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STUFE DI S. CALOGERO - LE DEPOSIZIONI QUANTI PERCHÉ ANCORA!

Galleria Di Milia : all’inizio di questa - scheletro con corredo di due vasi ed altro sepolto nel fango (Foto G.Perotti)

Pubblicato sul n. 57 di PROGRESSIONE - Anno 210

 Nel 1957, nel corso di una esplorazione all’imponente sistema carsico-geotermico che si apre in prossimità della vetta del Monte Kronio di Sciacca e dal quale fuoriesce una notevolissima massa di aria caldo-umida avevamo scoperto in due gallerie, a 40 m di profondità, una grande quantità di vasi preistorici, spesso intatti ed ancora in posizione originale. A questo ritrovamento sono seguite molte altre esplorazioni, scavi archeologici e studi sul flusso, che tuttora continuano.

 Sin quando mi rimane il tempo penso sia il caso di ordinare un po’ le idee sul più grosso ed importante interrogativo, rimasto ancora oscuro, sulle Stufe di S. Calogero e cioè sul perché della presenza dei vasi preistorici nelle gallerie basse.

Premesso: Che all’epoca la temperatura, sia nel pozzo che nelle gallerie, poteva forse essere notevolmente più bassa (1), ed a tal proposito continuo a sperare che qualcuno un giorno sia in grado ed abbia la voglia di accertare se questa mia supposizione sia esatta o sbagliata.

Che è stato chiaramente accertato come i vasi vi siano giunti passando per il pozzo; (abbiamo riscontrate tracce di opere per l’appoggio a scale e resti di primitive lucerne per la sua illuminazione lungo le pareti); e ciò anche se quelli recentemente scoperti nella Grotta del Lebbroso possano esservi entrati attraverso queste oppure da altro ingresso esterno. E che, per tali ragioni, i preistorici non debbano aver comunque incontrato grosse difficoltà nel trasporto delle salme e dei vasi sino le gallerie inferiori.

Che il numero di quest’ultimi, certamente superiore alla quarantina già individuati, ha una relativa importanza; mentre ben poco sino ad oggi è stato fatto per chiarire lo scopo della loro collocazione e sui riti che là sotto certamente vi si sono svolti. Al massimo le varie tipologie che si riscontrano potrebbero indicarne il periodo.


(1) Attualmente: 38° e 100% di umidità; vedi mio articolo”….considerazioni circa le variazioni del flusso caldo…”su Progressione 55.

Galleria Di Milia, zona mediana, vaso ancora in sito con traccia del corpo deposto Foto (G.Perotti)

Considerando che, in prossimità dei gruppi ancora in sito anche se ormai non sempre perfettamente collocati in posizione originale, solo in due casi si riscontra la presenza di resti scheletrici completi e precisamente: uno accostato a due vasi ed un altro totalmente sepolto dal fango, come probabilmente lo è il suo corredo. Circa il gruppo di “ossicinI”, quelli contenuti in un vasetto rotto è ancora da chiarire se siano umani o meno.

Ancora oggi, in un singolo caso molto chiaro ed in altri solo dopo un attento esame sulle primissime fotografie scattate (le troppe passeggiate turistiche hanno sconvolto le tracce), in prossimità di vasi, sia singoli che in gruppo, si riesce a distinguere l’impronta lasciata dalla consunzione di un corpo, sempre deposto sul fianco destro ed in posizione fetale; e che, anche dopo attento esame, non è stato possibile accertare la pur minima presenza di residui scheletrici.

 Si potrebbe pure ipotizzare: che, anche sulla base di quanto rilevato nel corso dell’importane scavo archeologico nell’Antro Fazzello, durante l’ultimo periodo dello stanziamento umano preistorico nelle caverne alte (1), le gallerie basse in un certo periodo, siano state utilizzate quale sepolcreto per la deposizione di morti con il loro relativo corredo. Successivamente poi, e probabilmente dopo parecchio tempo, i resti scheletrici potrebbero esservi stati rimossi allo scopo di sistemarli altrove. In tal caso anche la presenza dell’ossame umano sconvolto, ritrovato nello scavo archeologico (caverna alta), potrebbe forse significare qualche cosa in merito.

I due scheletri ancora presenti, che potrebbero essere tra gli ultimi deposti, danno quasi l’impressione di esser stati dimenticati ed abbandonati, forse perché non pronti per la rimozione, quando l’utilizzo a sepolcreto delle gallerie cessò. Potrebbe darsi per una repentina fine della fruizione abitativa della caverna superiore oppure per l'abbandono di tutto il complesso (2)


(1) Purtroppo ancora non pubblicato.

(2) Rimane ancora il dubbio se la vita nella caverna venne proseguita anche dopo il periodo delle deposizioni oppure fù interrotta sino l’avvento dell’epoca classica, quando questa viene utilizzata a scopi di culto e terapeutici come lo è tuttora.

Scheletro affondato nel fango (Foto G.Perotti)

Mi rendo conto come questa possa essere una ipotesi alquanto azzardata, penso mi sia consentito avanzarla in quanto sono solo un profano che si permette alle volte di discutere con gli archeologi, anche se amici. Con Tinè vi sono state interminabili diatribe in merito: lui, facendosi forte delle sue esperienze archeologiche, sosteneva si trattava semplicemente di offerte rituali ad una divinità infera, mentre io, avendo avuto l’opportunità di soffermarmi molto più a lungo nell’ambiente e la disponibilità di una quantità maggiore di materiale documentario da esaminare, continuavo ad insistere sulla ipotesi sopraesposta. Qualche anno fa però, durante una chiacchierata telefonica, il Prof. si era ricordato di una grotta lavica del Catanese dove erano stati trovati vasi, impronte di deposizioni, ma nessuna presenza di ossa umane. Del resto, nella sua autobiografia di recente pubblicata, cita le parole del grande archeologo Bernabò Brea “… quello che si dice oggi può essere contraddetto non più tardi di domani; basta aprire un nuovo scavo, magari nello stesso sito, ma con metodo che nel frattempo si è perfezionato”…

Spero veramente che prima o poi uno studio archeologico serio possa essere eseguito la sotto per chiarire un interrogativo, che è indubbiamente di gran lunga il più importante fra tutti i problemi interdisciplinari che la grotta propone, e comunque molto ma molto più interessante rispetto a quelli storico-termali, dell’origine, dinamica e chimismo del flusso vaporoso, della morfologia del complesso ipogeo e della possibilità’ di riprendervi un documentario. Potrebbe invece forse portare nuovi elementi di conoscenza su poco noti costumi di vita delle genti che lì sotto ci hanno preceduto. Mi auguro pure che qualcuno abbia la pazienza di leggere questo mio scritto, magari per concludere che ho detto un sacco di fesserie.

                                                                                                           Giulio Perotti

Galleria Di Milia: zona mediana, traccia del corpo deposto con il capo tra due pietre e vaso infilato dietro queste (Foto G.Perotti)