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ASPETTI VEGETAZIONALI DELLA “GROTTA NELLA DOLINA SOFFIANTE DI MONRUPINO” (“GROTTA MERAVIGLIOSA DI LAZZARO JERKO”, 4737 VG)

Polypodium vulgare L. (Felce dolce) - Disegno M.G.Polli

Pubblicato sul n. 43 di Progressione - Anno 2000

GENERALITA’

 La “Grotta nella dolina soffiante di Monrupino (4737 VG)”, o con denominazione più nota ed usuale di “Grotta Meravigliosa di Lazzaro Jerko”, si apre al fondo di una dolina situata fra Percedol e Zolla di Monrupino, alla quota di 302 m. La zona esterna circostante, soprattutto quella che si estende a nord-est della cavità, fra il confine di Stato con la Slovenia e la località di Fernetti, dal punto di vista botanico-vegetazionale è data da un ambiente in cui prevale ancora la landa, ricca in certi punti di pittoresche emersioni e di ampie cupole rocciose, ma che sempre più rapidamente, a causa soprattutto dell’abbandono dell’attività del pascolo, tende all’incespugliamento. Situazione quest’ultima che in tempi molto recenti coinvolge, in modo evidente, pure tutti gli altri analoghi ambienti dell’altipiano carsico triestino.

Specialmente in prossimità della linea confinaria che fende il monte Orsario (472 m), all’ambiente di landa è gradualmente subentrata la tipica boscaglia carsica ed in alcune vallecole più riparate del territorio si sono già venuti a costituire diversi frammenti di un bosco di medio-alto fusto (altezza di 15-25 m) con Quercus petraea (Rovere), Carpinus betulus (Carpino bianco) e Quercus cerris (Cerro), chiamato Seslerio-Querceto della Rovere (Seslerio autumnalis-Quercetum petraeae Poldini 82).

Dal punto di vista climatico la dolina, distante appena 400 m a nord-nord-est da Percedol, si apre nella 5.a zona, quella del Carso triestino medio e che generalmente viene compresa fra i 200 e i 350 m d’altitudine. In essa il clima risulta temperato ed il carattere marittimo-mediterraneo propende verso quello continentale-subalpino procedendo dal ristretto margine costiero verso i rilievi montuosi più interni (Polli S., 1985).

 Poiché la depressione presenta un modesto dislivello fra il fondo ed i margini (appena superiore ai 10 m), poco accentuato appare in essa, durante tutto l’anno, il fenomeno dell’inversione termica. In giornate con evidente copertura nuvolosa o con precipitazioni, oppure in quelle con notevole ventosità, il fenomeno è meno appariscente; lo si apprezza invece meglio nel corso di giornate serene e con aria calma. Nella conca, l’umidità relativa è di poco più elevata rispetto a quella che si può osservare all’esterno.

 A titolo di curiosità, nel corso del rilievo vegetazionale nella dolina effettuato il 14 luglio 2000, sono state assunte alcune misurazioni termometriche. Alle ore 9.30 legali, con calma di vento e totale copertura del cielo (10/10), la temperatura dell’aria in °C dava i seguenti valori:

Sito Esterno dolina

Fondo dolina

Imboccatura grotta

-0,5 m

- 10 m

-1 m

-1,5 m

Temp C°

19,6

17,5

15,6

13,3

12,5

11,4

Si ritiene pure opportuno proporre, nella sottostante tabellina ed a mero titolo di confronto, le temperature dell’aria medie annue in “C relative al vicinissimo sito di Percedol orlo, di Rupingrande, di Borgo Grotta Gigante e di Trieste (trentennio 1951-1980).

Località

Quota m

Temp. °C

Percedol orlo

304

11,3

Rupingrande

309

11.8

Borgo Grotta Gigante

275

11,8

Borgo Grotta Gigante

275

12,1*

Trieste

6

14,62

*II dato termico si riferisce al periodo 1967-1999.

 La depressione, pur non evidenziando specie di notevole o particolare interesse floristico-vegetazionale, racchiude comunque una discreta gamma di entità che si succedono naturalmente nel loro ciclo vitale.

Può essere utile ricordare che, per alcune specie vernali a fioritura precoce della vicina Percedol, è stato recentemente pubblicato da C. Genzo (1999) un originale confronto fra l’inizio delle relative fioriture su due versanti diversi (sud e nord-est) della conca, ricavate dal quadriennio 1994-97.

 Alle tipiche specie del bosco di dolina, il Carpineto delle doline (Asaro-Carpinetum betuli Lausi 64), se ne contrappongono, soprattutto nelle immediate adiacenze dell’imboccatura della grotta, alcune altre che possono a volte assumere caratteri speleobotanici e che generalmente appartengono alla divisione delle Pteridofite (Felci) e a quella delle Briofite (Epatiche e Muschi).

LA VEGETAZIONE NELLA DOLINA

 La pur breve discesa nella dolina consente di riconoscere, nello strato arboreoarbustivo, i tipici elementi della boscaglia carsica illirica, I’Ostrio-Querceto della Roverella (Ostryo-Quercetum pubescentis Trinajstic 74 = Seslerio-Ostryetum auct. Quercetosum pubescentis Horvat 50). Quercus pubescens (Roverella), sia in individui adulti sia in plantule, cresce lungo tutti i versanti e raggiunge, con tre caratteristici esemplari, il fondo della depressione, immediatamente a sud-ovest dell’imboccatura della grotta, quasi a proteggere la targa commemorativa appostavi nel 1998. Ostrya carpinifolia (Carpino nero) denota pure una discreta presenza nell’ambiente, mentre Fraxinus ornus (Orniello) tende a mantenersi nelle zone più prossime all’esterno. Quercus cerris (Cerro), in esemplari di medie dimensioni, è diffuso specialmente ad ovest e a sudovest, con una singolare triade arborea quasi a ridosso dell’imboccatura. Alcune stazioni di Corylus avellana (Nocciolo) e di Cornus mas (Corniolo) occupano i siti più ombrosi dell’avvallamento.

 Pure abbondante e dalla fugace fioritura vi figura, sia in plantule sia in bassi cespugli, Prunus spinosa (Prugnolo), soprattutto nella zona prossima al fondo della depressione, alcuni metri a sud del capanno installato dalla Commissione Grotte “E. Boegan”, ove peraltro esistono alcune piante di Rosa canina (Rosa canina). Lungo tutto il versante sud-est si può invece osservare una rigogliosa presenza di Sorbus torminalis (Ciavardello), sia in individui arbustivi (altezza sino a 4 metri) sia in plantule. Scarsi appaiono peraltro Crataegus monogyna (Biancospino), Prunus mahaleb (Ciliegio canino), Euonymus europaea (Berretta da prete), Cornus sanguinea (Sanguinella) e del tutto sporadico Acer monspessulanum (Acero trilobo). Completa la vegetazione arborea, poco più a settentrione, qualche isolato Pinus nigra (Pino nero austriaco).

 Nello strato erbaceo emergono, dal quasi continuo manto costituito da Sesleria autumnalis (Sesleria argentina), varie specie. Fra le più usuali, Primula vulgaris (Primula), Orobus vernus (Orobo primaticcio), raro Lathyrus venetus (Orobo screziato) e Lathyrus niger (Cicerchia nera), Mercurialis ovata (Mercorella), Aristolochia pallida (Aristotochia gialla), Paeonia officinalis (Peonia), Convallaria majalis (Mughetto), Melittis melissophyllum (Erba limona comune), Lamiastrum monlanum (Ortica mora), Asparagus tenuifolius (Asparago selvatico) diffuso a sud e più abbondante di A. acutifolius (Asparago di bosco), Knautia drymeja ssp. tergestina (Vedovina dei boschi), Polygonatum odoratum (Sigillo di Salomone), Campanula trachelium (Imbutini) e Peucedanum oreoselinum (Apio montano). A quest’ultima Umbellifera subentra, nella tarda stagione estiva, Peucedanum schottii (Imperatona di Schott).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA VEGETAZIONE IN PROSSIMITÀ DELL ‘IMBOCCATURA

Vewfetazione all'imboccatura della Lazzaro Jerko (Foto U.Tognolli)

 L’imboccatura del pozzo è protetta da tre lati (nord, sud ed est) da lievi e poco rilevanti formazioni rocciose; ed è proprio negli anfratti e nelle fessure da queste prodotte che si è insediata una discreta e varia vegetazione umbrofila. Sulla breve paretina retrostante l’imboccatura, che si erge immediatamente ad est, si sviluppano alcune rigogliose stazioni di Asplenium trichomanes (Erba rugginina) e di Asplenium rutamuraria (Ruta di muro), in parte mascherate da brevi ma coriacei festoni di Hedera helix (Edera). Sono accompagnate dallo stolonifero ed esuberante Lamiastrum montanum (Ortica mora), da Helleborus odorus var. istriacus (Elleboro), da una parziale copertura di Asarum europaeum (Renella) e da qualche esemplare del precoce Orobus vernus (Orobo primaticcio). Si associano ancora variamente, su queste emergenze rocciose, Moehringia muscosa (Moehringia muscosa), Veronica chamaedrys (Veronica comune), Geum urbanum (Cariofillata comune) ed Hieracium racemosum (Spar viere racemoso). Rawivano l’ambiente estivo Cyclamen purpurascens (Ciclamino) ed alcune Campanulaceae, quali ad esempio Campanula rapunculus (Raponzolo) , C. bononiensis (Campanula bolognese) e la rara C. persicifolia (Giglio di S. Luigi).

Qualche metro ad est dall’imboccatura, a quota più elevata ma ancora sul basso versante, si sviluppano alcuni cespugli di Cotinus coggygria (Scòtano), sovrastanti il diffuso Galium laevigatum (Caglio levigato), l’orchidea Cephalanthera longifolia (Elleborina bianca), il Vincetoxicum hirundinaria (Vincetossico), la Valeriana wallrothii (= V. collina, Valeriana di Wallroth) , I’Allium pulchellum (Aglio violetto), il Tanacetum corymbosum (Cota grande), il Peucedanum oreoselinum (Apio montano) ed il Peucedanum schottii (Imperatoria di Schott), oltre a qualche rara fronda della lianosa Clematis vitalba (Vitalba).

Pochi decimetri a nord dell’ingresso è attualmente presente l’unica stazione di Polypodium vulgare (Polipodio dolce). Costituita da tre fronde di medie dimensioni, essa comunque procede nel tempo nel suo regolare sviluppo vegetativo.

 Fra le altre specie, individuabili ancora nella dolina ma nel tratto compreso fra la Lazzaro Jerko e la vicina Lazzaretto (6042 VG), vanno ancora ricordate Asarum europaeum (Renella), Fragaria vesca (Fragola), Convallaria majalis (Mughetto), Chamaecytisus hirsutus (Citiso sanguigno), Lactuca muralis (Lattuga dei boschi), Salvia glutinosa (Fuso di Giove), lnula conyza (Baccherina), Cnidium silaifolium (Carvifoglio dei boschi), Verbascum chaixii (Verbasco di Chaix) e Serratula tinctoria (Cerretta comune).

CONSIDERAZIONI SULLA PRESENZA DELLE TRE PTERIDOFITE

Tre dunque sono le Pteridofite (Felci) individuate nella zona immediatamente circostante l’ingresso della grotta: Asplenium trichomanes (Erba rugginina), Asplenium ruta-muraria (Ruta di muro) e Polypodium vulgare (Felce dolce). Analizziamole qui di seguito in maniera più ecologicamente particolareggiata.

 Asplenium trichomanes è la felce più comune non solo nei pressi dell’imboccatura della Grotta di Lazzaro Jerko, ove si presenta in una quindicina di nuclei, ma quella più assidua in tutte le cavità dell’altipiano carsico triestino. Colonizza infatti costantemente sia la zona esterna, sie quelle liminare e subliminare delle grotte, di pozzi e di voragini. Oltre che sulle pareti, sulle cornici e negli anfratti delle cavità carsiche, la si può agevolmente riconoscere sulle rocce dell’altipiano e così pure sui muri e muraglioni delle strade e delle case dei borghi e della città.

 Asplenium ruta-muraria si sviluppa in una mezza dozzina abbondante di nuclei sulle roccette retrostanti e laterali dell’imboccatura del pozzo. L’elegante piccola felce trova qui un b~on microclima per evolversi, anche se di norma predilige gli anfratti e le fessure ben soleggiate di cavità presenti sul medio e basso Carso nord-occidentale, sicuramente più termofilo. Colonizza pure rocce, detriti e campi solcati potendosi anche insediare nelle fessure di vecchi muri dell’ambito cittadino.

 Polypodium vulgare è specie microterma presente, come già detto, in un’unica stazione, situata immediatamente a nord della griglia che copre l’imboccatura. Le tre fronde che la costituiscono, di non rilevanti dimensioni, continuano con regolarità a svolgere in tale ambiente il loro ciclo vegetativo. La felce si sviluppa anche, spesso epifiticamente su sambuchi e querce garantendosi (senza esserne parassita) sia la nutrizione azotata sia quella minerale. Nelle depressioni dolinari occupa preferibilmente i versanti ombrosi rivolti a nord. Colonizza, ma meno frequentemente, i margini di cavità oppure le loro immediate adiacenze, venendo sostituita il più delle volte, nella zona liminare, da Polypodium interjectum (Polipodio sottile) il quale, con il suo comportamento mesofilo, occupa con le più varie esposizioni i versanti e le pareti di doline e di pozzi naturali (Poldini L,, Toselli E., 1981).

Proprio di recente (agosto 2000) abbiamo osservato Polypodium interjectum molto abbondante in un singolare e dimenticato burrone (“il Croc di Caldier”) presso Montona d’lstria, a soli 150-200 metri sul livello del mare, in un ambiente sorprendentemente e naturalmente impreziosito dalla presenza di Acer opalus (=A. obtusatum), Acer pseudoplatanus, Fagus sylvatica, Tilia cordata e Taxus baccata.

 Si può ancora osservare Polypodium vulgare, relativamente copioso, su vecchi muretti a secco sia calcarei che arenacei, parzialmente mascherato dalllEdera. Può anche sistemarsi in modo ottimale alla base di giovani querce.

 La caratteristica Ceterach officinarum (Erba ruggine), assente nella dolina, è stata invece individuata nelle anfrattuosità delle rocce e sui soleggiati campi solcati della zona situata immediatamente al di là del tracciato ferroviario.

CONCLUSIONI

 Ad un esame superficiale, l’imboccatura del pozzo della Lazzaro Jerko può trarre in inganno, offrendo a prima vista un quadro vegetazionale alquanto povero e limitato. In realtà, un’accurata e ripetuta indagine porta invece alla scoperta di un discreto numero di specie a carattere umbrofilo-cavernicolo, soprattutto nell’ambito delle Briofite (vedere a tale proposito il relativo contributo nella presente rassegna monografica). Per quanto riguarda le Felci, tre di esse ne sono presenti (Asplenium trichomanes, A. ruta-muraria e Polypodium vulgare), costituendo il 23% delle 13 specie di Pteridofite sinora individuate nelle circa 150 cavità (sulle complessive 2480 attualmente catastate) d’interesse speleobotanico identificate sull’altipiano carsico triestino ed isontino.

                                                                                                   Elio Polli

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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