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PROGETTO PER UNA FREQUENTAZIONE ECOCOMPATIBILE DEL SOTTOSUOLO

“…com’era bella questa grotta…”

 Progetto per una frequentazione ecocompatibile del sottosuolo

Come e perché nasce questo progetto:

 l’idea di questo progetto nasce casualmente in occasione della visita di una delle tante cavità che ci sono nel Carso.

Eravamo un gruppo di amici e soci del sodalizio, tutti oramai con una esperienza in campo speleologico pluridecennale, che avevano deciso di rivisitare una cavità.

Giunti sul fondo della cavità ci siamo riuniti per star un po’ insieme, riposarci un attimo prima di risalire e ricordare i vecchi tempi.

Quando ci si conosce da anni e si ha la stessa passione è inevitabile che prima o poi saltino fuori i ricordi e con essi venne detta una frase già sentita tante altre volte, la frase che poi sarà alla base del progetto stesso:

 “Ma vi ricordate com’era bella questa grotta appena venne scoperta?”

Quel giorno però la frase aveva un sapore ed un significato diversi, forse eravamo maturati noi o forse erano cambiati i tempi. Dopo queste parole ci fu un attimo di silenzio e ci guardammo capendo che era giunto il momento di provare a far qualcosa tentando di cambiare una situazione che da troppi anni si stava trascinando e deteriorando sempre più.

Spesso le cavità vengono utilizzate quali comode discariche a cielo aperto, di ciò ne è la conferma dei risultati ottenuti con l’iniziativa a livello nazionale “Puliamo il buio” grazie alla quale molte grotte, sul territorio nazionale, sono state ripulite da decine di tonnellate di materiali di vario genere gettativi dentro.

 La grotta dove eravamo noi portava effettivamente i segni dell’umana presenza, ma purtroppo la colpa non era imputabile ad incivili e non identificabili persone esterne, questa volta i segni erano dovuti a persone con la nostra stessa passione, ed in parte forse anche noi stessi, vittime inconsapevoli di vecchie mentalità.

 In passato era prassi comune e ben consolidata, quella di lasciare scritte col nero fumo a testimonianza del proprio passaggio, forse a voler imitare le firme fatte da precedenti visitatori avvenute in passato.

 Non di rado nelle grotte si possono trovare firme di personaggi che “hanno fatto” la speleologia e che fanno parte della sua storia. In passato la visione del mondo era più pioneristica e quasi di conquista, ma per fortuna i frequentatori erano veramente pochi e per lo più lasciavano segni poco appariscenti fatti con delle matite riportanti i nomi e le date delle prime esplorazioni.

 A questi pionieri che esploravano con molto coraggio e mezzi primitivi, e tutto sommato con un certo rispetto ambientale, successero generazioni di frequentatori sempre più numerosi e modernamente attrezzati e via via più incivili, le firme fatte col carboncino ora venivano fatte con abbondante vernice o con il nero fumo delle lampade a carburo. Le firme non bastavano più e si iniziò a sostenere perfino squadre calcistiche od ingiuriare i gruppi speleologici concorrenti. Altra attività frequente era la pulizia delle lampade a carburo prima di iniziare la risalita, di rado tutti nello stesso posto, trasformando il colore naturale di ampie zone in un unico rivestimento bianco grigiastro per di più inquinante.

 Consci di tutto ciò decidemmo di fare qualcosa per deviare queste tendenze e così senza quasi che ce ne rendessimo conto nacque il presente progetto.

Finalità educative:

Lo scopo principale che ci siamo prefissati e quello di educare quanti, da oggi in poi, andranno a visitare alcune cavità ad una presa di coscienza delle peculiarità ambientali che si incontrano, attraverso la conoscenza dell’ambiente visitato. Questo per cercare di salvare queste grotte da ulteriori danni dovuti ad una frequentazione aggressiva tipica del nostro attuale modo di vivere.

Ovviamente ciò non può prescindere dall’ambiente esterno nel quale le cavità vengono ad esistere. Sempre più numerosi studi hanno infatti dimostrato la stretta interdipendenza che esiste fra il sottosuolo ed il mondo di superficie. Tale rapporto non è ovviamente a senso unico come si potrebbe pensare.

Ad un primo momento si sarebbe portati a credere che se all’esterno vengono effettuate azioni atte a distruggere l’ambiente sotterraneo il tutto dovrebbe circoscriversi ad un danno poco o niente visibile (e per la gran massa delle persone sembra sia così). In realtà l’ambiente grotta si basa su equilibri delicatissimi. Equilibri che sono venuti a stabilirsi in un ambiente poco favorevole alla vita biologica attraverso millenni di evoluzione, la quale ha portato ad un estremo adattamento delle forme di vita all’ambiente sotterraneo. Facciamo un esempio: i pipistrelli, noti abitanti delle grotte, subiscono pesantemente dell’utilizzo di pesticidi tanto da essere, oggi, estremamente ridotti di numero. Questi animali, da sempre avvolti da un alone di diffidenza e paura nei loro confronti, sono invece utilissimi nella lotta contro gli insetti comprese le zanzare oggi più che mai in aumento. Oltre alla vita animale dobbiamo stare molto attenti a quello che viene disperso in superficie, in quanto tutte le sostanze passando attraverso il terreno accelerano il loro percorso quando trovano dei vuoti, andando poi ad accumularsi nelle falde acquifere anche profonde.

Detto tutto ciò, appare chiaro che le persone vanno invitate a conoscere il mondo che si apre sotto la superficie educandole 

Finalità conservative e di protezione:

 Quanto sopra detto è relativo agli influssi dall’esterno verso l’interno ma non dobbiamo assolutamente dimenticare la nostra attività svolta in grotta.

Anni di frequentazione delle grotte hanno provocato parecchi danni. Per troppo tempo le visite sono state svolte con spirito di conquista (di profondità o lunghezza) o sportivo (ambiente visto solo come mezzo per svolgere un’attività fisica).

Ovviamente, come per gli ambienti esterni, il discorso non può essere del tutto generalizzato, infatti ogni grotta è diversa dalle altre, ma comunque alcune regole generali devono essere formulate e seguite.

Troppo spesso gruppi numerosi di persone chiedono, ed ottengono, di visitare grotte appena scoperte solo perché finiscono sulle pagine dei giornali. La filosofia di tali visite è spesso quella di suscitare l’invidia o l’ammirazione nei confronti di amici o colleghi.

Questo genere di visite è deleterio per le cavità, poiché alla fine si tratta di una gran massa di gente che entra in un vuoto ci rimane per delle ore ne esce ed il tutto finisce li, infatti durante queste visite non avviene quasi mai un arricchimento culturale, c’è poi da tener conto che queste persone quasi mai sanno come muoversi in ambienti di incredibile bellezza e fragilità. Si assiste così a gruppi scomposti che scorrazzano ovunque muovendosi in modo disordinato e rompendo strutture che per formarsi hanno impiegato decine di migliaia di anni e che pur nella loro fragilità hanno resistito ai più recenti e forti terremoti.

Purtroppo nemmeno gli speleologi sono esenti da questi difetti, quindi se non vogliamo trovarci in ambienti completamente distrutti, e passare alla storia come un branco di barbari, dobbiamo imporre ed autoimporci delle regole di condotta, che vanno dalla limitazione del numero delle persone che contemporaneamente effettuano una visita, ma anche dalla scelta dei percorsi. Quindi: camminare in gruppo lungo percorsi obbligati a basso impatto, evitare se non per validi motivi la visita a parti delle grotte particolarmente fragili, non sempre le grotte nella loro “generosità” riescono ad auto proteggersi con difficoltà tecniche tali da scoraggiare visite di massa.

Va da sé che bisogna quindi regolamentare il numero di visitatori ed avviare un programma di pulizia delle cavità e ripristino, ove possibile, delle condizioni primitive delle grotte.

Cavità interessanti per il progetto:

Sarebbe pura utopia pensare di ripristinare e tutelare le migliaia di grotte che abbiamo nel nostro territorio; dobbiamo quindi cercare di fare degli interventi ben mirati e le possibilità come vedremo non mancano.

La nostra società ha da decenni alcune grotte in proprietà, in affido o in affitto, possiamo quindi tranquillamente concentrarci su queste. Il numero e la tipologia degli ipogei che in vario modo abbiamo in gestione è rappresentativo di tutto l’ambiente sotterraneo del Carso. Nella loro totalità sono di facile avvicinamento, difficoltà tecnica varia, alto interesse storico/scientifico, ed hanno tutte dei sistemi di chiusura che permettono una fruibilità controllabile e di qualità. Alcune per di più fanno parte della lista delle cavità tutelate con una legge regionale del 1996, ed altre dovrebbero invece venire inserite, a giusto e doveroso titolo, nella precedente lista.

 Cartellonistica esterna (notizie recapiti):

E’ previsto l’utilizzo di adeguata cartellonistica esterna, resistente alle intemperie, riportante il rilievo della cavità con l’indicazione dei recapiti ove sono custodite le chiavi e le modalità per le visite.

Ulteriori indicazioni riguarderanno notizie relative alla grotta stessa.

Per quanto riguarda i percorsi questi saranno indicati con una scala di colori che ne rappresenti la difficoltà come segue:

 1)      Verde per percorsi che richiedano passo sicuro ma sono affrontabili da chiunque non soffra di problemi in spazi ristretti.

 2)      Blu percorsi che oltre quanto sopra richiedono passo sicuro ed una certa abilità fisica.

 3)      Rosso questi percorsi sono consigliabili ed affrontabili solo da persone esperte nella progressione speleologica adeguatamente attrezzate in quanto la visita comporta difficoltà tecniche anche notevoli.

Divulgazione:

Tutto il progetto potrebbe essere divulgato, riportando i nostri loghi e quelli dei partner o sponsor istituzionali, sia con la creazione di depliant a colori composti da un foglio formato A4 ripiegato in tre parti presente presso la Grotta Gigante ed eventuali punti di informazione pubblica.

                                                                       Alessandro Tolusso

IL REGOLAMENTO PER L'ACCESSO ALLE GROTTE CHIUSE

regolamentoGrotte.pdf

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