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DIDATTICA INTERATTIVA NEI CORSI DI INTRODUZIONE ALLA SPELEOLOGA

 

pubblicato su " PROGRESSIONE N 53 " anno 2006 

E chi lo avrebbe mai detto che una lezione di geologia e carsismo poteva essere anche divertente?! Dove sta il segreto? Da ormai diversi anni sono invitata a fare la relatrice delle lezioni di geologia e carsismo per i Corsi di Introduzione alla Speleologia sia S.S.I. che C.A.I. e di Perfezionamento Tecnico della Scuola Nazionale del C.A.I. sia in Regione che fuori. Chi ha assistito alle mie lezioni interattive può testimoniare che i risultati ci sono: la gente si ricorda come si forma un calcare, la genesi delle morfologie carsiche e soprattutto non si addormenta, anzi anche si diverte!

La storia del successo del nuovo metodo di fare la lezione comincia da lontano: all’inizio mi presentavo in modo canonico, quasi accademico, con una ricca presentazione di diapositive in Power Point ma la formula non funzionava, anzi non mi soddisfaceva. Ho cominciato a chiedermi: come si può far apprendere la gente senza annoiarla? La soluzione era farla divertire… Non bastava infatti una persona giovane a comunicare cose risapute. C’era la necessità di una innovazione, di trasmettere i soliti concetti in modo alternativo per fare apprendere agli utenti concetti “pesanti” ma comunque fondamentali per un corso di introduzione. Grazie all’esperienza maturata come animatore presso il Laboratorio dell’Immaginario Scientifico di Grignano (Trieste), un museo interattivo e multimediale dove propongono la scienza come gioco, ho proposto in speleologia la stessa formula collaudata e usata nei laboratori scientifici: una lezione di geologia e carsismo interattiva, dove si fa interagire il pubblico intervallando la spiegazione con alcuni semplici esperimenti di simulazione. Il risultato è una lezione alleggerita e anche piacevole (mi hanno detto!) sia per gli istruttori che da anni sentono sempre le stesse cose sia per un allievo che si avvicina a questa attività. Personalmente uso i seguenti materiali per la parte di geologia: una lavagna magnetica con placche metalliche, dove è stato serigrafato il nome della roccia e il processo di formazione per spiegare il ciclo delle rocce, un modellino con varie stoffe sovrapposte per spiegare la genesi delle montagne (chiamato dagli speleo ironicamente la montagna della Folletto!) e un vulcano in vetroresina artigianale; per il carsismo uso: le zollette di zucchero, uno spruzzino per l’acqua, il gesso da presa, un coperchio di un vasetto, sabbia di spiaggia (di Lignano o Bibione), un piatto, un pezzo di calcare scuro, acido cloridrico, una cannuccia per mostrare lo stillicidio. Il tutto è accompagnato da un ricca presentazione di diapositive in Power Point, tante immagini e poco testo. Il segreto consiste nell’improvvisazione come fanno gli animatori, nell’usare l’immaginazione e nel fare intervenire la gente facendola giocare: la comunicazione non deve essere a senso unico ma da pubblico a relatore e viceversa. In questo modo viene mantenuta sempre costante l’attenzione e la curiosità.

Ecco la lista di alcuni esperimenti, qualcuno anche banale, ma l’abilità consiste nel riuscire a spiegare in modo semplice quello che apparentemente sembra difficile e nel far scoprire che in realtà è appunto semplice (c’è sempre tempo per complicarlo!):

  • Per spiegare il carsismo si impilano le zollette di zucchero come un blocchetto e lo si bagna con lo spruzzino: immaginando che lo zucchero sia il calcare, la dissoluzione a cui si assiste è il fenomeno carsico. Se si vuole mostrare, invece, come un calcare vero si corrode, si versa una goccia di acido cloridrico su un pezzettino di calcare e la roccia frigge.

  • Per spiegare come si formano le vaschette di corrosione, si compatta il gesso nel tappo di un vasetto e si mette un paio di gocce di acqua, che viene assorbita: immaginando che il gesso sia il calcare l’acqua per corrosione statica forma la vaschetta.

  • Per spiegare come si formano i solchi, si mette la sabbia a modo di cono su un piatto, la si bagna con lo spruzzino e per accelerare il fenomeno la si versa su un punto: immaginando che la sabbia sia il calcare, lo scorrere dell’acqua lungo una superficie inclinata determina la formazione di un solco. Quindi viene mostrato come le morfologie carsiche di superficie si formano per staticità o per dinamismo dell’acqua.

E’ ormai assodato anche tra i vari direttori dei corsi, che non serve trasmettere una pappardella di informazioni geologiche e carsiche, ma solo alcuni semplici concetti cardine di questa materia: il cosa è, il come si forma ed il perché. Esistono poi i corsi di specializzazione a tema organizzati dal C.A.I. ed S.S.I. che offrono l’occasione per approfondire i concetti, se uno lo vuole. Con questo non intendo togliere niente alla professionalità degli esperti che durante i corsi di introduzione magari usano esporre in modo “accademico”. Tutto sta nel come uno lo comunica. La lezione può essere interessante anche senza esperimenti, purché il relatore sia un bravo comunicatore appunto. Io ho scelto l’animazione e non è detto che sia il metodo migliore ma funziona. E’ una alternativa che può piacere o meno. La prima a divertirsi a giocare con la scienza sono comunque io e cerco di trasmetterlo!

Mi auguro che queste righe possano essere utili anche ad altri, esperti in materia o autodidatti come me, per migliorarsi e soprattutto che siano un piccolo contributo per l’evoluzione della speleodidattica, argomento molto di moda negli ultimi anni.

Se qualcuno vuole maggiori dettagli o desidera scambiare le sue idee ed insegnarmi qualche esperimento nuovo, ben venga! Ogni anno mi invento cose nuove anche io. Scrivete a: radi587(at)yahoo.it o a boegan(at)tin.it.

Barbara Grillo

(Radicio)

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Alcuni esempi dei materiali usati: a destra modellino in stoffe della folleto che serve a spiegare l'orogenesi; alcuni campioni  significativi di rocce da riconoscere; dietro, il modellino in polistirolo auto costruito di una montagna carsica, dove viene fatta circolare l'acqua per capire la carsogenesi e in particolare le morfologie ipogee