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CAMPO ESTIVO SUL COL DELL'ERBE (8/8-15/8/2011)

Tra neofiti e vecchie glorie.. (foto F. Feresin)

Il campo di questa estate nasce come occasione per noi giovani di poter vivere un'esperienza formativa e allo stesso tempo molto divertente del carsismo d'alta quota.

Il campo parte nel migliore dei modi. Pioveva, il temporale si era placato per dar spazio ad una pioggerellina finissima e a una nuvola che dava scarsa visibilità. Mario, Guido, Diego, Stefano, io e la mia famiglia facevamo parte del primo gruppo di gente che puntava al DVP, e ne sarebbero arrivati altri in seguito. In fin dei conti nel tragitto il tempo ha retto come doveva. Salutati i miei e sistemati in bivacco si decide (come da programma) di andare in un buco a 10 metri dal bivacco (anche per le condizioni climatiche) il SAG 98, un'uscita simpatica giusto per passare il pomeriggio, ancora più bella se non fosse mancata la corda sul pozzo di 30 metri. Costretti all'uscita svicoliamo l'acquazzone per pochi minuti. È stata breve ma incredibilmente bagnata la visita al SAG 98, umidi e leggermente fiacchi ceniamo presto, per passare il tempo diamo il via alla prima disputa di "gnagno" della serata, non confidando più nell'arrivo di Refe e Adriano... Verso la fine della partita la porta del bivacco si spalanca ed entrano Refe e Adriano, l'ultimo dei due inveendo contro il maltempo.

Avendo noi già mangiato, Adriano sfila fuori dallo zaino degli spiedini d'ovino per lui e Refe, ringraziai il cielo di non aver niente ad asciugare (tra l'abbondante sof­fritto di Mario e gli spiedini di Adriano gli indumenti in bivacco se ne impregnarono d'entrambe).

L'esito della seconda partita a "gnagno" decreta (tra una marea di risate) perdenti e quindi costretti a portare i sacchi l'indomani, Adriano e Stefano.

Il giorno dopo è una splendida giornata e ci organizziamo per scendere al Pozzo del Chiodo (una delle entrate dell'abisso Michele Gortani), un -300 abbondante.

L'ingresso non è dei migliori, una fastidio­sissima china detritica che si getta a piombo sul P.40 rende l'entrata pericolosa, Adriano fa sfoggio di una delle sue singolari doti, disgaggia il bordo del Chiodo surfando sui massi (talento suppongo finora nascosto). A parte l'entrata, il P.40 è divertente poco frazionato e i frazionamenti poco tecnici (piacevole). Alla base del pozzo un breve tratto di meandro sbuca su di un altro pozzetto a salti, dove sono ben visibili sulle pareti i megalodon in rilievo. Da qui inizia un tratto di meandro discendente il quale si getta nel P.50. Al termine del meandro gli armi fatti in precedenza non sono adatti alla discesa, Mario alquanto irritato batte due spit. Vedendo la progressione disagiata optiamo per l'uscita. Quota raggiunta circa -70 m. All'uscita ad aspettarci c'è Petri, al quale poco dopo verrà dato l'appellativo di "nutria".

Mercoledì ci prepariamo con estrema calma, Stefano parte la mattina per tornare in Gilberti dove lo aspettano i suoi, parte anche Adriano. Noi invece attendiamo l'ar­rivo di Gianetti e Cristina col trapano. Però i due vengono battuti sul tempo da Ragno e Vasco, che mettendosi d'accordo all'ultimo momento con Guido tirano uno scherzo a Mario, che lo lascia allibito. Commosso nel vederli spuntare da dietro il "Col delle Erbe" e rendendosi conto d'essere vittima di uno scherzo Mario proclama una giornata di pausa per festeggiare. Durante i festeggia­menti riceviamo la visita del figlio di Marino Vianello e famiglia.

All'arrivo di Cristina e Gianetti, Diego ed io ci offriamo volontari per scendere con loro al Chiodo ed armare il P.50. Armato il pozzo o buona parte usciamo

La giornata seguente la scarsa voglia e l'annunciato arrivo di Erik, Lorenzo e Tul-lietto lasciano me e Cristina ad aspettarli in DVP, mentre gli altri sono ridiscesi al Chiodo, ci abbandonano anche Ragno e Petri. All'arrivo tempo di mangiare qualcosae di prepararsi, scendiamo anche noi verso il Chiodo, Cristina saggiamente approfitta della stupenda giornata e rimane fuori, noi invece entriamo, salutando in uscita Vasco, che torna a casa.

Li rincontriamo sempre nello stesso meandro dell'altro giorno, da quello che di­cono io ed Erik non ha neanche senso che progrediamo (quota -70 m), motivo: stupido pendolo, mentre Tullietto e Lorenzo vanno a dare un'occhiata. Dalle voci (che verranno confermate poi in bivacco) Gianetti dopo un'impegnativa arrampicata, sembrerebbe aver trovato una nuova diramazione, che ad­dirittura punterebbe e supererebbe l'abisso Michele Gortani. Mario esterrefatto, muore dalla voglia di ritornarci con Gianetti.

Cavia tempo dopo mi illuminerà dicendo che tale "gallerione" riguardando la sovrap­posizione abissi in quella zona risulta essere sopra un'abbondante serie di vuoti.

Sera griglia, tornati su i miei e Ilaria (mia sorella) che fa gli anni.

La mattina seguente viene proclamata una giornata di pausa, gli altri sono rimasti in bivacco mentre i miei, Ilaria, Eric, Loren­zo ed io siamo andati a batter zona dalle parti del Pic Majot e del Poviz fermandoci a scavare in un buco promettente (profondità circa -20 m). Partenza di Cristina, Gianetti e fam. Ardetti meno io.

Il ritorno verso le quattro del pomeriggio senza alcuna fretta. Ad aspettarci troviamo tutti quanti più Adriano, moglie e cane, in seguito arrivano anche Cavia, Gino e Vicki. Gli ultimi la sera, sull'allegro andante, discu­tevano sugli ultimi ritrovati della chirurgia plastica ("il mitico sbiancamento dell'ano"), inoltre serata passata tra "velati scambi di vedute" col bivacco Procopio e giochi di luce stroboscopici.

Venerdì Cavia, Gino e Vicki si alzano con la calma dopo la festa, con una pentola in alluminio in meno al servizio del bivacco (tra l'altro molto cara a Mario), Adriano e famiglia già partiti. Cavia, Gino e Vicky si dirigono verso la valle dei Camosci (abisso in esplorazione) mentre noi scendiamo verso l'ingresso alto del "Gortani" (P.4). Facciamo una lezioncina molto divertente con Mario e Guido sul piantare gli spit, e poi si scende per il primo pozzo di 30 metri circa (tutto a salti), ne segue un altro uguale. Al termine del secondo pozzo c'è un piccolo tratto orizzontale, un salto di una decina di metri e segue il meandro che porta sul P.87 del "Gortani", divertente non strettissimo. All'u­scita disarmiamo Diego ed io. Ritornano Enea e Spartaco.

Gli altri tornano fuori verso le dieci di sera, dal DVP vediamo le luci giù in valle.

La mattina di sabato Eric, Lorenzo ed io salutiamo tutti e torniamo verso il Gilberti, do­ve ci aspettano Rossana, Antonella, Marietto, Piero, Toffanin e la ragazza di Cavia. Noi con Rossana torniamo a scavare e gli altri si dirigono in DVP. In seguito arriverà Totò.

Terminato lo scavo torniamo a valle nel mentre gli altri fanno festa in bivacco. Finisce così un campo estivo veramente unico e divertente (che spero si ripeterà quest'anno).

                                                                                                          Igor Ardetti

PS: durante la partita a gnagno siamo diventati ufficialmente: Diego "Ciclope", io "Bruno", Adriano "Balotelli", Stefano "Flipper"

CAMPO ESTIVO 2012 – Riassunto delle attività

Ingresso Lasko Pivo (Foto M.Sticotti)

I primi giorni del campo sono statio utilizzati per disarmare Rotule Spezzate e il ghiacciao ipogeo di Dobra Picka; in quest’ultima cavità sono state rimesse in loco le vecchie corde recuperando le anse sui frazionamenti tramite nodo onde evitare che il ghiaccio le incolli alle pareti. N.B. per le prossime esplorazioni basta sciogliere le controasole ai frazionamenti per scendere normalmente (chi sa, sa…).

Successivamente è stato aperto un buco soffiante trovato da Papo l’anno scorso e in contemporanea una nutrita squadra di giovincelli accompagnati da “esperti attempati”, sotto la guida del solito Giannetti, in due uscite hanno sceso per più di 200 mt il nuovo “sbrego” del Chiodo giungendo però, come preventivato, nella caverna Cesca del Gortani in prossimità della partenza della galleria dell’aragonite.

Dopo due giornate di scavo, Paolo Scrocco e Gino aprono la via per il buco oscuro e ventoso trovato da Papo e assieme con Totò e Seba ci si ferma a -140 mt dove bisogna limare almeno 20 mt di meandro prima di raggiungere un bel pozzo in faglia che è stato raggiunto soltanto dalla coppia di strettoisti modello Stanlio e Ollio: Paolo Scrocco (160cm) e Seba (197cm).

ABISSO SCABAR

Purtroppo, l’atteso collegamento Dobra Picka-Fabio Scabar non c’è stato in quanto a -450 mt un’altra frana, sempre instabile e sotto la precedente, blocca definitivamente la nostra voglia suicida di rotolare assieme ai blocchi. Restano ancora due punti da vedere in Scabar nella zona di -200 mt, niente di difficile: un pozzo mai sceso e un altro dalla partenza stretta facilmente apribile in un paio d’ore di mazza e punta.

Galleria Easy Rider's (foto F.Deponte)
Aragonite (foto F.Deponte)

NUOVO ABISSO AIRON

Ingresso grotta AIRON (Foto F.Deponte)

Come da copione l’ultimo giorno ci vede impegnati nell’esplorazione dell’abisso Airon trovato il giorno prima dal quel scroccone d’alta quota di Paolo Gabbino a 5 mt dal sentiero e di fronte la caverna delle Pecore. Un bel P10 poi P3 traverso altro P30 continua con P5 e poi 10mt di comodo meandro che sfocia come per magia in una condotta triangolare ventosissima dove trascorriamo la giornata ad ereggere muretti a secco per liberare un passaggio dove solo quel simpaticone di uno gnomo gigante di Paolo riesce a passare fermandosi su un stimato P30 dalla cui base parte un altro meandro sempre comodo e fossile!

Sfortunatamente le lamelle del Ryobi hanno chiamato caffè e quindi l’esplorazione post disostruzione di questi due nuovi abissi posti sotto la caverna delle Pecore e la Conca dei camosci è rimandata al 8-9 settembre!

 P.S.

Ci tengo a precisare che al campo abbiamo consumato le casse di birra (15) comprate da me e Gino, di cui 5(60lt) portate in schiena nei tre viaggi che ho fatto a piedi visto che al momento dell’elicottero ero all’estero per lavoro!

Intelligenti pauca… come dicevano gli antichi romani!

 Salute a tutti,

                                                                                   Marco Sticottti (Cavia)