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Specie tipiche di pozzi, voragini e baratri carsici

Distribuzione delle Filicales nelle cavità del Carso Triestino

Le stazioni di Polystichum aculeatum nelle cavità carsiche sono tutte comprese in soli 130 m di altitudine (238–368 m). La progressiva comparsa della specie sul Carso triestino, a partire dal 1986 (Pozzo del Frate, 156 VG), andrebbe collegata in parte al processo di rimboschimento spontaneo in atto sull’altipiano, ma soprattutto alle particolari condizioni meso- e topoclimatiche che si determinano nelle inversioni dei rilievi, quali doline, avvallamenti e solchi vallivi.
Cystopteris fragilis è stata sinora individuata (1989) soltanto in un’unica cavità del distretto carsico, la Caverna ad est di Gabrovizza o Antro fra Gabrovizza e Sgonico (1273 VG). In essa la specie, che emerge vigorosa dalle umide fessure pietrose di un fresco muretto a secco, è presente in numerosi esemplari (una cinquantina) e colonizza il sito verso est per circa 15 metri. Recentemente sono state segnalate per la Provincia di Trieste diverse altre stazioni, non vincolate però a cavità.
Dryopteris dilatata è specie estremamente rara sia sull’altipiano carsico che all’imboccatura di cavità e ciò perchè l’habitat usuale, nella Penisola Italica, è quello della brughiera subalpina e dei boschi di conifere, dai 200 ai 2400 m di altitudine. La prima segnalazione sul Carso (1986) riguarda la Fovèa del Masso (1204 VG) con l’adiacente Fovèa Rocciosa (1205 VG). A questa è seguita, nel 1987, quella relativa al Baratro di San Lorenzo (5583 VG). In tutte queste stazioni la specie si presenta tutt’ora in condizioni molto rigogliose, con le fronde emergenti da uno strato di materiale organico marcescente quasi continuo e piuttosto spesso, costituito soprattutto da foglie aghiformi di Pinus nigra. Il fatto può essere chiarito precisando che il substrato e le condizioni micro- e topoclimatiche, determinatesi nel sito, riproducono quelle del tipico habitat primario. Si è venuto pertanto a riproporre, in modo piuttosto fedele, l’ambiente classico di sviluppo della specie con tutte le rispettive specifiche caratteristiche.
Se ci si riferisce in modo più generale alle Felci (Filicales) presenti nelle cavità dell’altipiano, è doveroso innanzitutto precisare che lavori, a carattere speleobotanico monografico o generale, sono stati pubblicati da Beck Von Mannagetta (1904, 1906), da Ivancich (1926), da Morton (1935-1938, 1962), da Lausi (1964), da Sauli (1971, 1972), da Poldini (1971, 1980, 1984, 1985, 1989, 19991), da Poldini & Toselli (1979, 1981, 1982) ed in tempi recenti continuativi da Polli (1985-1999).
In seguito a sopralluoghi effettuati a scopo vegetazionale, in quest’ultimo ventennio, all’imboccatura di voragini, pozzi, baratri, caverne ed antri dell’altipiano carsico, sono state individuate 13 specie di Filicales, appartenenti a 8 generi ed a 4 famiglie. Esse sono:

Asplenium trichomanes, A. adiantum-nigrum A. ruta-muraria , Ceterach officinarum ssp. officinarum e Phyllitis scolopendrium (Aspleniaceae) – Athyrium filix-foemina e Cystopteris fragilis (Athyriaceae) – Polystichum aculeatum, Dryopteris filix-mas e D. dilatata (Aspidiaceae), Polypodium cambricum ssp. serrulatum, P. vulgare e P.interjectum (Polypodiaceae).

Future indagini speleobotaniche, agli imbocchi delle cavità, voragini, pozzi e baratri carsici potranno contribuire sia ad aggiornare sia a meglio definire negli speleositi le situazioni vegetazionali ed ecologiche – strettamente dipendenti da quelle climatiche – delle Filicales.

Sull’altipiano carsico triestino le cavità più interessanti, sotto l’aspetto speleobotanico, assommano ad uno trentina. Esse, in ordine catastale crescente, sono la Grotta Ercole (6 VG), la Grotta presso Trebiciano ("Jama v. Mancah", 27 VG), la Grotta delle Torri di Slivia (39 VG), il Pozzo di Gropada ("Perinoga", 54 VG), la Grotta Noè (90 VG), la Grotta dei Cacciatori (97 VG), il Pozzo dei Colombi di Aurisina (139 VG), il Pozzo del Frate (156 VG), la Fovèa Persefone (185 VG), il Pozzo presso Gropada (il "Pignatòn", 273 VG), il Pozzo Doppio del monte Voistri ("Jama Nemceva", 816 VG), la Grotta dei Colombi ad Ovest di Sales (821 VG), la Fovea Maledetta (822 VG), il Pozzo di Gabrovizza ("Berlova Jama", 823 VG), la "Jesenova Dolina" (827 VG), la Grotta "Luksa" (844 VG), il Pozzo II del M. Lanaro (1140 VG), la Fovèa del Masso (1204 VG), la Fovèa Rocciosa (1205 VG), la Grotta a Sud di Monrupino (1216 VG), la Caverna ad Est di Gabrovizza (Antro fra Gabrovizza e Sgonico, 1273 VG), la Grotta delle Perle (2699 VG), il Pozzo presso Precenicco (2710 VG), il Baratro a Nord di Bristie ("Phyllitis", 3763 VG), il Pozzo dei Tronchi (3824 VG), la Grotta della Fornace (3913 VG), la Grotta "Perle Due" (4203 VG), la Grotta del monte Napoleone (4286 VG), il Baratro presso Monrupino (444 VG) ed il Baratro presso San Lorenzo (5583 VG).

Sono state inoltre prese in esame alcune cavità sia del Carso isontino (ad esempio l’Abisso Bonetti, 765 VG, il Pozzo IV di San Martino o Pozzo della Spelea, 755 VG, la Grotta a Due Piani, 4253 VG) che della zona prealpina friulana (come l’Abisso di Vigant, 66 Fr) ed altre ancora aprentesi nella vicina Slovenia, poco oltre il confine di Stato. Ttra queste ultime, vanno citate la "Kacna Jama" (113 VG), la "Siroka Jama" (127 VG), la "Macinova" ("Prijamak", 376 VG), la Caverna "Ziatich" (378 VG), la "Zala Jama" (379 VG), l’"Oberjova Pecina"(non catastata), la Caverna "Petniak" (397 VG), la Grotta di Danne di Sesana (421 VG), la "Kramerjova Pecina" (601 VG), la "Bukovnica" (3375 VG= 319 VG) e l’Antro del Monte Chislizza (3308 VG).

In conclusione, delle 2811 grotte aprentesi sul Carso triestino e goriziano (aggiornamento 2.6.1999), circa 150 rivestono una significativa valenza speleobotanica (5,3 %). Di queste, una quarantina (1,4 %) sono da considerarsi particolarmente interessanti per la varietà, per la rigogliosità e per la peculiarità delle specie che vi si sviluppano. E’ probabile che nei prossimi decenni - considerata la variazione climatica in atto che tende a modificare la situazione meteoambientale del territorio carsico e vagliata la continua e minuziosa indagine in cavità dell’altipiano non ancora attentamente esaminate – la speleobotanica si arricchisca di ulteriori specie, attualmente non segnalate o non presenti nelle suddette cavità.


A cura di E. Polli