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VIE FERRATE SOTTERRANEE - GROTTA IMPOSSIBILE (6800/6300VG)

 

pubblicato su " Progressione n 52 " anno 2005

Da sempre nell’ambiente alpino convivono opinioni controverse sull’utilità o meno di attrezzare le vie con chiodi fissi a espansione oppure installare vie ferrate per rendere protetto il passaggio nei punti più difficili ai meno avezzi alle acrobazie alpinistiche. Similmente nel mondo ipogeo l’argomento, seppur in toni minori, trova ampia discussione tra i “puri e duri” che si battono affinchè le grotte siano riservate solo a chi ci sa andare e quelli, tra i quali il sottoscritto (che ha iniziato ad andare in grotta con le scale fatte con i manici di scopa) che ritengono che sia dovere di ogni speleologo fare di tutto affinchè possano essere visitate da più persone possibili: soprattutto bambini e ragazzi al fine di renderli partecipi dell’esistenza di un mondo sotterraneo che va scoperto, osservato, e tutelato quale preziosa parte nascosta del nostro mondo. 

Tutti avranno capito che oggi parlerò di scale fisse in ferro o vie ferrate che, installate nei pozzi principali di alcune cavità pregevoli per interesse speleologico e/o escursionisti­co, consentono ad un maggior numero di persone di visitarle agevolmente.

Penso che tutti i gruppi grotte prima o poi si siano cimentati in tale arduo lavoro che oltre a comportare numerose uscite nella stessa cavità, richiedono un impegno costante di molte persone che lavorano sia fuori che dentro la grotta. Ne abbiamo viste scale fisse di tutti i tipi da quelle ingenieristicamente ardite a quelle più artigianali fino alla più semplice ma ottima “clanfa” infissa direttamente nella calcite. Penso che mai nessuno abbia avuto però la necessità di dover progettare una scala fissa in modo, diciamolo “professionale”, in quanto solitamente vengono costruite artigianalmente in proprio, pezzo per pezzo e secondo dell'occorrenza. In questo caso, grazie alla presenza di una grande ditta di costruzioni stradali (Cattinara S.c.a.r.l.) al sottoscritto è stato affidato il compito di di­segnare una scala prefabbricata e modulare per consentire, una volta posta in opera, di raggiungere il fondo del pozzo di ingresso (25 + 10 m) della nuova grotta IMPOSSIBILE

LA PROGETTAZIONE

Per prima cosa mediante ricerca biblio­grafica ho recuperato le norme di sicurezza UNI-EN 131 parte 1a e 2a che riportano le caratteristiche dimensionali che devono avere le scale verticali del tipo a pioli per definire larghezza, passo e diametro dei pioli per poi iniziare a pensare agli spessori dei montanti ed alla scelta costruttiva se in piatto di acciaio o angolare.

Mentre gran parte delle scale artigianali che si trovano oggi nelle grotte utilizzano l’angolare per i montanti, poiché consentono una costru­zione più semplice (basta saldare il piolo in appoggio), in questo caso non dovendo badare a spese è stato scelto il piatto di acciaio che pre-forato consentiva l’incastro del piolo e la successiva saldatura di testa ad alta penetrazione. L’incognita è stata invece la scelta delle dimensioni (spessore e larghezza) del montante che non poteva certamente partire da un calcolo strutturale in quanto, oltre che essere decisamente complesso era anche poco praticabile in considerazione del fatto che in grotta i metalli tendono ad ossidarsi velocemente perdendo spessore. La rigidità strutturale della scala, in funzione della lunghezza delle tratte, andava inoltre privilegiata ri­spetto ad un semplice calcolo di resistenza meccanica.

A tal fine “copiare” cose già fatte e funzionanti è sempre la cosa migliore e pertanto ho preso ad esempio le scale che vengono installate sulle gru a torre di cantiere e, tenendo in debito conto anche il peso finale di ogni singola tratta, ho definito trattamento protettivo è del tutto impropo­nibile a causa degli elevati costi e pertanto una buona mano di antiruggine e smalto protettivo risolvono egualmente il problema della corrosione.

 

LA MODULARITA'

Poiché la scala sarebbe stata fornita completa, in quanto la ditta aveva bisogno di fare un unico ordine al carpentiere e non poteva certamente far fare i pezzi uno alla volta in modo artigianale, si è dovuto studiare un sistema il più possibile “modulare” che consentisse poi una facile posa in opera senza dover fare modifiche di carpenteria sul posto. A tal fine dopo un preciso rilievo dei pozzi di cui parleremo in seguito, si è scelto di far costruire più moduli a partire dai più piccoli da 1800 mm fino a quelli più lunghi, da 2700 mm. Tale scelta ha permesso di contenere i pesi da un minimo di 15 ad un massimo di 19 Kg. per tratta; peso questo già problematico da movimentare in grotta.
Altro problema risolto è stato quello di come collegare le tratte assieme per realiz¬zare o percorsi rettilinei o curvi seguendo il profilo dei pozzi. Si sono pertanto scelte due tipologie di giunzioni:

-una in piatto di acciaio delle stesse dimensioni dei montanti con 4 fori di collegamento per le tratte rettilinee (vedi disegno Piastra A)

-una in piatto di acciaio di spessore leg¬germente inferiore a 3 fori per le giunzioni a cerniera che hanno consentito una agevole posa nei tratti curvi dei pozzi.

Tutti i collegamenti sono stati fatti mediante bulloni da diametro 10 mm x 300 mm in acciaio zincato con rondella (testa all’esterno e dado interno in modo da garantire un agevole passaggio della mano sulle giunzioni).

Al fine poi di garantire che il passo del gradino anche sulle giunzioni rimanga lo stesso, per non creare inciampi o incertez¬ze, sulla testa delle tratte si sono eseguiti dei fori di giunzione a misura secondo la dimensione delle piastre di collegamento come da figura sottostante.

Ulteriori fori sono stati eseguiti a 295 mm in prossimità dei 4 terminali della tratta per consentire il collegamento di questa alle staffe di aggancio che sono state poste in opera con adeguati tasselli ad espansione. La lunghezza dei tasselli va scelta in base alla consistenza della roccia e pertanto non si possono dare indicazioni fisse.

Nel caso nostro sono stati sufficienti tasselli tipo FISCHER 14622 14624 inox A4
-diametro 12 mm; da 100 mm per la roccia sana e 150 mm per la calcite.
 
Per le staffe di supporto (4 per tratta) si sono progettati dei moduli di lunghezza di¬versa in funzione del rilievo fatto. Gli spessori scelti hanno tenuto conto della lunghezza massima delle staffe in funzione delle parti più a sbalzo della scala in modo da garan¬tire sempre una buona rigidità strutturale. Le staffe sono state fatte in piatto saldato ad L con sistema a filo continuo ad alta penetrazione; in caso di esecuzioni artigianali conviene eseguire la piegatura a freddo che dà maggiori garanzie di una saldatura ad elettrodo a bassa penetrazione.

Sulle staffe oltre al foro di fissaggio per il tassello ad espansione, sono stati realizzati più fori sul tratto verticale al fine di poter regolare l’aggancio secondo occorrenza. Nei casi in cui la staffa sporgeva dal filo del montante la parte eccedente è stata tagliata a filo.
 

LA SICUREZZA PER LA DISCESA

La scala completamente ultimata, è stata inoltre dotata di un cavo di acciaio INOX diametro 9 mm e carico rottura 4618 Kg che fissato lateralmente alla stessa consente l’utilizzo di attrezzatura da ferrata per l’auto¬assicurazione. Ogni 2,50 m circa il cavo è stato agganciato, con gli appositi gambetti fissacavo ad un montante della scala per limitare il fattore di caduta. Il medesimo cavo è stato utilizzato nei tratti orizzontali più esposti anche quale passamano di sicurezza.

IL RILIEVO DEI POZZI

Ai fini della prefabbricazione, le tratte e le staffe avrebbero dovuto essere il più esatte possibile e quindi, dopo aver scelto il percorso migliore dal punto di vista sia morfologico (colate calcitiche, assenza di pareti fuori piombo, ecc.) che di stabilità (assenza di massi incombenti, fanghi, crostelli instabili, ecc.), si è proceduto a tracciare il percorso mediante infissione nella roccia di tondini da costruzione da 6 mm ogni 4-5 m per poi tendere un filo tra gli stessi tenendo conto dell’andamento della parete e garantendo sempre sia la non totale verticalità della scala (ATTENZIONE che una scala a pioli aggettante diventa molto pericolosa) che uno spazio libero tra questa ed il filo parete di almeno 15 cm. Tale traguardo ha permesso un esatto rilievo delle tratte e dei punti di cerniera ma soprattutto della lunghezza delle varie staffe di fissaggio. Durante la posa alcune staffe sono poi risultate insufficienti per lunghezza e pertanto si è dovuto costruirne alcune su misura. Dall’esperienza fatta si raccomanda di non utilizzare staffe di lunghezza superiore a 60 cm poichè rendono poco rigida la struttura che tende a flettere lateralmente. Nel caso di lunghezze maggiori pertanto bisogna utilizzare delle travi ad U o doppio T cementate nella roccia a fare da supporto.

L’ALLESTIMENTO DEL CANTIERE

Non da poco conto è stato l’allestimento del cantiere che ha comportato l’installazione di un generatore di corrente di 800 W e relativa linea elettrica da 2,5 mmq sia per il funzionamento del trapano che della luce di cantiere realizzata con una lampada stagna alogena da 500 W che lavori; dover lavorare alla luce della sola lampada a carburo è una vera sofferenza. Nel merito delle attrezzature necessarie sono state utilizzate:

-chiavi a stella da 13 – 17 – 19 mm

-trapano tassellatore con punte vidia ad attacco rapido diam. 12 mm

-smerigliatrice portatile

Un'ultima raccomandazione: quando si lavora appesi ad una corda con strumenti quali smerigliatrici o saldatrici elettriche utilizzare sempre una seconda corda di sicurezza alla quale agganciare uno Schunt o altro bloccante. Attenzione poi alle minime perdite di acetilene della vostra lampada a carburo in quanto basta una scintilla della smerigliatrice per darle fuoco. A me è suc¬cesso e senza che me accorgessi poiché impegnato a “lavorare”; ma per fortuna ho fatto fuori solo parte della tuta.
Per finire un grazie a tutti i soci della Commissione Grotte E.Boegan che hanno collaborato alla posa della scala e permesso che i ragazzi dei prossimi corsi di alpinismo giovanile e tutti gli escursionisti interessati, possano ora visitare e conoscere una cavità così interessante che diversamente sarebbe rimasta riservata ai soli speleologi esperti.

Paolo Toffanin