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LO STUDIO DELLA DISSOLUZIONE CARSICA A PRADIS (PREALPI CARNICHE)

Pradis località Zuanes. "Stazione" completata con i chiodi protetti da capsule avvitate (foto F. Forti)

Pubblicato sul n. 36 di PROGRESSIONE - anno 1997

 Lo studio della consumazione delle superfici carsiche, come quello dell'ampliamento delle grotte, era stato sempre trattato da tutti gli Autori in termini relativi. Si valutavano cioè, in un sistema temporale ipotetico, le varie fasi che portavano dalla genesi, all'evoluzione, allo sviluppo delle forme carsiche, alla maturità e fino alla senilità. In altri termini si cercava di definire in un dubbio sistema temporale, tutte le varie fasi che costituivano il cosidetto "ciclo carsico". La quantificazione dei tempi pero, si è mantenuta cosi sempre sul vago, poichè la data dell'inizio dei fenomeni carsici, a seconda della regione in cui si sviluppano, veniva determinata in gran parte da sommarie ed imprecise ricerche geologiche. Questo modo di operare porto a varie incertezze ed a diverse ipotesi sull'età delle grotte. La genesi dei fenomeni carsici che notoriamente ha inizio con I'emersione del territorio, e in genere legata ad una delle tante orogenesi. Quella "alpina" ed anche quella "dinarica", vengono datate all'incirca ad una trentina di milioni di anni fa. Rileggendo pero molti lavori di speleogenesi si osserva che alcuni Autori ritengono che le grotte siano per la gran parte di origine pleistocenica e quindi, in pratica appartenenti all'ultimo milione di anni. Solo più recentemente si è incominciato a capire che se taluni depositi di riempimento contenuti in certe grotte sono pliocenici, vi è un'indubbia buona probabilità che queste cavità possano essersi generate sicuramente molto prima, quindi puo trattarsl anche di parecchi milioni di anni! La quantificazione con misure assolute della dissoluzione carsica, in altre parole lo studio dei tempi reali dei vari fenomeni (consumazione, ampliamento, ecc.) non era stata ancora seriamente tentata. Nell'ambito di un vasto programma sullo studio del carsismo che l'lstituto di Geologia e Paleontologia dell'Universita di Trieste conduceva gia da tempo, nel 1979 venne inserita anche una nuova ricerca, ossia la misurazione dell'abbassamento delle superfici rocciose carbonatiche affioranti sul Carso Triestino. La Commissione Grotte "E. Boegan" della Societa Alpina delle Giulie, Sez, di Trieste del C.A.I., collaboro immediatamente a questa ricerca, stabilendo svariate "stazioni di misura" in diverse zone del Carso, differenziate per litologia, quota, esposizione topografica. Il metodo d'indagine consiste nel fissaggio su degli affioramenti rocciosi di particolari chiodi in acciaio inossidabile, sui quali si possa posizionare uno strumento micrometrico, dotato di un sistema autocentrante. Lo strumento micrometrico permette di misurare con assoluta precisione, per differenza annuale di lettura, l'entita della consumazione della superficie rocciosa, dovuta all'azione delle acque meteoriche chimicamente attive. Per ottenere un significative risultato questa lettura micrometrica dell'abbassamento per consumazione carsica, deve essere valutabile con una sicurezza dello 0,01 mm. I risultati furono molto interessanti e gia dopo cinque anni di misure, si potè stimare che la consumazione media delle superfici carsiche era pari ad un valore di 0,027 mm/ anno. Ciò ovviamente rapportato alle condizioni climatiche attuali. Si valuto cosi, anche la possibilità di posizionare altre stazioni in diverse condizioni carsiche nell'area della Regione Friuli Venezia Giulia. Tra queste, nel 1983, venne scelta quella di Pradis nelle Prealpi Camiche, poichè si era in presenza di un'area caratterizzata da un carsismo piuttosto intenso con numerose grotte anche di notevole estensione (quali il complesso Mainarda-La Val-Noglar-Battei), che ha uno sviluppo do oltre 6 kml e la presenza dell'imponente "Forra del T. Cosa". In accordo con il Gruppo Speleologico Pradis e con una fattiva collaborazione dei suoi Soci, vennero dapprima posizionate due stazioni esterne. Inoltre, forse per la prima volta in questo tip0 di ricerche, venne sistemata un prima stazione sperimentale all'interno della Forra, su di un affioramento roccioso, su cui le sole acque di piena potevano lambire le stazione. C'era infatti un grosso problema da risolvere: l'acqua del Torrente Cosa oltre ad agire in maniera dissolutiva e quindi chimica sull'alveo roccioso in fondo alla Forra, certamente è dotata anche di un'energica azione erosiva, poichè le acque trascinano nelle piene delle sabbie quarzose, provenienti dal bacino di alimentazione che e situato in un'area costituita da rocce mamoso-arenacee in facies di Flysch. Infatti, i chiodi sistemati nella stazione interna presentarono presto dei segni di sofferenza dovuti ad una evidente smerigliatura dei chiodi stessi, quindi una lettura delle differenza di consumazione poco attendibile. Nel 1992 vennero aggiunte sempre in alveo, delle altre stazioni, ma con i chiodi in Titanio indurito. Una notevole piena avvenuta nel 1993 rovino completamente anche questo tipo di chiodi per cui i risultati delle letture risultarono null;. Nel 1995, sempre ad opera dei Soci del Gruppo Speleologico Pradis, tutti i chiodi vennero protetti da particolari capsule avvitate su ogni singolo chiodo, in modo che le acque non potessero agire in mod0 erosivo sulle loro teste lucide, dove al momento della lettura viene appoggiato lo strumento micrometrico. Un anno dopo, nel maggio 1996 si eseguirono le letture con il nuovo sistema protettivo ed i risultati furono ottimi. Si ebbe una consumazione media nelle nove stazioni sistemate in alveo di 0,01 mm/anno e ciò con delle piene normali. Ma nel giugno dello stesso anno vi fu una Vera e propria alluvione sul bacino imbrifero del Torrente Cosa. Pare che l'altezza dell'acque sul fondo della Forra si sia elevata di ben 8 metri e con terribile forza ha trascinato massi, ghiaie, sabbie, sconvolgendo l'alveo della Forra stessa. Ma le varie stazioni resistettero ella furia degli elementi e tranne due casi dubbi in cui probabilmente dei chiodi furono duramente colpiti dai massi trascinati dalle corrente, per cui le letture dettero risultato nullo, su tutte le altre stazioni si misurarono dei valori in alcuni casi 20 volte superiori alla consumazione di un anno intero, con acque e piene normali. Nel frattempo sono state aggiunte altre cinque stazioni esterne in località Zuanes e due altre stazioni interne nella Grotta di La Val, 340 Fr (che è percorsa da un torrentello ipogeo perenne). Il Gruppo Speleologico Pradis si e anche dotato di un nuovo strumento micrometrico di identica taratura con quello che normalmente viene usato per tutte le letture nelle diverse stazioni nella Regione. Considerata la grande importanza di queste ricerche e i notevoli risultati ottenuti, la "Stazione di Pradis" viene qui presentata come località campione per futuri studi da eseguirsi in campo regionale e nazionale ed un modello di collaborazione tra l'lstituto di Geologia e Paleontologia dell'Università di Trieste, la Commissione Grotte "E. Boegan" della S.A.G. ed il Gruppo Speleologico Pradis. Cio vale anche per indicare che solo agendo con queste finalità ed a questi livelli si possono ottenere dei risultati interessanti al fine del progresso delle ricerche carsiche ed in particolare sulle quantificazioni delle consumazioni delle superfici rocciose carbonatiche ed in seguito anche sull'ampliamento delle cavità.

                                                                                                      Fabio Forti

RICERCHE SCIENTIFICHE NEL 1997

 Pubblicato sul  N. 37 di PROGRESSIONE - anno 1997

 Sono continuate le ricerche relative alla dissoluzione nelle varie stazione sistema­te sul Carso ed in altre parti della nostra Regione. In particolare va ricordato che sono stati assunti i primi dati sulla sta­zione” posta nei pressi della cima del Monte Bernadia. Con questa stazione abbiamo coperto (parzialmente) l’area delle Prealpi Giulie, nella quale non ave­vamo ancora assunto dei dati sulla disso­luzione. Molte le uscite a Pradis per la sistemazione di ulteriori• “ stazioni” in al­veo del Torrente Cosa nella forra con la fattiva collaborazione del Gruppo Speleo­logico Pradis. È stato inoltre stabilito che verrà sistemato anche una strumento per la lettura continua dei livelli dell’acqua nella forra. E’ questo il primo anno di lettura dei dati sulla piovosità della zona, dati questi che integrano le misure sulla “consumazione” nelle varie “stazioni” che abbiamo posizionato sia all’esterno sia nella Grotta di La VaI, sia nella forra. E’ stato sistemato un analogo strumento per la lettura delle oscillazioni della acque carsiche, al fondo della Grotta di Baredi­ne (lstria), in accordo con il gruppo spe­Ieologico locale. E’ stato anche concor­dato di posizionare una “stazione” per la lettura della dissoluzione su di un affiora­mento roccioso all’esterno del pozzo di accesso alla grotta. Dopo 7 anni abbia­mo ripreso le misure sulla Marmolada ed il dato di consumazione rilevato, quasi nul­lo, è forse dovuto ad una effettiva scarsi­tà “piovosa” in questo lungo periodo di tempo. Abbiamo di conseguenza pensa­to di sistemare in seguito una nuova “sta­zione” presso la cima della Marmolada ad oltre 3000 metri, ove sicuramente non piove mai, per controllare la possibilità di un’effettiva inesistenza carsogenetica in alta quota. Tale “ipotesi” era stata da tem­po formulata dal prof. H. Trimmel di Vien­na che aveva affermato che oltre una certa quota delle Alpi Austriache laddove non piove mai, non vi è traccia di fenomeni carsici nei calcari, poiché la fusione della neve produce un’acqua priva di anidride carbonica e quindi non aggressiva. Misu­re in parallelo con una strumentazione diversa, sono state fatte presso alcune no­stre “stazioni” sul Carso da Maurizio Ca­minada di Como dell’Associazione Vare­sina per l’Eco-speleologia, con il quale abbiamo una collaborazione di studi, per un confronto sulle metodologie di ricer­ca. Nel mese di agosto abbiamo avuto una visita alle nostre “stazioni” per le misure sulla dissoluzione, da parte di un gruppo internazionale di studiosi di carsi­smo che si sono molto interessati dei nostri strumenti micrometrici, formulando anche delle proposte per un’eventuale fornitura. Infine nella zona dei grandi cam­pi solcati tra Prosecco e Borgo Grotta Gigante, abbiamo sistemato un gruppo di ulteriori tre stazioni di misura, per com­pensare un’eventuale “perdita” di altra stazione sistemata nei pressi, forse com­promessa da un’iniziativa ambientalistica che ha eseguito una radicale “pulizia” del campo solcato, dove era stata posta la nostra “stazione” nel 1979.                                                     

                                                                                                       Fabio Forti