home > l'attività > Speleosub > Speleosub alla Lazzaro Jerco

PRIMA INDAGINE SUBACQUEA ALLA JERKO

Salone Medeot Verso il sifone di uscita (Foto U. Tognolli)

Pubblicato sul n. 43 di PROGRESSIONE – Anno 2000

La fine del 1999 segna una tappa memorabile per la speleologia giuliana. Dopo 150 anni si apre un’altra finestra su un grande corso d’acqua sotterraneo, forse il Timavo, che da decenni. con il suo percorso misterioso fa sognare generazioni di speleologi.

 La perseveranza di un gruppo di tenaci e stagionati soci, ha consentito di veder realizzata quella meta che è stata poi l’origine della ricerca sotterranea. I problemi che al momento si presentano nell’esplorazione lungo il fiume sono scontati. Difficilmente si poteva sperare di trovare un percorso di due o tre chilometri con l’acqua a pelo libero, come si presenta alla Grotta dei Serpenti, anche se non si può escludere completamente questa possibilità. Sul fondo della Jerko due specchi d’acqua precludono una ulteriore prosecuzione se non agli speleosub.

 La tentazione di saperne di più è stata troppo forte per aspettare oltre. La collaborazione di 9 volontari ha consentito, un sabato di dicembre ‘99, il trasporto sul fondo di un’attrezzatura sub per il sottoscritto, ridotta al minimo, con l’intento di localizzare almeno quello che sarà in futuro il punto di partenza per immersioni esplorative più impegnative.

 Il materiale usato si compone di: due bombole da 4 litri ciascuna a 200 bar indipendenti, 2 erogatori, muta umida da 7 mm, maschera, pinne, 8 kg di zavorra. sagola, 2 lampade piccole d’emergenza e un faretto da 15 watt a lunga autonomia.

Nonostante la relativa esiguità del materiale, il recupero dello stesso, si è svolto nell’arco di tre settimane; questo fa già intuire quali problemi di percorso attualmente la grotta presenti.

 La scelta del punto dove iniziare l’esplorazione cade sul sifone d’uscita: non perché questo sia né logico né giusto, ma solo perché la galleria in quel punto dava motivo di sperare in un percorso a pelo libero. Dopo la solita penosa vestizione mi immergo in un’acqua non fredda ma con una trasparenza ridotta a circa un metro. Mi lascio andare e sento che la corrente mi trascina con violenza verso la parete di destra e devo rapidamente cercare un appiglio per evitare che l’effetto Venturi mi trascini in qualche punto di non ritorno.

Esclusa completamente ogni prosecuzione all’asciutto, cerco di individuare la volta sommersa del sifone d’uscita. Il movimento della sospensione nell’acqua mi dà modo di valutare sia la velocità della corrente che la direzione. Decido di scendere lungo uno spigolo che sembra l’ingresso dal lato sinistro. Scendo per circa 4 metri e mi rendo conto che mi trovo all’inizio di una galleria con la volta perfettamente piatta e levigata. Fisso la sagola al secondo frazionamento e percorro in orizzontale circa 15 metri; non vedo il fondo, ma il mio riferimento è la parete di sinistra. Ad un certo punto trovo un’altra parete che forma, con la prima. una fessura; cerco di seguirla verso l’alto, ma diventa impraticabile.

 Verso il basso, alla quota di meno 9 metrl, la galiena si allarga notevolmente e rivela un progressivo ulteriore allargamento verso il fondo che ancora non vedo. A questo punto I’effetto Venturi si fa sentire e il buon senso mi dice che mi devo fermare.

 Sconsiglio a chiunque una immersione in favore di corrente a meno che l’acqua non sia pressochè  ferma. Interrompo ogni tentativo dal lato ovest e mi dirigo annaspando sul pendio di fango, con le bombole ancora sulla schiena verso il sifone d’entrata.

Qui la situazione è completamente diversa, in quanto si presenta una galleria grande e a pelo libero che si perde nell’oscurità.

Decido di proseguire in superficie e senza bombole. Arrivo. dopo breve, in una sala enorme occupata interamente da un lago di dimensioni tali da rendere di non facile individuazione la galleria d’entrata che. trovandosi a quota inferiore, èsempre sommersa: in un ambiente cosl vasto, anche la corrente che rivela un arrivoè pressochè nulla.

 Dalla posizione distesa, che la spinta idrostatica mi consente, esploro, con il mio faretto a luce concentrata, la volta 35 metri più in alto: purtroppo non noto nulla che fiaccia sperare in un proseguimento alto.

 Questa caverna, raggiungibile da tutti in canotto in periodi di magra, sarà il punto di partenza per future eventuali ricognizioni subacquee. Come molti sapranno, le esigenze degli speleosub sono legate a fattori di comodità relativa: trasporti faticosi di attrezzature pesanti e delicate, fatica e stress da tenere sotto controllo.

 Con questo voglio sottolineare che non si tratta di essere viziati, ma che le condizioni attuali della grotta Lazzaro Jerko non consentono. per il momento, io svolgimento di quelle operazioni che alla fine si traducono in fattori di sicurezza che, a mio avviso, sono al primo posto nell’organizzazione professionale di qualsiasi esplorazione speieosubacquea.

 Un’esperienza come questa, dal punto di vista della soddisfazione personale, non ha bisogno di commenti. Questo primo contatto ha consentito una valutazione dei problemi tecnici e logisticiche in futuro si presenteranno e di quale tipo di approccio sarà richiesto a chi vorrà cimentarsi in questa esplorazione.

                                                                                    Luciano Russo