefisso. Bene, nella dolinetta che si apre alle sue spalle la squadra scavi ha lavorato per due mesi effettuando in totale otto uscite, nel periodo che va dal 17 ottobre al 19 novembre 2005.
L’attività di scavo si è svolta in una cavità che si apre sul fianco sud-ovest della dolina; questa grotticina era stata aperta e visitata nel 1993 da “F. Premiani & A. Mandich – GSSG” che l’avevano rilevata e chiamata “Pozzo del Cristo di Gropada”, ovviamente, e successivamente catastata con il numero 5812 VG.
Note allegate al rilievo custodito in catasto riferiscono che finiva con una fessura e di «…potentissime emanazioni di vapor acqueo» cosa già di per sé molto intrigante. Questa grotta – profonda dal rilievo sei metri – mi fu segnalata dal buon Luciano Luisa (per gli amici Foca) il quale, correlando delle ricerche a tavolino alle misurazioni gravimetriche per l’individuazione del Timavo sotterraneo del geofisico Carlo Morelli datate anni ’50 dell’altro secolo, notò un’anomalia gravimetrica evidente in quel punto. Portatosi in loco individuò la grotticina, che però, date le dimensioni minime dei pertugi interni, risultava essere esplorabile solo per pochi metri.
A suo dire poteva essere l’anticamera di vani enormi e magnifici; il lettore attento avrà già capito che ci troviamo nei pressi dell’abisso “Plutone”, 23 VG e non lontani dai grandi vani della Skilan, 5730 VG. Una frenesia esagerata mi colse, sapendo che c’era questa bellissima grotta che aspettava di essere scoperta e da cui solamente una fessura impraticabile ci divideva.
Andai subito, quindi, ad effettuare un sopralluogo e a ruota la segnalai all’amico e compagno di scavi Roberto Prelli che andò anch’egli ad ispezionarla con l’ausilio dell’amico “cicco”, la sigaretta del grottista ricercatore. Telefonai poi a Bosco, e di comune accordo si decise di dedicare i nostri su dori del sabato mattina alla forzatura di tale fessura. Il sabato successivo alle 8.30 ci trovammo sul posto ed in quella occasione partecipò alla giornata di scavi anche mio padre (Furio) al quale avevo chiesto consulenza.
Incominciammo il lavoro con la tecnica che a suo tempo avevo rubato “con ‘i oci” al capomastro (momentaneamente non operativo): allargare l’ingresso per facilitare l’accesso ed il transito del secchio, allargare il pertugio a -2,5 metri per poi cominciare a lavorare agevolmente nella nicchia posta a –3 metri. La prima giornata di scavo si concluse allegramente perché la cavità aspirava e soffiava a sbuffi; secondo Bosco tutto ciò era un buon segno perchè:”…la grotta respira!”.
Ovviamente Pino iniziò ad erigere il solito terrapieno con muretto dando a tutto l’insieme un aspetto ordinato. Il sabato susseguente iniziammo il lavoro di scavo interno rinforzati dall’arrivo di due nuovi aiutanti: Gianni e Giorgia Scrigna con la lupa Daisy. Durante la fase di asporto del materiale misto (terra e pietre) Roberto e Furio individuarono una fessura che respirava e Bosco,
dopo averci curiosamente infilato il naso e la sigaretta, disse: “..sì, sì prometi ben”. Dopo un po’ udii che tale materiale “a volte” ruzzolava in vani più profondi ed a noi ancora sconosciuti. Nella cavernetta centrale erano state individuate varie fessure:  “scava ti che scavo mi…” ecco aperta in quell’ambiente la fessura che si interna in direzione NW, larga mezzo metro (in qualche posto un po’ di più), lunga 3-4, con un pertugio a SW in cui cadevano le pietre.
La settimana dopo si unì a noi anche la Maria Pia (grottista e guida della grotta Gigante) ed arrivammo al dunque: forzato il riempimento potei ispezionare il vano successivo che si rivelò solo un ringiovanimento del pozzetto. A questo punto decidemmo di scavare nuovamente nel deposito di terra e pietre e di sfruttare il ringiovanimento per buttarvi il materiale di scavo. Del sabato successivo nel diario di scavo ritrovo con piacere solo l’ottimo vino rosso e le polpette portate dai coniugi Scrigna.Si decise, allora, di svuotare il riempimento e di scavare nel ringiovanimento, altro sabato di lavoro e riuscii ad infilarmi in un orrido pozzetto inclinato tra lame affilate e massi instabili … ! Figo!
Altro scavo e finalmente ecco aperto un pozzo di poco meno di tre metri con sul fondo una fessura che porta ad un ulteriore salto. Chiaramente ero tornato sotto alla frana e di fronte a me c’era un’altra fessura lunga circa tre metri e larga 10-15 cm. Lo sconforto portò via tutto l’entusiasmo iniziale e si decise, quindi, di cambiar zona in cerca di migliori fortune. Anche se alla fine la Grotta del Cristo di Gropada è cresciuta un po’: dai suoi 6 metri iniziali è passata agli attuali 17, in pratica dall’infanzia all’adolescenza, ma di misure dell’età matura (50, 60, 70 metri…) non se ne parla, figuriamoci di grandi caverne. Unica altra cosa da tentare sarà chiedere aiuto al mago del ventilatore (leggi Giuliano Zanini) ed individuare un’altra prosecuzione, ma …più avanti, alla prossima.