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La zona "suboscura"

La terza regione verticale di vegetazione – che normalmente caratterizza un pozzo carsico – è la zona "suboscura", detta anche "zona di transizione". Essa occupa in genere la fascia compresa fra i 25 ed i 40 m di profondità, ove l’intensità luminosa può arrivare ad un valore prossimo ad 1/1000 di quello esterno. In essa l’umidità relativa denota valori superiori al 90 % e ciò favorisce la vigorosa espansione della flora crittogamica, costituita da piante senza fiori visibili, ed in special modo quella delle tallofite non vascolari, influenzate ora dalla costante presenza di acqua durante il ciclo biologico. Infatti un’umidità più elevata determina un avanzamento della vegetazione verso l’interno ed aumenta la ricchezza sia in specie che in individui.

Scomparse praticamente le Fanerogame (se occasionalmente presenti, evidenziano notevoli alterazioni istologiche e morfologiche), vi si sviluppano bene quindi le Briofite, cioè le Epatiche (Hepaticae) ed i Muschi (Musci), mentre scarse ormai vi figurano le Felci, generalmente sterili con luminosità inferiore ad 1/700 di quella esterna.Le Felci dunque non rivestono più qui il precedente ruolo – che avevano nella zona "subliminare" - di elementi fisionomizzanti ed infatti vengono avvicendate da rigogliose coperture muscinali.

Conservano tuttavia la funzione mediatrice, pure importante, fra la fascia delle Tracheofite e quella delle Briofite. Da notare come qui l’umidità presenta sì valori piuttosto elevati, per favorire la prevalenza delle Felci stesse sulle macrofite fanerogamiche, ma non ancora tali da consentire il predominio incontrastato dei Muschi (Poldini, 1989).

In questa zona si possono pure a volte individuare alcune stazioni di Asplenium trichomanes che si presenta tuttavia o in uno stadio giovanile stazionario o come protallo. Ed è proprio con la debole luminosità che inizia la stabilizzazione del protallo e dei giovani stadi di sviluppo ontogenetico della felce, vale a dire un’immobilizzazione prolungata in una fase di sviluppo giovanile senza accrescimento apparente (forma giovanile stazionaria, Dobat, 1970).

Fra i Muschi, domina Thamnium alopecurum che si distingue così come la specie che di più spicca per la sua caratteristica troglofilia, e ciò nelle cavità sia dell’altipiano carsico sia di altre regioni italiane. Raramente infatti esso diserta le cavità per ricoprire massi rocciosi e materiale lapideo di doline e baratri profondi ed ombreggiati (Poldini, 1989). Fra gli altri Muschi, risultano spesso presenti alcune specie dei generi Amblystegium, Brachytecium, Plagiothecium, Fissidens, Mnium e Plagiomnium.

Fra le Epatiche, relativamente frequenti negli anfratti e nei siti meno illuminati dei pozzi, si segnalano Conocephalum conicum e Jungermannia atrovirens (ben visibili ad esempio nella Grotta Gigante, 2 VG) e Marchantia polymorpha, facilmente individuabile all’imboccatura della Grotta Ercole (6 VG) di Gabrovizza, nella Grotta del Frassino presso Fernetti (2432 VG), nella Grotta sulla riva sinistra del Rosandra (2688 VG) al Veliki Plavnik e, previa discesa, nella Grotta dei Cacciatori di Slivia (97 VG).

Per ciò che riguarda i Funghi, il fattore igrometrico può a volte agevolare – sia nella zona "subliminare" ma anche in questa "suboscura" – il loro sviluppo. Infatti si può ricordare, a tale proposito, come alcune cavità carsiche di facile accesso e di opportuna morfologia siano state convenientemente adattate in passato a fungaie: ne fa testo, ad esempio, la Grotta Pocala presso Aurisina (91 VG).