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PROGETTO DI RICERCA SVILUPPATO TRA LE UNIVERSITÀ DI TRIESTE E VARESE, E L'UNIONE METEOROLOGICA DEL FVG

Fig. 1 - Sopra: Il gruppo del Canin fotografato dal Bila Pec (A. Ferrucci, 30 luglio 1893: in O. Marinelli, 1910) Da sinistra a destra il ghiacciaio dell'Ursic, l'Orientale del Canin e l'Occidentale del Canin. Il Monte Canin (2587 m) è in secondo piano alla destra del centrale Monte Ursic che risulta apparentemente il più elevato. Sotto: La ripetizione fotografica presa dalla medesima posizione eseguita a fine estate 2011 (R.R. Colucci, 8 settembre 2011). Sono evidenti la completa scomparsa del ghiacciao dell'Ursic e l'estrema riduzione dell'orientale ed occidentale. La trim line ben riconoscibile grazie al netto cambio di colorazione della roccia nei calcari del Dachstein permette di stimare l'importante perdità di massa avvenuta nell'ultimo secolo

L'obiettivo del progetto "Criosfera FVG" è quello di caratterizzare in maniera più dettagliata gli ambienti interessati dall'a­zione del ghiaccio nell'area montana del Friuli Venezia Giulia. Questo settore alpino è contraddistinto da condizioni meteorolo-giche peculiari che tendono ad abbassarne l'altitudine delle fasce climatiche e quindi del limite delle nevi perenni (Equilibrium Line Altitude - ELA). Le ingenti precipitazioni an­nuali che interessano l'area, e le temperature medie inferiori, sono il motivo principale di condizioni climatiche normalmente situate ad altitudini più elevate nel resto delle Alpi. Gli ambienti glaciali e periglaciali, ancora poco studiati da un punto di vista geomor­fologico e climatologico, sono entrambi rappresentati sia nelle Alpi Carniche, situate nel settore nord-occidentale della Regione, sia nelle Alpi Giulie, in quello nord-orientale. L'estrema parte nord-occidentale della Carnia rappresenta, a sua volta, la zona con minor precipitazioni delle Alpi friulane e la presenza di permafrost sembra essere stata piuttosto estesa in passato dal momento che diverse macro-morfologie collegate all'esistenza una intensa azione periglaciale nel passato risul­tano qui ancora ben rappresentate.

Ciò che rende il progetto maggiormente accattivante dal punto di vista della divulga­zione al pubblico è però caratterizzato dalle indagini condotte nelle Alpi Giulie, questo in particolare per motivi storici.

Nell'area trovano sede gli unici ambienti glaciali del Friuli Venezia Giulia confinati sotto le pareti nord del Monte Canin, del Monte Ursich e dello Jof di Montasio. L'essere (o essere stati) i ghiacciai a più bassa quota dell'intero sistema alpino ha da sempre attirato ricercatori, geografi ed esploratori anche da lontano.

Giacomo Savorgnan di Brazzà fu il primo nel 1880 a condurre pionieristiche misurazio­ni alle fronti degli allora poderosi ghiacciai del Canin, assieme alla guida Antonio Siega. A lui seguirono Olinto Marinelli tra il 1893 ed il 1909, Giovan Battista de Gasperi dal 1910 al 1912, Ardito Desio dal 1920 al 1925 che affidò poi le misure ad Arrigo G. Tonini tra il 1927 ed il 1929, Egidio Feruglio nel 1932 e 1933, Manfredi Mazzocca dal 1938 al 1940, Bruno Martinis dal 1940 al 1947. Incaricato sempre da Desio fu poi Dino di Colbertaldo a protrarre le misure ininterrot­tamente fino al 1971. Nella metà degli anni '70 le misurazioni delle fronti furono riprese da Rossana Serandrei Barbero e da Carlo Pohar e continuano, ancora oggi, grazie a Claudio Pohar, nipote di Carlo.

Secondo il catasto dei ghiacciai italiani (C.N.R.-C.G.I., 1959-1962) 3 ghiacciai ap­partengono al gruppo dello Jòf di Montasio (2753 m) mentre 4 ghiacciai al gruppo del Monte Canin (2587 m). Nel 1985, in occa­sione dei sopralluoghi per la raccolta dati del World Glacier Inventory, i ghiacciai del Prestrelenig e dell'Ursic erano stati classifi­cati come glacionevati (Almasio, 2002).

Figura 2 - Carta degli spessori nevosi misurati ad inizio giugno del 2011 sul settore est del ghiacciaio orientale del Canin. Gli spessori più considerevoli si misurano nella zona bassa del ghiacciaio con valori di 10-11 m.

La preservazione di ambienti glaciali in quest'area è possibile soprattutto grazie all'ingente mole di precipitazioni nevose che interessa l'area durante la stagione invernale; le precipitazioni annuali, infatti, raggiungono agilmente i 2500-3000 mm totali, mentre tra dicembre ed aprile, lo spessore della neve cumulata al suolo raggiunge mediamente i 680 cm a 1800 m di quota (Atlante Climatico del F.V.G., 1972-2008).

La ricerca attualmente focalizza l'atten­zione sulle placche residue di ghiaccio e firn del Ghiacciaio orientale del Canin e sul glacionevato della Conca Prevala.

Le indagini, condotte durante l'estate 2011 ed in programma per l'estate 2012, si effettuano con numerose sessioni di cam­pagna per determinare la massa dei corpi glacio-nivali, il loro mutare nel tempo (sta­gionale ed annuale) e la connessione con le condizioni meteorologiche ed il clima. Per fare questo si è proceduto all'installazione di varie paline ablatometriche nel corso dell'autunno 2011 e si effettuano sondaggi a tappeto per la stima dell'accumulo nevoso alla fine dell'inverno e le misure di densi­tà del manto nevoso tramite lo scavo di trincee stratigrafiche. Il riconoscimento delle strutture interne del firn/ghiaccio e del loro profilo, oltre alla quantificazione dei rispet­tivi spessori, sono eseguite con l'ausilio di sondaggi G.P.R.

Tutte queste operazioni sono necessarie per valutare il bilancio di massa annuale e le sue fluttuazioni che saranno poi correlati con le condizioni climatiche sia usando le stazioni meteorologiche già presenti nell'a­rea, sia sfruttando i dati forniti dalla nuova stazione meteorologica installata in seno al progetto nel corso dello scorso autunno proprio sulle morene frontali del ghiacciaio orientale del Canin.

Figura 4 - Stazione di misura di temperatura in roccia sulle pareti del Canin

In quest'area anche la criosfera sot­terranea risulta ben rappresentata grazie al grande numero di cavità nelle quali è segnalata la presenza di neve e ghiaccio, quest'ultimo, in molti casi, permanente e stratificato.

Nella catena alpina, numerose cavità di alta quota ospitano depositi di ghiaccio di varie dimensioni, frequentemente con spessori di parecchi metri. L'età di questo ghiaccio può superare le centinaia o addirit­tura le migliaia di anni, tuttavia la struttura, la formazione e lo sviluppo di queste masse glaciali sotterranee non sono state ancora interamente interpretate e solo di recente sono oggetto di studi specifici e mirati da parte del mondo scientifico.

Allo stesso modo il comportamento del ghiaccio perenne sotterraneo nelle cavità carsiche in relazione al clima esterno non è ancora stato ben compreso, e questo aspetto rappresenta potenzialmente uno strumento importantissimo per gli studi paleo climatici.

Sulle Alpi esistono alcuni laboratori naturali realizzati all'interno di cavità interes­sate da significativi depositi di ghiaccio che operano ormai da alcuni anni, in particolare in territorio austriaco (ricordiamo gli studi condotti ad esempio nella Eisriesenvelt nel Tennengebirge, Austria).

Altre indagini sono condotte in molte nazioni dell'Europa alpina ed orientale, an­che in collaborazione con ricercatori italiani. Nel nostro paese particolarmente degne di nota risultano le indagini condotte nel comprensorio delle Grigne (Maggi et al.), e sui depositi di ghiaccio ipogei della Grotta dello Specchio e del Castelletto di Mezzo in Dolomiti di Brenta, Trentino (Borsato et al.). In Friuli Venezia Giulia l'unico esempio di indagine finora condotta sul ghiaccio di cavità risale al 2003 presso la Grotta del Pic Chiadenis (Mocchiutti et al.).

Nel corso dell'estate 2011 una cavità del complesso del Canin interessata da ghiaccio permanente è stata attrezzata con numerosi stazioni di monitoraggio della temperatura in roccia a varie profondità, in aria e nel ghiaccio stesso. Lo spessore ed il volume dei corpi di ghiaccio sono stati inoltre scan-sionati usando tecniche G.P.R.

I datalogger forniscono dati in continuo che potranno fornire un'utile chiave di lettura per comprendere la distribuzione attuale e relitta del permafrost, oltre a descrivere in maniera più completa l'evoluzione glaciolo-
gica del paesaggio. II     progetto "Criosfera FVG" è curato e finanziato dal Dipartimento di Matematica e
Geoscienze dell'Università di Trieste (DMG), dal BICOM dell'Università dell'Insubria (Varese) e dall'Unione Meteorologica del Friuli Venezia Giulia e si svolge con la collabora­ zione e l'appoggio del Parco Naturale delle
Prealpi Giulie.

Molti enti hanno supportato e suppor­tano anche logisticamente le attività, ed in particolare vanno menzionati: la Comunità Montana del Gemonese Canal del Ferro e Valcanale, la Società Alpina Friulana, la Direzione Centrale Risorse Rurali Agroali­mentari e Forestali con il Servizio neve e valanghe, la Commissione Grotte E. Boegan della S.A.G., il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del FVG, la Promotur, la Protezione Civile FVG, il V Reggimento Cavalleria dell'aria RIGEL.

Figura 5 - Sondaggi GPR su depositi di ghiaccio permanente ipogeo in Canin

BIBLIOGRAFIA

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  • Comitato Glaciologico Italiano (1962) Catasto dei ghiacciai italiani, 4, Ghiacciai delle Tre Venezie e dell'Appennino, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Torino 1962
  • di Gallo G. (2003) Photographic update of the Monte Canin Glaciers (August 2003): in "Ter­ra Glacialis-annals of glacial culture" Anno VII - 2004; 171-176 - Servizio Glaciologico Lombardo
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  • Stefanuto l. (2003): Il clima del Friuli Venezia Giulia. Estratto, Osservatorio Meteorologico Regionale, ARPA Friuli Venezia Giulia
  • Serandrei Barbero r., Rabagliati r., Zecchetto s. (1989) Analisi delle misure alle fronti dei ghiacciai delle Alpi Giulie e correlazione con i dati climatici. Geogr. Fis. Dinam. Quat. 12 (1989) 139-149
  • Atlante climatico del F.V.G. www.meteo.fvg.it

                                                                                              Renato R. Colucci

Dipartimento di Geoscienze - Università di Trieste ISMAR - Consiglio Nazionale delle Ricerche