home > l'attività > Il Portale > 2008 > C.G.E.B. SPELEOLOGIA O GROTTISMO?

C.G.E.B.

SPELEOLOGIA O GROTTISMO?
Nel lontano 1935 Finocchiaro, Medeot ed
io, timidi e timorosi giovanetti, ci trovavamo
al cospetto del mitico cav. Boegan per offrigli
i nostri servigi da neofiti speleologi. Dopo i
lustri del passato, a quell’epoca, la situazione
della Commissione Grotte era alquanto disastrosa:
rare uscite, quando il camion militare
era disponibile e spesso solo per andare in
osteria a tracciare rilievi. Pertanto fummo
subito ben accetti ed incaricati di tanto in
tanto a rilevare piccole cavità o raccogliere
dati nelle zone che gli interessavano per
completare la sua grossa opera sul Timavo,
(per tale ragione ho l’onore di essere eternato
in una foto del libro).(*)
In tal modo riuscimmo a renderci conto
che speleologia non significa solamente
scoprire e rilevare nuove grotte, cosa allora
molto più facile di oggi data la notevole
estensione del territorio a disposizione, ma
pure raccogliere elementi per comprendere
il loro inquadramento nel carsismo della
zona, la presenza di tipi vegetali ed animali
(il mio insegnate di scienze era il prof. Iviani,
grande esperto di fotografia e botanica
nelle grotte) e quant’altro potesse servire
ad una loro migliore conoscenza. Il nostro
sano entusiasmo non mancò di creare proseliti
tra amici studenti, tra i quali ricordo
ancora: Maucci, Polidori, Boschian, Coloni.
Vi fu così un risveglio, anche se non con
esplorazioni importanti come in precedenza,
ma almeno con la ripresa della raccolta di
utili dati conoscitivi. Lo scoppio della guerra
purtroppo venne ad interrompere questo
nuovo fiorire della Commissione.
Gli eventi mi hanno poi portato in Sicilia,
dove gironzolando mi è stato possibile notare
la presenza di parecchie grotte; naturalmente
mi ci sono immediatamente ficcato accorgendomi
quasi subito come sul pavimento
vi fossero cocci preistorici istoriati e non.
Di conseguenza, sotto gli insegnamenti
del prof. Bernabò Brea, sopraintendente di
Siracusa al quale portavo quanto trovato,
sono giunto ad interessarmi, da dilettante
e solo per quanto riguardava la Sicilia,
a questo periodo archeologico. Avendo
comunque l’opportunità di ritornare parecchie
volte l’anno a Trieste, non mancando
mai di frequentare assiduamente la nostra
sede, prima in via Milano e poi in piazza
Unità, mi aveva fatto veramente piacere di
notare negli anni '60 un notevole risveglio di
attività. Questo non solo dal punto di vista
esplorativo con la revisione catastale di tutte
le cavità rimaste nel territorio e la scoperta
di tantissime altre, ma pure di un gruppo
che si occupava di vari settori attinenti il
mondo sotterraneo: Forti e Tommasini con la
meteorologia ipogea alla Doria e la stazione
meteo esterna, Stradi e Andreolotti con i
cocci, Benussi con le ossa, Redivo con i
resti archeologici ed ancora Forti con le
sue rocce carsiche, Gasparo con gli insetti,
Guidi ricercatore speleo-storico, Vianello
con la Scuola di Speleologia, Marini con il
catasto e parecchi altri. Avevo l’impressione
si stesse finalmente concretizzando il nostro
sogno giovanile: esplorazioni si, ma anche
collegate ad elementi di studio speleologico
così da non renderle solo manifestazioni di
grottistico ludismo fisico.
Questo quale premessa a quanto di seguito
circa la mia personalissima opinione,
del tutto negativa, sulla attuale situazione del
nostro sodalizio, e poiché mi vanto di esserne
oltre il socio più anziano, anche il più antico,
penso mi sia lecito avanzare critiche anche
impietose.
8
Ho avuta l’impressione che da parecchio
tempo i fondi a disposizione siano
stati impiegati soprattutto per finanziare
piacevoli, costose escursioni in zone anche
lontanissime che come risultato hanno
portato solamente qualche nuovo racconto
sull’esplorazione, magari accompagnato da
un rilievo che in fondo a noi interessa ben
poco, ma senza alcun apporto di elementi
od osservazioni, argomenti che interessano
ambienti ben più ampi di quelli speleoesplorativi.
La speleologia è nata sul Carso e sul
suo Timavo, fatto noto in tutto il mondo;
sembra veramente strano che proprio noi,
che con essa siamo sorti e l’abbiamo in
casa, non si faccia ormai più alcuno studio
come quelli che a suo tempo avevano spinto
Boegan a rendere grande il nostro gruppo,
indubbiamente con la speranza che gli studi
fossero proseguiti dai suoi successori. Mi
sembra che ormai non rimanga altro oltre
la più che meritevole entusiastica attività di
alcuni vecchioni, che con enormi sacrifici
continuano a scavare per trovare altri accessi
al mitico fiume sotterraneo; se, come auguro
loro, giungessero a risultati positivi, le loro
fatiche rimarrebbero sterili se non congiunte
ad uno studio profondo sulle origini e caratteristiche
delle acque transitanti sul fondo. Ne
è d’esempio la Lazzaro Jerko dove, a dieci
anni di distanza dal successo della fantastica
impresa di Ciano, nulla è stato fatto e non si
sappia ancora neppure se la acque provengano
da Trebiciano tutte, in parte, oppure
no. La tenacia, l’entusiasmo e la purezza
di cuore di questo mio fraterno amico che
è riuscito portare a compimento un'opera,
sogno secolare di centinaia di speleologi,
non è stata poi assolutamente valorizzata;
basti ricordare che al congresso internazionale
di speleologia del 2009 la CGEB non
si è presentata neppure con uno straccio di
relazione mentre aveva un argomento come
questo: da applauso generale.
Dato che oltre la mia vecchia società
amo anche il mio Carso ed il mio Timavo
mi auguro che un giorno almeno altri, che
essendo interessati al tratto più a monte,
decidano di occuparsene.
Incidentalmente tengo accennare a cosa
sta accadendo per le Stufe di Sciacca, che
secondo l’amico Dario sono la mia monomania
(forse voleva dire: mania mona); dopo le
esaltanti scoperte che a suo tempo avevano
fatto grande rumore, tutto è passato nel
dimenticatoio benchè, stanchi e sudati, di
fronte ad una bottiglia ed un piatto di acciughe
salate atti a ricostituire i sali ed i liquidi
perduti e sulla base di centinaia e centinaia
di dati pazientemente raccolti, tra noi sono
nate, ridiscusse e modificate teorie ed idee
atte a spiegare le mai studiate incognite,
sia fisiche che storiche, che quell'eccezionale
complesso presenta. Ebbene benchè
convinto siano piuttosto aderenti alla realtà
e quasi tutte avanzate per la prima volta,
poiché non sono state presentate da firme
più qualificate delle nostre, verranno con
ogni probabilità attribuite quale parto di chi ci
seguirà. Come del resto è già avvenuto con
l’attribuzione, quali proprie, di osservazioni
basate su elementi non solo raccolti da noi,
ma alcune addirittura già note da secoli, senza
naturalmente fare cenno ai predecessori.
Questo è il triste risultato di un lavoro portato
avanti per cinquanta anni da un gruppo di
entusiasti che in fondo alla Società non è
costato quasi nulla; certamente non più di
due spedizioni all’estero.
Per concludere continuando sulla strada
di non curarsi della SPELEOLOGIA per occuparsi
solamente di quello che io chiamo
GROTTISMO temo che la nostra CGEB sia
destinata quanto prima a diventare CGGG
Comitato Gestione Grotta Gigante s.p.a e
sparire dalla storia. A meno che, con i scarsi
fondi residui, non si decida di finanziare
studi, magari ingaggiando professionisti,
dato che tra i suoi soci stanno scomparendo
elementi disponibili; perchè solo quando si
dicono cose che spiegano fenomeni o si
scopre qualcosa di totalmente nuovo si viene
ricordati, mentre anche quando si raggiunge
il punto più profondo di un buco si viene
dimenticati non appena altri lo superano.
Rientrato a Trieste avevo iniziato ad occuparmi
marginalmente della Commissione
notando immediatamente parecchie cose che
non andavano e che, secondo me rimangono
9
quelle che anche oggi sono la causa del suo
declino; ma non le dico perché certamente
sarei o non compreso o trattato da antidemocratico.
Immagino che queste considerazioni
(spero che date le mie relazioni di antiche
amicizie magari a malavoglia me le pubblichino),
susciteranno parecchie critiche
e dissensi sul nostro giornaletto; per fortuna
posso rimanermene tranquillo poiché,
dati i tempi che passano per andare dalla
compilazione alla stampa, vi è la possibilità
che ragioni anagrafiche mi impediscano di
leggerle.
(*) chi fosse interessato a saperne di più può
leggere su Progressione 44 “Così è iniziata
con Carletto” e 45 “San Canziano nostro
grande amore”.
Giulio Perotti
Sezione della