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CONSIDERAZIONI GEOMORFOLOGICHE SULLE CONSUMAZIONI EROSIVE NELLA “STAZIONE DELLA FORRA DI PRADIS” (PREALPI CARNICHE)

Pubblicato sul n. 57 di PROGRESSIONE - Anno 2010

 

Vengono riprese dopo oltre dieci anni di misure, ricerche, analisi, le considerazioni che sono state fatte nella breve comunicazione di F. Forti: Il ruolo dell’erosione nel “carsismo indiretto”. Studi nella Forra del Torrente Cosa (Sot la Nape, n° 3 – Sett. 1998). Tra il 1983 ed il 1995 erano state intraprese al fondo della Forra di Pradis (località questa forse meglio conosciuta come “Le Grotte Verdi di Pradis”), delle “misure”, o meglio erano stati eseguiti dei primi tentativi di quantificazione della consumazione dovuta alle acque di circolazione interna, nei “momenti di piena”, sulle rocce (Calcari a Rudiste del Cretacico superiore), presenti in alveo della Forra stessa.

Considerato che le rocce calcaree sono soggette al “processo carsico”, nella forra invece la principale causa della loro consumazione è “meccanica”, prevalente rispetto a quella dissolutiva, la cui entità non era mai stata prima misurata. I risultati delle ricerche furono però incerti, nel senso che le “teste” dei particolari chiodi di acciaio inossidabile indurito, che dovevano fare da supporto allo strumento per le misure micrometriche nelle rispettive “stazioni”, avevano le superfici alterate da “picchettature”, dovute ad un chiaro impatto meccanico. Considerata tale “alterazione”, di cui non si avevano precedenti “segnalazioni”, apparve chiaro che anche le corrispondenti superfici rocciose avrebbero dovuto di conseguenza aver subito una forte azione erosiva.

Tutto ciò, agli effetti egli studi carsici, rappresentava un quesito da affrontare, anche se già qualche Autore, in tempi remoti, aveva solo accennato che tale processo non fosse unicamente chimico ma potesse essere anche erosivo.

Ritenendo che nella Forra di Pradis era comparsa una causa piuttosto evidente di consumazione ad effetto morfologico erosivo, si trattava però di un problema di non facile soluzione, per la difficoltà di eseguire delle “corrette” misure sulle consumazioni in alveo. Furono eseguite delle “coperture metalliche protettive” di vario tipo, applicate sulle teste dei chiodi in modo che non potessero essere alterate nei momenti di piena, a causa di un “trasporto solido”, dovuto sicuramente a materiali lapidei (sassi, massi, ciottoli, ecc). Questi nuovi adattamenti vennero iniziati nel 1995, non immaginando che una conferma, di quanto si supponeva, si verificò nell’anno seguente.

La piena del 22 giugno 1996

Con tale data ebbe inizio, per le indagini, un ciclo molto interessante, per le sue grandi variabili, relative alle consumazioni “meccaniche” operate dalle acque, a causa di un trasporto solido, che produsse delle consumazioni in alveo mai prima registrate. In quella giornata si verificò un evento piovoso estremamente intenso e violento, seppure di breve durata, dove: …l’acqua, in base a delle stime, salì di ben 8 metri rispetto ai livelli normali e, nell’alveo si verificò senza ombra di dubbio il fenomeno delle “colate detritiche”…che provocò, in particolare, la distruzione di alcune “stazioni” di misura, mentre altre rimasero indenni. Qui si ottennero dei dati, di abbassamento delle superfici rocciose, per chiara ed evidente consumazione meccanica, pari non solo a centesimi di millimetro, ma a decimi ed anche a valori che si avvicinarono al millimetro. Nei mesi di ottobre e novembre, si verificarono ulteriori intensi eventi piovosi e, dalle letture eseguite, fu rilevata una consumazione, sempre pari a più centesimi ed a decimi di millimetro, a seconda delle “stazioni”.

La piena del 5-6 giugno 2002

Come ricordato in una nota precedente (F. Forti, G. Concina & R Gerometta, 2003, Osservazioni sulle misure nelle stazioni per le consumazioni delle rocce poste nella forra di Pradis, con particolare riferimento alla piena del torrente Cosa registrata il 5-6 giugno 2002. Progressione 48, pagg. 63-68); un’ulteriore “piena” del Torrente Cosa si verificò il 5-6 giugno 2002. L’entità della precipitazione nelle due giornate fu di 276 mm. Al fondo della forra si ebbe un sensibile trasporto di blocchi, massi, ciottoli di tutte le misure, oltre ad un non accertabile, trasporto sabbioso. E’ ignota l’altezza dell’acqua raggiunta nella forra nel momento della massima piena, certamente questa dovette superare i 3,50 m; ciò venne constatato indirettamente da un tronco d’albero trovato incastrato a quell’altezza. Quindi la piena fu inferiore a quella del 26 giugno 1996 e le conseguenze sulle consumazioni furono evidenti ma più contenute.

Ribadiamo ancora il ragionamento che concluse tale “comunicazione”: …si rileva che la quantità totale dell’acqua che scorre su una “stazione” (in corrispondenza dei tre chiodi posti a supporto delle strumento micrometrico per le valutazione delle consumazioni) non ha evidentemente un’influenza erosiva diretta. Ciò che conta nella consumazione è il fenomeno della “colata detritica” che evidentemente si verifica quando nel momento di piena, la quantità d’acqua e la dinamica della corrente riesce a sollevare sassi, massi, sabbia, anche per tempi contenuti, ma sufficienti a produrre degli intensi fenomeni erosivi!

Il periodo delle rilevazioni 2006-2009

Passiamo ora all’esame comparativo tra alcune “stazioni” (prese a campione), in alveo della Forra di Pradis, sistemate nello stesso punto, ma a 3 livelli diversi, perfettamente protette con nuovi accorgimenti. Le “stazioni” sono ubicate su di un affioramento roccioso sulla destra orografica del corso d’acqua

In base ai risultati ottenuti, il valore (simbolico) medio/annuo, è pari a 0,400 mm., relativo alla consumazione nell’arco di tempo del quadriennio considerato. E’ accertato che si tratta di un’azione erosivo-meccanica, dovuta al trasporto solido (massi, sassi, ghiaie, sabbie) da parte delle acque di scorrimento, nei momenti degli aumenti di portata a causa di “piene”. Per fare un riferimento con una normale consumazione di tipo “carsico”, operata sulle superfici calcaree esterne, a causa delle precipitazioni meteoriche, nello stesso periodo di tempo (quattro anni), tale consumazione o abbassamento, rilevato in 10 “stazioni” poste in zona Pradis, località “Zuanes”, viene preso come valore medio/anno pari a 0,010 mm. Va però osservato che la consumazione “media” normale nell’arco degli anni precedenti al quadriennio qui considerato, era pari a 0,020 mm. Tale differenza è dovuta ad un progressivo aumento della copertura di “licheni”, su tutte le superfici rocciose esterne. Tale fenomeno ha avuto gradualmente inizio una ventina d’anni fa, su tutte le zone carsiche laddove sono state posizionate tali “stazioni” di misura. Al momento attuale le relative cause di una tale proliferazione sono sconosciute e comunque allo studio.

Ma l’argomento che ci interessa, riguarda la tipologia geomorfologica, dove appare con tutta evidenza che il fenomeno di escavazione della Forra non appartiene ad un processo evolutivo “carsico”, poiché la sua parte dissolutiva è stata certamente minima, ma determinante solamente nella sua fase iniziale del “sistema” Forra. Questa si è impostata per dissoluzione, in una soluzione di discontinuità della roccia, nel caso specifico lungo un piano di una frattura (N-S), divenuto in seguito, per diverse ragioni tettoniche, dinamicamente “beante”. Gradualmente ma con continuità, tale processo “iniziale dissolutivo” si è ben presto trasformato in “successivo erosivo”, man mano che l’allargamento iniziale ha permesso il “passaggio” di una sempre più grande quantità d’acqua e quindi di un inevitabile “trasporto solido”.

 Il periodo delle rilevazioni 2009-2010

Concludiamo le osservazioni con quest’ultimo periodo di misure, nelle stesse tre stazioni campione, relative ad un periodo di normali piovosità e senza significative “intensità”. Ne scaturisce un quadro particolarmente interessante che conferma le caratteristiche di consumazione “meccanica”, perfettamente differenziate per i tre diversi “livelli” di posizionamento delle stazioni:

Stazione         PR-DS1LL        mm  -0,360

Stazione         PR-DS1M         mm  -0,310

Stazione         PR-DS1H          mm  -0,100

Risulta quindi che il valore medio, che del resto non ha un particolare significato, è pari a 0,256 mm e in questo caso ha valore solamente per il periodo di un anno (a cavallo del 2009-2010), con piovosità e conseguenti caratteristiche “meccaniche” di trasporto evidentemente più attenuate. Interessante anche il riferimento delle precipitazioni meteoriche, nello stesso periodo di tempo, dove tale consumazione o abbassamento, rilevato nelle 10 “stazioni” poste a Pradis in località Zuanes, ha dato un valore medio/anno pari a: 0,00075 mm. La stranezza di questo dato va attribuita al fatto che ben sette di questa stazioni hanno indicato una consumazione pari a: 0,0 mm, mentre nelle altre tre si è rilevato un valore medio di: 0,01875 mm. Questa anomalia va attribuita alla continua proliferazione della copertura dei licheni, che in un certo senso “protegge” le superfici rocciose carsiche dalla consumazione dissolutiva operata delle acque meteoriche chimicamente attive.

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Il più importante risultato di questa ricerca è dovuto a prove di fatto (rilievi sulle consumazioni delle rocce) che hanno portato ad una precisa valutazione quantitativa del fenomeno “erosivo” rispetto a quello “dissolutivo”, operato dalle acque di scorrimento idrico al fondo della Forra di Pradis. Ma ciò non esclude che il medesimo risultato sia presente anche nelle strutture delle grotte “a galleria” ancora attive, considerato che agli effetti idrologici sulle modalità delle scorrimento idrico non c’è alcuna differenza esecutiva.

Giorgio Concina – Gruppo Speleologico Pradis

Fabio Forti – Commissione Grotte “E. Boegan”

 Didascalia della foto:

Immagine ravvicinata delle tre “stazioni” per le misurazioni delle “consumazioni” in alveo, costituito da roccia calcarea, della Forra di Pradis. Sono ubicate, in destra orografica, a tre diversi livelli e vengono interessate dalle acque del torrente Cosa solo nei momenti di “piena”. Sono indicate con le sigle: DS1LL, DS1M, DS1H (bassa, media alta). Ogni “stazione” è costituita da tre “chiodi” di acciaio inossidabile fissati in roccia e fungenti da “appoggio” allo strumento per le misurazioni micrometriche. La copertura e quindi la protezione degli “appoggi” strumentali è costituita o da capsule in acciaio, se i “chiodi” sono sporgenti, o da “piastrine” sempre in acciaio, se invece i “chiodi” sono “incassati” in roccia.