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NUOVE INDICAZIONI LEGISLATIVE PER L’ATTIVITÀ SPELEOLOGICA IN SLOVENIA

Pubblicato sul n. 47 di PROGRESSINE – anno 2003

Viste le già galoppanti ed impazzite voci che circolano a Trieste, desidero affrontare e fare un po’ di chiarezza sulla nuova legge sulla protezione delle grotte recentemente approvata dal parlamento sloveno, legge che va finalmente a col­mare ed a regolamentare l’attività spele­ologica sull’esteso territorio carsico dei nostri confinanti. Partendo dal 1991, anno di proclamazione della Repubblica di Slovenia, e senza affrontare gli imprevisti di chi ha vissuto gli anni precedenti con i graniciari jugoslavi in appostamento fuori dalle grotte, cadevano tutte le restrizione e leggi poste dal governo della SFRJ e subentravano le normative legislative del parlamento sloveno. Nel caso delle grot­te, attività pensata sia in termini di visite che di esplorazioni (per la ricerche di biospeleologia bisognava comunque ave­re i permessi dai ministeri competenti), non venivano emanate né leggi o dispo­sizioni di merito: improvvisamente le grot­te divennero di libera visita, non c’era una regolamentazione ufficiale. Essendo le leggi assenti, ognuno alla fine si arrangiò come meglio credeva. Quin­di si passò da periodi in cui si contattava il gruppo locale sloveno per fasi accompa­gnare (saggia e sempre auspicabile deci­sione), ad altri in cui prima e dopo la visita della grotta si avvertiva il più vicino coman­do di Milica in quanti si era e dove si anda­va, una sorte di preallarme in caso d’inci­dente e successivo recupero (che per fortuna non è mai accaduto). Altre zone car-siche invece rimanevano con il punto inter­rogativo, in quanto nell’area non c’erano gruppi speleo che lavoravano e l’agente al comando di Polizia bofonchiava qualcosa come “e proprio a me venite a dire che andate in grotta? Andate e basta!”. Altre aree erano più o meno off-limits punto e basta: una su tutte la zona “d’azione” del gruppo di Sesana, ove in alcuni periodi bi­sognava passare alla loro sede, farsi rila­sciare un “coupon” vidimato che fungeva da pass per andare in una data cavità della zona (Voragine dei Corvi, Stoicovich, Abis­so di Gropada etc..), sorta di salvacondotto degli sceriffi locali per non incappare in controlli da parte della Policia o nell’arro­gante taglio di pneumatici di automobili con adesivi speleo e targate “I”. E qui cade il discorso: la polizia magari interveniva, ma su che regole? Su nessuna, ma lo scoprim­mo ben dopo. Non esisteva quindi nessun supporto giuridico-amministrativo-legale per proibire la visita nelle cavità o tanto meno (ed assai più grave e fastidioso) a condurre per accertamenti qualche speleo impaurito in qualche stazioncina a subire i controlli del caso. Come potete capire, una bella confusione, ma quasi mai le cose finivano con qualche problema: ove ciò sia capita­to, fu dovuto principalmente alla “monaggine” di alcuni speleo, che magari per anda­re in quella data grotta calpestavano l’orto del contadino, o rilevavano senza un cor­retto comportamento le grotte in esplora­zione da parte di speleo sloveni (ne abbia­mo uno in casa noi, indovinate chi è...). Come in ogni paese, andare a visitare le grotte slovene con un minimo d’intelligen­za e programmazione, magari informando

il gruppo locale, non comportava mai dei problemi. Come un po’ avviene quando si va a fare un giro in qualche cavità in Italia. Ad incasinare e confondere le cose in alcuni casi (il che è molto significativo sulla attuale consistenza “culturale” speleologi­ca di un certo grottismo triestino) entrava­no nelle discussioni sulle disposizioni slo­vene degli individui italiani che di grotte in Slovenia non ne avevano mai visto una (Postumia a parte...), ponendosi come detentori del sapere: bisognava creare il “casus” da portare in direttivo. Quindi oltre alla già confusa situazione legale slovena si poneva il problema delle “voci” triestine che il più delle volte erano le invenzioni di totali incompetenti e alla fin fine di totali disinteressati al problema.

LINEE GUIDE ATTUALI PER L’ATTIVITÀ SPELEOLOGICA IN SLOVENIA

Ora finalmente c’è una legge che re­golamenta l’attività speleo in Slovenia. Si tratta di un corposo testo corredato da 70 articoli in vigore dal 30 gennaio 2004 che affronta i vari aspetti della tutela del­le grotte. Vediamone gli aspetti principali, desunti da un testo preparato dalla Ja-marska Zveza Slovenije (Legal guidelines for caving in Slovenia) e quindi avente valore reale, nel senso che quanto scri­verò d’ora in poi non me lo sono inventa­to io ma è tratto dal testo in questione.

Questa legge copre i vari aspetti delle attività speleologiche sul territorio, quindi non solo visite ed esplorazioni ma molto altro. L’aspetto fondamentale di partenza è questo: le grotte, tutte indistintamente, di­vengono proprietà dello Stato e come tali vengono tutelate. Ad esempio azioni quali gettare rifiuti in grotta, asportare concrezio­ni, scarburare, costruire sopra le grotte o usarle come pozzi neri saranno trattate con estrema severità: quando si trova una cavi­tà costruendo una casa o una strada, biso­gnerà comportarsi come se si fosse in un’area protetta. Alcune eccezioni saranno possibili per certi tipi d’attività di ricerca scientifica, da concordare chiaramente con il Ministero dell’Ambiente sloveno. Le multe applicate alla mancata osservanza di que­sta regole, porteranno sanzioni salatissime: si va dai 400 ai 120.000 euro per danni di vario genere, si arriva a picchi di 380.000 euro per una totale distruzione di cavità na­turale. Le multe verranno applicate alle persone fisiche, le multe per le società (ad esempio una società di costruzioni che tro­va una grotta e la chiude con il cemento, chiedere alla costruenda galleria Cattinara-Padriciano...) saranno ancora più elevate. Parlando invece delle attività speleolo-giche vere e proprie, vengono date alcune precise indicazioni. Le visite da “diporto”, le gite tra amici in grotta, le ripetizioni in cavità conosciute, sono libere. Qualsiasi lavoro oltre il “camminare” nel sottosuolo, come ad esempio piantare un fix o fare un rilievo o arrampicare un camino, verrà con­siderato come ricerca e di conseguenza regolamentato attraverso il rilascio di un permesso, quasi una sorta di “patente eu­ropea speleologica” (il nome esatto del permesso è “qualifica per l’attività speleo­logica individuale”). Questa licenza compro­verà che la singola persona è conscia delle leggi di protezione delle cavità, apporterà un minimo impatto ambientale durante le esplorazioni ed è a conoscenza delle tecni­che e procedure di progressione e soccor­so individuale. Questo permesso sarà rila­sciato a seguito di un esame che per gli speleologi sloveni sarà tenuto in accordo con la JZS e con alcuni rappresentanti del Ministero dell’Ambiente: gli speleo esteri avranno la possibilità o di sostenere l’esa­me come gli speleo sloveni, oppure di farsi rilasciare dalla propria associazione nazio­nale riconosciuta dalla UIS gli esiti dell’even­tuale esame sostenuto in terra natia, e pre­sentare debita richiesta d’iscrizione presso il database che verrà istituito negli uffici del ministero sloveno. Dopo questa iscrizione, qualunque speleologo potrà condurre del­le esplorazioni nelle grotte del territorio slo­veno (informando preventivamente la JZS e l’eventuale gruppo sloveno che lavora già nell’area carsica prescelta) con alcune ec­cezioni: è in via di definizione il regolamen­to d’attuazione della legge che incorporerà una serie di grotte protette per le quali verrà nominato una sorta di tutore e le cui visite saranno possibili solo previo accordo e suc­cessivo accompagnamento di tale perso­na. In queste cavità, non sarà richiesto il “patentino” e probabilmente si dovrà ver­sare una quota in danaro per singola per­sona. Anche per le attività di esplorazione portate avanti senza il permesso sono pre­viste delle multe, da un minimo di 200 ad un massimo di 1200 euro. Gli speleologi che risiedono in un paese che non è mem­bro UIS o che non hanno svolto un esame speleologico nella propria nazione, potran­no sostenere come già detto un esame in Slovenia, altrimenti non saranno autorizzati ad andare in grotta per esplorazioni e ricer­che.

Andiamo avanti. In accordo con le re­gole UIS, tutte le scoperte che verranno fatte dovranno essere riportate all’Istituto di Ricerche Carsiche dell’Associazione Speleologica Slovena, compresi i dati catastali delle nuove grotte scoperte ed eventuali organismi viventi trovati. Infine, in ogni caso le procedure dettagliate del­le firme per i permessi o sulle modalità delle relazioni di ricerca non sono ancora state adottate, esse verranno descritte nel prossimo regolamento che probabilmen­te verrà compilato entro la fine 2004.

OSSERVAZIONI SULLA LEGGE ED ASPETTI SUL RICONOSCIMENTO RILASCIATO IN ITALIA

S’intuisce subito che la volontà del le­gislatore è quella di ufficializzare l’attività speleologica dopo che lo Stato è diventa­to proprietario delle grotte. Fondamenta­le risulta la formazione tecnico-didattica delle persone che frequenteranno tali ambienti ipogei: ecco a mio avviso la motivazione del sostenere l’esame pres­so strutture riconosciute (per gli speleo sloveni) o un riconoscimento ufficiale pres­so l’associazione riconosciuta dalla UIS per ogni singola nazione. Piace ovviamen­te l’iniziativa della reciprocità data agli speleologi esteri, che potranno ottenere l’iscrizione alla pari dei colleghi sloveni presso il ministero e potranno con cer­tezza legislativa portare avanti anche atti­vità di ricerca ed esplorazione.

Ma c’è un aspetto curioso e con un certo peso sotto il profilo del riconoscimento le­gale che riguarda la situazione italiana. È noto che in Italia ci sono due associazioni che si occupano di speleologia, la Società Speleologica Italiana e i gruppi speleo del Club Alpino Italiano. A livello UIS però, solo la SSI viene riconosciuta come organismo italiano, il CAI non fa parte di tale associa­zione. Quindi è ipotizzabile che in Italia il rilascio dell’attestato di aver sostenuto un esame verrà riconosciuto solo agli associa­ti SSI. Il CAI non risulterà come organismo riconosciuto (non facendo parte della UIS). E qui scatta un primo dubbio: in Italia solo la Scuola Nazionale di Speleologia CAI è riconosciuta dallo stato italiano come strut­tura tecnico-didattica nella formazione di speleo e di persone che praticano attività di vario genere in ambiente montano. Fa­cendo quindi un rapido ripasso, per esplo­rare in Slovenia gli speleo italiani dovranno essere patentati da un organismo (la SSI) che è riconosciuto a livello UIS ma non è riconosciuto come legale sul stesso territo­rio della Repubblica Italiana. Può la SSI rilasciare attestati di esami speleologici? Ad interpretare le leggi italiane, assolutamente no. Il CAI quindi, non solo è detentore a livello speleologico dell’unica scuola didat­tica legalmente riconosciuta (ma non parliamo solo di legalità: valutiamo anche gli aspetti didattici e i percorsi di formazioni adottati dalle scuole italiane, nettamente a favore come rigore, serietà e monitoraggio della SNS-CAI) ma anche del Soccorso Speleologico e della conseguente Scuola.

Tecnici CNSAS (Corpo Nazionale Soccor­so Alpino e Speleologico). Senza forzare la mano, fornendo un esempio banale, risul­terà ben assurdo che ad esempio un istruttore CAI o un tecnico del Soccorso Spele­ologico dovranno essere “certificati” dalla SSI per andare in grotta in Slovenia (o, a questo punto, in qualsiasi altra parte del mondo), quando la SSI stessa per legge italiana non può rilasciare tali attestazioni come scuola di speleologia.

Bisognerà quindi vedere come si com­porterà la SSI stessa, se comunque rila­scerà degli “attestati” aventi forza di grup­po (rilasciati cioè ai singoli soci dei gruppi associati) o “attestati” nominali (per i quali quindi sarà richiesta l’iscrizione individua­le). La speleologia CAI, ed è una bella fetta, si trova certo in una curiosa situa­zione: riconosciuta in Italia come unica struttura tecnico-didattica dalla legge n° 91 del 26 gennaio 1963 e successive modifiche, ma non all’estero via UIS. Una soluzione potrebbe essere quella di ap­plicare una piccola nota al costituendo regolamento attuattivo della legge slove­na che comporti il riconoscimento pure del CAI benché non presente in UIS, ma storicamente presente nella storia della speleologia italiana (e soprattutto a Trie­ste, città dalla quale tanti speleologi si muovono verso la Slovenia).

In tal senso è già stata sollecitata sulla questione la Commissione Interregionale per la Speleologia CAI e la SNS CAI per prendere in esame il problema e portare in seno alla Commissione Centrale per la Speleologia l’argomento da sviluppare e risolvere, in collaborazione tra il CAI cen­trale e con il Ministero sloveno e la Ja-marska Zveza Slovenije.

Urge chiaramente una soluzione co­mune, che a mio avviso si potrà trovare solamente se gli organismi interessati si relazioneranno e confronteranno tra loro, applicando e riconoscendo le normative italiane e comunitarie. Oppure ognuno difenderà il proprio mondicino, magari su Speleoit?

                                                                                                 Riccardo Corazzi

WEBLINKS UTILI:

Associazione Speleologica Slovena - Jamarska Zveza Slovenije [http://www.jamarska-zveza.si/eng/first.html]

Lista gruppi grotte sloveni [http://www.jamarska-zveza.si/eng/clubs.html]

Legge di tutela sulle grotte, testo sloveno [http://www.jamarska-zveza.si/zakon_varstvojam.html]

Codice etico UIS [http://rubens.its.unimelb.edu.au/~pgm/uis/ethic-it.html]

Istituto di Ricerche Carsiche Sloveno - Slovenska Akademija Znanosti in Umetnosti - Institut za Raziskovanje Krasa [http://www.zrc-sazu.si/izrk]

Ministero sloveno dell'Ambiente, Energia e Pianificazione Spaziale [http://www.sigov.si/mop/en/index.html]