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UN’ESCURSIONE BIOSPELEOLOGICA IN PUGLIA

Pubblicato sul n. 44 di Progressione - 2001

All’inizio di aprile 2001 si è finalmente concretizzato il progetto di una minispedizione di due persone (Fabio Stoch e lo scrivente) in Puglia - programmata da tempo e poi rinviata di anno in anno a causa di inconvenienti che puntualmente si manifestavano all’approssimarsi della stagione propizia - allo scopo di svolgere ricerche faunistiche in alcune grotte del Gargano, delle Murge e del Salento. La prima tappa, che ci ha visti impegnati nel promontorio del Gargano, ha avuto come principale obiettivo la Grotta Scaloria, Pu 266, situata alla periferia di Manfredonia e rilevata per la prima volta proprio dalla Commissione Grotte nell’ormai lontano 1967. La grotta si apre in una galleria artificiale dell’Acquedotto Pugliese ed è costituita da una serie di vani molto larghi e ovunque bassi, a tratti fangosi, che danno origine ad un labirinto nel quale non è facile trovare la via che consente di accedere alle vaste caverne inferiori, che raggiungono la falda freatica, dove abbiamo effettuato i campionamenti di microfauna acquatica con retino da plancton. Sono stati così raccolti molti crostacei, soprattutto copepodi, attualmente in studio. La visita è stata possibile grazie alla cortese disponibilità dei colleghi del Gruppo Speleologico Dauno, guidati dai veterani Carlo Fusilli e Paolo Giuliani, che hanno sacrificato una domenica di sole per accompagnarci in questa certamente interessante, ma non molto gradevole cavità (“chi la conosce la evita” si usa dire da quelle parti). Siamo quindi passati al Salento, dove avevamo concordato con gli amici Roberto Pepe e Salvatore Inguscio la visita di grotte per lo più “storiche”, meta di ricerche molto fruttuose di fauna terrestre ed acquatica nella prima metà del secolo scorso da parte di Bottazzi, Stammer e Ruffo ed oggetto negli ultimi anni di nuove scoperte, dovute agli speleologi salentini.  Ottimamente alloggiati all’albergo Orsa Maggiore di Castromarina (noto per aver ospitato due incontri di studio sul carsismo nell’area mediterranea), di proprietà di Ninì Ciccarese, esperto subacqueo e conoscitore delle grotte che si aprono in quel tratto di costa, abbiamo potuto pienamente apprezzare la bellezza dei luoghi e la cura e l’ordine che caratterizzano i piccoli paesi della zona, ricchi di testimonianze storiche. La prima grotta visitata è stata I’Abisso di Castromarina, Pu 141, che - a differenza di quanto potrebbe far pensare il nome - è costituito da un salone col fondo occupato da un lago, a cui si accede scendendo un pozzo di pochi metri. Le ricerche di fauna terrestre hanno consentito di catturare solo pochi ragni, opilioni e chilopodi, al più troglofili, mentre, come ci si poteva aspettare, i campionamenti effettuati nel lago hanno dato risultati importanti, rilevando la presenza di quasi tutte le specie già segnalate per la cavità, con la significativa eccezione del gambero Typhlocaris salentina Caroli, il più grande crostaceo cavernicolo italiano, noto di diverse grotte pugliesi situate non lontano dalla costa, dal Salento al Gargano. Un esito inferiore alle aspettative, almeno per quanto riguarda la stigofauna, hanno avuto le ricerche effettuate nello stesso giorno nella vicina Grotta Zinzulusa, Pu 107, molto conosciuta in quanto attrezzata da tempo per le visite turistiche, che si apre sul mare con un pittoresco antro. Nella caverna denominata “il Duomo”, situata alla fine del tratto percorso dal pubblico, a circa 150 metri dall’ingresso, abbiamo raccolto sul fango misto a guano che costituisce il pavimento diversi organismi cavernicoli terrestri, fra cui alcuni esemplari topotipici, utili per futuri studi, dei ragni Harpactea strandi (di Caporiacco) e Zangherella apuliae (di Caporiacco). I campionamenti di fauna acquatica hanno riguardato sia i laghi presenti al fondo della grotta, con acqua più o meno salmastra, in relazione alla distanza dall’entrata, sia piccole raccolte idriche di stillicidio situate in vani laterali; solo in quest’ultimo ambiente sono stati rinvenuti reperti di un certo interesse, dati da minuscoli crostacei arpacticoidi. Il Cunicolo dei Diavoli, Pu 101, situato presso la costa, poco a nord delle grotte precedenti, e formato da una bassa galleria, allagata nella parte interna, ha offerto una fauna terrestre costituita da comuni elementi troglofili, già segnalati per la cavità. Soddisfacenti sono state invece le raccolte di organismi acquatici, rappresentati soprattutto da crostacei, fra i quali figura il misidiaceo Spelaeomysis bottaz zii Caroli, esclusivo delle acque sotterranee pugliesi, di cui abbiamo potuto osservare alcuni esemplari nel lago interno, intenti a nuotare o fermi sul fondo argilloso.  Ci hanno assistito nella visita delle grotte gli speleologi del Gruppo Speleologico Leccese ‘Ndronico, che ringraziamo sentitamente. Abbiamo quindi fatto una puntata nel territorio di Nardò, dove, sempre con Pepe ed Inguscio, ci siamo recati alla Grotta del Faro, Pu 506, presso Porto Cesareo, piccola ma interessante in quanto raggiunge la falda carsica. Anche qui la povertà della fauna terrestre è stata riscattata dall’abbondanza dei reperti campionati nelle acque, dati da crostacei e oligocheti.  L’ultima tappa dell’escursione è stata dedicata alle Murge e più precisamente alle grotte di Castellana e Putignano. Siamo arrivati in zona a sera inoltrata e, dopo una serie di inutili tentativi di trovare alloggio negli alberghi che ci erano stati raccomandati, abbiamo dovuto ripiegare - non senza qualche esitazione causata dal nostro abbigliamento non proprio elegante - su un sontuoso hotel a quattro stelle in quel di Conversano, che ricorderemo per la mancanza di riscaldamento, di coperte di riserva e (la sera) perfino di acqua calda. L’indomani abbiamo visitato, con I’autorizzazione gentilmente accordataci dalla direzione, accompagnati da Pino Pace del Gruppo Puglia Grotte, le celeberrime Grotte di Castellana, Pu 7, che si sono rivelate più secche del previsto, cosa che ci ha fatto penare non poco per trovare raccolte di acque di stillicidio da campionare; dei 4 prelievi effettuati nella parte più interna del sistema ipogeo, ben 3 sono risultati sterili (vaschette nella Grotta Bianca, Laghetto dei Cristalli, Laghetto della Coppa di Champagne), mentre qualche minuscolo crostaceo, il cui interesse potrà essere valutato solo con studi approfonditi, è stato rinvenuto nelle pozze situate al piede delle concrezioni della Sala della Cupola. Migliore esito hanno avuto le ricerche di fauna terrestre, che ci hanno consentito di catturare, fra l’altro, alcuni esemplari del coleottero Italodytes stammeri G. Muller, non raro nella parte interna della grotta, e numerosi ragni troglofili sui gruppi stalagmitici alla base della Grave iniziale, fra cui figura una specie non identificabile (nuova?) del genere Lepthyphantes. La successiva visita alla Grotta di Putignano, Pu 1, turistica ed oggi nota come Grotta del Trullo, era stata programmata nella speranza di catturare esemplari topotipici del ragno troglofilo Lepthyphantes messapicus di Caporiacco, descritto su un paio di individui di sesso femminile raccolti da Anelli alla fine degli anni ‘30.  Nonostante le accurate ricerche, che abbiamo potuto effettuare grazie al permesso accordato dai gestori (gli speleologi della famiglia Lippolis), non è stato possibile rinvenire fauna cavernicola. La cavità, infatti, nort molto vasta ed adorna di belle stalagmiti e colate calcitiche, è stata completamente fossilizzata a seguito di uno scriteriato intervento di asfaltatura del piazzale circostante l’ingresso, che impedisce l’infiltrazione delle acque meteoriche e priva degli stillicidi la maggior parte delle concrezioni, che si presentano secche e polverose. Terminato il programma con un giorno di anticipo sul previsto, dopo aver trascorso un’ultima notte in Puglia a Lesina, abbiamo intrapreso il viaggio di ritorno verso la natia Trieste. Il bilancio dell’escursione è molto positivo.  Siamo stati favoriti dal bel tempo, che ci ha accompagnato per tutta la settimana, anche se con temperature un po’ freschine per chi - venendo dal nord - si aspettava dopo il lungo inverno di godere il tepore della primavera pugliese. Abbiamo raccolto materiali interessanti che speriamo di poter studiare adeguatamente in tempi non troppo lunghi e, lasciando per ultimo l’aspetto più importante, la visita alle grotte è stata, ancora una volta, l’occasione per conoscere amici che condividono i nostri interessi e che confidiamo di poter rivedere presto.

                                                                   Fulvio Gasparo