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LAVARE LE CORDE SPELEO IN MODO EFFICACE

Pubblicato sul n. 46 di “Progressione “ – anno 2002

 Ogni attività sportiva comporta per chi la pratica gioie e dolori ma nel caso della speleologia, accanto alle sofferenze ed ai sacrifici  presenti nella pratica di tale disciplina, alla fine di ogni uscita lo speleologo viene sottoposto ad una ulteriore incombenza che è quella di lavare l’attrezzatura impiegata. Se a molti può sembrare  superflua la pulizia degli effetti personali  ai fini igienici, penso che siamo tutti concordi nell’affermare che invece il lavaggio degli attrezzi e delle corde è una attività ineludibile che consente di mantenere nel tempo le attrezzature sempre efficienti e le corde al loro naturale coefficiente di sicurezza.

Non tutti i territori carsici espongono gli speleologi a pesanti imbrattamenti, ma per chi come me opera sul carso Triestino, l’uscire da una grotta puliti senza dover lavare tute ed attrezzi è cosa veramente rara mentre è normale trovare nei cunicoli, strettoie e pozzi sedimenti di argilla molle che tutto avvolge come in una cura di bellezza.

Di fronte a tale esigenza è sempre stata molto viva all’interno del gruppo grotte la ricerca di sistemi, più o meno artigianali, per lavare le corde subito dopo le uscite quando l’argilla è ancora fresca e si toglie facilmente. In tale ricerca si sono cimentati più soci realizzando svariati attrezzi che avevano quale comune denominatore l’uso di spazzole di plastica attraverso le quali venivano fatte passare le corde da lavare. Tali prototipi, poiché costruiti con materiali poveri (legno, ferro, ecc) dopo alcuni anni subivano il degrado del tempo e dell’acqua diventando presto inutilizzabili. Ad oggi siamo arrivati a tenere le spazzole in mano mentre con una manichetta d’acqua si bagna la corda che tirata avanti e indietro più volte subisce una discreta pulitura. Provate a farlo durante il periodo invernale e vi accorgerete quanto sia stato necessario reinventare il LAVACORDE. Qualcuno potrà obiettare che hanno già inventato le lavatrici domestiche che possono svolgere tale compito in modo efficiente ma vi assicuro che, fortunati gli scapoli,  dopo ripetuti batttibecchi con la consorte per aver intasato il filtro e sporcato la lavatrice, tenere le spazzole in mano con l’acqua ghiacciata è sempre preferibile.

Fatta questa doverosa premessa e ringraziando i soci che prima di me si sono cimentati nella costruzione di un valido lavacorde, nel nuovo millennio ho deciso di cimentarmi a mia volta in tale impresa e facendo tesoro delle esperienze passate mi sono imposto alcune regole:

 

Il lavacorde doveva essere

-   robusto

-   costruito con materiali resistenti e nobili

-   smontabile e ricoverabile nei periodi di inutilizzo

-   utilizzabile anche da una persona sola

-   duraturo nel tempo con materiali di consumo (spazzole) di facile reperibilità

-   economico

 Premesso un tanto, riporto di seguito per chi non ha voglia di spremersi il cervello ma trova più comodo copiare, il progetto dettagliato del lavacorde affinchè anche altri gruppi speleologici possano avvalersi di tal siffatto ordegno:

 IL SUPPORTO:

 Per il supporto è stata utilizzata una vecchia guida “stasa”  in alluminio da muratore opportunamente tagliata a misura ed assemblata mediante rivetti e lame di alluminio. Nelle testate è stato inserito del panforte marino per dare consistenza al profilato dove poi verranno fissati alcuni elementi portanti dell’attrezzatura. 

  I PASSACORDA:

 Tali anelli sono un elemento fondamentale poichè al loro interno scorrerà la corda e pertanto tendono ad usurarsi molto in fretta. Il materiale pertanto deve essere robusto ma non troppo poiché diversamente potrebbe causare l’usura della corda.

Per sposare bene le due esigenze, è stato scelto il bronzo sferoidale da cuscinetti d’atrito riciclando proprio il cuscinetto di un vecchio motore. Con ausilio del tornio è stato portato a spessore e cosa importate sono stati arrotondati e smussati i bordi di ingresso e di uscita. Mediante filettatura e controdado è stato fissato solidamente il perno di supporto che, passante, andrà a fissare il  passacorda sul supporto già realizzato.

 IL TUBO CONVOGLIATORE:

 Per un efficace lavaggio della corda si doveva realizzare una camera di lavaggio dove l’acqua nebulizzasse in modo completo e andasse a bagnare la corda nel modo più efficace possibile.  Per tale camera è stato utilizzato uno spezzone di tubo di PVC pesante del diametro di 10 cm opportunamente forato sul fondo per lo scarico dell’acqua sporca. Tale tubo viene poi fissato al supporto in alluminio a mezzo di viti con testa arrotondata e galletti posteriori per un facile smontaggio. (necessario quando si devono pulire gli ugelli nebulizzatori)

Nella parte superiore vengono realizzati 3 fori ovali dove troveranno collocazione gli ugelli nebulizzatori.

 I PORTASPAZZOLE:

 La costruzione di tale accessorio è stata decisamente la più difficile ed è passata per molteplici sperimentazioni tutte abortite prima di giungere alla presente soluzione. Con lamiera di ottone da 1 mm è stato realizzato un contenitore a libro apribile a mezzo di due cerniere, all’interno del quale sono state sistemate le due spazzole in plastica (di tipo reperibile in tutti i supermercati). Per il loro facile fissaggio, poiché materiale di consumo, sono state realizzati due supporti in alluminio che vanno ad incastrarsi all’interno della sagoma della spazzola.

Per chiudere tale supporto dentro il quale scorrerà la corda da lavare, sono stati realizzati con tondino di acciaio inox, dei ganci sagomati che si agganciano al collettore di distribuzione dell’acqua. Tali ganci che si possono sagomare consentono di  regolare la chiusura delle spazzole che non deve essere nè troppo stretta nè troppo lasca.

 Attenzione ai costruttori, la parte superiore dove viene fissato il gancio deve essere rinforzata con lama, sempre di ottone, altrimenti il supporto si deforma.

Il portaspazzole così realizzato viene fissato con n. 4 viti autofilettanti al supporto di alluminio.

 L’IMPIANTO IDRICO:

 Questo è stato l’elemento che nella sua semplicità idraulica ha invece comportato i maggiori problemi  costruttivi in particolare per quanto riguardava gli ugelli nebulizzatori. Dopo lunghe ricerche sul mercato di ugelli che potessero adattarsi allo scopo, ho dovuto ripiegare anche questa volta sulla costruzione artigiana­le utiliz­zando del teflon tornito a misura e praticando un foro da 0,8 - 1 mm.

Il collettore idrico è stato realizzato utilizzando uno spezzone di tubo da 1” sul quale sono stati praticati 2 fori filettati  da 3/8” per l’alloggiamento delle valvole regolatrici degli ugelli lavatori ed altri tre fori filettati da 3/8”per il supporto degli ugelli nebulizzatori. Ciò ha consentito di realizzare un collettore di distribuzione idrica a tre stadi che consente di bagnare, lavare e risciacquare la corda in modo molto efficace.

Per facilitare l’allacciamento idrico alla rete dell’acqua il collettore è stato dotato di una valvola di intercettazione ed attacco rapido da ½”  al quale agganciare la manichetta flessibile. Gli ugelli lavatori sono stati realizzati in tubo di rame da 10 mm e rastremato all’estremità.

 N.B. Non avendo a disposizione un tornio gli ugelli si possono ricavare da vecchi spruzzi per bruciatore levando il nebulizzatore interno ed allargando leggermente il foro di uscita; poiché la filettatura di tali spruzzi non è del tipo GAS, questi devono venir stagnati su di una prolunga da 3/8”.

Il collettore così costruito viene poi fissato con dei fissatubo al supporto in alluminio prima realizzato; si consiglia di effettuare il raccordo dell’acqua con un gomito a 90° per allontanare la manichetta dell’acqua dalla traiettoria della corda in lavaggio che diversamente potrebbe strusciare su di questa e tagliarla.

 IL SUPPORTO SMONTABILE:

 Per questo accessorio non ho riportato alcuno schema poiché deve essere realizzato secondo occorrenza e necessità; nel nostro caso avendo a disposizione in opera già un traliccio metallico il supporto del lavacorde è stato realizzato in profilato quadro da 5x5 cm di alluminio fissato rigidamente con dei fissatubo alla struttura del succitato traliccio. Su tale profilato sono stati realizzati dei fori mentre sul supporto del lavacorde sono stati sistemati a misura dei perni in ottone che vanno ad infilarsi in quelli predisposti sul profilato di alluminio. Il solido fissaggio avviene con delle spine passanti nei perni che garantiscono che il tutto non si sfili accidentalmente. Tale sistema consente di ricoverare il lavacorde a magazzino durante i periodi di inutilizzo e consente altresì un rapido montaggio senza bisogno di utensili.

 Le foto riportate nella presente articolo, meglio di qualsivoglia relazione tecnica costruttiva, rendono più chiare le idee ai volenterosi speleologi che intenderanno cimentarsi in tale ardita costruzione.

 P.S.  Il lavacorde non è in vendita ne è coperto da alcun brevetto, libera è la sua riproduzione.

                                                                      p.i. Paolo TOFFANIN - S.A.G. CAI

I PARTICOLARI TECNICI