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ASPLENIUM ADIANTUM NIGRUM L. ALL’IMBOCCATURA DELLE CAVITÀ DEL CARSO TRIESTINO

Imboccatura della Grotta delle Spine (4079 VG) con Asplenium adiantum-nigrurn. (Foto E. Polli)

Pubblicato sul n. 44 di Progressione - 2001

CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA ELLE FELCI NEGLI AMBIENTI CAVERNICOLI DELL’ALTIPIANO CARSICO

PREMESSE

In seguito ad indagini e ricerche speleobotaniche effettuate con particolare frequenza, in questi ultimi due decenni, in cavità, baratri e doline di crollo del Carso triestino, è stato già possibile (1997) delineare un primo areale, legato agli ambienti cavernicoli, della distribuzione delle diverse 14 specie di felci attualmente presenti su questo territorio. Sono già stati pure pubblicati, a varie riprese e su questa stessa rivista, alcuni contributi a carattere prevalentemente monografico riguardanti le seguenti 6 specie: Dryopteris dilatata (Hoffm.) A. Gray (1990), Polypodium interjectum Shivas (1993), Phyllitis scolopendrium (L,) Newm. (1995), Polystichum aculeatur~. (L,) Roth. (1996), Dryopteris filix-mas (L.) Schott (1997) e Polypodium cambricum ssp. serrulatum (Sch. ex Arc.) Pic. Ser. (1999). Di Phyllitis scolopendrium inoltre è già stato in precedenza (Atti e Memorie CGEB, 1987) evidenziato il suo rigoglioso sviluppo in un baratro del Carso triestino (“Phyllitis”, 3763 VG) e, sempre sugli Atti e Mem., alcuni anni dopo (1990) era stata segnalata, per la prima volta sull’altipiano, la presenza di Cystopteris fragilis, individuata nella Caverna ad Est di Gabrovizza (1273 VG). Nel presente contributo viene aggiunto un ulteriore tassello al quadro della distribuzione speleobotanica delle felci sull’altipiano carsico triestino, prendendo in considerazione Asplenium adiantum-nigrum L. (Capillare nero). Di tale entità vengono evidenziati i caratteri ecologici e ne viene fornito il prospetto della sua attuale distribuzione nelle cavità carsiche, cercando di quantificarne la relativa presenza. A completamento, si ritiene pure opportuno segnalare le altre stazioni della felce, non a carattere cavernicolo, sinora accertate in altri ambiti della provincia di Trieste. E’ in corso d’attuazione l’Atlante corologico delle Pteridofite relativo alle Alpi sudorientali italiane. Il Friuli-Venezia Giulia è stato suddiviso in tre Settori: occidentale, orientale e carsico. I rilievi e le mappature in questi Settori, sotto la coordinazione di Fabrizio Martini, stanno proseguendo a buon ritmo e, per quanto riguarda l’altipiano carsico triestino, si possono ritenere molto soddisfacenti, frutto di continue e capillari individuazioni sul campo, trasformate quindi in significativi dati computerizzati.

 

CARATTERI ECOLOGICI, MORFOLOGICI E DISTRIBUZIONE GENERALE

Asplenium adiantum-nigrum L., con denominazione italiana di Capillare nero o di Asplenio Adianto nero, è una Pteridofita perenne rosulata appartenente alla Famiglia delle Aspleniaceae (= Polypodiaceae, comprendente dalle 450 alle 700 specie, a seconda degli autori) con distribuzione geografica - elemento corologico subcosmopolita. E presente in Europa (più in Francia, Inghilterra e Germania, meno nei paesi scandinavi), in Africa, nelllAsia temperata (nel Caucaso e dal- I’lran sino alllHimalaja), nelllAmerica boreale e centrale e nell’emisfero sud in Australia. Nelle estreme regioni meridionali viene sostituito da A. onopteris (Asplenio maggiore). Trova il suo naturale habitat su rocce, muri e nei boschi termofili, preferibilmente a substrato siliceo. Si sviluppa da 0 a circa 2000 m di altitudine, in Sicilia (sull’Etna) addirittura sino a 2450 m. E’ pure osservabile nei luoghi selvatici, su rupi ombrose e muri, dal piano basale a quello montano superiore, di tutto il territorio italiano, isole comprese, nella fascia dei querceti caducifogli. E specie caratteristica dell’Asplenietum septentrionali- adianti-nigri Oberd. 38. Nel Friuli-Venezia Giulia, già alla fine del secolo scorso (1905-06) M. e L. Gortani segnalavano A. adiantum-nigrum, non comune, un po’ dappertutto. Nella ssp. typicum era presente in Friuli presso Udine, a Valeriano, ad Orgnano, a San Florian ed a San Daniele (in queste ultime due località però da riconfermare), a Cormòns, a Brazzano e sulla Bernadia sopra Torlano. In Carnia era citato per Amaro, sopra la “Picotta” di Tolmezzo, presso Salino ed a Calgaretto. Nella ssp. acutum, era stato notato soltanto presso Amaro. Le felce era stata pure raccolta ad Attimis (25.2.1 906) da Giovanni Battista Corgnali, filologo con la passione per la botanica. L’erbario che porta il suo nome era stato poi donato dallo stesso Corgnali al Fornaciari ed ora si trova depositato al Museo Friulano di Storia Naturale di Udine. Nel Goriziano Zirnich aveva suddiviso la ssp. nigrum in due forme: la lancifolia, osservata alla “Sabotina” (la Valle d’lsonzo a sud di Plava), presso Gorizia (7. 8. 1938) e sul Monte Calvario (20. 10. 1961) e la obtusa, ancora alla “Sabotina” (1 7. 9. 1933) e così pure sul Calvario, fra le viti (8. 12. 1964). Nella ssp. onopteris e f. lancifolia l’aveva invece individuata il 29. 7. 1954 su una formazione arenacea del Calvario stesso. Tutte queste entità erano state successivamente revisionate da A. Cohrs. Attualmente la felce è presente, anche se sporadicamente, nei citi più termofili del territorio goriziano, come ad esempio sul Collio e nella zona del Monte San Michele e del Calvario. Molto scarse sono invece le aree di base interessate dalla felce stessa nella parte occidentale della Regione. Nella Slovenia la specie è indicata per le Regioni prealpina, subpannonica, dinarica, predinarica e submediterranea. In Istria, ad esempio, si sviluppa discretamente nella Foresta di Montona. Per quanto riguarda i caratteri morfologici, Asplenium adiantum-nigrum presenta rizoma breve, strisciante, nero, squamoso e ramificato con fronde coriacee e lucide. Il picciolo, bruno-rossastro, è lungo da 112 a 315 del totale. La lamina è 2-pennatosetta, a contorno triangolare. Le pinne basali sono completamente divise, con nervatura centrale diritta. Le pinnule sono partite o raramente divise in segmenti lanceolati. L’altezza varia dai 15 ai 45 cm. Sporifica normalmente da luglio a settembre con i sori bruni (4 mm) lineari, ravvicinati al nervo mediano e più larghi dei lobuli fogliari e perciò sporgenti tutt’ attorno lungo i margini fogliari stessi. Le spore variano in lunghezza fra i 36 ed i 42 micron. Il numero cromosomico è 2n= 144. Il nome del genere, Asplenium, deriva dal greco “splen” = milza, in quanto si riteneva in passato che alcune entità, appartenenti a questo genere, possedessero la virtù di guarire le malattie della milza. In Friuli, ove la specie è chiamata “Filièt”, ne vengono raccolte a primavera le fronde per infusi espettoranti. A presentare un certo interesse, ma sotto l’aspetto etnobotanico, è invece A. trichomanes. Il suo decotto, al 25%, viene utilizzato per frizioni contro la caduta dei capelli e la forfora.

 

Fronda di Asplenium Adiantum-Nigrum L. (Foto E. Polli)

 DISTRIBUZIONE PASSATA ED ATTUALE DI ASPLENIUM ADIANTUM-NIGRUM L. SUL CARSO TRIESTINO

Vagliando i contributi e le relazioni a carattere speleovegetazionale sugli ingressi delle cavità, tramandate da alcuni speleologi naturalisti e da botanici a partire dal 1800, non si è riusciti a trovare menzione della presenza di Asplenium adiantum- nigrum nelle grotte del Carso triestino né di quello classico. Appena alla fine dello scorso secolo (1 896-97), Marchesetti osservava come la felce si sviluppasse in luoghi ombrosi muscosi presentandosi in forme piuttosto variabili. Con “pinnule addensate ed acuminate” (f. Virgilii) l’aveva ad esempio notata ad Opicina e a Contovello, mentre con “pinnule lasse ed assai lungamente acuminate” (f. acutum) l’aveva individuata a Roiano e, al di là dell’attuale confine di Stato, sotto Castelvenere (Kastel). Sul monte Terstenico, negli immediati dintorni di Trieste, l’autorevole botanico segnalava ancora una forma a fronde più strette lanceolate con pinnule ovate meno profondamente dentate. Pospichal, negli stessi anni precedenti il 1900 (1897-99), suddivideva la specie nella ssp. iypicum, con le due forme lancifolia ed obtusa, e nella ssp. Serpentini. La ssp. typicum f. lancifolia era presente sul Collio (San Floriano) e s’irradiava sino a Prevallo, con stazioni nei boschi presso Brazzano. Sul Carso triestino la si rinveniva nelle doline comprese fra Sistiana ed Aurisina. In Istria era invece citata per Porto Torre, Abrega (Valbriga) e Villanova di Parenzo (Nova Vas). La forma obtusa, quella più usuale, era presente presso Gorizia (Castagnevizza, Monte Santo, Bosco di Panovitz, Merna, colline del Vippacco e Temenizza). Nei pressi di Trieste era segnalata per il Parco di Miramare, a Contovello e nei rioni di Gretta, Barcola e Roiano. Come si può osservare dalle citazioni del Marchesetti, del Pospichal e dello Zirnich, Asplenium adiantum-nigrum presenta una notevole variabilità con la conseguente difficoltà nella determinazione. Anche Federico Morton, nelle sue frequentissime peregrinazioni carsiche (Anni 1930-60), con visita a numerose doline, aveva individuato la felce in alcune di esse, ubicate soprattutto nella zona di Gabrovizza, nei pressi delle Grotte dell’orso (7 VG) ed Ercole (6 VG), ed in quella di Bristie. Il recente Atlante Corologico (1 991) di Livio Poldini sottolinea la discreta distribuzione della felce in Regione - 29 aree di base sulle complessive 78 in cui è stato suddiviso il Friuli-Venezia Giulia, secondo il Progetto Cartografico Europeo (EHRENDORF&E HRA MANN19, 65) - segnalandola per tutto il Carso triestino ed isontino ma evidenziandone l’assenza dall’area di base relativa al muggesano (1 0448) nella quale è comunque probabile, in seguito ad indagini sistematiche, che venga individuata in un prossimo futuro. Essa viene citata per il Goriziano, lungo I’lsonzo, per diverse stazioni delle Prealpi Carniche, gravitanti la confluenza del fiume Fella con il Tagliamento ed in tre aree occidentali della Regione, prossime ai confini con il Veneto (9940, 10040 e 9941). Attualmente Aspleniurn adianturn-nigrurn (ted.: Schwarzer Streifenfarn, Schwarzer Strichfarn, Schwarzstieliger Streiferfarn; slov.: crni Srsaj; cr.: Dubna; ingl.: Black Spleenworth; franc.: Asplenium Doradille-noire) appare poco diffuso sull’altipiano carsico triestino e limitatamente nelle zone spiccatamente termofile. E presente in alcune stazioni dolinari soleggiate ed agli ingressi di poche cavità, ove occupa di norma le pareti e gli anfratti maggiormente esposti ed illuminati. Nella sottostante Tabella N. 1 vengono riportate le 16 cavità (che rappresentano il 10% delle cavità sulle attuali 154 d’interesse speleovegetazionale e lo 0,64% rispetto alle 2507 cavità incluse nella Provinciadi Trieste al 19 settembre 2001) del basso Carso nord-occidentale e centrale triestino agli ingressi (“Zona liminare”) o nelle immediate adiacenze delle quali Aspleniurn adianturn-nigrurn è stato sinora accertato.

 Tabella N. 1

 

VG

Reg

Nome

Quota

(m)

Frequenza

Località

prossima

 

 

0006

0031

Grotta Ercole

228

+

Gabrovizza

 

 

0007

0033

Grotta dell’orso

208

+

Gabrovizza

 

 

0368

 0421

Pozzo pr. l’ex stazione di Duino

060

+

Duino

 

 

2710

0564

Pozzo presso Precenico

205

+

Precenico

 

 

3726

0675

Pozzo a NO di Ceroglie (“Manderska”)

178

++

Ceroglie

 

 

3744

0682

Pozzo sul monte Ermada

315

+++

Duino

 

 

3988

0829

Grotta Federico Lindner

180

+

San Pelagio

 

 

4064

1104

Abisso del Confine

186

+

Malchina

 

 

4079

1107

Grotta delle Spine

176

+++

Malchina

 

 

4243

1299

Grotta a N di Rupinpiccolo

345

+++

Rupinpiccolo

 

 

4335

1370

Grotta presso Ceroglie

175

++

Ceroglie

 

 

4530

1688

Grotta della Tartaruga

260

+

B.G. Gigante

 

 

4679

2174

Pozzo ad Ovest di Dosso Petrinia

085

+

Duino

 

 

5057

3214

 Grotta dei Partigiani

440

++

Sgonico

 

 

5324

4204

 Pozzo a S della Quota

300

++

Malchina

 

 

5355

4275

Grotta Vergine di Travisai

207

+

Medeazza

 

 

Di ogni cavità sono indicati il numero catastale VG e quello corrispondente Regionale, la sua denominazione, la quota d’ingresso in metri, la frequenza della specie (+ scarsa, sporadica, + + discreta, + + + buona) e la località prossima. Come si può osservare dalla Tabella N. 1, la maggior presenza - più della metà, 9 stazioni - di A. adianturn-nigrurn è fornita dalle cavità situate nella zona di Malchina, Ceroglie, Duino, Medeazza e Monte Ermada, a quote relativamente basse (da 60 a 315 m), ubicate tutte sul Carso nord-occidentale. La cavità più orientale nella quale la felce si sviluppa è attualmente la Grotta a N di Rupinpiccolo’ (4243 VG), una modesta cavernetta, profonda appena 3 m e lunga soltanto 4 m, ubicata sul lato destro della carrareccia (Sentiero CAI N. 40) che sale lungo la Valcalda al Monte Voistri (499 m) ed alla Vetta Grande (486 m), presso la diramazione con il Segnavie n. 5. All’imboccatura ed immediatamente all’interno si sviluppano rigogliosamente numerose fronde della felce, che evidentemente trovano condizioni ottimali per compiere il ciclo vitale. Le tre cavità in cui la felce si presenta in modo più rigoglioso sono il Pozzo sul Monte Ermada (3744 VG), la Grotta delle Spine (4079 VG) e la già citata Grotta a N di Rupinpiccolo (4243 VG). Nelle prime due, situate nel comprensorio di Malchina- Ceroglie, le fronde, numerose e molto sviluppate, appaiono peraltro di dimensioni notevoli, lunghe sui 30 cm. Tutte le 14 stazioni, rappresentate nella sottostante cartina, sono inoltre comprese in 380 m d’altitudine (da 60 m a 440 m). Da indagini speleobotaniche awiate in questi ultimi anni anche nelle cavità del Carso isontino, A. adiantum-nigrum è stato già individuato nel Pozzo della Spelea (755 VG) e nella Grotta a Due Piani (4253 VG). È probabile che ulteriori ricerche negli ambienti cavernicoli dello stesso territorio incrementino la presenza della specie. Asplenium adiantum-nigrum, oltre che agli ingressi delle cavità riportate nella precedente Tab. N. 1, è stato pure individuato sia in alcuni altri siti dell’altipiano carsico triestino sia pure negli immediati dintorni della città di Trieste. Per completare il quadro della sua attuale distribuzione si ritiene pertanto opportuno rendere noti, nella sottostante Tab. N. 2, tali siti, in numero di 9, accertati e riconfermati quasi tutti nel biennio 2000-2001. Nella tabella vengono precisate la data dell’individuazione, la stazione, la relativa quota, la frequenza e la località prossima del sito di rinvenimento. Anche dalla Tab. N. 2 si può osservare come le stazioni, in cui la felce si sviluppa, siano quasi tutte localizzate in siti del basso o medio Carso nord-occidentale, ad eccezione della stazione di Draga Sant’Elia, presente con scarsi individui nel castagneto situato nel marcato impluvio sotto Pesek e della stazione di Barcola- Bovedo, alquanto rigogliosa, ubicata fra i blocchi di arenaria della piccola cava dismessa, posta nelle immediate adiacenze dello stagno “Pisdina” (N. 83 di Catasto). Esemplari notevoli e significativi di Asplenium adiantum-nigrum sono stati individuati alcuni anni addietro (1995) nella zona di Santa Croce, sia in una pineta d’impianto lungo il Sentiero dei Filtri, che si snoda parallelo alla linea ferroviaria, sia lungo un viottolo che dalla strada Costiera, sotto Santa Croce stessa e nei pressi della “Tenda Rossa”, scende al mare. Ad un primo esame furono ritenute fronde di Asplenium onopteris (Erba de’greppi); ad una successiva ed approfondita determinazione a cura di Fabrizio Martini, anche dal punto di vista cromosomico, risultarono ancora apparte- nere alla specie adianturn-nigrurn. 

Tab. N. 2

 

Data

Stazione

Quota (m)

Frequenza

Località

 

 

31.01.1999

Pineta lungo “I Filtri”

150

++

Santa Croce

 

 

12.01.2000

Impluvio Castagneto Draga

385

+

Draga S. Elia

 

 

10.01.2000

Bivio ad est di Medeazza

151

+++

Medeazza

 

 

01.11.2000

Presso “Tenda Rossa” (Costiera)

35

++

Santa Croce

 

 

03.01.2001

Cava arenaria abbandonata

160

++

Barcola-Bovedo

 

 

04.01.2001

Raccordo Sent. C.A.I. N. 40

342

+

Sagrado Sgonico

 

 

09.01.2001

Dolina “Generosa”

148

++

Aurisina

 

 

18.02.2001

Carraia sopra Lago Pietrarossa

28

+

Cima Pietrarossa

 

 

26.03.2001

Versante S dolina a W Ceroglie

175

+

Ceroglie dell’Er.

 

 Si segnala infine come sul Carso triestino, oltre ad adianturn-nigrurn, siano presenti altre 4 specie di Aspleniurn, e cioè A. lepidurn (esclusivamente in Val Rosandra, presso la Cascata e sugli Altari), A. Ruta-muraria (molto comune nelle zone più termofile), A. trichornanes ssp. trichornanes, pure estremamente diffuso e A. trichornanes ssp.  quadrivalens, entità invece ancora rara e soltanto in questi ultimi anni presa in considerazione. Esistono, quali dati di letteratura, l’eccezionale segnalazione - considerando che si tratta di una specie alpina - di Aspleniurn fissurn sia da parte del Pospichal (1 897) per il Parco di Miramare presso Trieste sia da parte di Justin (1904) per il Monte Auremiano (VremgEica). 

Cartina della distribuzione di Asplenium adiantum-nigrum nelle cavità del Carso triestino (a cura di E: Polli)

 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Asplenium adiantum-nigrum, come si può dedurre dall’analisi delle due Tabelle e dalla cartina di distribuzione, preferisce sia legati agli ingressi di cavith che epigei, comunque termofili, in sintonia con le sue esigenze ecologiche, che sono quelle di specie paleotemperata e subtropicale, prediligendo paesi delle fasce tropicali (nell’Africa ed Asia) e temperato-calde. Per cui. nel nostro territorio. trova normalmente diffusione negli ambienti, sia epigei che ipogei, del basso Carso nord-occidentale. Con le notazioni fornite in questo contributo su Asplenium adiantum-nigrum si allargano gli orizzonti relativi sia alla conoscenza che alla distribuzione delle Fllicales presenti nella provincia di Trieste e, segnatamente, all’imboccatura delle cavità che si aprono sull’altipiano carsico triestino. Un ulteriore passo in avanti dunque da parte della speleobotanica locale, disciplina ancora poco nota ma nel contempo affascinante e prodiga di impreviste e sorprendenti nuove scoperte. Ringrazio Dario Marini per I’indicazione di alcune cavità qui considerate.

                                                                                            Elio Polli  

 

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