home > studi e ricerche > Didattica > 1998 - Editoria speleologica

PER UNA POLITICA DELL'EDITORIA SPELEOLOGICA

Pubblicato sul n. 38 di PROGRESSIONE – Anno 1998

 RIASSUNTO

Nel presente lavoro si evidenzia l'importanza di realizzare bollettini speleologici ben strutturati e facilmente catalogabili. Attraverso alcuni suggerimenti pratici l'Autore propone l'adozione, a livello nazionale, di alcune regole editoriali che permetterebbero una maggiore qualificazione delle riviste speleologiche.

PREMESSA

Durante la catalogazione della sezione "periodici" della Biblioteca Anelli, ho esaminato moltissi- me riviste osservandole sotto diversi punti di vista; fra questi: la consistenza bibliografica, il conte- nuto, la struttura tipografica e il taglio redazionale. Salvo rare eccezioni, il lavoro effettuato si è fatto spazio in una realtà editoriale molto frammen- tata e complessa. Situazione determinata sia dalla presenza di centinaia di riviste dalla periodicità discontinua e sia dalla pessima gestione redazionale da parte dei gruppi che pubblicano i bollettini. Pur constatando che negli ultimi 3-4 anni il livello qualitativo delle riviste speleologiche è miglio- rato, ritengo ancora opportuno sottolineare quanto sia importante redigere una rivista facilmente consultabile e veramente informativa. Con il presente lavoro propongo alcuni suggerimenti per una ottimizzazione delle riviste che sono ancor oggi il principale mezzo di comunicazione della speleologia. Auspicando che queste osservazioni possano essere migliorate da ulteriori suggerimenti, invito tutti gli speleologi a lasciare sempre testimonianze scritte delle proprie ricerche.

INTRODUZIONE

Per l'uomo, conservare ed ordinare lo scibile acquisito nel corso dei secoli fu una necessità pressoch6 parallela all'invenzione della scrittura. La risposta a questo bisogno awenne già in anti- chith con l'istituzione dei primi archivi e lo studio di vari metodi codificatori. È così che oggi, grazie alla progressiva ottimizzazione di questi sistemi, possiamo rispondere in modo funzionale non solo alle esigenze archivistiche, ma anche alle infinite specializzazioni del mondo contemporaneo. La produzione di segni convenzionali iconografici condivisi a livello internazionale e le standardizzazioni tecniche sono oggi garanzia di efficacia e versatilità. A tal proposito, in campo speleolo- gico, si faccia caso agli sforzi per uniformare la simbologia dei rilievi topografici, la struttura delle schede catastali, della didattica e via discorrendo. Paradossalmente proprio nella comunicazione scritta, ambito trasversale a tutte le branche della speleologia, non si riscontra ancora una linea comune per offrire una uniformità di dati. Alla luce di queste brevi considerazioni ho pensato di analizzare, sotto diversi aspetti, i due momenti principali che costituiscono il campo dell'informazione speleologica: il supporto, ossia la rivista e il contenuto, ossia gli articoli (SNELLI 1997).

IL PROGETTO EDITORIALE

Posto il principio che ogni Gruppo deve essere libero di agire come meglio crede nella scelta dei contenuti e degli stili della propria rivista, è comunque auspicabile che questa abbia una con- tinuith di uscita. E, nel caso specifico, occorre essere consapevoli di: avere una redazione fortemente motivata, avere un po' di competenza pubblicistica, * curare la divulgazione tempestiva della propria rivista. svolgere, almeno in parte, un'attività speleologica di ricerca (esplorativa e10 scientifica). Queste condizioni si rendono indispensabili per non far proliferare bollettini di dubbia colloca- zione nel panorama pubblicistico nazionale. Ciò eviterh peraltro di mettere in imbarazzo chi, dispo- nibile allo scambio, si vede pervenire un ciclostilato dal contenuto povero o eminentemente "parroc- chiale" che, il più delle volte, si interrompe dopo un paio di numeri. Piuttosto ai piccoli gruppi suggerirei soprattutto di consorziarsi con altri gruppi per un progetto comune. Tale "joint venture" potrebbe ad esempio essere concordata fra gruppi della stessa regione o di una comune zona di esplorazione (vedi a questo proposito il Bulletin de 1'A.R.S.I.P. al quale concorrono diversi gruppi francesi, ma anche spagnoli, impegnati sul carso della Pierre S. Martin).

Oltre ad avere una larga base di collaboratori, una rivista così concepita può garantire, meglio di altre, la presenza di contributi qualificati ed essere più facilmente appoggiata da istituzioni locali (Pro loco, banche provinciali, associazioni commercianti, Aziende Promozione Turismo, ecc..). È inoltre molto importante che le informazioni bibliografiche relative agli articoli delle riviste compaiano sul Bulletin Bibliographique Speleologique/Speleological Abstract (BBSISA) edito dalla Unione Internazionale di Speleologia. A questo proposito i gruppi devono sempre ricordarsi di fornire al referente locale dell'UIS* una copia della rivista. Solo attraverso questa opportunità si può assicurare un completo passaggio di informazioni. Cib vuole dire anche che una rivista per essere letta deve essere spedita con regolarità agli scambisti. Quindi, in considerazione di ciò è necessario prevedere in anticipo se si è in grado di sostenere i costi della spedizione postale.

IL NOME DEL BOLLETTINO

Come già evidenzianto da altri Autori (~ANON 1993), la scelta di dare un nome specifico al proprio organo di informazione è importante, poiché lo identifica in modo inequivocabile. Questo perché quando in una Regione, o peggio, in una sola città (esempio Roma, Trieste, Verona) più gruppi speleologici pubblicano altrettanti periodici intitolati: "Bollettino del ..." o "Notiziario del ...O la !cerca al computer di queste riviste diviene lunga poiché se ne sfogliano troppe con nomi simili. E noto infatti che la maschera di un monitor, aperta su un data base, non B in grado di visualizzare l'aspetto fisico della rivista che dunque rimane "spersonalizzata" fino ad una diretta consultazione. Pertanto, i titoli poc'anzi citati, potrebbero invece essere riservati come secondo nome della rivista a comple- tamento dei dati anagrafici del periodico. Un ulteriore problema legato alla pubblicazione dei bollettini è quello dei continui cambiamenti strutturali. Infatti, si verifica anche il caso che più gruppi, forse a seconda della "dirigenza" in carica, realizzino bollettini a cui viene modificata la periodicità, lo stile grafico o addirittura dato un nome nuovo uguale ad un altro bollettino già esistente. Queste scelte hanno creato non pochi problemi ai bibliotecari che, dovendo fare i conti con un'organizzazione degli scambi zoppicante, faticano parecchio per capire se si tratta di testate omonime appartenenti a gruppi diversi. Tale problema sarebbe facilmente risolvibile indicando le epoche di stampa di ogni periodo editoriale, ad esempio: I serie, Il serie, ecc.

LA PERIODICITÀ

Dipende soprattutto dal taglio che si vuole dare alla rivista, per esempio una cadenza annuale dovrebbe permettere la realizzazione di articoli ben approfonditi con i compendi dell'attività in corso. Le riviste a periodicità trimestrale o quadrimestrale si dovrebbero caratterizzare come organi di informazione in tempo reale. In realtà in questi casi si riscontra spesso una cronica difficoltà nel rispettare la periodicità per le ritardate consegne degli articoli. Da ciò deriva che spesso sono poche le novit8 sostanziali tra un numero e l'altro. In questo momento la cadenza semestrale si sta sempre più configurando come una periodicità "giustan, in altre parole che non fornisce dati troppo vecchi rispetto ai canali orali e che allo stesso tempo lascia la possibilità di concepire articoli ben strutturati ed esaurienti. Le riviste che non hanno una regolare registrazione in tribunale e che quindi non possono riportare stampato il sistema seriale, dovranno riportare la dicitura "numero unico" con relativo anno di pubblicazione.

IL SISTEMA DI NUMERAZIONE

Indubbiamente il più pratico è quello progressivo numerale con l'indicazione dell'anno. Per molte riviste è stata fatta la scelta del volume più numero che perb, oltre ad avere un tono un po' troppo serioso, crea spesso confusione nella catalogazione se non si possiede sicuramente l'intera colle- zione. Infatti con questa numerazione, che riparte ogni anno con il numero uno (nr. l), non è facile (Nota*: atiualmente i collaboratori del BBSISA per l'Italia sono: Pino Guidi, via Alpi Giulie 819, 1-34149 Trieste e Michele Sivelli, c/o Centro di Documentazione Speleologica, Istituto Italiano di Speleologia, via Zamboni 67, 1-40127 Bologna, te/. 051-250049, e-rnail: ssibib(at)geomin.unibo.it) sapere quanti numeri escono in un anno, se la rivista non perviene in biblioteca con assoluta regolarith. A questo proposito è quindi opportuno specificare nel frontespizio la periodicith: mensile, bimestrale, trimestrale, quadrimestrale o semestrale. Qualsiasi tipo di numerazione si voglia adottare sconsiglio comunque di partire con il numero zero (n. O) a meno che non venga specificato costantemente nei numeri successivi. Infatti, il gruppo che riceve in scambio una rivista così numerata e gli manca proprio quel numero, non saprà mai se questo esiste!

IL FORMATO

È importante la scelta definitiva delle dimensioni della rivista, e ciò principalmente ai fini di eventuali rilegature. Il formato A4 ottimizza lo spazio per le fotocopie ed è rilegabile più facilmente. Evitare i formati ibridi, come quelli quadrati, gli americani (stretti e lunghi), ecc.. soprattutto a causa della scomoda collocazione sulle scaffalature della biblioteca. LA PRIMA PAGINA DI COPERTINA Ritengo che questa sia la pagina che più di ogni altra caratterizza la rivista. Consapevoli di ciò, tutti i gruppi che pubblicano costantemente da decenni non cambiano mai I'impostazione grafica della copertina, o per lo meno la mantengono invariata per moltissimi anni. Capostipiti di questa 'rassicurante" continuità sono indubbiamente i viennesi che pubblicano "Die hohle", oggi tale con- tinuith è adottata anche da Speleo (Francia), Stalactite (SSS), Speleologia Emiliana (FSRER) ecc.

IL RETRO COPERTINA

Deve riportare tutti i dati bibliografici della testata, in modo assolutamente esaustivo. Citare in particolare modo: il nome completo della rivista:

VISCERE - Rivista semestrale del Gruppo Grotte Orroli

oppure: VISCERE - Numero unico, anno 1999

oppure: VISCERE - Pubblicazione occasionale, anno 1999 il nome ed indirizzo di chi edita: Gruppo Grotte Orroli, via Garibaldi, 1 - 00321 Orroli (NU) Italy - tel. 01 11-2222. Riunione sociale lunedì e giovedì 21 .O0 - 23.30 responsabile o coordinatore: se esiste redazione: se esiste per scambio riviste e arretrati: Marco Toponis, via xxxxx, telefono yyyyyy

Indicare in questa sede anche l'eventuale codice ISSN (International Standard Seria1 Number), che la rivista si 6 fatta eventualmente dare. Tale numero, che identifica in modo esclusivo la rivista a livello internazionale, viene fornito dall'agenzia nazionale dell'lnternational Serials Data System (ISDS) che per l'Italia si riferisce al Centro Nazionale delle Ricerche a Roma (CNR).

TERZA O QUARTA PAGINA DI COPERTINA

Al fine di fornire una precisa informazione su quanto ha realizzato il proprio gruppo, è importante elencare in questa sede l'elenco delle opere pubblicate. Tale elenco dovrà riportare fedelmente i dati bibliografici dei vari numeri usciti e comprendera la data, la numerazione e, fra parentesi, gli even- tuali errori di stampa awenuti sul frontespizio di un determinato numero (e per il quale è quindi impossibile risalire alla giusta collocazione numerale). (Vedi Bollettino del Gruppo Triestino Speleo- logi, Antheo del Gr. Sp. G. Spano).

L'INDICE

Riportare sull'indice il titolo dell'articolo così come è stampato nella fascicolazione. Utile la suddivisione degli articoli per argomenti, ma senza espanderli troppo in quanto va a scapito di una immediata consultazione. Organizzare I'indice esclusivamente nel senso della paginazione progres- siva (confrontare i sommari di Progressione e Talp). Inoltre, ogni rivista che si rispetti riporta sempre ogni x anni un indice analitico degli articoli pubblicati. Nel nostro caso, oltre ad ordinare I'indice per autore e per argomento, è anche importantefornire un indice geografico. Il motivo è owio poiché chi fa ricerche speleologiche B soprattutto interessato a sapere cosa B stato fatto in una determinata zona carsica. (Vedi: Sottoterra anno XX nr. 60, dicembre 1981 e anno XXXI nr. 90, dicembre 1991).

I NUMERI SPECIALI

Se riportano sul frontespizio lo stesso nome della rivista specificare se seguono la numerazione o se si tratta di numeri fuori serie.

LE TAVOLE FUORI TESTO

Devono riportare sempre il nome e il numero della rivista da cui sono estratte. Si sa che, essendo appunto dei fogli fuori dalla rilegatura, può capitare che questi vengano spersi o depositati prowi- soriamente fuori dal bollettino corrispondente. Ma, quando poi, una volta ritrovati, li si vorrà reinserire nella giusta collocazione, ecco che non ci saranno problemi se avremmo adottato I'accorgimento di cui sopra. I rilievi: indicare sempre sul rilievo pubblicato la scala originale in cui è stata disegnata la grotta. Ma, ancor più bello sarebbe se i rilievi venissero stampati con una riduzione che sia un sottomultiplo delle scale più classiche con cui si disegnano originalmente le cavità (1 :250; 1 :500; 1 :1000). Tale accorgimento è assai utile, in prospettiva di future esplorazioni nella grotta di cui è stato pubblicato il rilievo. Può capitare infatti che i libretti di campagna o gli elaborati originali vengano dispersi e che gli unici dati disponibili della grotta rimangano solo quelli pubblicati. Il rilievo pubbli- cato diviene pertanto l'unica base su cui aggiungere eventuali nuovi rami scoperti, o diventa sup- porto necessario per effettuare collegamenti internolesterno. Allora, con un semplice ingrandimento in fotocopia del rilievo "proporzionato" posso riottenere subito un dignitoso originale su cui lavorare senza dover effettuare calcoli complicati. È possibile che ora tutti conservino i dati originali, magari su computer (ma negli anni '60 e '70 quanti lo facevano?), e che quindi I'accorgimento sopra citato sia meno necessario. Tuttavia oggi più di un tempo B normale svolgere esplorazioni in aree lontane o in grotte dove lavorano molti gruppi con i quali non abbiamo contatti diretti. Questa evoluzione nell'attività speleologica non permette di accedere con semplicità a 'dati originali. Ecco allora che offrire reciprocamente dei rilievi facilmente riutiliuabili da tutti può essere un vantaggio comune.

LO SCAMBIO

Ogni gruppo deontologicamente corretto dovrebbe informare gli scambisti se la propria rivista ha ufficialmente interrotto I'attivith. I bibliotecari sapranno quindi come comportarsi circa le informa- zioni catalografiche interne. Informare, in un cartoncino allegato alla rivista, se il gruppo che spedi- sce ha cambiato sede. Sulla busta di spedizione scrivere o timbrare sempre l'indirizzo completo di chi spedisce. Ciò eviterà di segnalare informazioni non aggiornate qualora ci si fosse dimenticati di riportare in fron- tespizio, o sul cartoncino già citato, l'eventuale nuovo indirizzo.

CONCLUSIONI

Spero che il valore "bifacciale" di questo intervento sia stato compreso. È in sostanza il tentativo di mettere a confronto - e in collaborazione - i fornitori delle informazioni (chi scrive) e i distributori dell'informazione (i bibliotecari e i bibliografi) affinché siano in grado di dare e migliorare sempre di più un servizio. Concludo con un monito, e cioè che chi, in un prossimo futuro non si awicinerà ai consigli fin qui esposti rischierh di veder sempre meno divulgato e conosciuto il proprio contributo. L'adozione di queste piccole, ma importanti, strategie editoriali permetterà infatti di far correre più veloce (e meglio) chi le vorrà partecipare.

                                                                          Michele Sivelli

BIBLIOGRAFIA

SIVELLI Michele (1997) "Analisi di un articolo, owero suggerimenti per scrivere di speleologia e farsi capire da tutti" in: Speleologia Emiliana, n. 8 (66-72), anno XXIII, IV serie, Bologna dicembre 1997. ZANON Domenico (1993) "11 bibliotecario imbufalito" in: Il Grottesco n. 51 (31-38), Milano 1993.